Novembre 2020: Prince – PURPLE RAIN (1984)

Purple rain

 

Data di pubblicazione: 25 giugno 1984
Registrato a: First Avenue (Minneapolis), The Warehouse (St. Louis), Record Plant (Los Angeles), Sunset Studios (Hollywood)
Produttore: Prince & The Revolution
Formazione: Price (voce, chitarra, tastiere, basso, percussioni), Wendy Melvoin (chitarra, cori), Lisa Coleman (tastiere, cori), Matt Fink (tastiere), Brown Mark (basso), Bobby Z. (batteria, percussioni), Novi Novog (violino, viola), David Coleman (violoncello), Suzie Katayama (violoncello), Apollonia (voce), Jill Jones (cori)

 

Lato A

 

                        Let’s go crazy
                        Take me with U
                        The beautiful ones
                        Computer blue
                        Darling Nikki
 

Lato B

 

                         When Doves cry
                         I would die 4 U
                        Baby I’m a star
                        Purple rain

 

Bisogna vivere la vita per capirla
(Prince)

 

Il comune denominatore di cui gode Prince Roger Nelson, in arte Prince, è quello di “genietto di Minneapolis, nel senso che nel mondo del pop colto degli anni ’80, forse nessuno è stato tanto prolifico ed eclettico come lui, diventando punto un vero e proprio punto di raccordo tra la musica black e la musica leggera, affiancando il già leggendario Michael Jackson, ma approfondendo ulteriormente il legame tra le radici della musica nelle sue più grandi tradizioni. Ѐ stato un vero e proprio personaggio “troppo avanti” per i tempi che ha vissuto, anticipando mode e tecnologie in epoche nelle quali queste erano un vero e proprio miraggio. A ciò si associa un linguaggio decisamente licenzioso, fatto di riferimenti esplicitamente riferiti alla sfera del sesso, citando apertamente ogni sorta di espressività carnale, attraverso una musica sintetica eppur così ricca di tecnicismi chitarristici, funky e canto in falsetto, portando in una nuova dimensione la discomusic degli anni ’70.
Esordisce alla fine degli anni ’70, pubblicando due album (For you e l’omonimo Prince), ancora acerbi, ma già pregnanti di questo nuovo linguaggio, e via via mantenendo un profilo sperimentale che raggiunge picchi di eclettismo in 1999. Ma il 1984 è per lui l’anno della rivelazione vera e propria, lavorando su due ambiti ben distinti, ma che spesso si sono incontrati: il cinema e la musica. E l’occasione gli è data con il film Purple rain, girato da Albert Magnoli. Prince ne cura la colonna sonora, e quello che ne sortisce è un vero e proprio capolavoro di fusione tra funky e pop colto, tra i più rappresentativi e influenti di tutti gli anni ’80 e oltre.
Il disco è aperto dai tappeti sintetici, enfatizzati da robuste venature elettriche chitarristiche, di Let’s go crazy, dove la black music si sposa perfettamente con le consonanze modaiole della nuova british invasion nel mondo del pop (dove la facevano da padroni i Duran Duran e gli Spandau Ballet, ma anche gli Eurythmics e i Culture Club). Il brano si vivacizza con una ritmica irresistibile, e un sound sporco e metropolitano, inscenando delle atmosfere suburbane selvagge. Si prosegue con le venature psico-sinetiche di Take me with U, dove Prince duetta con Apollonia, preparando delle musicalità pop-blacky che diventeranno dominio pubblico del Michael Jackson di Bad. Nella siderale The beautiful ones Prince osa dare maggiore vocalità alla sua dote di cantante in falsetto, creando un effetto di ballata stralunata e fluttuante. Per la meccanica Computer blue invece si cerca di fare riferimento al mondo dell’elettronica degli anni ’70, cercando un’anima nel mondo della musica computerizzata, sulla quale si stagliano ritmi ossessivi funky e tessiture sintetiche. Chiude il primo lato la dissonante Darling Nikki, con tanto di rumorismi industrial (ed in questo anticipatore di uno stile che si confermerà negli anni ’90).
Si riparte con i tecnicismi hendrixiani di When Doves cry, divenuto un vero e proprio classico dell’intero disco, sul quale ancora una volta tornano in auge i ritmi funky shock sintetici, oltre ad una melodia che si appiccica letteralmente addosso, nella mente e nel corpo. Per I would die 4 U invece ci si rivolge più direttamente al mondo synth pop anglosassone, echeggiando stilemi tanto cari ai New Order, mentre Baby I’m a star si contraddistingue per un ritmo incalzante e deciso. Il finale è affidato alla lunga e solenne ballata romantica di Purple rain, tenuta in piedi da un trasporto chitarristico sensuale, un lirismo poetico e delle atmosfere dolcemente estatiche. Un altro dei pezzi forti dell’intero disco, oltre che di una carriera, dove l’enfasi orchestrale acutizza il genio di un uomo desideroso di dare spazio alla musica.
Purple rain non è altro che il primo dei veri grandi passi di Prince, dopo l’intenso periodo di formazione. Seguiranno altri capolavori come Parade (dove si ricorda il celeberrimo singolo Kiss), Sing O’ the times, Lovesexy e Prince & The New Power Generation (meglio conosciuto come Symbol). Poi l’eccesso di creatività si trasformerà in bulimia creativa, portandolo a pubblicare dischi trascurabili ed eccessivi, per poi tornare a miti consigli negli anni 2000, con album più a fuoco, anche se vi si legge una certa abiura per il suo passato (forse anche per la tanto chiacchierata conversione alla comunità dei Testimoni di Geova) carico di licenze. Comunque a questo istrionico artista si deve lo spessore e l’importanza di aver gettato dei ponti verso una formula tendesse ad unire le varie influenze, e i suoi dischi ne sono una fulgida e straordinaria testimonianza!

 

In Purple rain c’è ogni emozione della ballata rock. Sono evidenti tutte le influenze: da Hendrix agli Chic
(Jon Bon Jovi)

Novembre 2020: Prince – PURPLE RAIN (1984)ultima modifica: 2020-11-26T07:57:23+01:00da pierrovox

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