Agosto 2020: Massimo Volume – LUNGO I BORDI (1995)

Lungo i bordi

 

Data di pubblicazione: 1995
Registrato a: Studio Vida, Esagono (Rubiera)
Produttore: Massimo Volume & Faust’O
Formazione: Emidio Clementi (voce, basso), Egle Sommacal (chitarra), Vittoria Burattini (batteria), Gabriele Ceci (chitarra), Franco Cristaldi (basso), Manuel Giannini (chitarra), Umberto Rossi (chitarra)

 

Tracklist

 

                        Il primo dio
                        Il tempo scorre lungo i bordi
                        Inverno ’85
                        Frammento 1
                        La notte dell’11 ottobre
                        Fuoco fatuo
                        Per farcela
                        Meglio di uno specchio
                        Pizza express
                        Da qui
                        Nessun ricordo
                        Ravenna

 

 

E c’è forza nelle tue parole
(da Il primo dio)

 

“Era il 1991, al tempo provavamo in cantina con un’attrezzatura infame, avevamo solo due vecchi amplificatori, così per poter sentire il suono dicevamo in continuazione: massimo volume, alza al massimo volume!”. A parlare è Emidio Clementi. Ci racconta come è nato uno dei gruppi più innovativi e audaci del rock alternativo italiano degli anni ’90, e di come quel semplice ricordo dei primi passi poi abbia dato il nome alla band. I Massimo Volume si formano agli inizi degli anni ’90, a Bologna, e tra gli ideatori del gruppo figurano un giovane ragazzo appassionato di letteratura e proveniente da San Benedetto del Tronto, tale Emidio Clementi, un appassionato di rock con alle spalle delle esperienze di un certo spessore, tale Umberto Palazzo, una giovane batterista, Vittoria Burattini e Gabriele Ceci, che si occupa delle chitarre. Siamo agli inizi del nuovo decennio, e l’a ventata elettrica che sta devastando il mondo del rock soffia forte anche in Italia, portando alla formazione e all’affermazione di tante nuove realtà musicali, dagli Afterhours ai Marlene Kuntz, dagli Almamegretta ai La Crus, e altre cose. I Massimo Volume si inseriscono nel cerchio cercando di dare un contributo che sia sostanziale al rinnovamento del rock italiano, fino ad allora in totale monopolio del cantautorato da stadio di Vasco Rossi, almeno nel panorama mainstream e nell’immaginario popolare. Era quindi necessario che giungesse qualcosa di veramente nuovo che smuovesse l’ambiente e portasse dell’insana energia.
La proposta dei Massimo Volume è in un certo qual modo veramente innovativa: loro volevano introdurre nel panorama rock italiano lo spoken rock, prendendo un po’ spunto dal nascente post rock, marchiato a fuoco dal capolavoro Spiderland degli Slint, dove l’elemento vocale non si mette in evidenza per virtuosismo e potenza, ma sussurrando o urlando, la scelta era quella di declamare i versi. E sarà forse questa scelta così radicale a inasprire i contrasti tra Emidio Clementi e Umberto Palazzo, che nel 1993 lascerà il gruppo per dedicarsi ai suoi progetti. Verrà sostituito da Egle Sommacal, che porterà parecchio colore nell’uso delle chitarre elettriche.
Dopo il Demo nero autoprodotto e pubblicato nel 1992, con Palazzo in formazione, la band esordisce con Stanze nel 1993, in cui confluiscono declamazioni e incursioni noise impazzite, danzando in un’atmosfera ipnotica e rituale. Senza dubbio alcuno uno degli esordi più importanti di sempre per il rock italiano. Gli fa seguito l’ancor più maturo Lungo i bordi, che tra i vari dischi della formazione bolognese, può essere ritenuto senza dubbio alcuno la prova migliore. Questo disco vuole essere una specie di viaggio introspettivo, una messa a nudo dell’inconscio umano e delle sue ossessioni. Per la realizzazione verrà chiamato in cabina di regia nientemeno che Fausto Rossi, meglio conosciuto come Faust’O, uno degli artisti più apprezzati da Clementi. Ed è proprio quest’ultimo che in fase di composizione fa riferimento ai suoi cenni autobiografici, alle storie di strada, ai ricordi, e soprattutto alle impressioni, il tutto esposto con un’espressione spesso di frenetica e lucida follia. Le parole declamate da Clementi suonano imponenti, mentre il tappeto sonoro della band oscilla tra noise rock e atmosfere sospese. Ed è così che apre Il primo dio, dedicata al poeta bolognese Emanuel Carnevali, sorta di poeta maledetto e tormentato. Il pezzo vuole essere una specie di omaggio allo spirito maudit della poesia dei cani randagi, e ci riesce con ipnotico furore. Segue un acido bagno di grunge in Il tempo scorre lungo i bordi, cupa e tossica, marcia e amara come la morte. I ricordi si stagliano poi nella marziale Inverno ’85, conficcandosi come lame finissime nella memoria, e senza lasciare tregua alcuna. Dopo questa abbiamo lo spazio per il rumorismo chitarristico di Frammento 1, che lega con un altro ricordo, quello de La notte dell’11 ottobre, tra incubi e fantasmi che ancora ossessionano. La sfibrante abrasività di Fuoco fatuo invece ci riporta alla memoria l’incubo moderno dei Pere Ubu e della loro Modern dance. Per farcela invece si avvale di elementi jazzati per un crescendo elettrico, segno di una tensione contenuta a stento, come se si stesse sempre lì per lì per scoppiare. Meglio di uno specchio è sostenuto dal suono henrixiano della chitarra, che infiamma con le sue distorsioni le parole declamate di Clementi. Pizza express svela scenari oscuri, musicati in un’atmosfera raggelante e alienante. Subito dopo lo schizzo lirico di Da qui (che poi sarà il titolo del disco che farà da successore a Lungo i bordi), abbiamo il collasso nervoso di Nessun ricordo, e l’incedere ossessivo di Ravenna, a chiudere un disco epocale. Lungo i bordi è un capolavoro di lirismo disperato e desolante, una gemma di sensibilità e malinconia. Sono storie ai margini quelle raccontate in questo disco, e sono quelle che i Massimo Volume continueranno a declamare nei dischi successivi, dal più convincente Da qui, all’interlocutorio Club privé, prima di chiudere la band nel 2002, salvo poi riunirsi nuovamente nel 2008 per una serie di concerti, e mettere mano al nuovo materiale che poi andrà a comporre Cattive abitudini, pubblicato nel 2010, e vi sarà spazio anche per Aspettando i barbari del 2013. Due dischi altrettanto eccellenti sotto il profilo lirico e musicale.
I Massimo Volume quindi si inseriscono a pieno merito tra le voci più importanti del rock italiano di sempre, cercando anche di creare adepti in fenomeni tipo Offlaga Disco Pax. Il loro contributo alla causa del rock italiano è più che notevole, vi piaccia o no!

 

Il senso dei Massimo Volume per la guerra è sempre privato, scontato sul corpo del singolo. E l’arrivo dell’invasore può avere anche un’accezione positiva: la pace sorvegliata non serve più
(Claudia Durastanti)

Agosto 2020: Massimo Volume – LUNGO I BORDI (1995)ultima modifica: 2020-08-17T07:36:24+02:00da pierrovox

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