Fino a quando Israele non riuscirà a infrangerla… e prima è meglio è!
Il fatto è che questa guerra è stata voluta da Israele (*1) e in particolare da Netanyahu: come ho spiegato altrove forse Trump è stato perfino ricattato, di sicuro raggirato, per convincerlo a bombardare l’Iran. L’obiettivo era un cambiamento di regime (che al momento non c’è stato) e, preferibilmente, la frammentazione dell’Iran che avrebbe permesso di controllarne facilmente le risorse energetiche.
Inizialmente Trump cantava vittoria ogni giorno ma, lentamente, si è reso conto che la vittoria non era rapida, che l’Iran era in grado di rispondere e di colpire le basi USA della regione, che lo stretto di Hormuz (con tutto ciò che comporta per il costo dell’energia) è controllato/bloccato da Teheran, che le navi statunitense devono stare ben lontane dalle coste dell’Iran perché altrimenti verrebbero attaccate da droni, che le munizioni antimissile scarseggiano, che i missili iraniani colpiscono molto più facilmente del previsto, che solo bombardando non si sconfigge uno stato determinato a resistere (vedi Ucraina), che per invadere l’Iran è necessario un esercito di terra dell’ordine del milioni di uomini…
Insomma potrei proseguire ma il succo è che, sebbene lentamente, Trump ha compreso molte cose e, principalmente, che sconfiggere militarmente l’Iran è tutt’altro che facile e che, comunque, le conseguenze economiche sarebbero terribili per l’Occidente e per il resto del mondo.
Fino a oggi l’Iran non sembrava intenzionato a trattare con gli USA ma ovviamente, non potendo neppure vincere, prima o poi avrebbe dovuto sedersi al tavolo delle trattative. Chiaramente Teheran voleva avere il coltello dalla parte del manico e imporre, almeno come base di partenza, le proprie condizioni. Decisiva sembra essere stato l’intervento dell’alleato cinese, con la mediazione del Pakistan, che inizia a risentire del problema di approvvigionamento di petrolio dalla regione (come anche il Pakistan stesso, l’India e, in pratica, tutto il resto del mondo).
Alla fine Trump da “buon” giocatore di poker, ha tentato un ultimo bluff promettendo tuoni e fulmini (in pratica l’uso dell’arma nucleare) per piegare Teheran, ma poi ha accettato una tregua di due settimane con una trattativa basata sulle 10 condizioni poste dall’Iran.
Ovviamente già non c’è più la certezza su quali siano esattamente questi dieci punti: Teheran fornisce un elenco e la stampa occidentale ne dà un altro. Inoltre Trump sembra stia facendo più di un passo indietro su condizioni che sembrerebbero imprescindibili per Teheran…
Comunque alla fine un accordo sarebbe possibile dato che Trump ha capito di non poter vincere e, anzi, rischia di perdere politicamente e anche l’Iran sa che non può vincere e che quindi, prima o poi, dovrà comunque accordarsi per la pace.
Il problema è Israele: non vuole la pace né si preoccupa della crisi economica mondiale che rischia di scatenare (tanto, male che vada, Washington aumenterà le sovvenzioni).
Già adesso Israele continua a bombardare il Libano: anche qui, come a Gaza, l’obiettivo se non è un genocidio è quello comunque di scacciare la popolazione locale per impadronirsi e colonizzarne i relativi territori.
Come farà saltare l’accordo Israele? Bo… può di nuovo ricattare/fare pressioni su Trump, può continuare ad attaccare il Libano, magari con provocazioni come stragi di civili (vabbè queste già le fa… ma magari potrebbe farle ancora più eclatanti) o distruzione di moschee, magari semplicemente attaccando direttamente l’Iran e provocandone la risposta militare…
Di sicuro Netanyahu tenterà di tutto per far saltare la tregua: il tempo che impiegherà per riuscirci sarà un interessante indicatore del suo livello di controllo, o almeno di influenza, su Trump.
Anzi, sarei sorpreso se non riuscisse a far saltare la tregua molto rapidamente, già nei prossimi giorni od ore…
Insomma vediamo quanto Trump riuscirà a fare gli interessi degli USA (e del resto del mondo) invece che quelli di Israele e capiremo quanto è libero di agire.
Nota (*1): per completezza mi pare giusto segnalare la teoria di Berletic secondo cui non è Israele a controllare gli USA ma il contrario: sarebbero gli USA a sfruttare Israele per controllare la regione facendo ricadere sullo stato ebraico tutte le colpe e il risentimento internazionale. La prova più “forte” di questa teoria è un documento pubblicato già una decina di anni fa da un “Think Tank” in cui già si prefigurava tutta la strategia geopolitica per il Medio Oriente come si è poi realizzata e che specifica, appunto, che Israele è una pedina di Washington.
La mia principale obiezione è che se Israele fosse controllato dagli USA allora che senso avrebbero tutte le influenti lobbi israeliane sulla politica statunitense? Semplicemente il “think tank” avrà scritto che Israele è la pedina nella regione degli USA per rendere il documento accettabile alla popolazione statunitense: tutto qui. Non una grande verità ma solo una piccola bugia.
Aggiornamento: apparentemente mentre scrivevo questo pezzo la tregua sembra già essere saltata: ancora non ne ho la conferma dalle “mie” fonti fidate ma comunque, per i motivi che ho scritto, non mi stupirei se la notizia fosse vera. Ovviamente “grazie” a Israele…
Ma aspettiamo per averne conferma: hai visto mai che l’Iran decida di costringere a osare ancora di più…