Non seguo la cronaca italiana ma ogni tanto qualche eco arriva anche a me: in particolare pochi giorni fa ho sentito dei commenti di giornalisti di Radio Sportiva grazie ai quali ho intuito, spero, il contesto generale del caso.
Se ho ben capito ci sono stato a Milano degli arresti di persone che ingaggiavano giovani ragazze per “pubbliche relazioni” e poi facevano da intermediari per offrire agli uomini facoltosi della città le loro prestazioni, anche sessuali, oltre a procurare droga non poi identificabile nel sangue. Sembra che anche calciatori quindi abbiano approfittato dell’organizzazione per festeggiare dei “dopo partita”. I giornalisti sottolineavano che l’organizzazione si rivolgeva a clienti della “Milano bene”.
Ma ragioniamo un po’ sul significato della locuzione “Milano bene”: “bene” di cosa? Di niente, semplicemente con “bene” si intende “facoltosa”: sicuramente non più “istruita” e, soprattutto, non più “virtuosa”.
Come scrivo in [E] 14.4 (e altrove!) l’Occidente sta attraversando un profondo declino in cui l’uomo, con i suoi diritti e le sue libertà di origine illuministica, sta venendo rimpiazzato al centro della morale dal denaro, dal profitto. Il bene non è basato sulla centralità dell’uomo ma solo sul denaro.
La virtù più alta di una persona oggi è data solo dal suo conto in banca.
Ecco quindi che lo slittamento semantico di “Milano bene”, che originariamente indicava la parte della società ritenuta migliore per i propri meriti imprenditoriali ma probabilmente anche per una forte etica del lavoro, per la capacità di riuscire a costruire ricchezza e forse anche per una certa cultura è passata a indicare semplicemente i più ricchi.
La riprova sarebbe se in epoca non sospetta, diciamo una generazione fa cioè negli anni ‘90, un calciatore, miliardario sì ma senza altre doti, sarebbe stato considerato far parte della “Milano bene” dell’epoca. Io credo di no. Adesso invece per accedervi basta avere una o due Ferrari.
Da notare che lo slittamento di significato sta andando oltre: la “Milano bene” adesso va a indicare non solo i più ricchi ma anche i più viziosi e moralmente corrotti.
Dove infatti il bene è il denaro tutto ciò che si può comprare diviene lecito: non importa quello che dice la legge. La legge è fatta per tenere in riga i poveri ma dovrebbe assecondare i desideri dei ricchi, pensano probabilmente nella “Milano bene”.
Ma questa tendenza, questa vera e propria deriva morale (v. [E] 14.3) non è specifica di Milano ma caratteristica dell’intero occidente.
L’organizzazione milanese era in piccolo per i facoltosi della città quello che l’isola di Epstein era in grande per super ricchi del mondo. Anche il livello di depravazione era proporzionale: a Milano “solo” prostituzione e droghe in casa Epstein stupri, cannibalismo e omicidi.
Ma è solo un problema di ricchezza con la ricchezza dei ricchi milanesi che si misura in milioni e non in miliardi: se puoi permetterti di buttare in una notte 10 milioni invece che 10.000 €/$ allora la fascia del comprabile, che come detto corrisponde al lecito, si amplia di svariati ordini di grandezza (*1).
Non credo che sia un caso che nel resto del mondo per ridicolizzare l’occidente sempre più spesso sento parlare di “alleanza Epstein” oppure, non senza ironia, l’operazione militare contro l’Iran è stata ribattezzata da “Epic” a “Epstein Fury”…
Al di là del suo significato polemico e denigratorio, l’identificare l’Occidente con la cricca di Epstein ha altri importanti valori: prima di tutto non si riconosce più all’Occidente nessuna superiorità morale; la maschera di democrazia e libertà sta venendo bene: quando la popolazione occidentale non fa più volontariamente quanto il potere si aspetta che faccia sempre più spesso viene semplicemente obbligata a farlo. La prova generale è stata fatta nel 2022 con il trattamento obbligatorio con un farmaco sperimentale che ancora oggi sta lasciandosi dietro una scia di morte, ma lo vediamo anche con la guerra contro la Russia e ancora di più con quella contro l’Iran.
La popolazione occidentale non vuole queste guerre e disperatamente il potere cerca di farle passare come giuste e necessarie riuscendoci, sebbene parzialmente e a fatica, solo grazie al controllo onnicomprensivo di tutti i media e di una classe di giornalisti che ha prontamente abbandonato la propria etica tradizionale per sposare quella della ricchezza, per obbedire al flusso di denaro di chi paga lo stipendio.
La seconda considerazione, volendo, ha forse un significato più positivo: parlando di “cricca Epstein” si distingue nettamente fra il volere della stragrande maggioranza della popolazione e i pochi che detengono effettivamente il potere.
Da sottolineare che questa differenziazione è possibile solo perché il mito della democrazia come “potere del popolo” è visto, o almeno è intuito, sempre più spesso come una semplice illusione. Non importa quale partito vinca le elezioni: alla fine non cambierà niente nella politica dei relativi paesi.
Perché chi comanda ha una propria agenda e se ne infischia della volontà popolare: sempre più spesso i politici a capo dei governi nazionali sono dei semplici prodotti mediatici pensati per massimizzare il consenso popolare e ottenere quei voti necessari a mantenere l’illusione democratica. Vedi, tanto per fare un esempio recente, Cicciobello ungherese.
Nota (*1): beh, di due ordini, circa 100 volte quindi…