Dicembre 2021: Swans – TO BE KIND (2014)

To be kind

 

Data di pubblicazione: 12 maggio 2014
Registrato a: Sonic Ranch (Tornillo)
Produttore: Micheal Gira & John Congleton
Formazione: Michael Gira (voce, chitarre), Christoph Hahn (chitarra elettrica, lap steel guitar), Thor Harris (batteria, percussioni, campane, viola), Christopher Pravdica (basso, chitarra acustica), Phil Puleo (batteria, percussioni, dulcimer, piano), Norman Westberg (chitarre), John Congleton (piano), Rex Emerson (mandolino), Daniel Hart (violino), Julia Kent (archi), Sean Kirkpatrick (piano, clavicembalo, sintetizzatori), Bill Riefin (batteria, piano, sintetizzatore, chitarra elettrica, basso), David Pierce (trombone), Evan Weiss (tromba), St. Vincent (voce), Jennifer Church (cori), Little Annie (voce)
 

Cd 1
                        Screen shot
                        Just a little boy
                        A little God in my hand
                        Bring the sun/Toussaint L’Ouverture
                        Some things we do
 

Cd 2
                        She loves us
                        Kirsten supine
                        Oxygen
                        Nathalie Neal
                        To be kind
 

Lasciare che sia la musica a suonare
(Michael Gira)

 

I veri artisti non muoiono. I musicisti che nei loro anni ’60 siedono semplicemente sulle glorie passate e negano il potere innovativo che la musica contiene non sono impegnati nell’arte nel suo insieme. Non solo in Brasile, ma in tutto il mondo, ci sono innumerevoli casi di musicisti affermati che, raggiungendo un’età avanzata, ignorano tutta la saggezza acquisita da così tanti anni sulla strada nel nome di una filosofia noiosa, opportunistica e degradante: giacciono nelle loro splendide culle. e rimangono lì, lusingati dalla stampa e dal pubblico per un lavoro importante, è vero, ma è stato in passato e non si ripeterà. Anche se possono, i musicisti che sono morti per l’arte non vogliono sopravvivere: “Sono già consacrato, sono un grande dinosauro, mi chiamano persino re. Perché tirerò fuori il culo grasso da questa comoda sedia se non ce n’è bisogno?”.
Michael Gira potrebbe essere un altro caso del genere. Musicista di lunga data, leader di una delle band più influenti del rock alternativo, il musicista raggiunge la sua sesta decade di vita con una gloria passata che nessuno negherà. Ha fatto molto per la musica, ha innovato senza precedenti, ha creato ambienti sonori che saranno acclamati per decenni… E che valore ha, dopo tutto? Un premio della lotteria, per chi vive il passato. Per Michael Gira, è un’eredità da distruggere.
Non a caso, To be kind mostra un compositore irrequieto che non si accontenta di avere trofei polverosi sullo scaffale. Inoltre, il tredicesimo album in studio di Swans è una lotta contro la depressione del passato, decostruendo tutto ciò che era già stato fatto per mantenere intatta l’eccellenza sperimentale. Arrabbiato ed estremamente energico, il disco non ha bisogno di un pavimento su cui calpestare: rompe le strutture, rompe i concetti e si lancia in un universo parallelo, lontano dal nostro mondo guidato dall’arroganza e dalla pigrizia intellettuale.
Pertanto, il lavoro è guidato da pugni epici nello stomaco. Solo una traccia dura meno di sette minuti, in un chiaro esercizio della band per trasformare ogni canzone in un turbine che non nega le idee più folli e folli dell’ascoltatore Michael Gira. La prima traccia, Screen shot, pone già l’ascoltatore nella caratteristica oscurità dei cigni, dipingendo costantemente un’atmosfera combattiva e misteriosa: la voce intrigante di Michael Gira funge da contorno ritmico e concettuale della canzone, circondato da un Strumentazione minimalista, il musicista urla una scena senza morte, senza dolore, senza perdita, senza paura, senza sogni, senza parole. È travolgente accompagnare il cantante accigliato che grida l’urgente bisogno di amore nell’apoteosi della canzone, nel mezzo di un turbinio di rumore.
Oscuro come il primo brano, Just a little boy introduce l’ascoltatore in un ambiente cupo, dove la decostruzione è governata dal canto triste (e folle) di Gira sull’armatura in cui ci impegniamo in modo che possiamo sentirci al sicuro; la forza strumentale della canzone deriva dalla combinazione dei rumori sempre presenti nella base sonora della band con una costruzione ritmica impeccabile, evidenziando la monumentale esibizione del batterista Thor Harris, che a sua volta si rivela fondamentale nel creare l’atmosfera caotica che Le idee inspiegabili di Michael Gira lo richiedono. Ancora una volta, alla fine, l’amore è gridato dalla disperazione.
Il terzo, A little God in my hands, è stata la prima canzone dell’album ad essere rilasciata al pubblico a marzo. Con una curiosa proposta di iniziare la canzone, con una struttura vivace e calorosa (caratteristica della musica funk americana), la band suona gradualmente all’ascoltatore, un numero che potrebbe essere solo il loro: una base caotica e compromessa. innovazione e senza compromessi con le etichette, costruisce una vera parete sonora, in cui la tensione e il contenuto scuro ricorrente si comportano ancora una volta come un momento saliente. C’è ancora spazio per un coro di donne per ripetere spettralmente la convocazione della mia anima in modo così parziale mentre Gira riversa la sua voce confusa in una strana poesia.
La quarta traccia non avrebbe potuto essere più luminosa: il doppio di Bring the sun e Toussaint L’Ouverture offre al pubblico più di mezz’ora (esatto, 34 minuti) di pura follia, probabilmente progettando il numero che monta le sfumature sonore più audaci della carriera degli Swans. E guarda che collegare la band con audacia è solo una grande ridondanza. Peso, tecnica, follia, terrore, emozioni storte e androgenismo si fondono in una sequenza epica in grado di arruffare anche il più insensibile degli ascoltatori: un brano che potrebbe valere un intero album.
Dopo tutto il rumore, Some things we do sarebbe una pista più tranquilla? Sì, se consideriamo la tua introspezione e se consideriamo la sua introspezione, e non se pensiamo che l’insider sia davvero pazzo Michael Gira: anche quando è disposto a riflettere, le sue idee suonano raccapriccianti. Anche se l’incredibile accompagnamento di chitarra aiuta molto a creare tutto questo umore misterioso. Un altro punto positivo per il gruppo competente che accompagna il compositore, che in questo album vince ancora la compagnia di persone come John Congleton, Bill Rieflin e Annie Clark (St. Vincent).
Se un’ora di forte pugno non è bastata, She loves us inizia la seconda parte del lavoro. Sono altri 17 minuti di grande potenza e sperimentalismo, dimostrando ancora una volta tutto lo splendore e la “stranezza” che circondano gli Swans. Michael Gira presenta le sue idee, e solo un set con così tante qualità individuali potrebbe portare alla vita pensieri così folli. Mistero, malinconia e l’aiuto delle voci femminili stanno ancora una volta mostrando in Kirsten Supine, una canzone di dieci minuti che si accentua lentamente e che accentua la morbilità presente negli attuali ideali sonori degli Swans. Il prossimo, Oxygen, è il vertice energetico dell’album: composto da Michael Gira subito dopo un grave attacco d’asma, questa straordinaria canzone “rivela” l’importanza del respiro, potendo sentire il battito del cuore. È raro per noi smettere di pensare all’importanza di questo, ma le grida del cantante per l’ossigeno fanno immaginare l’angoscia di una persona che ha difficoltà a respirare.
Il penultimo Nathalie Neal è una canzone rigorosamente atmosferica nella sua prima metà, ma ci vogliono solo pochi minuti perché l’ascoltatore senta la strumentazione pulsare senza moderazione. Incredibile come la band sia riuscita a permeare accordi così fantastici con un pensiero energico, senza negare al pubblico il bisogno di “merda” del rock. D’altra parte, la traccia finale è un numero “quasi silenzioso” e, giocando con il titolo dell’opera, si comporta come una ninnananna macabra nei suoi primi giorni, fino a quando non sboccia in rumori che ci fanno esplodere quasi le orecchie. Per essere gentile, Michael Gira non deve essere delicato. Un segno che i 60 anni del musicista possono significare, più che un’esperienza innegabile, un apice artistico.

 

Dicembre 2021: Swans – TO BE KIND (2014)ultima modifica: 2021-12-02T09:31:08+01:00da pierrovox

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