Aprile 2021: Van Der Graaf Generator – PAWN HEARTS (1971)

Van Der Graaf Generator - Pawn hearts

 

Data di pubblicazione: Ottobre 1971
Registrato a: Trident Studios (Londra)
Produttore: John Anthony
Formazione: Peter Hammill (voce, chitarra acustica, slide guitar, pianoforte, piano elettrico), Hugh Banton (organo Hammond e Farfisa, pianoforte, mellotron, sintetizzatori, basso a pedale, basso, razor, cori), Guy Evans (batteria, timpani, percussioni, piano), David Jackson (sassofono, flauto, cori), Robert Fripp (chitarra elettrica)
 

Lato A

 

                        Lemmings
                        Theme one
                        Man-Erg
 

Lato B

 

                       A plague of lighthouse keepers
 

Sono il Jimi Hendrix della voce
(Peter Hammill)

 

C’è chi li considera come uno dei fenomeni più importanti ed influenti di tutta la stagione del progressive inglese. Più anche dei Genesis, che sono diventati la band icona del genere, e più anche degli Yes e dei King Crimson. La loro particolarità sta nel fatto che, rispetto alle favole bucoliche e arcaiche dei Genesis, o rispetto alle architetture degli altri gruppi citati, i Van Der Graaf Generator suonavano cupi, decadenti, attraverso un suono lirico ed epico, espressivo di un esistenzialismo angosciante, che in qualche modo anticipava le tematiche che diventeranno patrimonio della dark wave di fine decennio.
Tutto questo li poneva in una dimensione quantomeno originale, e nello stesso tempo però perfettamente allineati con un genere che non voleva soffermarsi sulla semplicità della melodia e dei giri armonici, ma puntava alla complessità delle architetture sonore, e della concezione della musica non solo come intrattenimento, ma come qualcosa da poter “vedere”, esattamente come una pièce teatrale o un film.
Il loro album più importante e rappresentativo è il quarto, Pawn hearts, considerato universalmente come una delle pietre miliari del progressive. Il disco si compone essenzialmente di tre suite, intervallate da uno schizzo di George Martin, tra la prima e la seconda. In queste suite si sente tutta l’angoscia di tematiche importanti come la vita e la morte, le leggi che regolano l’universo e altre cose.
Si apre con la danza psicotica di Lemmings, densa di dissonanze e incursioni sassofoniste, in cui si riflette sulle nevrosi che regolano il vivere quotidiano dell’era contemporanea. In questi saliscendi si avvertono influenze provenienti dal kraut rock, e rumorismi che invadono l’ascoltatore di un’angosciosa inquietudine. Interrompe tra questa e la successiva, lo schizzo Theme one di George Martin, produttore dei Beatles. Uno schizzo totalmente straniante, che lega alle trame pianistiche di Man-Erg, epica e monumentale, che si contorce in un’improvvisazione martellante, sincopata, nel bel mezzo del brano, salvo poi recuperare il suo calore soul verso la conclusione del brano.
Il secondo lato del vinile è interamente occupato da A plague of lighthouse keepers, che è un vero e proprio tripudio di suoni e saliscendi dinamici. Una suite che sa essere minacciosa ed inquietante, quanto anche lisergica e allucinogena, ma che sa trovare momenti di distensione, tra alambicchi jazz e kraut, per poi elevare veri e propri muri di suono, dove organo, sassofono e chitarre si contorcono in un amplesso sonoro stordente. Di certo una delle cose più grandi che sia mai stata concepita durante la stagione del progressive. Vi partecipa anche il grande chitarrista Robert Fripp.
Come detto Pawn hearts è un autentico capolavoro, cui Peter Hammill pensò che fosse anche l’epitaffio di una carriera, quella del gruppo, che volle chiudere subito dopo, salvo poi tornare insieme del 1975. Da lì in poi il gruppo procedette con sufficienti lodi, ma il 1978 vedeva il punk ormai spopolare ovunque, e quindi era il tempo di chiudere definitivamente la carriera. Torneranno ancora insieme nel 2005, ma solo per il tempo dei ricordi…

 

Un vero e proprio capolavoro!
(Julian Cope)

Aprile 2021: Van Der Graaf Generator – PAWN HEARTS (1971)ultima modifica: 2021-04-08T07:04:05+02:00da pierrovox

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