Una stranezza

Una stranezza su cui riflettevo qualche giorno fa e che voglio condividere.

Diciamo che uno sconosciuto vi faccia un torto molto grave. Non so: qualcosa che potrebbe cambiare profondamente la vostra vita a livello di salute o economico, qualcosa che vi segni permanentemente. Soprattutto immaginatevi una situazione che abbia molti elementi poco chiari: il perché, il come e il chi tutti molto incerti e dubbi.

Ora, se siete una persona comune non potrete fare più di tanto: informate la polizia, magari sprecate qualche soldo con un investigatore privato, chiedete in giro a chi pensate possa aiutarvi e poi… basta…

Ma se siete il presidente degli USA e avete ai vostri ordini due o tre agenzie di spionaggio o “intelligence” allora dovreste essere in grado di andare a fondo della vicenda e chiarire i vari “chi”, “come” e “perché”.

Come forse ricorderete, l’anno scorso, Trump subì un attentato alla sua vita che fallì per un soffio, per uno scherzo del destino. L’attentatore materiale morì ma la domanda fondamentale di chi potesse esservi dietro rimase. Soprattutto il comportamento poco professionale di chi avrebbe dovuto proteggere Trump (non di tutti gli agenti, quelli sul palco mi sembra che reagirono prontamente al meglio che erano in grado di fare) destò sospetti: come se si sapesse dell’attentatore ma che, invece di fermarlo, gli si fosse voluta offrire un’opportunità di riuscire nella sua impresa.

A gennaio del 2025 Trump ha preso effettivamente il potere ma, già dal trionfo elettorale,  dell’attentato non si parlava più. È prevedibile che uno dei primi compiti della Gabbard sia stato proprio quello di scoprire tutto ciò che c’era da scoprire sulla vicenda.

Ora ci sono due possibilità: o non c’era niente da scoprire o c’era qualcosa. In entrambi i casi, soprattutto se si fosse trattato semplicemente di un folle che aveva agito da solo, soprattutto senza aiuti dall’esterno per facilitarne il tentativo, mi sarei però aspettato un chiarimento ufficiale da parte di Trump. Qualcosa del tipo: “Ho controllato con i servizi, credetemi ho fatto controllare bene, ed è risultato che quel giorno tutti fecero il loro dovere e non c’è nessun mandante o complotto contro di me”

Eppure non ricordo niente del genere: non so magari è semplicemente sfuggito al mio “radar” ma ho la sensazione che una dichiarazione del genere avrebbe fatto abbastanza “rumore” da raggiungermi.

E se non ha detto niente che significa?

È soprattutto su questa ipotesi che almanaccavo.

Se sei il presidente degli USA non solo hai la possibilità di scoprire ma hai anche quella di colpire chi abbia tentato, o almeno favorito, il tentativo di assassinarti.

Oppure no?

Possibile che il potere che avrebbe indirettamente favorito l’attentatore sia abbastanza forte per cui, senza elementi e prove certe, lo stesso Trump non se la senta di andarvi contro? Che magari non avendo di avere la certezza di riuscire a tagliare tutte le teste dell’idra preferisca far finta di niente invece di  rischiare di ferirla e basta? Dopotutto il mandato presidenziale non dura per sempre.

Io credo sia possibile…

In definitiva credo che si dovrebbe ricordare anche questa possibilità, per quanto improbabile, quando si valuta o si cerca di interpretare il comportamento di Trump.

Ora voglio sentire chatGPT che informazioni ha al riguardo. Ah! Ebbene avevo ragione…

Inizialmente chatGPT non aveva capito esattamente la mia domanda e mi aveva rivogato ciò che fu detto all’epoca (fra cui la falla nella sicurezza e gli agenti sospesi dal servizio senza stipendio). Così ho dovuto ripetergliela: “Non ho controllato una a una le notizie che mi hai fornito ma ti avevo chiesto di darmi solo le informazioni dal 2025 in poi! Non mi interessa ciò che fu detto all’epoca: voglio sapere se ci sono state dichiarazioni ufficiali sull’attentato da quando Trump è divenuto presidente o, meglio, è entrato nella Casa Bianca nel gennaio del 2025.”

Mi ha risposto: “Non ho trovato dichiarazioni ufficiali pubblicate dopo l’insediamento del Donald Trump come presidente nel gennaio 2025 che facciano riferimento specifico e diretto all’attentato del 13 luglio 2024 (a Donald Trump) in modo distinto da policy generali o da attacchi politici più ampi. […]”

Strano, no?

La grande truffa

Che succede nel mondo? Difficile dirlo…

I media ci raccontano tutti la stessa versione ma poi vediamo che, almeno spesso, gli eventi si evolvono in maniera diversa da quanto anticipato. E ormai i media non si prendono più neppure la briga di spiegare cosa c’era di sbagliato in quanto avevano detto o quale sia stato l’elemento imprevisto che ha cambiato l’evoluzione dei fatti.
Vabbè, ormai la narrativa dei media non ha più niente a che fare con la realtà e i vari editori si sono resi conto che il loro pubblico, quello che gli è rimasto, è così fesso che non vale la pena ammettere di aver sbagliato in passato perché tanto la memoria degli spettatori e così debole che non si accorgono delle eventuali discrepanze. Anzi il pubblico è facile da gas lighting (che mi piace rendere col neologismo “gasbagliare”) ovvero convincerlo che la realtà non è come la vedono ogni giorno con i propri occhi ma come la raccontano alla tivvù…

Scusate la premessa, forse inutile dato che sono concetti che ripeto un articolo sì e l’altro pure, ma credo sia bene ribadire che cercare di capire la realtà attraverso la narrazione dei media è tempo perso. Anzi, probabilmente non solo descrivano i fatti in maniera inesatta ma volutamente fuorviante (*1).

Quindi a chi si vuole informare, in mancanza di fonti attendibili, suggerisco di pensare con la propria testa sui pochi fatti concreti e certi di cui viene a conoscenza.

Allora il vertice a Budapest è saltato e di nuovo Trump appare ostile alla Russia.
La mia teoria già la conoscete: Trump e Putin sono segretamente d’accordo per far fallire la UE e i principali governi che la sostengono e che sono, sostanzialmente, ostili a entrambi i presidenti. Inoltre Trump non potrebbe riappacificarsi apertamente con la Russia a causa della forte opposizione interna, trasversale al partito repubblicano e democratico, che sostiene invece la guerra e, soprattutto i vari interessi a essa annessi.
Il punto più debole di questa mia ipotesi è che Trump sta facendo la figura del mezzo scemo e del completo inaffidabile: e a nessun politico, soprattutto se chiaramente narcisistico come lui, piace fare brutte figure.
Ma Trump sta facendo davvero questa brutta figura?
Secondo me dobbiamo distinguere fra USA e resto del mondo.
Negli USA seguono con scarso interesse la politica estera e quel che conta è la politica interna: da questo punto di vista mi pare che il sostegno a Trump, soprattutto grazie alla lotta all’immigrazione illegale, sia alto (sebbene invece la mancata trasparenza sul caso Epstein l’abbia danneggiato sensibilmente).
In Europa e nel resto del mondo invece si guarda maggiormente alla sua politica estera ed è qui che appare ondivago e inaffidabile. Soprattutto i media europei, che non perdono occasione di istigare l’ostilità contro la Russia non perdono l’occasione per esaltare e amplificare ogni parola di Trump vagamente aggressiva verso Mosca. Quando poi i fatti vanno in direzione opposta ecco che i media giustificano il tutto non spiegando che probabilmente avevano frainteso Trump ma che è questo che cambia idea in base al piede con cui si alza al mattino… Questo perché i governi europei, come spiegato, sono sostanzialmente ostili a Trump e quindi sono ben felici di farlo passare per cretino.

Riassumendo quindi la mia teoria mi pare ancora credibile: da una parte a Trump interessa il giusto di ciò che si dice o crede di lui all’estero se non va a influenzare il sostegno della propria base politica statunitense. In particolare i media USA non riescono a farlo passare per un completo cretino come appare invece in Europa.
L’altro fattore decisivo sono invece i fatti: al di là delle varie minacce, che come detto sono amplificate all’eccesso dai nostri media, ancora di concretamente ostile verso la Russia Trump non ha fatto niente.

L’idea di fondo sarebbe, come ripetuto in altri articoli, quella di convincere gli stati europei a farsi coinvolgere militarmente in Ucraina: senza l’aiuto di Washington (che secondo la mia teoria sarebbe forse promesso ma poi nei fatti completamente assente) il tutto si tradurrebbe in un disastro militare e porterebbe alla caduta dei vari governi guerrafondai alla guida della UE.

“Fermo lì!” mi potreste obiettare “in altri pezzi e nella tua Epitome sostieni che a guidare le decisioni politiche della UE vi sono dei parapoteri economici o una loro associazione: perché questi parapoteri economici dovrebbero volere la guerra/sanzioni che stanno evidentemente danneggiando l’economia europea? Oramai questi parapoteri, che fessi non sono, avranno di sicuro capito che la guerra fra Ucraina e Russia è una causa persa! Perché quindi spingerebbero i vari politici che controllano a insistere con essa se è contro ai loro interessi?”

Fermo restando che i politici al momento al comando nei principali stati europei (Germania, Francia e Regno Unito) sono dei prodotti: creati per piacere al pubblico degli elettori, promossi dai media ma senza alcun spessore politico e completamente fedeli non ai propri elettori ma a coloro che hanno permesso la loro elezione. La questione dell’intelligenza e della capacità di discernimento di queste figure politiche neppure si pone: ciò che conta e li distingue è solo la loro cieca obbedienza ai propri veri padroni (*2).
Tenendo inoltre presente che i vertici di questi parapoteri economici sopravvalutano di molto le proprie capacità, bene che vada di pochissimo sopra quelle della media della popolazione, ma sono anche accecati da un hybris provocato dalla loro ricchezza e dal proprio effettivo potere (basato sulla manipolazione della democrazia al di fuori delle sue regole).
Ebbene, tenendo conto di questi due elementi, anch’io credo che ormai anche i parapoteri economici si siano resi conto che l’Ucraina, sanzioni o non sanzioni, sia destinata alla sconfitta.
Mi sono però altresì convinto che questo non andrà contro il loro interesse economico, almeno nel breve termine, ma che in qualche modo, con un qualche meccanismo finanziario, riusciranno a trarre un gigantesco beneficio dal fallimento della UE e degli stati che la compongono.
Ricordate come Soros guadagnò quando l’Italia fu costretta a svalutare la lira negli anni ‘90? Ecco mi aspetto qualcosa di questo genere ma enormemente più in grande.
Non seguo l’economia e non ne capisco niente ma sono sicuro che questi parapoteri si sono tutelati non solo per non perdere dalla sconfitta dell’Ucraina ma, addirittura, per guadagnare dal fallimento dell’UE.

Poi, magari, i soliti media che a questi parapoteri obbediscono, ci racconteranno che è giusto e normale che i super ricchi si arricchiscano ancora di più mentre il resto della popolazione si impoverisce notevolmente. Cercheranno di dar a intendere che questi parapoteri sono stati più intelligenti, che hanno colto l’occasione: non ammetteranno che l’hanno provocata fraudolentemente approfittando del proprio controllo sulla politica, che sapevano dall’inizio che la popolazione sarebbe divenuta più povera e loro più ricchi…
Questa sarà la grande truffa.

Nota (*1): almeno per le cose importanti: la cronaca sportiva, le telenovelle politiche nostrane e quella nera (se non coinvolge immigrati) è affidabile. È invece per politica estera, geopolitica, economia, UE che i telegiornali seguono una narrativa imposta altrove e sono completamente inattendibili.
Nota (*2): per esempio Macron si distingue da Starmer e Mercz a causa della sua personale ambizione che sfortunatamente (o fortunatamente?) è molto superiore alle sue effettive capacità.

L’isola ungherese

Ieri Trump e Putin hanno, a sorpresa, concordato un nuovo incontro fra un due settimane circa a Budapest, la capitale dell’Ungheria sede del “terribile” Orban. Orban infatti non è allineato alla UE e invece di essere un guerrafondaio cerca di favorire la pace.

Sull’incontro niente di speciale da dire: nei giorni scorsi abbiamo visto come Trump sembrasse deciso a concedere i missili Tomahawk all’Ucraina e i leoncini europei avevano preso a ruggire minacciosi. Come però da mia ipotesi Trump, dopo il colloquio con Putin (almeno due ore e mezzo), ha cambiato idea: “I Tomahawk sono potentissimi, precisissimi e ne abbiamo in abbondanza: ma ci servono e non possiamo darli all’Ucraina”.

Ecco semmai la mia teoria dell’accordo segreto anti-europei guerrafondai viene un po’ messa in difficoltà dal fatto che Trump fa sempre la figura del fesso che cambia continuamente idea: nessun politico vuole fare volutamente la figura dello stupido, anche se fa parte di un piano più complesso.

C’è da dire che questa sua inconsistenza politica viene particolarmente esaltata in Europa dove i media si affrettano a rilanciare e amplificare ogni affermazione vagamente a favore/contro l’Ucraina/Russia nell’interpretazione più bellicosa possibile. Credo che negli USA, e soprattutto nei media più favorevoli ai repubblicani (una minoranza in realtà ma sono quelli seguiti dalla base di Trump), questa sua inconsistenza sia meno avvertita.

Magari c’è da mettere in conto anche una certa dose di rincoglionimento senile e una particolare leggerezza nel fare affermazioni avventate: non l’ideale per un politico di cui ogni singola parola viene ascoltata e analizzata al microscopio…

Comunque l’argomento di oggi più che politico è semplicemente logistico.

Come farà Putin a raggiungere l’isola di pace ungherese circondata dal mare bellicoso della UE?

Dubito che volerà sopra l’Ucraina e la Romania, a occhio il tragitto più breve, ma anche passare dal nord, sopra la Polonia, non mi pare l’idea migliore…

Allora la mia previsione è un giro di visite (necessarie per giustificare un tragitto arzigogolato visto che il legittimo timore di attentati verrebbe letto come paura e debolezza): prima una bella visita in Turchia da Erdogan, poi volo sul Mediterraneo per raggiungere l’Italia con incontro col Papa (e inevitabilmente Meloni) e, infine, o volo diretto sopra la teoricamente neutrale Austria o magari visita anche in Serbia…

Vedremo: comunque un viaggio rischioso per Putin. UE e Ucraina sono abbastanza disperati da tentare azioni folli e un aereo non militare che passa sopra le loro teste è un bersaglio piuttosto appetitoso…

La farsa falsa tregua

La tregua fra Israele e Hamas non può reggere ed è una farsa: Netanyahu ha ribadito che uno stato palestinese è inaccettabile; altrettanto chiaro che Hamas non ha alcuna intenzione di deporre, anzi distruggere, le armi e fidarsi degli israeliani o degli USA.

Israele e palestinesi lo sanno, tutti coloro con un minimo di buon senso lo sanno; anche gli USA lo sanno e, probabilmente, anche Trump.

Allora per capire la vera ragione di questa farsa, esclusa l’ipotesi ufficiale di una vera pace, dobbiamo chiederci cosa hanno da guadagnarci le varie parti coinvolte.

Io credo che Hamas speri, dopo aver consegnato gli ostaggi e durante le trattative per la fase successiva, che vengano riaperti i corridoi per rifornire di cibo e medicine la popolazione. Insomma Hamas cercherebbe di far sopravvivere i palestinesi. Contemporaneamente gli ostaggi non si sono rivelati molto utili dato che l’esercito israeliano ha bombardato tutto il bombardabile (e oltre) infischiandosene dell’incolumità dei propri concittadini: del resto se bombardi ospedali e campi profughi hai parecchio pelo sullo stomaco. Al contrario gli ostaggi vengono usati dai media occidentali per giustificare i bombardamenti israeliani: senza più il fattore ostaggi in gioco i media dovranno trovare un’altra scusa e non sarà facile trovarla un minimo credibile.

Israele ci guadagna il ritorno dei propri ostaggi cosa che, probabilmente, non farà male al consenso interno di Natanyahu. Poi, comunque, si dà per scontato la ripresa dei bombardamenti e dell’occupazione di Gaza dato che Hamas non consegnerà le armi.

Gli USA non ci guadagnano niente ma Trump sì sebbene poco: la tregua, finché durerà, potrà giustificare la sua immagine di pacifista e giustificare così la sua aspirazione, credo reale (!!), al Nobel per la Pace. Contemporaneamente la sua base elettorale sta prendendo una posizione sempre più anti-israeliana e quindi la tregua potrà anche essere sfruttata per dimostrare il suo impegno attivo non solo nel fornire le armi a Tel Aviv ma anche nel ricercare una soluzione pacifica.

Chiaro che in questo scambio sono gli USA a ottenere poco o nulla: ma questo riflette i rapporti di forza fra Netanyahu e Trump che, ormai ne sono convinto, sta venendo ricattato perché presente sulla lista Epstein (quindi video e documenti compromettenti) o roba del genere. In pratica questa tregua sarebbe solo un “contentino” che avrebbe lo scopo di indorare la richiesta israeliana di guerra contro l’Iran. La tregua sarebbe una moneta di scambio per far andar giù a Trump l’ordine di attaccare Teheran dandogli l’illusione di aver ottenuto qualcosa di concreto.

Quando sarà l’attacco contro l’Iran?

Io credo presto perché il tempo gioca a suo vantaggio grazie agli aiuti militari russi e cinesi. Probabilmente si tratterà di una data che andrà a sovrapporsi con le vicissitudini giudiziarie di Netanyahu o con scadenze politiche che possano mettere in pericolo la sopravvivenza del suo governo (da inizio estate senza la maggioranza in parlamento).

Aggiungo poi che iniziano a circolare voci su un calo della salute, mentale e non solo, di Trump: specialmente sospetti il discorso all’ONU e quello ai generali che, io non l’ho ascoltato, ma sembra sia stato interminabile e pronunciato con voce monotona. Chiaro che ancora non sarebbe nelle condizioni di Biden ma questo aiuterebbe anche a comprendere la debolezza della sua guida del paese soprattutto in politica estera che lo fa apparire come una banderuola in balia del vento. Un giorno sventola da una parte e il successivo da un’altra.

Il comico sudamericano

Sono soddisfatto: ho riconosciuto a prima vista un buffone che, almeno per un paio di anni, è stato osannato dai nostri media.

Il buffone in questione è il presidente dell’Argentina Milei con le sue basette ottocentesche e la ridicola motosega: l’uomo che, da secolare squallore, avrebbe dovuto far risorgere il proprio paese.

Chiaramente non lo giudicai solo dall’aspetto insolito visto che a me perfino i senzatetto possono dare lezioni di stile e moda. I miei sospetti vennero invece proprio dai media occidentali che lo celebravano già prima che fosse riuscito a realizzare qualcosa: e chi controlla i media occidentali? Il grande capitale o, come lo chiamo io, i parapoteri economici.

Questo mi suggeriva che Milei fosse ben visto proprio da tali poteri: così ipotizzai che la sua politica avrebbe favorito ricchi e ricchissimi a discapito dei più poveri e della fascia media, insomma del 95% della popolazione.

L’altro fattore che giocò a suo sfavore nel mio giudizio fu il deciso passo indietro dall’entrare nei BRICs, ovvero nel futuro, dove l’Argentina aveva già un piede dentro. Questo mi fece capire che Milei era totalmente sottomesso agli USA e ciò era perfettamente compatibile con l’alleanza con i parapoteri economici: in altre parole vi vedevo la potenziale idea di vendere il paese, le sue risorse cioè, alle industrie statunitensi e, in misura molto minore, occidentali.

Poi non capendo niente di economia e non sapendo niente di Argentina non seguii minimamente ciò che ha fatto e tentato di fare.

Periodicamente mi arrivava notizia di un suo qualche successo economico o, meglio, in un qualche indicatore economico: ma non vi facevo troppo caso, mi aspettavo qualcosa del genere: è facile aumentare qualche indice facendo contemporaneamente impoverire la gente o, meglio, incrementando la forbice economica fra ricchi e poveri. Non dubito che dai suoi giochini fiscali (per esempio la parità artificiale fra dollaro e pesos) i ricchi e i super ricchi abbiano potuto arricchirsi ancora di più mentre il resto della popolazione abbia perso tutto. Non so, magari il PIL è perfino salito, ma sono sicuro che la distribuzione della ricchezza all’interno del paese è divenuta ancora più squilibrata.

Poi un mesetto fa circa, come dal nulla, è spuntata la notizia: Milei aveva preso una batosta elettorale a Buenos Aires. O come mai? Se questo era il mago dell’economia dipinto dai nostri media come era possibile che la gente normale fosse scontenta di lui?

Per me la risposta era semplice: gli indicatori economici saranno stati anche buoni ma probabilmente aveva reso il popolo argentino più povero.

Infine ieri/oggi una nuova notizia: l’Argentina rischia di fallire e gli USA di Trump le prestano d’urgenza 20 miliardi di dollari (e tanti altri ne aveva già avuti in precedenza). E come sappiamo Trump non regala niente: suppongo quindi che questi soldi saranno stati concessi in cambio di garanzie, ovvero delle risorse dell’Argentina venduta agli USA.

Di sicuro i nostri media si inventeranno qualche spiegazione “economica” per spiegare il fallimento del presidente Milei: non mi stupirei, anzi sono quasi certo che accadrà, se ci spiegheranno che Milei aveva iniziato a fare una “benefica” politica a favore dei parapoteri economici, e infatti inizialmente l’economia andava bene, ma poi si è fermato, non ha fatto abbastanza, ha avuto paura, si è fermato in mezzo al guado ed ecco quindi che tutto è andato a rotoli. I media ci spiegheranno quindi che Milei non ha fatto una politica sufficientemente a favore del grande capitale e che, se l’avesse arricchito un pochino di più, allora ecco che magicamente tutta la nazione ne avrebbe beneficiato: ci sarebbero stati nuovi posti di lavoro e quindi ricchezza per tutti. Insomma la stessa favolina con cui la UE giustifica le sue politiche di tagli alla spesa in Europa.

Poi ci sarebbe da fare anche un discorsetto su Banca Mondiale e FMI ma ve lo risparmio…

Altrevarie

Una breve aggiunta a quanto scritto ieri in Varie ed eventuali.

In serata ho poi ascoltato il parere delle “mie” fonti sulle dichiarazioni di Trump: le “mie” fonti non sono media giornalistici (per quanto di nicchia) ma canali su YouTube che spesso registrano il proprio programma in mattinata il quale diviene disponibile nel pomeriggio/sera: il risultato è che sulla cronaca spesso sono in ritardo di un giorno. Vabbè, solo per spiegare come mai non avevo ancora la loro opinione quando scrissi il precedente pezzo.

Mentre per i media occidentali (beh, la 7 ma presumo che la sua narrazione dei fatti sia tipica di quella dei principali media occidentali) Trump aveva fatto una nuova capriola all’indietro presentandosi di nuovo come fermo avversario di Putin e della Russia, le “mie” fonti hanno letto le sue parole in maniera molto diversa. Un “fate voi con la NATO” che equiparano a un disimpegno diretto degli USA e, magari, a preparare il campo per affibbiare all’Europa la colpa della sconfitta di Kiev. Poi, successivamente, vi è stata anche una votazione per condannare l’attacco russo all’Ucraina e i favorevoli sono stati appena una trentina (meno dei soliti 40-50 di analoghe votazioni precedenti) fra cui NON c’erano gli USA.
C’è da dire poi che i media occidentali hanno almeno altri due motivi per presentare gli eventi come hanno fatto: 1. nella loro narrativa Trump viene raccontato come uno squilibrato mentale e quindi dire che ha fatto l’ennesima capriola conferma e rafforza quanto detto in passato; 2. l’altra narrativa che i media occidentali cercano di sostenere ogni volta che ne hanno la possibilità è la necessita di aumentare la spesa militare: ecco quindi che il Trump che dice “faccia la NATO” viene usata per giustificare più spese europee in NATO (*1).

Come quindi interpretare il tutto?
Hanno ragione i media tradizionali europei o le “mie” fonti?
Secondo me bisogna un po’ mediare fra le due interpretazioni: l’interpretazione dei media è più superficiale ma coglie il tono di Trump aggressivo e polemico nei confronti della Russia; ma anche le “mie” fonti sono corrette non trovando nell’esame approfondito di quanto detto/scritto da Trump alcun accenno a un possibile coinvolgimento diretto degli USA.
Io leggo quindi il tutto come una conferma della mia personale teoria, ovvero che Russia e USA vogliono spingere l’Europa a mandare truppe in Ucraina: al momento opportuno queste verranno rapidamente eliminate dalla Russia e questo dovrebbe portare a un crollo dei principali governi europei nemici sia di Trump che di Putin.

Nota (*1): è notevole, ma anche triste, come ormai sia chiaro il totale disinteresse dei media per la verità (o, meglio, per un tentativo di interpretazione veritiera) ma si vogliano solo sostenere specifiche narrative per, evidentemente, manipolare l’opinione pubblica.

Varie ed eventuali

Scusatemi il titolo del pezzo assolutamente non ispirato ma ogni tanto anche io non ho idee…

Sono da mio padre e quindi mi sta toccando di ascoltare una dose abnorme dei programmi politici e di “informazione” della 7: che poi, suppongo, la 7 non sarà peggio di RAI o Mediaset ma io sento praticamente solo essa. Per mio padre (87 anni e con un principio di demenza) un balsamo di verità, per me una specie di diarrea di disinformazione. A me Mentana non piace ma in confronto a certi suoi colleghi che ho avuto la sfortuna di ascoltare finisce per sembrare quasi bravo.

Già Mentana: circa 40 anni fa mio padre stabilì che Mentana fosse affidabile perché dava una visione delle cose spesso contraria a quella del suo editore Berlusconi. Insomma Mentana bravo perché contrario a Berlusconi senza considerare quanto fosse bravo Berlusconi a tenere un direttore contrario alla sua politica. Vabbè: inutile spiegargli che Mentana, se licenziato da Berlusconi, non sarebbe finito a dormire sotto un ponte ma sarebbe caduto in piedi e che quindi il suo “coraggio” gli era utile e funzionale al prepararsi un CV che avrebbe poi facilmente rivenduto.

Vabbè dovrei ormai essermi abituato alla mancanza di logica delle persone: a come l’odio (anche quello instillato artificialmente e immotivato) possa essere forte e avere la meglio sulla razionalità. Eppure è sconcertante quando accade a mio padre: vabbè, ora pensa al 50% delle sue passate capacità, ma anche quando stava bene…

Altro passo nella comprensione della guerra in Ucraina come spiegare il comportamento dei parapoteri economici, soprattutto di quelli europei, che spingono i politici europei (e Trump ma con molto meno successo) a continuare una guerra persa?

Sicuramente non per ragioni di principio, non perché sia la cosa giusta da fare (argomento che ho sentito ventilare in questi giorni dalla tivvù), non perché vi sia la speranza di vincere. E allora non rimane altra possibilità che questi signori, che manovrano la politica da dietro le quinte, abbiano da guadagnarci  che dal tonfo economico/sociale dell’UE . Un po’ come fece il filantropo Soros quando l’Italia fu costretta a uscire dallo SME e svalutare la lira: ovviamente stavolta il meccanismo economico sarà un altro ma sospetto che mentre il 99,999% degli europei andranno a stare peggio, lor signori troveranno il modo di arricchirsi (e molto) dal fallimento della UE.

Dichiarazioni all’ONU di Trump. Sembra abbia fatto una capriola all’indietro di 180 gradi, vero? Adesso sembra di nuovo pro guerra, anti Russia e anti Putin.

I casi sono due: o Trump è effettivamente di mente labile, incapace di mantenere una qualsiasi linea politica con fermezza ma direi pure una sorta di demenza senile o no (i suoi cambiamenti di direzioni politica sono troppo bruschi per poter essere spiegati in maniera logica) oppure la mia teoria (vedi i pezzi precedenti) è corretta.

Qual è la mia teoria (rimando ai pezzi precedenti per un maggior approfondimento)?

Gli USA e la Russia, quindi Trump d’accordo con Putin, vogliono che gli stati europei a loro (a Putin e a Trump) ostili finiscano a gambe all’aria nel tentativo destinato a fallire di aiutare l’Ucraina con la speranza che, al posto degli attuali governi venduti ai poteri economici, ne arrivino altri più favorevoli agli interessi della popolazione.

Ecco quindi che (a differenza di molte delle “mie” fonti) sospetto che le provocazioni che i media oggi attribuiscano a Mosca siano veramente tali e non mi stupisco che Trump inciti gli stati europei a reagire con la forza fingendo di essere dalla loro parte, ovvero che avranno il sostegno militare degli USA. Trump lo fa apparire implicito con le sue dichiarazioni ma, guarda caso, non lo dice mai apertamente…

E perché Russia e USA vorrebbero un intervento militare diretto e ufficiale dell’Europa? Perché far tornare dall’Ucraina molte bare piene di giovani europei sarebbe la maniera più sicura per mandare a casa gli attuali governi.

Poi, ovviamente, questa è una mia ipotesi “esclusiva”: ancora non la ho sentita altrove. Eppure l’alternativa a questa mia teoria è che, in pratica, Trump sia un debole di mente.

Decida il lettore cosa creda sia più probabile.

Ah, in un prossimo pezzo, lo scrivo adesso per cercare di non dimenticarmelo, voglio buttare giù delle idee sul perché spesso i grandi “capi” si scelgano degli eredi non all’altezza: anzi, o il vuoto o la persona sbagliata.

Le “provocazioni” russe

Stasera il TG7 è isterico perché dei MIG russi hanno sconfinato nello spazio aereo estone e un paio di F35 italiani li hanno “intercettati”.

Beh, non credo sia un caso: voglio dire che la provocazione era effettivamente voluta, dubito si sia trattato di un errore…

La domanda quindi diviene: perché? Qual è l’obiettivo di Putin?

Personalmente rimango della mia idea: la Russia vuole provocare i non capenti europei affinché nel loro disperato tentativo di sostenere Kiev si svenino e si autodistruggano: il processo è già ben avviato nel Regno Unito e in Germania, forse anche in Francia, e se saltano questi paesi salta l’intera UE.

I non capenti europei fanno la voce grossa, felici di poter giustificare nuove spese militari al posto di servizi, pensioni, sviluppo etc.

Questi “statisti” credono/sperano che ora Trump rompa con Putin ma, come ho già scritto, sono piuttosto sicuro che Trump e Putin siano d’accordo per far fuori (politicamente) i disagiati mentali alla guida dell’Europa che, del resto, sono nemici di entrambi.

Il risultato? L’Europa avrà la scusa per spendere di più, per indebitarsi e magari fallire. Ma, in verità, credo che la Russia speri in un qualche passo falso di altro tipo, ancora non saprei quale.

Proprio azzardando potrei ipotizzare l’invio di truppe europee in Ucraina che, al momento opportuno, sarebbero prontamente eliminate: la ragione di questa mia ipotesi è che la morte totalmente inutile di soldati occidentali darebbe probabilmente il colpo di grazia finale ai governi europei pseudo-democratici ma, in realtà, al servizio delle lobbi. Ma, come detto, è la prima ipotesi che mi è venuta in mente, non so quanto realistica.

E gli USA? Se le cose stanno come penso io allora Trump farà la voce grossa per invogliare gli europei a sbilanciarsi e fare il passo più lungo della gamba (qualunque esso sia) ma in realtà non ha intenzione di far nulla: insomma si tratta di un gioco fra Putin e Trump per fregare i pollastri europei.

Oppure non ho capito niente io e fra qualche giorno Trump imporrà sanzioni a destra e manca contro Mosca, gli attuali governi europei ne usciranno rafforzati, l’Ucraina vincerà la guerra, Putin verrà defenestrato, l’Occidente si impadronirà delle risorse energetiche russe e poi manderà a gambe all’aria l’economia cinese…

Qualche risposta

Un paio di risposte rapide a domande più o meno indirette che avevo posto in precedenti articoli.

In Ma la Meloni perché?  mi chiedevo come mai la Meloni si fosse fatta coinvolgere nella buffanata della processione di buffoni che aveva accompagnato il buffone verde… ehm… il Goblin Verde volevo dire… da Trump.

Alla risposta arrivai qualche giorno dopo da solo ma mi fece fatica scriverne.

Credo che la Meloni abbia accompagnato Zelensky da Trump insieme alla banda degli utili idi###… volevo dire ai compagni di merende… ehm… cioè dei volenterosi incapaci o come amano farsi chiamare… a causa degli accordi segreti firmati con Kiev qualche anno fa come molti altri paesi europei.

Sfortunatamente le cazzate si pagano. In questo caso la figuraccia era comune agli altri politici europei e comunque la Meloni sapeva che i media l’avrebbero comunque trasformata in una specie di “vittoria” politica qualunque fosse stato il risultato dell’incontro con Trump e quindi, alla fine, le è forse convenuto prendervi parte…

Nel più recente Gli aeroplanini telecomandati mi chiedevo come spiegare l’isteria collettiva per dei droni bersagli, forse russi forse no, caduti in Polonia senza provocare né vittime né danni (non avevano esplosivo erano solo bersagli per far sprecare colpi alla contraerea).

Il motivo come al solito è economico: si solleva un polverone per nulla, si schierano forse europee sul confine polacco a non fare nulla perché comunque, anche volendo, non si potrebbe fare nulla senza l’aiuto degli USA per giustificare future spese militari, per costruire una narrativa falsa e bugiarda, ovviamente propalata dai media, che c’è bisogno di maggior spese militari anche al costo di dolorosi tagli.

Del resto anche l’Aiace Olandese alla guida della NATO ha detto che l’Europa dovrà spendere di più in armamenti tagliando sui servizi: perché tanto non hanno già tagliato abbastanza ma i cretini al potere tanto hanno le assicurazioni private più costose e se si fanno la bua a un ditino vengono comunque coccolati e curati.

Charlie Kirk

Non pensavo di scrivere di questo omicidio e di tutte le polemiche a esso associate: il motivo è che scrissi già anni fa le mie riflessioni tuttora perfettamente valide sull’aumento dell’odio.

A un primo livello il problema è che non si affrontano più le discussioni su un piano razionale di corretto o errato ma su uno morale di buono o cattivo.

La differenza sta nell’investimento emotivo e nel rispetto della controparte.

È normale ritenere le proprie opinioni corrette ma questo, in genere, non preclude di raffinarle o correggerle dopo un confronto o semplicemente ulteriori informazioni. Quando invece riteniamo di essere i buoni ci spostiamo in una categoria morale con cui la ragione ha poco a che fare: in questo caso confrontarsi con i “cattivi” diviene inutili e nessuna nuova informazione può cambiare il nostro giudizio.

Parimenti quando rimaniamo nell’ambito del corretto e dell’errato è più facile rispettare chi la pensa diversamente da noi: ha le sue ragioni, magari alcuni suoi argomenti non ci convincono, ma riteniamo normale e accettabile che la pensi in maniera diversa da noi.

Ma se invece partiamo dall’idea che noi siamo i “buoni” allora tutti coloro che la pensano diversamente sono “cattivi” e non vi può essere rispetto per i malvagi ma solo odio.

Ma come mai la discussione su molti temi di grande importanza è passata da corretto/errato a buono/cattivo?

Anche qui la risposta non è semplice ma articolata.

Un primo fattore è la degenerazione del potere che nell’Occidente non fa più l’interesse della popolazione ma quello di svariate lobbi. La conseguenza è che quando deve giustificare le proprie decisioni non potrà usare argomenti razionali perché la loro fallacia diverrebbe facilmente evidente, piuttosto è più facile ricorrere a giustificazioni morali o psicologiche: per esempio “chi la pensa diversamente è razzista/fascista” oppure l’esperto che dice “le cose stanno così perché lo dico io”.

In pratica è quindi la propaganda che quando deve diffondere una narrativa che analizzata razionalmente si rivelerebbe essere contro l’interesse della popolazione che ricorre per prima ad argomenti irrazionali abituando così tutti i propri utenti a fare altrettanto.

Un secondo fattore è la volontà stessa del potere politico di confrontarsi non con argomenti razionali, sui programmi per intenderci, ma gettando fango sui propri avversari: è più facile e probabilmente efficace. Di nuovo vi è però un effetto di imitazione che si propaga dall’alto al basso a tutta la popolazione.

Un terzo fattore è il conformismo della popolazione che quindi è facilmente manipolabile e indirizzabile contro le minoranze che la pensano diversamente. La propaganda poi ha facile gioco a sfruttare il conformismo della popolazione per trasformarlo in odio verso chi la pensa diversamente: lo abbiamo visto durante la pandemia quando governi irresponsabili hanno aizzato la maggioranza della popolazione all’odio verso la minoranza che non si fidava dei vaccini sperimentali, tanto da far emergere il sadismo latente di buona parte della popolazione.

Il quarto fattore sono le reti sociali che con il loro semplice “mi piace” portano a una polarizzazione e quindi estremizzazione delle opinioni e, inoltre, diventano delle vere e proprie camere d’eco in cui chi la pensa in un determinato modo segue ed è esposto solo a opinioni che confermano e rafforzano il suo pensiero.

Ecco rispetto a quanto scrissi anni fa credo che l’importanza delle reti sociali sia maggiore: anche i politici e i giornalisti infatti sono esposti alle reti sociali e al loro condizionamento con la conseguenza che politica e media diventano ancor più estremisti e meno razionali di quanto non sarebbero già normalmente (vedi i punti precedenti).

La soluzione?

Banalmente le reti sociali dovrebbero mettere come possibilità di giudizio non il “mi piace”, che sottintende un giudizio potenzialmente irrazionale, ma il “sono d’accordo” e, soprattutto, il “non sono d’accordo” (quest’ultimo anonimo magari).

In questa maniera la persona che raccoglie con il suo commento estremista 10 “sono d’accordo” (giudizio razionale) e 20 “non sono d’accordo” (giudizio razionale) probabilmente avrà qualche dubbio in più nel rendersi conto che non è che tutti la pensano come lui ma che, anzi, egli rappresenta un’opinione minoritaria.