La Riforma che non c’è

Come forse sapete (o dovreste saperlo!) nella mia teoria presentata nell’Epitome distinguo fra populismi reali e populismi apparenti ([E] 13.3).

Il populismo reale, come suggerisce il nome, è un populismo che effettivamente vorrebbe cercare di fare il bene per la popolazione che rappresenta (poi che vi possa riuscire è un altro discorso!).

Il populismo apparente invece ha l’aspetto di un populismo reale e si presenta agli elettori come se lo fosse ma, in realtà, non ha intenzione di cambiare niente: la sua funzione è solo quella di intercettare il voto degli scontenti per incanalarli in ambito democratico. Sulle questione importanti invece voterà (soprattutto se il suo voto fosse determinante) insieme ai partiti tradizionali o sistemici.

Ovviamente non mi sto riferendo alla base di elettori di queste forze: non ci sono elettori populisti apparenti e reali ma sono tutti reali. Solo che quelli che votano per populismi apparenti verranno presi per il naso anche nel caso che il loro partito vincesse le elezioni. In Italia lo si è visto col M5S…

Il problema è accorgersi se un populismo è reale o apparente quando ancora è all’opposizione: questo perché, come detto, a parole si comporta come se fosse reale.

La sola maniera per riuscire a distinguerli è seguire la politica del paese e valutare caso per caso, soprattutto su questioni concrete, come si comportano.

Per esempio un grosso indicatore della natura di populismo apparente del M5S fu il non avere organizzato manifestazioni di piazza (dopo la prima abortita a Roma quando fu rieletto Napolitano e di cui, a suo tempo, scrissi estensivamente) oppure per la Lega di Salvini l’aver dato la fiducia al governo Draghi. Cioè da soli questi comportamenti non sono prove ma considerate insieme al contesto politico generale diventano indizi molto forti.

Uno o due anni fa (non ricordo esattamente!) mi chiedevo quindi se il partito inglese Reform, che sembra destinato a rompere il monopolio Laburisti/Conservatori, fosse un populismo sovranista reale o apparente.

Osservando superficialmente dall’esterno e considerando il ruolo di Farage, il suo leader, nella BREXIT ero incline (sono sempre speranzoso!) per il sì, ovvero che Reform fosse un populismo reale.

Ormai molti mesi fa decisi di approfondire e scoprii che Reform è a favore della guerra in Ucraina in funzione anti Russia.

Ora se l’uomo della strada, che ingenuamente ancora si fida dei media tradizionali, crede che la Russia di Putin voglia conquistare l’intera Europa io sospiro ma alzo le spalle: le notizie che riceve sono quelle, gli dicono che la situazione è quella, gli raccontano che l’inflazione l’ha provocata Putin e lui semplicemente ci crede.

Non posso però pensare che un politico di professione, e non a livello di paesetto ma nazionale, non sappia che la guerra con la Russia è stata voluta e provocata dalla NATO/USA, che l’inflazione è provocata dalla rinuncia all’energia a basso costo russa tramite le sanzioni autolesionistiche dell’UE, che Putin è stato tradito dall’UE allora, non è politico con un minimo di sale in zucca. Chiaramente Farage sale in zucca ce l’ha e la conseguenza, visto che lui supporterebbe una politica contro la propria popolazione come i partiti sistemici conservatori e laburisti, è che Reform è un populismo apparente.

Come se non bastasse supporta anche il genocidio palestinese: dice che non c’è o, comunque, è a favore di tutto ciò che fa Israele a prescindere da cosa faccia.

Anche questa opinione la ritengo accettabile per l’uomo comune che si informa solo sui media tradizionali ma credo che sia impossibile che un politico di carriera, di livello nazionale, non sappia come stanno le cose. Evidentemente, magari anche per convenienza, preferisce non dire la verità…

Qui forse, piuttosto che un torto ai propri elettori, si fa un torto all’umanità personale del politico e anche all’idea di genere umano che, a mio avviso, è di gran lunga più grave.

Proprio stamani ho ascoltato un video di Asmongold su Farage (questo: Reform UK f*cked up..) e, sorpresa, la pensa quasi esattamente come me. Chiaramente non usa la mia terminologia ma i concetti sono gli stessi.

Le differenze sono:

1 – Asmongold (che non capisce niente di geopolitica!) non valuta la posizione di Reform su Ucraina e Israele ma solo quella sul tema dell’immigrazione: recentemente infatti Farage ha messo le mani avanti dicendo che nel Regno Unito non si potranno fare deportazioni di massa e, soprattutto, ha buttato fuori dal partito uno dei politici più caldi sostenitori di questa linea più dura. Chiaro che, data ormai per scontata la vittoria alle prossime elezioni, si vuole subito abbassare le aspettative degli elettori anche sul contrasto all’immigrazione illegale e la lotta alla criminalità: certo ci saranno i “contentini” previsti dalla mia teoria ma niente di più. Farage si può permetterlo di dirlo in anticipo perché sa già che comunque vincerà le elezioni: che a chi ciò non sta bene non ha comunque altri partiti da votare…

2 – Asmongold pensa che Farage fosse in buona fede al tempo della BREXIT ma che adesso ha ormai compiuto la propria funzione e dovrebbe quindi lasciare il posto ad altri più coraggiosi. Insomma Asmongold crede che Farage stia solo sbagliando, che sia rimasto indietro col correre dei tempi, mentre io invece ritengo che sappia benissimo quello che faccia e si comporti semplicemente come il leader di un populismo apparente il cui scopo sia quello di proteggere l’illusione democratica facendo comunque, una volta al potere, gli interessi dei poteri forti che di solito influenzano i governi e non del popolo.

Sempre piacevole da ascoltare Asmongold. La perla di saggezza odierna è, quando accusato di semplificare troppo la situazione, l’aver spiegato che l’uomo comune pensa in maniera semplice, che l’attribuirgli ragionamenti complessi è sbagliato, che ragione con una elementare logica di causa ed effetto. E in effetti credo abbia ragione.

La Riforma che non c’èultima modifica: 2026-02-18T08:11:25+01:00da Vera_Bugia

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