Luglio 2020: The Good, The Bad & The Queen – THE GOOD, THE BAD & THE QUEEN (2007)

The Good, The Bad & The Queen

 

Data di pubblicazione: 22 gennaio 2007
Registrato a: Studio 13, Townhouse Studios (Londra)
Produttore: Danger Mouse
Formazione: Damon Albarn (voce, tastiere), Paul Simonon (basso, cori), Simon Tong (chitarra), Tony Allen (batteria), Antonia Pagulatos (violino), Sally Jackon (violino), Gillon Cameron (violino), Stella Page (viola), Amanda Drummond (viola), Emma Owens (viola), Izzi Dunn (violoncello), Al Mobbs (basso), Emma Smith (basso), Eslam Jawaad (voce), The Sixteen (cori)

 

Tracklist

 

                        History song
                        80’s life
                        Northern whale
                        Kingdom of doom
                        Herculean
                        Behind the sun
                        The bunting song
                        Nature spring
                        A soldier’s tale
                        Three changes
                        Green fields
                        The good, the bad & the queen

 

Un ciclo di canzoni che sono anche
un gioco di mistero su Londra
(Damon Albarn)

 

Damon Albarn è uno degli artisti più grandi, eclettici e geniali di tutta la storia del pop britannico a partire dagli inizi degli anni ’90. Lo testimoniano i tanti grandi album con i Blur, veri e propri monumenti seminali del genere, e tutta una serie di collaborazioni e idee straordinarie messe in atto nel corso di tutta la sua carriera. In parallelo alla carriera con la band madre, agli inizi del nuovo millennio Albarn si inventa la famosissima “cartoon band” Gorillaz, con la quale intraprende un nuovo percorso artistico, fatto di musica rap ed hip-hop, misurata con il pop britannico d’alta scuola.
Subito dopo aver dato alle stampe Think tank, l’album con il quale i Blur scioglieranno le righe per un pezzo (e nel frattempo si erano persi per strada Graham Coxon), e aver pubblicato il secondo album dei Gorillaz, Albarn si mise a lavorare ad una sorta di concept su Londra, ma cercando di interessarsi soprattutto alle sonorità africane, e cercando di farle incrociare con un’idea di pop dall’alto tasso di eclettismo. Fu così che nacque questo particolare supergruppo britannico, per il quale furono ingaggiati niente meno che Paul Simonon dei Clash, Tony Allen dei Fela Kuti (con cui Albarn aveva lavorato anni addietro nei suoi progetti di scoperta della musica maliana), e Simon Tong dei Verve e degli Shining. Damon Albarn aveva registrato alcuni brani in Nigeria, dopodiché li presenterà a Paul Simonon, ed insieme avevano pensato ad una possibile evoluzione delle canzoni. Si opta per un pop indipendente dalle atmosfere pressoché minimal lo-fi, pur non rinunciando a tutta una serie di coloriture e abbellimenti, dando maggiore risalto alle melodie e a semplici sequenze di accordi. Il disco profuma di Inghilterra, quella più nascosta, descritta nei libri di storia, e comunque intrisa di mistero. Un po’ come The queen is dead degli Smiths negli anni ’80, The Good, The Bad & The Queen (con tanto di citazione nel titolo e nel nome del gruppo all’indimenticato capolavoro spaghetti western di Sergio Leone) vuole essere una riflessione musicale e letteraria sull’Inghilterra, pur mettendo da parte lo spirito sferzante e dissacrante dei primi, e accentuando una certa amarezza nel constatare un certo smarrimento dell’identità e delle tradizioni, e le mille contraddizioni dei giorni nostri.
Il disco si apre con il giro di accordi pizzicato di History song, dolente riflessione alternata da tocchi di organo, dando l’atmosfera di una musica di altri tempi, quelli andati, perduti. Gli Smiths invece tornano in 80’s life, quando il pop britannico ritrovò slancio e intensità grazie a gruppi come Smiths o XTC. Ma in questo pezzo non c’è l’enfasi di quei tempi, ma il dimesso tono nostalgico dettato anche da un piano elettrico minimale e un canto elegiaco, cori beatllesiani, sottolineati da effetti e giri di basso. Northern whale è un pezzo straordinario, sorretto da un giro di basso sporco e distorto, spleen pianistici, che un tantino ricordano quelli di Sing, un tappeto sonoro soffuso chitarristico e un Albarn intenso come non mai. Kingdom of doom è una dolente ballata acustica “disturbata” che riflette sull’Inghilterra che non sa ammettere, né tanto meno assumersi, il peso delle sue responsabilità nella storia (il riferimento all’intervento nella guerra in Iraq è particolarmente esplicito). Herculean invece è ammantata di un’aura elettronica, che in diversi casi fa pensare agli Air, ma in fondo conserva sempre la sua parentela stretta col folk cantautorale di vecchia data. Behind the sun sembra invece ripescata da alcune registrazioni dei Blur, ed è un vero e proprio diamante grezzo, splendida nella sua melodia dolente.
The bunting song mantiene un tono sommesso, malincolico, con una voce appena filtrata e alcune basi sintetiche. Nature spring invece si riveste di alcune raffinatezze folk-jazz di una certa scuola lontana e mai dimenticata, da John Martyn a Mick Softley. Il folk minimale di A soldier’s tale torna ancora una volta sul tema della guerra, ed in particolare quella in Iraq. Il pezzo è elegiaco e straziante, con tanto di dovizia di pathos morriconiano nella fischiettata tra una strofa e l’altra. Three changes torna per un attimo alle invenzioni di Parklife (vi dice niente The debt collector?) e Green fields rievoca lo spirito di John Lennon. Il disco si chiude con la lunga improvvisazione psichedelica della title-track, visionaria quanto si vuole, bizzarra quanto si deve. The Good, The Bad & The Queen fu chiamato supergruppo, ma la mente geniale era quella di Damon Albarn, che ancora una volta seppe indicare al pop britannico delle vie inedite. Appunto quello che si chiama (diciamolo ancora una volta) un genio!

 

Luglio 2020: The Good, The Bad & The Queen – THE GOOD, THE BAD & THE QUEEN (2007)ultima modifica: 2020-07-20T08:00:05+02:00da pierrovox

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