Marzo 2020: Peter Gabriel – IV (1982)

Peter Gabriel 4

 

Data di pubblicazione: 6 settembre 1982
Registrato a: Ashcombe House (Bath)
Produttore: David Lord & Peter Gabriel
Formazione: Peter Gabriel (voce, tastiere e programmazioni, surdo, Linn LM-1), Tony Levin (basso, stick), David Rhodes (chitarra), Jerry Marotta (batteria, percussioni), Larry Fast (sintetizzatori), John Ellis (cori, chitarra), Roberto Laneri (sassofono), Morri Pert (timpani, percussioni), Stephen Paine (Fairlight CMI), David Lord (piano, sintetizzatori), Peter Hammill (cori), Jill Gabriel (cori), Exome Dance Company (batteria ganese)

 

Lato A

 

                        The rhythm of the heat
                        San Jacinto
                        I have the touch
                        The family and the fishing net
 

Lato B

 

                        Shock the monkey
                        Lay your hands on me
                        Wallflower
                        Kiss of life
 

L’arte non riproduce ciò che è visibile,
ma rende visibile ciò che sempre non lo è
(Paul Klee)

 

Abbandonati non senza risentimenti i Genesis, con i quali aveva contribuito all’affermazione del rock progressivo, nella seconda metà degli anni ’70 Peter Gabriel si ritrova a ripartire da zero tentando la carriera da solista, e cercando di trovare un linguaggio sonoro che si facesse promotore di una nuova integrazione tra tutte le tradizioni musicali del mondo. E mentre i Genesis furono abbandonati al destino di una glassa pop melliflua e zuccherosa, sostenuta dalla vena melodica di Phil Collins, Peter Gabriel avviava quindi un percorso fatto di quattro album, volutamente senza titolo (qualcuno gli affibbierà dei sottotitoli), che risultassero più una sorta di capitoli di un’unica opera, che delle opere a sé stanti. In ciascuno di questi ci sono tracce importantissime di introspezione e riflessione, a partire proprio dall’abbandono della band che lo aveva reso famoso, cantato nella celeberrima Solsbury Hill. È soprattutto Robert Fripp l’amico ideale con cui intraprendere questo percorso soprattutto per i primi due album, fatto di sperimentazione e allontanamento costante dal progressive, che comunque stava vivendo come genere la sua crisi, dovuta all’avanzata prepotente del punk. Peter Gabriel propende invece per un sound urbano, cupo e decisamente scarno.
Il terzo disco vede la collaborazione di Steve Lillywhite (produttore che diventerà famoso per il suo lavoro ai primi tre dischi degli U2), ma anche di apparizioni importanti come quella di Kate Bush (la ritroveremo ancora al fianco di Gabriel in So per la bellissima Don’t give up), Phil Collins, Paul Weller, ancora Robert Fripp e Dave Gregory degli XTC, ed ha il merito di aver aperto la curiosità creativa di Peter Gabriel verso la world music (che stava trovando comunque una linfa particolarmente vitale anche nel lavoro di Brian Eno e David Byrne per i Talking Heads). Di particolare intensità è Biko, che racconta la storia dell’attivista sudafricano contro l’Apartheid. Quasi sette minuti intensi, arricchiti da una strumentazione etnica variegata, cui gli U2 guarderanno sette anni più tardi per la loro Mothers of the disappeared.
Ma se il terzo album apriva la strada della world music, il quarto album ne rappresenta lo zenit assoluto. In questo disco Peter Gabriel accentua maggiormente la componente folk, ma nello stesso tempo ci fa entrare in una giungla sonora fatta di sintetizzatori e suoni elettronici stranianti, e ritmi sempre più incalzanti. La musica guarda al mondo, ed è così che l’iniziale The rhythm of the heat, che si basa su un’esperienza di Carl Gustav Jung nel suo studio di osservazione di un gruppo di percussionisti africana, ci introduce in un viaggio dove la musica intende spaziare in lungo e largo, attraverso tutte le dimensioni, sia culturali che poetiche. Il pezzo è una sorta di rito tribale arcaico e vivacemente intenso, riflettendo anche lo stile di vita metropolitano del mondo odierno. San Jacinto prosegue con i suoi suoni naturali e synth cristallini, raccontando la storia di un ragazzo quattordicenne, conosciuto di persona dallo stesso Gabriel, che è stato sottoposto ad un rito di iniziazione apache, che consisteva nel farsi mordere da un serpente, per poter mettere alla prova il coraggio e la resistenza al dolore. I have the touch invece si sofferma sul desiderio passionale del contatto fisico, con un’interpretazione vocale particolarmente intensa. In The family and the fishing net si mettono a confronto tanto i riti matrimoniali odierni, quanto i riti sacrificali pagani, attraverso repentini cambi di umore, cori gospel e tappeti sonori elettronici.
Apre il secondo lato il synth-funky di Shock the monkey, uno dei singoli di maggior successo dell’intera carriera di Peter Gabriel, che si premura di riflettere sulla cosiddetta “giungla urbana”. Il pezzo si sviluppa attraverso vigorosi colpi sintetici, una melodia ariosa e particolarmente efficace, e chitarre che entrano prepotenti tra le maglie della canzone. Il delicato elettro-soul di Lay your hands on me riporta le tematiche al contatto fisico, con tanto di cori afro e bassi robusti. Wallflower invece si preoccupa di ribadire il diritto della libertà di pensiero, soprattutto ispirandosi ai prigionieri politici torturati durante la feroce dittatura di Pinochet in Cile. Il pezzo è un dolente canto di libertà, dove Gabriel esprime tutta la sua profonda intensità. Chiudono il disco i tribalismi sintetici di Kiss of life, celebrando un festoso matrimonio tra la cultura africana e quella occidentale, come espressione di vita.
L’arte di Gabriel dunque mette in scena una spettacolarità folkloristica e festosa, senza rinunciare all’introspezione e alla riflessione, decisamente eclettica e surreale. Desiderio di fusione che col tempo ha saputo coltivare anche attraverso opere più aperte ad una dimensione pop come So o Us, o allargarsi ad un ulteriore sviluppo della world music con Passion, o abbracciare sonorità noise con Up. In qualsiasi dimensione Peter Gabriel ha saputo ribadire che la musica è sempre qualcosa che unisce.

 

Peter Gabriel sta diventando maestro di tono, di stile e di sostanza”
(Stephen Thomas Erlewine)

Marzo 2020: Peter Gabriel – IV (1982)ultima modifica: 2020-03-26T11:40:31+01:00da pierrovox

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