Maggio 2020: New Order – POWER, CORRUPTION & LIES (1983)

Power, corruption and lies

 

Data di pubblicazione: 2 maggio 1983
Registrato a: Britannia Row (Islington)
Produttore: New Order
Formazione: Bernard Sumner (voce, chitarre, sintetizzatori e programmazioni), Peter Hook (basso, percussioni elettroniche), Stephen Morris (batteria, sintetizzatori, programmazioni), Gillian Gilbert (sintetizzatori, programmazioni, chitarra)

 

Lato A

 

                        Age of consent
                        We all stand
                        The village
                        5 8 6

 

Lato B

 

                        Your silent face
                        Ultraviolence
                        Ecstasy
                        Leave me alone

 

I Joy Division hanno abituato il pubblico
a sapere cosa aspettarsi dai New Order
(Peter Hook)

 

Macclesfield, 18 maggio 1980: Ian Curtis muore suicida. Si impicca ad una rastrelliera nella cucina della propria casa, vittima delle proprie ansie, della sua malattia (era epilettico), della depressione cronica, e soprattutto di due amori cui non sapeva rinunciare: quello fedele e rassicurante di sua moglie Deborah Woodruff, che sposò il 23 agosto del 1975, ad appena diciannove anni, e quello passionale della giornalista Annik Honorée. Love will tear us apart era il titolo di una delle sue canzoni più belle. E l’amore lo uccise…
Quel giorno segnò però anche la fine di una delle band più importanti di tutta la storia del rock: i Joy Division, di cui Ian Curtis era l’indiscusso e carismatico leader. Alfieri della new wave più cupa, i Joy Division avevano dettato le nuove regole del rock, attraverso suoni gelidi e tinte fosche, e testi grondanti inquietudini e ossessioni. Un duro colpo alla storia del rock, tanto che spesso i suoi compagni non hanno mai celato la profonda delusione di ciò che avrebbe potuto essere, e che non è stato più. Riporto uno stralcio di un’intervista risalente al 1987 di Peter Hook sull’argomento: “Preferisco non rispondere a domande su Ian Curtis. È ancora aperta la ferita lasciata da quel bastardo”.
Ian Curtis ci lasciava, ma che ne fu del resto dei Joy Division? E soprattutto si poteva pensare ai Joy Division senza Ian Curtis? Un po’ come i Doors senza Jim Morrison, i Velvet Underground senza Lou Reed, o più in avanti i Nirvana senza Kurt Cobain…
Ovviamente la risposta non poteva che essere che no, ma Bernard Sumner, Peter Hook e Stephen Morris decidono che non era il caso di gettare tutto a mare, e quindi su suggerimento del loro manager, il 29 luglio del 1980, oltre due mesi dopo il suicidio di Ian, tengono a Manchester il primo concerto a nome di New Order (nome proposto dal loro manager). Nell’ottobre di quello stesso anno ingaggiano la tastierista e chitarrista Gillian Gilbert, fidanzata di Stephen Morris, e a capo chino e con tanta buona volontà rimettono in piedi il gruppo
I primissimi passi mantengono sostanzialmente l’impronta stilistica dei Joy Division, ma col tempo i New Order hanno saputo sviluppare un sound distintivo e originale, affrancandosi dalle atmosfere dark, per abbracciare uno stile più vicino alle consonanze elettro-pop e dance, imbastendo un immaginario sonoro per certi aspetti in controtendenza con i cerimoniali funerei di Curtis.
Quindi se nel singolo Ceremony e nel primo album Movement, si avvertono ancora forti gli echi di Unknown pleasures e Closer, nel secondo album, Power, corruption & lies, si delineano caratteristiche sonore del tutto inedite ed elettrizzanti, che renderanno la carriera dei New Order originale ed interessante, e non la brutta copia di ciò che fu (come invece successe ai Doors di Other voices e Full circle). Diveramente da Movement, quindi, spicca per un uso massiccio dei sintetizzatori, e per una luminosità insita nelle atmosfere dei brani.
Apre Age of consent, con le chitarre alla Robert Smith e le alate sintetiche, che invece di raggelare l’atmosfera, come avveniva nei Joy Division, apre a scenari sonori di ampio respiro. Non vi è qui la claustrofobica ossessione, ma una certa distensione, che comunque non rinuncia al ritmo. We all stand si distingue per un groove sinuoso del basso, tocchi sintetici e puntelli chitarristici, oltre che qualche coloritura dettata dalle percussioni. The village è un plasticoso gioiello pop, in linea con la leggerezza synth degli Eurythmics, e per certi aspetti anticipatore di alcune incursioni pop dei Cure. La sincopata e sintetica 5 8 6, che chiude la prima facciata, ricalca le orme di Blue monday e dei primi Depeche Mode.
Il secondo lato si apre con le romantiche arcate sintetiche dello strumentale Your silent face, e omaggia nuovamente i Depeche Mode in Ultraviolence, caratterizzata da una nervosa chitarra ritmica in sottofondo, e da pulsanti beat sintetici, ritmica tribale, oltre che da un immaginario che attinge da Arancia meccanica e lo trasferisce sul dancefloor. Ecstasy dal canto suo attinge direttamente dal repertorio dei Kraftwerk, con le sue voci filtrate e i beat, oltre alle chitarre smithsiane. Il disco si chiude con Leave me alone, emozionante e delicata, degna del miglior repertorio dei Cure, e confermante che Power, corruption & lies, fu un album molto meno spigoloso di quanto ci si poteva aspettare, e che aprì una nuova strada nel cammino dei tre orfani di Ian Curtis.
Nessuno può dire se effettivamente sarebbe stato poi questo il percorso musicale che avrebbero intrapreso i Joy Division, ma i New Order seppero delineare nuove vie per la new wave, che non si nascondeva più nei meandri dell’ossessione, ma tendeva a muovere il culo su una pista da ballo, tirando nel tempo fuori dal cilindro dischi come Low life, Substance e Technique. Poi qualche dissesto finanziario porterà i New Order ad un primo scioglimento dopo lo scarso successo del modesto Republic, salvo poi riunirsi verso la fine degli anni ’90, realizzando Get ready (pubblicato nel 2001), ma senza Gillian Gilbert, sostituita da Bobby Gillespie e Billy Corgan. Nel 2007 però Peter Hook decide di lasciare la band, e Sumner giurò che non avrebbe mai più fatto musica a nome dei New Order. Promesse da marinaio, visto che nel 2011 rimette su il gruppo assieme Tom Chapman, Gillian Gilbert e Stephen Morris. Hook non la prese affatto bene, sostenendo che i New Order senza di lui, sarebbero stati come gli U2 senza The Edge. Fatto sta che nel 2015 è stato pubblicato Music complete, da molti salutato come l’album di un grande ritorno. Quello che però resta è che i New Order ci hanno dimostrato che è possibile comporre della discomusic d’autore, seguendo una visione angosciosa del mondo, ma senza lasciarsi intrappolare.

 

I New Order hanno incarnato l’atteggiamento post moderno di essere allo stesso tempo una band per chitarre e un’unità dance, di essere cupa ed edificante, di essere grave e stupida
(John Doran)

 

Maggio 2020: New Order – POWER, CORRUPTION & LIES (1983)ultima modifica: 2020-05-18T16:40:25+02:00da pierrovox

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