Quanto reggerà la tregua fra Iran e USA?

Fino a quando Israele non riuscirà a infrangerla… e prima è meglio è!

Il fatto è che questa guerra è stata voluta da Israele (*1) e in particolare da Netanyahu: come ho spiegato altrove forse Trump è stato perfino ricattato, di sicuro raggirato, per convincerlo a bombardare l’Iran. L’obiettivo era un cambiamento di regime (che al momento non c’è stato) e, preferibilmente, la frammentazione dell’Iran che avrebbe permesso di controllarne facilmente le risorse energetiche.

Inizialmente Trump cantava vittoria ogni giorno ma, lentamente, si è reso conto che la vittoria non era rapida, che l’Iran era in grado di rispondere e di colpire le basi USA della regione, che lo stretto di Hormuz (con tutto ciò che comporta per il costo dell’energia) è controllato/bloccato da Teheran, che le navi statunitense devono stare ben lontane dalle coste dell’Iran perché altrimenti verrebbero attaccate da droni, che le munizioni antimissile scarseggiano, che i missili iraniani colpiscono molto più facilmente del previsto, che solo bombardando non si sconfigge uno stato determinato a resistere (vedi Ucraina), che per invadere l’Iran è necessario un esercito di terra dell’ordine del milioni di uomini…
Insomma potrei proseguire ma il succo è che, sebbene lentamente, Trump ha compreso molte cose e, principalmente, che sconfiggere militarmente l’Iran è tutt’altro che facile e che, comunque, le conseguenze economiche sarebbero terribili per l’Occidente e per il resto del mondo.

Fino a oggi l’Iran non sembrava intenzionato a trattare con gli USA ma ovviamente, non potendo neppure vincere, prima o poi avrebbe dovuto sedersi al tavolo delle trattative. Chiaramente Teheran voleva avere il coltello dalla parte del manico e imporre, almeno come base di partenza, le proprie condizioni. Decisiva sembra essere stato l’intervento dell’alleato cinese, con la mediazione del Pakistan, che inizia a risentire del problema di approvvigionamento di petrolio dalla regione (come anche il Pakistan stesso, l’India e, in pratica, tutto il resto del mondo).

Alla fine Trump da “buon” giocatore di poker, ha tentato un ultimo bluff promettendo tuoni e fulmini (in pratica l’uso dell’arma nucleare) per piegare Teheran, ma poi ha accettato una tregua di due settimane con una trattativa basata sulle 10 condizioni poste dall’Iran.

Ovviamente già non c’è più la certezza su quali siano esattamente questi dieci punti: Teheran fornisce un elenco e la stampa occidentale ne dà un altro. Inoltre Trump sembra stia facendo più di un passo indietro su condizioni che sembrerebbero imprescindibili per Teheran…

Comunque alla fine un accordo sarebbe possibile dato che Trump ha capito di non poter vincere e, anzi, rischia di perdere politicamente e anche l’Iran sa che non può vincere e che quindi, prima o poi, dovrà comunque accordarsi per la pace.
Il problema è Israele: non vuole la pace né si preoccupa della crisi economica mondiale che rischia di scatenare (tanto, male che vada, Washington aumenterà le sovvenzioni).
Già adesso Israele continua a bombardare il Libano: anche qui, come a Gaza, l’obiettivo se non è un genocidio è quello comunque di scacciare la popolazione locale per impadronirsi e colonizzarne i relativi territori.

Come farà saltare l’accordo Israele? Bo… può di nuovo ricattare/fare pressioni su Trump, può continuare ad attaccare il Libano, magari con provocazioni come stragi di civili (vabbè queste già le fa… ma magari potrebbe farle ancora più eclatanti) o distruzione di moschee, magari semplicemente attaccando direttamente l’Iran e provocandone la risposta militare…

Di sicuro Netanyahu tenterà di tutto per far saltare la tregua: il tempo che impiegherà per riuscirci sarà un interessante indicatore del suo livello di controllo, o almeno di influenza, su Trump.
Anzi, sarei sorpreso se non riuscisse a far saltare la tregua molto rapidamente, già nei prossimi giorni od ore…

Insomma vediamo quanto Trump riuscirà a fare gli interessi degli USA (e del resto del mondo) invece che quelli di Israele e capiremo quanto è libero di agire.

Nota (*1): per completezza mi pare giusto segnalare la teoria di Berletic secondo cui non è Israele a controllare gli USA ma il contrario: sarebbero gli USA a sfruttare Israele per controllare la regione facendo ricadere sullo stato ebraico tutte le colpe e il risentimento internazionale. La prova più “forte” di questa teoria è un documento pubblicato già una decina di anni fa da un “Think Tank” in cui già si prefigurava tutta la strategia geopolitica per il Medio Oriente come si è poi realizzata e che specifica, appunto, che Israele è una pedina di Washington.
La mia principale obiezione è che se Israele fosse controllato dagli USA allora che senso avrebbero tutte le influenti lobbi israeliane sulla politica statunitense? Semplicemente il “think tank” avrà scritto che Israele è la pedina nella regione degli USA per rendere il documento accettabile alla popolazione statunitense: tutto qui. Non una grande verità ma solo una piccola bugia.

Aggiornamento: apparentemente mentre scrivevo questo pezzo la tregua sembra già essere saltata: ancora non ne ho la conferma dalle “mie” fonti fidate ma comunque, per i motivi che ho scritto, non mi stupirei se la notizia fosse vera. Ovviamente “grazie” a Israele…
Ma aspettiamo per averne conferma: hai visto mai che l’Iran decida di costringere a osare ancora di più…

Operazione Epstein furioso

Considerazioni a “tiepido” sulla nuova guerra in Iran.

Procedo in ordine sparso dato che non ho voglia di perdere tempo dando un filo logico, più o meno coerente, alle varie idee. Le elenco qui di seguito così come mi vengono in mente…

– Questa nuova fiammata della guerra in Iran me l’aspettavo già da molti mesi e, anzi, sono sorpreso che sia iniziata a fine febbraio.

Il motivo, come spiegato nella mia Epitome, è che lo scopo della prima guerra non era quello di impedire la produzione di armi nucleari (che probabilmente Teheran non stava neppure cercando di ottenere) ma di avere un cambio di regime con una situazione tipo “siriano” o comunque un governo filo-occidentale pronto a disarmare il paese e renderlo vulnerabile agli altri paesi aggressivi della regione.

– In questo contesto vanno inquadrate anche le proteste popolari, nate spontaneamente ma presto cavalcate da servizi esteri, per cercare di ottenere un colpo di stato stile Maidan e simili a Teheran.

Stavolta però con probabilmente l’aiuto russo e cinese sono state presto interrotte le connessioni tramite Starlink che permettevano agli agenti stranieri e locali di coordinarsi insieme. Probabilmente molti agenti stranieri sono stati individuati e arrestati.

– Trump probabilmente non voleva questa guerra che per gli USA sarebbe controproducente forse anche in caso di rapida vittoria. Ma ormai è sempre più evidente che il Presidente USA è ricattabile e ricattato sul caso Epstein ed ecco quindi che ha accettato di farsi coinvolgere in questa guerra assurda ufficialmente per prevenire minacce immaginarie.

– Io credo anche che molti membri neo-conservatori della sua squadra, Marco Rubio per primo, lavorino contro il Presidente convincendolo a intraprendere iniziative rischiose con l’idea che, se ha successo, ne prenderanno parte del merito e se invece le cose vanno male scaricheranno su di lui tutta la responsabilità.

– Ora se gli USA non erano stati capaci di piegare gli Huthi dopo un mese circa di bombardamenti come pensano di poter avere la meglio contro l’Iran?

La Russia è da quattro anni che bombarda l’Ucraina ma come si può constatare i missili da soli non vincono la resistenza di un popolo determinato a resistere.

Credo quindi che questo attacco sia basato su un’unica labile scommessa: probabilmente i servizi segreti USA/Israele avevano segnalato la possibilità di assassinare Khamenei e che la sua morte avrebbe potuto innescare una nuova ondata di rivolte popolari che sarebbe stata cavalcata per portare al potere candidati filo-occidentali.

Nonostante quello che dicono i media occidentali di queste manifestazioni di rivolta al momento non c’è traccia mentre invece c’è stata una grandissima manifestazione per commemorare la scomparsa del leader religioso.

– Gli USA quindi cosa faranno adesso? Senza un esercito di terra non sembra che questa guerra possa venire vinta. I missili disponibili sia per attaccare che per difendersi sono estremamente limitati mentre l’Iran sembra averne in grandi quantità: soprattutto se i droni si rivelano essere efficaci come sembra allora per USA e alleati nella regione sono guai.

– Diversamente dalla precedente guerra del giugno scorso la risposta iraniana (di nuovo probabilmente è determinante l’aiuto russo e cinese) è stata immediata e forte: ora non starò a elencare qui le notizie non confermate da fonti occidentali ma, a naso, mi sembra che la risposta iraniana sia stata molto più dura di quanto gli USA si aspettassero.

– I prossimi giorni saranno necessari per capire l’evoluzione della guerra: io non credo che andrà per le lunghe come viene previsto anche dalle mie fonti. Il motivo è che già lo scorso giugno, pur dopo una risposta militare partita lentamente, già dopo 12 giorni Israele era in grandissima difficoltà e dovette richiedere l’intervento USA. Questa volta la risposta iraniana mi sembra essere significativamente più dura e da subito.

– Che opzioni hanno Israele e USA?

La speranza più concreta è una sollevazione popolare che però, al momento, mi sembra molto irrealistica (poi chiaro, anche io mi barcameno fra la propaganda occidentale e la propaganda iraniana e quindi tendo a basarmi sul mio intuito e buon senso più che su dati concreti: questo significa che magari domani gli iraniani scenderanno in piazza con bandierine americane e sceglieranno un genero di Trump come sultano con pieni poteri…). Un’altra possibilità è usare milizie terze: magari i curdi si faranno prendere per l’ennesima volta per il naso per combattere l’ennesima guerra senza avere in cambio niente? Io non credo…

Perché poi, ricordiamolo, l’Iran ha quasi 100 milioni di abitanti e con una bella fascia di popolazione giovane in grado di combattere…

– L’Iran ha poi la possibilità di minacce maggiori: non ha cioè già bruciato tutte le sue carte (“La minaccia è più forte della sua attuazione”). Chiudere lo stretto di Hormouz non è un problema fino a quando è possibile riaprirlo immediatamente in caso di accordi: non ha bisogno di minarlo ma già la minaccia di attaccare le nave che vi passano è sufficiente per renderle inassicurabili e quindi bloccarle nei porti. Poi vi è la minaccia di colpire i pozzi petroliferi: e questo sarebbe un problema che non si risolverebbe rapidamente. Poi potrebbe usare bombe sporche o, magari, colpire la centrale nucleare israeliana.

– Invece Israele e USA che cosa possono fare più di quanto non stiano già facendo? Beh, Israele potrebbe usare l’arma nucleare contro l’Iran ma sono abbastanza sicuro che questo segnerebbe anche la fine di Israele.

Coinvolgere altri paesi? I vertici europei hanno già detto coccodè ma di più non possono fare; i paesi della regione, sebbene tutti più o meno sotto il controllo americano, hanno la popolazione fortemente favorevole all’Iran e non credo che sarebbero in grado di mettere sul campo una forza militare significativa.

– Alla fine gli USA saranno costretti a cercare un qualche tipo di successo di qualche tipo, tipo bombardare qualche altro fantomatico centro di ricerca nucleare e far dichiarare così ai media di aver vinto e ritirarsi quindi in tutta fretta con la coda fra le gambe.

– MA a questa soluzione, che mi pare l’unica ragionevole possibile, si opporrà Israele che, se la mia ipotesi è corretta, ha Trump completamente ai propri ordini. Possibile quindi che Israele chieda agli USA di usare le loro armi nucleari per chiudere la guerra contro l’Iran e così, magari, far sopravvivere Israele (visto che Washington si prenderebbe gran parte della colpa). Non so… come detto anche gli USA non mi sembrano avere opzioni buone…

– La galline alla UE hanno detto coccodè: mi pare importante e giusto segnalarlo.

– In conclusioni i prossimi due-tre giorni saranno decisivi: se non ci sarà una sollevazione popolare in Iran contro il governo al potere non vedo come Israele e USA possano vincere questa guerra; importante sarà vedere anche se i danni causati dalle armi iraniane, in particolare dai poco costosi droni, diverranno ancor più significativi di quanto già non siano. Sarà anche importante vedere i movimenti delle varie flotte USA e se si allontano dall’Iran: del resto se dei missili o droni vengono lanciati contro la flotta è ovvio che, anche se il rischio che venga colpito qualcosa è basso, le navi di appoggio dovranno usare comunque i loro sistemi di difesa e, una volta terminati, anche se non hanno subito danni, allontanarsi per rifornirsi di ulteriori munizioni (ammesso che siano disponibili dato che ve ne è grande carenza).

– Per concludere secondo me la Cina potrebbe seriamente pensare di invadere Taiwan: io credo che in questo momento potrebbe riuscirci praticamente senza colpo ferire. Si possono realizzare tante cose quando si è forti e, soprattutto, i tuoi avversari sono degli incompetenti incapaci.

Aggiornamento Epstein schifi

Nel mio pezzo di ieri (v. Gli Epstein schifi) evidenziavo una palese stranezza nella recente pubblicazione di nuovo materiale proveniente dal caso Epstein: ovvero l’FBI, controllata dal Presidente Trump, aveva divulgato del materiale quanto meno imbarazzante per Trump stesso.

La mia unica spiegazione era stata quella del ricatto verso Trump da parte di… e qui avevo volutamente sorvolato preferendo aspettare di saperne di più…

Stamani ho avuto una nuova intuizione: non avevo notato ciò che avrebbe dovuto apparirmi ovvio.

Ciò che ieri non avevo scritto è che una quantità impressionante di email puntavano il dito verso Israele e, in particolare, il Mossad. È vero che i media occidentali adesso suggeriscono un collegamento fra Epstein e Putin ma in questo caso la relazione è estremamente labile (per non dire basata sul niente).

Non solo: se riesaminiamo la storia degli ultimi venti anni circa e cerchiamo di capire chi abbia avuto da guadagnare dal potenziale ricatto dei massimi vertici politici USA ci accorgiamo che non può trattarsi della Russia…

Ma eccoci al mio punto: se supponiamo, come avevo fatto io ieri, che il Mossad stia ricattando Trump, riuscendo in qualche modo a bypassare il suo controllo dell’FBI, allora perché avrebbe lasciato così tanti indizi che puntano contro Israele? Sono sicuro che sarebbe stato possibile pubblicare materiale ancor più imbarazzante per Trump senza che il nome di Israele venisse fatto.

Ecco quindi la mia teoria aggiornata: questa pubblicazione di materiale potrebbe essere la mossa non del Mossad ma di Trump!

La minaccia di Trump sarebbe questa: voi avete materiale che potrebbe far saltare la mia presidenza costringendomi a dimettermi ma io, a mia volta, posso far pubblicare i documenti che dimostrano il ruolo precipuo di Israele nell’organizzare questa trappola di ricatti.

Come detto i media stanno glissando sul ruolo di Israele nella vicenda ma il materiale pubblicato parla chiaro e se non ci limitiamo a seguire gli organi di informazioni ufficiali si scopre che il coinvolgimento di Tel Aviv è ovvio. E quale sarebbe la reazione della popolazione occidentale se questa verità venisse risaputa? Beh, io credo che dall’antisemitismo illusorio spesso denunciato in malafede si rischierebbe di avere una vampata di antisemitismo reale: questo sarebbe molto pericoloso per Israele.

Perché poi, così come sicuramente c’è del materiale più incriminante per Trump, lo stesso è probabilmente vero per Israele: la minaccia di Trump sarebbe quindi quella di provocare un danno di immagine a Israele molto grande e non facilmente riparabile in breve termine. Insomma paradossalmente anche il ricattatore potrebbe venire ricattato.

Il vantaggio di questa teoria è che elimina il problema del controllo israeliano dell’FBI: semplicemente sarebbe stato il Presidente a approvarne la pubblicazione. E il materiale imbarazzante su se stesso? Beh, dà un tocco di maggior credibilità a tutto il resto…

Ovviamente questa è solo una teoria che mi è venuta in mente stamani: solo intuizioni tenute insieme dall’esile colla della mia fantasia!

Ora sto riflettendo su come potrebbe evolvere la vicenda nel caso questa mia ipotesi fosse corretta: per il momento non anticipo niente perché devo ancora soppesare i molteplici fattori e, soprattutto, vi è una sostanziale parte di non noto che offusca ancor di più il tutto. Per esempio quanto sarebbe incriminante il materiale che denuncia il coinvolgimento di Israele?

La farsa falsa tregua

La tregua fra Israele e Hamas non può reggere ed è una farsa: Netanyahu ha ribadito che uno stato palestinese è inaccettabile; altrettanto chiaro che Hamas non ha alcuna intenzione di deporre, anzi distruggere, le armi e fidarsi degli israeliani o degli USA.

Israele e palestinesi lo sanno, tutti coloro con un minimo di buon senso lo sanno; anche gli USA lo sanno e, probabilmente, anche Trump.

Allora per capire la vera ragione di questa farsa, esclusa l’ipotesi ufficiale di una vera pace, dobbiamo chiederci cosa hanno da guadagnarci le varie parti coinvolte.

Io credo che Hamas speri, dopo aver consegnato gli ostaggi e durante le trattative per la fase successiva, che vengano riaperti i corridoi per rifornire di cibo e medicine la popolazione. Insomma Hamas cercherebbe di far sopravvivere i palestinesi. Contemporaneamente gli ostaggi non si sono rivelati molto utili dato che l’esercito israeliano ha bombardato tutto il bombardabile (e oltre) infischiandosene dell’incolumità dei propri concittadini: del resto se bombardi ospedali e campi profughi hai parecchio pelo sullo stomaco. Al contrario gli ostaggi vengono usati dai media occidentali per giustificare i bombardamenti israeliani: senza più il fattore ostaggi in gioco i media dovranno trovare un’altra scusa e non sarà facile trovarla un minimo credibile.

Israele ci guadagna il ritorno dei propri ostaggi cosa che, probabilmente, non farà male al consenso interno di Natanyahu. Poi, comunque, si dà per scontato la ripresa dei bombardamenti e dell’occupazione di Gaza dato che Hamas non consegnerà le armi.

Gli USA non ci guadagnano niente ma Trump sì sebbene poco: la tregua, finché durerà, potrà giustificare la sua immagine di pacifista e giustificare così la sua aspirazione, credo reale (!!), al Nobel per la Pace. Contemporaneamente la sua base elettorale sta prendendo una posizione sempre più anti-israeliana e quindi la tregua potrà anche essere sfruttata per dimostrare il suo impegno attivo non solo nel fornire le armi a Tel Aviv ma anche nel ricercare una soluzione pacifica.

Chiaro che in questo scambio sono gli USA a ottenere poco o nulla: ma questo riflette i rapporti di forza fra Netanyahu e Trump che, ormai ne sono convinto, sta venendo ricattato perché presente sulla lista Epstein (quindi video e documenti compromettenti) o roba del genere. In pratica questa tregua sarebbe solo un “contentino” che avrebbe lo scopo di indorare la richiesta israeliana di guerra contro l’Iran. La tregua sarebbe una moneta di scambio per far andar giù a Trump l’ordine di attaccare Teheran dandogli l’illusione di aver ottenuto qualcosa di concreto.

Quando sarà l’attacco contro l’Iran?

Io credo presto perché il tempo gioca a suo vantaggio grazie agli aiuti militari russi e cinesi. Probabilmente si tratterà di una data che andrà a sovrapporsi con le vicissitudini giudiziarie di Netanyahu o con scadenze politiche che possano mettere in pericolo la sopravvivenza del suo governo (da inizio estate senza la maggioranza in parlamento).

Aggiungo poi che iniziano a circolare voci su un calo della salute, mentale e non solo, di Trump: specialmente sospetti il discorso all’ONU e quello ai generali che, io non l’ho ascoltato, ma sembra sia stato interminabile e pronunciato con voce monotona. Chiaro che ancora non sarebbe nelle condizioni di Biden ma questo aiuterebbe anche a comprendere la debolezza della sua guida del paese soprattutto in politica estera che lo fa apparire come una banderuola in balia del vento. Un giorno sventola da una parte e il successivo da un’altra.

Segreti e ricatti

Cosa va a fare Witcoff a Mosca?

Cioè tutte le “mie” fonti concordano che la sua missione, più o meno, in concomitanza con l’ultimatum di 50 prima, poi 12 e infine 5 giorni, è completamente inutile dato che la Russia sta vincendo sempre più chiaramente e non ha interesse in un cessate il fuoco il cui unico scopo sarebbe quello di riarmare l’Ucraina per far proseguire ancora la guerra.

Ebbene, secondo la “mia” teoria (v. [E] 16.6), Witcoff è il vero “mezzo” non il Segretario di Stato, per comunicare in maniera fidata il proprio pensiero. La mia teoria era quindi che quando Trump, a parole, gettava benzina sul fuoco Witcoff aveva nel frattempo spiegato che non si trattava di benzina ma di… bo… Coca Cola.

Una commedia insomma a uso interno, per gli USA e per gli “alleati” più tonti (cioè l’UE), ma di cui il supposto bersaglio, in questo caso Putin e la Russia, sarebbe invece informato della totale finzione.

A che scopo quindi la visita di Witcoff? Io ipotizzo quindi che sia per informare la Russia che Trump abbaierà ancora di più ma che non ha nessuna intenzione di mordere. Probabilmente dando anche qualche prova di buona fede: questo perché dopo il vero e proprio tradimento dei colloqui con l’Iran sia Trump che il suo inviato speciale hanno perso molta credibilità.

Ormai, per spiegare il cambiamento di strategia di Trump, anche molte delle “mie” fonti ipotizzano apertamente un ricatto basato sui famosi archivi Epstein. Altri ancora ci aggiungono un improvviso decadimento cognitivo sebbene meno appariscente ed evidente di quello del suo predecessore.

Entrambe le teorie mi sembrano credibili: quella del ricatto io stesso l’ipotizzai poche ore dopo l’attacco all’Iran e anche al calo cognitivo avevo già pensato sebbene, mi pare, senza metterlo nero su bianco. Spesso ho la sensazione che Trump non ricordi cosa aveva detto il mese prima…

Da notare anche il basso, anzi bassissimo profilo di Jack Vance che pochi mesi fa si era permesso di “sculacciare” (dicendo parole sacrosante) la politica europea. Kennedy prosegue a testa bassa nel suo lavoro mentre la Gabbard ha confermato il suo sostegno al presidente e gli ha fornito le basi per cercare di distogliere l’opinione pubblica con gli intrighi di Obama e le chiacchiere sulla Clinton.

Io credo che nell’amministrazione Trump sia in corso una guerra interna: adesso i neo-xxx hanno preso il sopravvento ma non hanno vinto. Non mi stupirei se fra qualche mese, o magari molti mesi, ci fosse un contrattacco dalla parte sana della squadra di Trump: soprattutto la Gabbard se riesce a prendere veramente il controllo delle agenzie avrebbe un grande potere di scoprire gli effettivi rapporti di forza e alleanze, probabilmente spesso illegali, fra politica, economia e governi esteri che influenzano la presidenza Trump (e le precedenti ovviamente!). Da questa conoscenza può dipendere molto.

È difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi mesi: se infatti Trump è veramente ricattato dall’esterno non possiamo stabilire cosa sia pronto a fare di quanto gli chiede il suo ricattatore.

Il governo Netanyahu è adesso in minoranza e quindi a settembre, quando riapre il parlamento israeliano, sarà cruciale per il suo destino politico: nei momenti di crisi Netanyahu è sempre ricorso a un inasprimento dei conflitti per risollevare il proprio sostegno interno. Non è quindi da escludersi che, magari verso fine agosto, chieda/ricatti Trump di riaccendere il conflitto con l’Iran.

E comunque già adesso parla di una nuova fase, di “occupazione totale”, della striscia di Gaza mentre la pressione internazionale di sdegno per il genocidio palestinese inizia a farsi sentire.

Sì, credo che ad agosto/settembre si aprirà in Medi oriente un nuovo capitolo: speriamo che Trump, sebbene a suo modo, sappia spegnere l’incendio prima che divampi in tutto il mondo.

Perché in effetti, col senno di poi, si deve anche ammettere che col suo intervento diretto in Iran Trump ha impedito a Israele di usare l’atomica contro l’Iran e a Teheran di bloccare lo stretto di Hormuz con crisi economica globale (soprattutto occidentale) per l’aumento esponenziale del costo del greggio.

Ah! poi ci sarebbero i dazi minacciati ai paesi che continueranno a fare affari (comprandone il petrolio essenzialmente) con la Russia. Non so: forse Trump pensava che alle sue parole almeno l’India facesse un passo indietro accettando, almeno formalmente, di non comprare il petrolio russo ma in realtà è successo il contrario: l’India ha formalmente confermato che continuerà a farlo.

A questo punto i dazi minacciati da Trump potrebbero risolversi in un pericoloso boomerang proprio per l’economia USA.

In effetti, per adesso, gli unici tonti a credere alle minacce economiche di Trump sono stati gli idioti alla guida della UE (v. Cretini allo sbaraglio).

Rapido

Una mia riflessione rapida sulla centrale di Fordow, bombardata con i missili speciali capaci di penetrare una sessantina di metri nella roccia prima di esplodere, e sulla sua sorte.

Già dopo poche ore dal bombardamento Trump assicurava la totale distruzione dell’impianto e iniziava a parlare della necessità di una tregua.
Però, non troppo dopo, sono cominciate a uscire le voci secondo le quali i danni erano invece stati minimi. Non solo le fonti pro-Iran e le “mie” fonti più o meno neutrali ma addirittura i grandi media statunitensi mettevano in dubbio il totale successo del bombardamento.

In realtà io credo che ancora non si possa sapere con certezza, almeno in occidente, quali siano stati i reali danni subiti dall’impianto. Non so: forse gli iraniani ne hanno almeno un’idea ma l’Occidente, se non ha spie sul posto o ha conoscenza delle stime iraniane, non può avere alcuna certezza.

Il motivo è che il complesso nucleare era, si dice, a ben più di 60 metri di profondità; le bombe americane non erano mai state usate sul campo quindi i 60 metri potrebbero essere più teorici che reali e sicuramente variabili in base al tipo di terreno (bo… sabbia, granito e cemento armato suppongo non offrano la stessa identica resistenza!); il satellite mostra la situazione al suolo non nel sottosuolo; sono stati bombardati i punti di accesso all’impianto ma chi ci dice che esso fosse esattamente sotto di questi e non spostato lateralmente? Infine la mancanza di fughe radioattive che, se presenti, avrebbero potuto confermare la distruzione del sito…

Però alla propaganda iraniana fa comodo poter dire “anche gli USA non sono riusciti a danneggiarci seriamente; siamo fortissimi e guai a Israele!” e quindi minimizzare i danni subiti a Fordow.

Contemporaneamente, come ho spiegato nei pezzi precedenti, Israele non era tanto interessato a distruggere la capacità nucleare iraniana (dato che si sapeva che non vi era alcun programma nucleare per arrivare a produrre armi atomiche) ma si voleva invece un cambiamento di regime a Teheran.
Tale cambiamento non vi è però stato e anzi il pericolo nucleare, che prima era scarso o assente, adesso diviene reale: l’Iran ha infatti sicuramente compreso che solo l’arma atomica potrebbe impedire altri attacchi israeliani o statunitensi.

Questo significa che Israele non può permettersi una pace duratura con l’Iran perché questo, senza il cambio di regime, in poco tempo (diciamo un anno) sarà più forte e pericoloso di prima e, magari, con armi nucleari che in precedenza non era interessato a ottenere.

Che Israele attacchi di nuovo di propria iniziativa l’Iran mi pare improbabile (come spiegato i colpi di Israele causano più danni ma ha anche molta meno capacità di assorbire quelli iraniani) almeno che non vi siano grandi opportunità tattiche.
Più probabile invece che si cerchi di ricorrere agli USA: da una parte tramite pressioni lobbistiche su senatori e congressisti (e magari ricattando Trump) dall’altra preparando l’opinione pubblica statunitense.
E come la si prepara? Beh, in primo luogo martellando sull’idea, vera o falsa che sia, che gli impianti nucleari iraniani sono quasi intatti e che quindi sia necessario colpirli nuovamente. Poi, ovviamente, vi è sempre la possibilità di “false bandiere”, ovvero di attacchi o attentati contro gli USA attribuiti, tanto volutamente quanto erroneamente, all’Iran per suscitare l’indignazione della popolazione americana. Con tutti i maggiori media dalla propria parte non sarebbe difficile…

Una volta che gli USA tornassero a colpire l’Iran, da cosa nasce cosa e magari questa volta Teheran potrebbe rispondere colpendo duramente le basi statunitensi della regione e provocando così un coinvolgimento più massiccio di Washington.

Ho scritto questo per spiegare perché, sebbene sia la propaganda pro-Iran che quella pro-Israele dicano sostanzialmente la stessa cosa (impianto Fordow non gravemente danneggiato), non è detto che sia vera ma, semplicemente, per motivi diversi fa comodo a entrambi affermarla.

La tregua

Quando la situazione stava per precipitare è arrivata la tregua!
Gli USA avevano infatti bombardato le strutture nucleari iraniane e Teheran aveva risposto lanciando missili contro almeno una base statunitense della regione…

Ma proprio che si sia arrivati così inaspettatamente a questa tregua ci dà molte informazioni.

– La risposta iraniana è stata chiaramente dimostrativa, anche per il numero di missili lanciati (pari al numero di quelli usati da Washington) e gli USA erano stati preavvertiti.
– Questo rende credibile che anche l’Iran fosse stato avvisato proprio dagli USA dell’imminente bombardamento delle strutture nucleari. Credo che sia risaputo infatti che Teheran aveva già nascosto l’uranio arricchito altrove.

Ma soprattutto chiarisce la mia incertezza maggiore: i danni che stavano subendo Israele e Iran in questi giorni.
Secondo la vulgata dei nostri media Israele stava distruggendo tutto mentre dei missili iraniani non ne raggiungeva il bersaglio quasi nessuno. Analogamente per la propaganda filo iraniana sembrava che Israele fosse impotente e che Teheran invece avesse già distrutto tutti i bersagli più importanti.

Se Israele avesse veramente dominato però non avrebbe avuto bisogno degli USA e di sicuro non avrebbe concesso la tregua ma semplicemente avrebbe continuato a colpire l’Iran.
Viceversa però anche l’Iran se avesse avuto abbondanza di missili, soprattutto di quelli più moderni, veloci e potenti, difficilmente avrebbe accettato a sua volta la tregua.
La mia conclusione è che Israele stesse colpendo più duramente ma che l’Iran avesse una maggiore capacità di assorbire i colpi: sebbene meno forti i colpi di Teheran rischiavano di mettere al tappeto Tel Aviv.
Insomma direi che il conflitto era pari ma con entrambi i paesi che stavano subendo molti più danni del previsto. Ai punti forse era addirittura in vantaggio l’Iran ma Israele aveva comunque la minaccia nucleare sempre presente quindi…

…quindi la tregua sta bene a entrambi i paesi ma forse per Israele era necessaria mentre per l’Iran era forse più utile: la tregua darà infatti la possibilità all’Iran di riorganizzarsi magari con una cooperazione militare con la Russia. Ovviamente anche Israele riceverà nuovi armamenti da parte degli USA ma ormai sappiamo che l’Occidente tutto, grazie all’inutile e stupida guerra in Ucraina, è a corto di armi e munizioni e rimane quindi poco da spedire in aiuto.
Insomma la tregua rafforzerà molto più l’Iran che Israele.

Quanto potrà reggere questa tregua?
Difficile prevederlo…
Io credo che all’Iran la tregua sia più utile che a Israele e quindi non credo che la violerà senza motivo. Invece Israele, soprattutto considerando le difficoltà politiche e legali di Netanyahu, potrebbe essere tentata di romperla per sfruttare vantaggi tattici a brevissimo termine e magari, dopo un’adeguata pressione lobbistica, coinvolgere più direttamente gli USA.

È chiaro infatti che, al di là delle dichiarazioni bellicose e talvolta strafottenti di Trump (*1), gli USA hanno fatto il minimo possibile e contro voglia nel loro attacco all’Iran.
A Trombetta sta venendo attribuita tutta la colpa per una gestione ridicola e cialtronesca della crisi e, in effetti, ha la sua parte di responsabilità (a partire dal non aver licenziato chi gli scrive i commenti da bullo pubblicati a suo nome su TrueSocial (*1)). Per giudicarlo oggettivamente però si dovrebbe sapere esattamente quanto sia forte la lobbi pro-Israele legata ai neo conservatori/neo liberali o neoXXX come li chiamo io…

Certo fa paura pensare che anche il presidente degli Usa sia così influenzato da forze fuori dal controllo democratico e che, evidentemente, hanno a cuore altri interessi molto diversi da quelli della popolazione statunitense.

Alla fine Trump ha combinato una frittata ma, fortunatamente, non è immangiabile: certo non è salata (*2) ma poteva andare molto molto peggio.
Sicuramente gli USA e Trump ne escono indeboliti perdendo, dopo la presidenza Biden, ulteriore credibilità e prestigio. Anche presso i suoi elettori non credo che l’operazione abbia aumentato la loro approvazione dell’operato del presidente…

Vedremo già nelle prossime ore se la tregua reggerà…

Nota (*1): ma chi gli scrive i commenti su TrueSocial? Un ragazzino delle medie non troppo maturo per la sua età?
Nota (*2): è sciocca quindi!

Bombe sugli impianti nucleari

Premetto che stamani sono particolarmente stordito perché ho dormito malissimo seguendo le ultime notizie oltre a tutti gli altri inconvenienti di cui soffro qui in città.

Allora gli USA, come previsto, hanno bombardato stanotte i siti nucleari iraniani e, al momento (ore 10:00 di domenica) si attende ancora l’eventuale risposta iraniana. Nessun commento ancora, almeno di cui io sia a conoscenza, da Cina e Russia.
Io credo che prima che succeda qualcosa l’Iran vorrà verificare i danni subiti, soprattutto a Fordow l’impianto sotto la montagna: non è infatti assolutamente sicuro che sia stato distrutto come invece annunciato da Trump.
Colpisce poi il “…e ora facciamo la pace…” con cui Trombetta conclude il suo comunicato su TrueSocial: la frase di per sé è stupida ma la si può anche leggere come un “se non ci attaccate noi abbiamo fatto”. E per adesso l’Iran non ha attaccato gli USA prendendo tempo: frasi minacciose ma poi i missili hanno colpito solo Israele.
E oggi il ministro degli esteri iraniano vola in Russia dove avrà un incontro con Putin…

Secondo l’AIEA non ci sono fuoriuscite di radioattività dalle centrali colpite: in alcune il materiale radioattivo potrebbe essere stato trasferito altrove però la notizia è anche compatibile con danni NON catastrofici. Di sicuro ne sapremo di più nei prossimi giorni.
A proposito di radiazioni forse vale la pena ricordare che bombardare una centrale nucleare è un crimine di guerra soprattutto se mette in pericolo la popolazione civile: ovvio che sia gli USA che Israele non si preoccupano di questi “dettagli” insignificanti.

Si moltiplicano le voci che (come avevo già scritto giorni fa) sospettano che Trump sia ricattato: nelle ultime 12 ore ho sentito formulare questa ipotesi da ben due fonti diverse. Ovviamente è solo un sospetto che però spiegherebbe bene il cambiamento netto di politica sull’Iran di Trump.

La Gabbard ha goffamente smentito la sua dichiarazione del marzo 2025 secondo cui l’Iran non aveva intenzioni di procurarsi l’arma nucleare: letteralmente lei diceva solo che l’Iran non l’aveva al momento ma dal contesto risulta abbastanza evidente che non aveva neppure intenzione di ottenerla.

La UE, la stupida schiavetta degli USA, si è subito riallineata col proprio padrone: nelle trattative di Ginevra con l’Iran sono state infatti riproposte le stesse condizioni di resa incondizionata per Teheran.

La censura dei video che mostrano i danni subiti da Israele ha avuto successo nel far credere all’opinione pubblica più superficiale e meno attento che il paese non subisse danni o quasi: mentre io tuttora mi sforzo di farmi un’opinione oggettiva della situazione basandomi su notizie di propaganda contraddittoria, per molte “anime semplici” invece il non vedere video di esplosioni e contraerea in azione significa che non ci sono state né esplosioni né uso di contraerea…

Che poi adesso Israele dovrà un po’ correggere questa politica nel caso che l’Iran non attacchi direttamente le forze USA ma continui a martellare Israele.
Come già scritto in passato infatti il vero obiettivo di questa guerra non erano le centrali nucleari (sia Israele che gli USA sapevano che l’Iran non aveva intenzione di procurarsi l’arma nucleare) ma il cambiamento di regime a Teheran: e questo, indipendentemente dai danni effettivi subiti dai diversi impianti nucleari colpiti, non sembra in procinto di avvenire.
Si torna quindi alla situazione in cui Iran e Israele si scambiano colpi a distanza e che, come detto, favorisce di gran lunga l’Iran nel medio lungo termine.
Chiaro che, se questa è la situazione, la prossima mossa di Netanyahu sarà andare a piagnucolare da Trump chiedendo altri bombardamenti ma per far questo dovrà giustificare (essenzialmente all’opinione pubblica americana) la richiesto mostrando come gli iraniani stiano danneggiando Israele.
Ecco quindi la contraddizione (che io avevo evidenziato da subito) ma che rischia di divenire palese: da una parte Israele vuole presentare un’immagine di successo militare praticamente completo ma da un’altra, per chiedere ulteriore aiuto agli USA, dovrà ammettere di star subendo danni insostenibili. Vabbè i nostri media bugiardi sono abituati a contorsionismi di questo tipo: troveranno di sicuro il modo di sciogliere l’aporia in qualche maniera più o meno assurda.

Comunque secondo me una possibile via d’uscita da questa crisi sarebbe effettivamente un cambio di regime: ma non in Iran bensì in Israele!
Netanyahu non è amato in patria e, anzi, sta cercando di salvare la propria carriera politica (e forse anche la sua libertà) creando emergenze che distolgano l’opinione pubblica israeliana dai suoi presunti misfatti. Per adesso ha vinto le scommesse in Libano e Siria (su Gaza non mi pare) ma se questa con l’Iran va male, ovvero se Israele continua a essere duramente colpito, allora l’opposizione interna nel paese potrebbe trovare la maniera di rimuoverlo.
Ecco allora che un nuovo primo ministro dalla “fedina” morale pulita (per quanto possibile a un politico!) potrebbe trattare la pace con l’Iran.

Riepilogo:
In base ai danni effettivamente subiti a Fordow, magari anche ai colloqui con Putin, vedremo quale sarà la risposta dell’Iran all’aggressione statunitense.
A me pare che la strategia più promettente sarebbe quella di NON attaccare le forze USA nella regione ma continuare gli scontri a distanza solo con Israele.
Questo forzerebbe quindi Netanyahu ad ammettere i danni subiti e, forse, ne accelererebbe la sostituzione con, come detto, possibilità di pace.
Facendo un passo ulteriore vi è però un pericolo: Netanyahu è disposto a tutto per salvare se stesso e quindi, invece di limitarsi ad aspettare la propria sconfitta che si potrebbe concludere con un umiliante arresto, potrebbe provare l’azzardo di gettare nuova benzina sul fuoco.
A parte quindi qualche “falsa bandiera” per provare a coinvolgere maggiormente gli USA, una possibilità potrebbe essere quella di lanciare un missile nucleare sulla centrale di Fordow sperando in una reazione dell’Iran che coinvolga decisamente gli USA. Ovvi i pericoli di un escalation di questo tipo…

Minaccia tempesta

Solito “aggiornamento” sulla guerra fra Israele e Iran e, presto, USA.
Come al solito osservazioni/notizie/deduzioni e previsioni alla rinfusa.

Premesso che è difficile capire come vanno le cose sul campo militare, ovvero quanto male si stanno facendo le varie parti, mi sono convinto che Israele ha subito molto più di quanto non sembri seguendo i media tradizionali occidentali. Poi, a livello di assassini mirati, di sicuro Israele ha fatto più male ma è anche vero che sta subendo colpi anch’esso. Ma Israele è territorialmente molto più piccolo dell’Iran e i bersagli sono proporzionalmente meno.
Questo mi porta a concludere che, scorte di missili iraniani permettendo, la guerra diverrà insostenibile prima per Israele che per l’Iran.

Più o meno a questa mia stessa conclusione deve anche essere giunta l’amministrazione Trump: Israele ha bisogno di aiuto immediato e gli USA, fortemente influenzati dalle lobbi guerrafondaie, non possono astenersi dall’intervenire anche se questo va completamente contro i suoi interessi (non solo nel breve ma anche nel lungo termine) e le promesse di Trump in campagna elettorale.

Ora gli “esperti” si aspettano l’intervento americano proprio in questo fine settimana: l’intervento dovrebbe consistere nel lancio di bombe pesanti contro l’impianto atomico sotterraneo iraniano. Se queste non bastassero, come è possibile, non si esclude l’uso di armi nucleari tattiche. Sui pericoli che potrebbe comportare il ricorrere all’arma atomica ho già scritto: in breve potrebbe essere un passo verso la terza guerra mondiale che, se l’umanità dovesse sopravvivere, sarà chiamata “guerra nucleare” ma nel caso credo più probabile una distruzione totale: del resto se non c’è abbastanza intelligenza per evitarla è molto probabile che non la si sappia neppure contenere.

Ricordiamoci però qual è il VERO obiettivo della guerra: il cambio di regime in Iran, la sostituzione del governo teocratico e nazionalistico attuale con uno filo-occidentale e globalista. Non dispiacerebbe poi una “soluzione siriana”, ovvero una frammentazione dell’Iran in tanti staterelli deboli e facilmente manipolabili.
La spiegazione geopolitica è che così si colpirebbe indirettamente la Cina togliendole un’importante fonte di petrolio (non so se la maggiore ma quasi).

Il rischio per gli USA, al di là della guerra atomica, è di non raggiungere il proprio scopo e di rimanere infognati in una guerra dove hanno tutto da rimetterci e pochissimo da guadagnarci. E più il tempo passa e maggiori saranno gli aiuti russi e soprattutto cinesi di cui gli iraniani potranno servirsi per difendersi.

Cosa farà Teheran se (quando) gli USA attaccheranno?
1. attacco alle basi USA nella regione con loro distruzione visto che non hanno modo di essere protette.
2. blocco dello stretto di Hormuz e magari attacco ai campi petroliferi degli stati vicini.
3. attacco alle portaerei statunitensi (?): non so però se questo è fattibile dato che queste si possono muovere.

Poi bisognerebbe sapere cosa si è detto, e che non è stato reso pubblico, fra Washington Mosca e Pechino. Per esempio Pechino potrebbe approfittare dell’occasione per prendersi Taiwan visto che gli USA non hanno nemmeno la capacità di fingere di difenderla. Potrebbe essere una minaccia bella forte. Putin invece potrebbe dire “se voi usate le tattiche nucleari in Iran allora noi le useremo in Kiev”. E anche questa minaccia è molto credibile.

La logica, la razionalità cioè, dovrebbe convincere gli USA che non è il caso di intervenire in Iran ma, come detto, questa decisione di Trump va al di là della ragione.
Un commentatore ha ipotizzato che Trump sia stato “intimidito”, cioè minacciato, da Israele: è una possibilità ma, secondo me, Trump non è il tipo da farsi intimidire e rimango quindi più dell’idea che sia ricattato (vedi l’ipotesi Musk/Epstein di cui scrissi in un articolo precedente) e che, col suo innegabile narcisismo, tema più per la sua immagine che per la sua persona.

Tulsi Gabbard poi, a capo dei servizi segreti, sembra essere stata messa da parte per le questioni riguardanti l’Iran. Ma lei non pare abbia intenzione di dimettersi: secondo me fa bene, se si dimette perderebbe visibilità così invece resta significativa e tutti sanno che ha preso le distanze dal presidente se, come probabile, l’intervento in Iran si trasformerà in un disastro.

E Zelensky, il Goblin Verde?
Rischia grosso: come detto sospetto fortemente che se gli USA useranno armi nucleari in Iran allora Putin farà lo stesso in Ucraina…
Di positivo c’è che la guerra (in Ucraina) finirebbe rapidamente e che si scoprirebbe dove scapperà il Goblin Verde con i milioncini guadagnati col sangue dei suoi concittadini.
Comunque, anche in caso che la situazione in Iran non degeneri, è ovvio che Kiev è messa sempre peggio: già di armi e munizioni ce ne erano poche e ora tutto il disponibile andrà a Israele…

Non ho pensato a cosa potrebbe succedere se l’atomica l’usasse Israele: ma ormai è una questione irrilevante dato che l’intervento statunitense appare inevitabile…

Suppongo che quella di stanotte sarà una lunga nottata con i media USA che ci racconteranno della potenza dell’attacco americano e delle tonnellate di bombe sganciate in lungo e in largo… e in attesa delle possibili “complicazioni” internazionali…

Che farà Trump?

Ieri sono stato tutto il giorno fuori casa e quando a sera sono rientrato non ho avuto voglia di scrivere niente.

Come al solito mi limito a considerazioni sparse e in ordine casuale.

Cosa fa Trombetta? Ha fatto sapere tramite il proprio portavoce che deciderà entro due settimane se portare gli USA in guerra contro l’Iran o no. Il Washington Post e il New York Times (mi pare!) invece avevano scritto che avrebbe deciso nel giro di 24 ore. Io sapendo ormai a chi rispondono tali quotidiani non avevo neppure dato risalto alla notizia: e infatti proprio Trump ha detto, pure piuttosto irritato, che tali media non hanno minimamente idea di cosa lui abbia in mente.

La base repubblicana è sempre più contraria all’intervento statunitense e in un paese democratico (a differenze che in Europa) ciò ha un suo peso: assolutamente non decisivo ma comunque importante. Anzi credo che sia il vero motivo dell’esitazione di Trump.

L’Iran, dato ormai per inerme due giorni fa, ha reagito con forza ieri: i missili lanciati non erano molti ma più moderni.

Ieri poi sono stato tutto il giorno senza Internet e quindi mi sono visto un po’ di telegiornali RAI e Sky: difficile dire quale mi sia piaciuto meno, forse quello di Sky, ma è un po’ un confronto fra straccio e cencio…
Come del resto mi aspettavo la loro prospettiva degli eventi (e che proponevano quindi agli spettatori) era tutta pro-Israele: accentuazione di certe notizie e silenzio totale o quasi su altre. Poi fatti riportati male talvolta in maniera fuorviante ma spesso anche errata (ovvero erano vere e proprie bugie spacciate per verità) (*1). Insomma dopo i primi servizi del mattino l’attacco iraniano è stato trasformato nel solo danneggiamento di un ospedale…

A questo riguardo continuo ad avere difficoltà a capire come va la guerra perché al momento sto seguendo sia la propaganda pro-Israele che la propaganda pro-Iran ed è difficile mediare fra due narrazioni così contrapposte.
I commentatori di cui invece mi fido vanno, giustamente, con i piedi di piombo e sostanzialmente riassumono il conflitto come ho fatto io: attacco iniziale di Israele di gran successo (informatico per disabilitare contraerea e di conseguenza subito dopo militare) ma con l’Iran che si è ripreso molto più velocemente del previsto. Sia Iran che Israele con pochi missili. Fattore tempo a favore dell’Iran, segnali di coinvolgimento sia di Russia che Cina che Pakistan (soprattutto per la disponibilità a fornire testate nucleari all’Iran se questo venisse attaccato con armi nucleari).

A proposito di coinvolgimento, secondo una fonte relativamente affidabile, sarebbero stati proprio i russi ad aiutare l’Iran ha risistemare da un punto di vista informatico le proprie difese in un tempo di circa 10 ore comunque molto più breve del paio di giorni probabilmente previsto da Israele.

Ah! questo è importante!
Qual è lo scopo della guerra dal punto di vista israeliano?
Ufficialmente è quello di evitare che l’Iran sviluppi l’arma atomica ma, ancora a marzo 2025, la Gabbard (a capo dei servizi segreti statunitensi) diceva apertamente che non risultava che l’Iran stesse cercando di ottenere tale arma.
Contemporaneamente circolano in Rete i video dove Netanyahu spiega che l’Iran è a pochi mesi/settimane dall’ottenere l’arma nucleare: il primo è del 1996 mi pare ma poi ce ne sono molti altri per tutto il corso del nuovo millennio!
Insomma quello dell’impedire che Teheran acquisisca l’atomica è solo una scusa: per eliminazione non rimane altro di sensato che il cambiamento di regime: ovvero rimuovere l’attuale teocrazia e sostituirla con una democrazia filo-occidentale.
Questo darebbe all’occidente il controllo del petrolio iraniano che è un’importante risorsa venduta proprio alla Cina, il vero rivale degli USA.
E poi, diciamolo, le democrazie in medio oriente sono corrotte e corruttibili e questo è un vantaggio anche per Israele che ha così più libertà d’azione (vedo il genocidio dei palestinesi).

Paradossalmente se il regime iraniano dovesse sopravvivere alla guerra allora diventerebbe in effetti più probabile che cercasse effettivamente di ottenere l’arma nucleare: evidentemente l’unico deterrente in grado di evitare di essere attaccati arbitrariamente da Israele &C.
Sarebbe la fine del mondo? Non credo: la Corea del Nord ha l’atomica ma non ha scatenato guerre e, contemporaneamente, nessuno pensa ad attaccarla direttamente.
Certo il Medio Oriente è più instabile che l’Asia orientale soprattutto “grazie” a Israele e all’ingiustizia che impone, col supporto statunitense, a tutti i paesi vicini e alla popolazione palestinese…
No, io credo che complessivamente il Medio Oriente diverrebbe più pacifico e che, forse, si arriverebbe veramente a una soluzione accettabile del problema palestinese e della coesistenza con Israele.

Ah! poi ci sarebbe il problema della “false flag” ovvero, in questo caso di un attacco agli Usa (per esempio a una delle tante basi sparse in Medio Oriente) erroneamente attribuito all’Iran, in maniera da giustificare un attacco americano a Teheran.
In genere la “falsa bandiera” serve a giustificarsi presso l’opinione pubblica perché è chiaro che i servizi segreti riescano a identificare la provenienza, per esempio, di un missile o il suo tipo e a comunicarlo al potere politico: in altre parole avremo la falsa bandiera non per convincere Trump ad attaccare ma se Trump avrà deciso di attaccare: in questo caso avrà infatti bisogno di una scusa più o meno credibile per giustificarsi di fronte alla propria base elettorale a cui aveva promesso di evitare nuovi conflitti.

Sintesi: come detto dal giorno 1 con i missili soltanto non si vincono le guerre soprattutto poi se le parti belligeranti sono rifornite e aiutate dall’esterno con nuovi armamenti. Quindi né l’Iran né Israele sembrano in grado di prevalere militarmente l’uno sull’altro. Entrambe le parti probabilmente puntano a un cambio di regime: riguardo la volontà di Israele/Usa ho già scritto ma anche la caduta del governo Netanyahu (e qualche promessa) potrebbe essere un obiettivo sufficiente all’Iran per proclamare la propria vittoria.
Molto poi è in ballo con l’eventuale coinvolgimento diretto statunitense soprattutto perché potrebbe provocare reazioni da Russia e/o Cina e/o Pakistan con effetti a catena difficilmente prevedibili.
Poi l’Iran si sta ancora riservando la minaccia di non bloccare il flusso di petrolio dal Golfo Persico (a proposito: affondare qualche petroliera potrebbe essere un’altra falsa bandiera) che avrebbe esiti disastrosi soprattutto per la già sofferente economia europea che, guidata da incapaci, ha già rinunciato all’energia a basso costo russa.
Il tempo poi gioca a favore dell’Iran: questo anche perché l’Occidente non ha poi tante armi di riserva con cui rifornire Israele mentre da questo punto di vista la capacità cinese è enorme: certo che per utilizzare in maniera significativa un aiuto militare occorre tempo, almeno per andare a regime ma anche di questo ho già scritto. In altre parole col passaggio del tempo l’Iran andrà a rafforzarsi mentre Israele no.

Nota (*1): Mi ha colpito un servizio dove era mostrato Putin che diceva una cosa (ovvero che egli non avrebbe problemi a trattare con Zelensky ma che però, da un punto di vista legale, il valore della sua firma su eventuali trattati sarebbe discutibile dato che per la costituzione ucraina un presidente non può rimanere al potere oltre il suo mandato di 5 anni neppure in caso di guerra) e che veniva riassunta, non so bene con quale logica, con “Putin disposto a incontrare Zelensky solo per finalizzare la trattativa”: e questo nello stesso servizio, cioè ti facevano sentire Putin e poi riassumevano malamente ciò che aveva detto!
Forse in Italia non c’è solo analfabetismo funzionale ma anche “incapacità di comprensione funzionale” (ovvero imbecillismo)! Evidentemente, come avevo del resto già intuito confrontando gli spettatori di “Sport Italia” e gli ascoltatori di “Radio Sportiva”, chi segue la televisione ha un livello culturale particolarmente basso.