Novembre 2020: The Byrds – YOUNGER THAN YESTERDAY (1967)

Youngher than yesterday

 

Data di pubblicazione: 6 febbraio 1967
Registrato a: Columbia Studios (Hollywood)
Produttore: Gary Usher
Formazione: Jim McGuinn (voce, chitarra), David Crosby (voce, chitarra ritmica), Chriss Hillman (voce, basso, chitarra a dodici corde), Michael Clarke (batteria)

 

Lato A

 

                         So you want to be a rock’n’roll star
                        Have you seen her face
                        C.T.A. – 102
                        Renaissance fair
                        Time between
                        Everybody’s been burned

 

Lato B

 

                        Thoughts and words
                        Mind gardens
                        My back pages
                        The girl with no name
                        Why

 

 

La buona musica è un fine in sé e per sé
(David Crosby)

 

Musica che splende come i raggi del sole californiano, che riverbera al suono della Rickenbacker a 12 corde, denominando quel particolare stile che molti chiamano jingle-jangle: i Byrds furono questo. La loro caratteristica pionieristica nel bel mezzo degli anni ’60 fu quella di far confluire nell’onda della musica folk quella magia elettrica, delicata e suadente che le conferiva un’aura del tutto nuova, sorprendente. E in un certo qual modo è a loro se si deve l’esistenza di tutto quel fenomeno alternativo che fermentò nella rinascita folk degli anni ’80, tra i quali spiccano i R.E.M. Non a caso Peter Buck era un cultore della Rickenbacker in un periodo in cui pareva del tutto obsoleta, rendendola ancora uno strumento originale e denso di elettrica emozione.
Ma si faccia un passo indietro prima ancora di considerare le notevoli influenze di cui ha beneficiato la storia del rock. Siamo nel 1965, e il menestrello di Duluth, tale Bob Dylan, dava alle stampe Bringing it all back home, primo album della sua tanto sorprendente quanto contestata “svolta elettrica”. Accanto alle scorribande elettriche di Maggie’s farm o Subterrean homesick blues, figurava un classico come Mr Tambourine man, pezzo di scarna bellezza, appena ricamato da delicati arpeggi elettrici che abbellivano lo scheletro acustico. Ed ecco che i Byrds pensarono bene di esordire con una versione del tutto nuova di quel pezzo lo stesso anno, dove il luccichio scintillante dato dalla chitarra apriva ad un canto corale che la rendeva di fatto tutt’altra canzone rispetto all’originale, appropriandosi di quell’intensità e rendendola nuova. Un biglietto da visita che suggeriva al rock delle strade tutte nuove, e che confermava la scelta di Bob Dylan di non voler morire sugli allori della protest song.
I Byrds erano formati da Jim McGuinn, dal cantante e chitarrista David Crosby, che col tempo potrà vantare esperienze di un certo livello accanto a Neil Young, Stephen Stills e Graham Nash. E poi completavano il gruppo Gene Clarck (che abbandonerà il gruppo nel 1966), Chris Hillman e Michael Clarke. Insieme cercavano di far confluire la tradizione folk statunitense nel nuovo panorama rock, bagnandola di nuove sonorità, e sposando nuovi atteggiamenti nei confronti della musica in genere. Per loro il folk rock entrava in diretta contaminazione con il rock psichedelico, lo space rock, il raga e il country. Mr. Tambourine man fu il biglietto da visita, e da lì il percorso fu completamente in crescita assieme ad album del calibro di Turn! Turn! Turn! e Fifth dimension, che abbracciavano, il primo l’acid rock, il secondo la psichedelia più visionaria.
Ed è proprio dalle esplorazioni psichedeliche di Fifth dimension che si trae l’ispirazione per il loro quarto album, unanimemente riconosciuto come il loro capolavoro assoluto, oltre che pietra miliare del rock psichedelico degli anni ’60. Younger than yesterday in effetti cattura il gruppo mentre sperimenta con nuove tessiture sonore, inclusi strumenti a fiato e nastri girati al contrario. Nello stesso tempo Younger than yesterday fu anche il primo album registrato senza l’apporto di Gene Clarke, uno dei membri fondatori della band. Per la realizzazione si pensò di ingaggiare in cabina di regia Gary Usher, già al lavoro con Brian Wilson, proprio per potersi permettere di spaziare il più possibile. Il risultato fu decisamente sorprendente.
Apre l’ironica e disincantata So you want to be a rock’n’roll star, nella quale si metteva ben in guardia chiunque volesse fare musica rock dagli abbagli delle luci della ribalta, poiché dietro questi si nascondono sempre gli sciacalli dell’industria discografica. A questa fa da contrappunto una canzone romantica in stile british come Have you seen her face. Si apre poi allo space rock di C.T.A. – 102 divagante e fluttuante, tanto vicina ai primissimi Pink Floyd di Syd Barrett. Dopo questa arriva lo schizzo onirico scritto da David Crosby, Renaissance fair, che affermava ancora di più il suo particolare stile immaginifico, facendo leva su un festival medievale organizzato da un’emittente radiofonica a Los Angeles e un’ambientazione tematica favolistica. Time between è un country pop che prende spunto tanto dalla tradizione western quanto dalle lezioni melodiche di Paul McCartney. Chiude il primo lato l’ombrosa Everybody’s been burned, incentrata sulla necessità di trovare un equilibrio tra la disillusione e la perseveranza in una relazione amorosa. Suona avvolgente, ipnotica, magnifica.
Il lato B si apre con la riflessione acida di Thoughts and words, incentrata sulle relazioni umane. Si prosegue col raga acido di Mind gardens, l’ulteriore omaggio a Bob Dylan nella rivisitazione psichedelica della sua My back pages. C’è ancora spazio per il country-raga di Girl with no name e la chiusura affidata al ripescaggio di Why, b-side di Eight miles high, e qui riproposta con un riff acido e denso di scie chimiche.
Young than yesterday raccoglie quindi tutto un insieme di pezzi che sembrano lievitare e fluttuare nell’aria, ammantando il tutto di una dolce e stramba melodia, di un suono riconoscibilissimo eppur così origiale. Musica irresistibile per la quale è d’obbligo il solo lasciarsi trasportare senza indugio alcuno.
Un punto talmente alto che i Byrds lo eguaglieranno solo col successivo Notorious byrd brother, prima di cominciare a planare vertiginosamente verso il basso. Forse non hanno inventato nulla di veramente nuovo, ma la classe e la personalità con cui hanno rivisto a modo loro il rock ha costruito dei ponti talmente grandi e lunghi nel tempo da lasciare grandi eredità nella storia. E tutti in qualche modo gli siamo debitori.

 

I Byrds restano immortali perché volavano così alto, lasciando un segno enorme
(Tom Petty)

 

Novembre 2020: The Byrds – YOUNGER THAN YESTERDAY (1967)ultima modifica: 2020-11-12T08:07:56+01:00da pierrovox

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Se possiedi già una registrazione clicca su entra, oppure lascia un commento come anonimo (Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog).
I campi obbligatori sono contrassegnati *.