Cicciobello ungherese

Non ho sentito cosa ha da dire il nuovo primo ministro ungherese eletto al posto di Orban: aspetto che le mie fonti me ne forniscano una sintesi.

Ho però visto qualche foto e ho riconosciuto il “modello”: il prodotto costruito a tavolino per piacere alla popolazione. Giovane e bello che i media però avranno spacciato anche per super preparato e qualificato. L’idea è che piace alle donne ma anche gli uomini, comunque, lo giudicano più facilmente competente se è di bell’aspetto. In realtà la sua unica qualifica sarà quella di saper farsi bello agli occhi della popolazione e di obbedire puntualmente agli ordini di Bruxelles.

Sì, ho anche letto il titolo di un articolo in cui fa la voce grossa contro la Von Der Leyen: niente di che, è solo per mantenere l’apparenza di indipendenza e non scontentare una parte della popolazione che dà per scontato che l’Ungheria faccia il proprio interesse e non quello della UE. Ma vedrete che, nelle decisioni importanti, si schiererà senza incertezze (se non a parole) dalla parte di Bruxelles.

Poi, se si brucerà rapidamente con scelte tanto europeiste quanto scellerate, verrà “ritirato” dai suoi produttori e sostituito: stavolta magari da una politica, giovane e bella, spacciata anch’essa dai media per preparatissima e competentissima. L’idea sarà quella che piacerà agli uomini ma anche la donna la voteranno in quanto “è tempo che una donna guidi il paese”.

Meccanismi già visti altrove e che hanno un insospettabile successo dato che i media sono estremamente efficaci nell’esaltare le immagini senza però far “toccare con mano” la loro impalpabile nullità…

Wilde e Sopolsky

Oscar Wilde diceva che se si riesce a resistere alle tentazioni è solo perché queste non sono abbastanza forti.

Wilde scherzava ma ovviamente non basta considerare la volontà individuale ma anche l’intensità dell’impulso: come direbbe Sapolsky la lotta è fra la corteccia frontale e il sistema limbico del cervello.

Qualcosa di analogo mi sembra si possa dire dell’influenza dei media e dell’intelligenza dell’opinione pubblica: non possono essere considerate separatamente ma in contrapposizione fra loro.

Poi, più che di intelligenza, sarebbe corretto parlare di infodinamica [E 3.10] ovvero di conoscenza applicabile e utile alle proprie scelte.

L’intelligenza di per sé dovrebbe solo servire a capire che quanto raccontano i media, in senso lato (compresi quindi, per esempio, le reti sociali, YouTube e altri siti Internet), è disinformazione e, più precisamente, il tentativo di manipolare in specifiche direzioni l’opinione pubblica.

Se l’intelligenza è sufficiente si va alla ricerca di altre fonti di informazioni non tradizionali (operazioni comunque non facile vista la difficoltà di trovare fonti affidabili) che, effettivamente, possono aumentare l’infodinamica della popolazione.

La guerra in Ucraina, dove la popolazione continua imperterrita a combattere una guerra inutile, da cui non ha niente da guadagnare e tutto da rimetterci, una guerra voluta dall’Occidente e combattuta col sangue della popolazione locale, già da sola dimostra quanto sia divenuta grande la forza dei media. Per qualche anno è stato coltivato l’odio contro la Russia e i russi e questo sembra ancora bastare e avanzare per mandare gli uomini a farsi massacrare al fronte.

Chiaro che in Ucraina non vi è solo una propaganda fortissima ma vi devono anche essere dei servizi segreti/reparti di polizia che da tempo devono scovare con grande abilità il dissenso ed estirparlo prima che si diffonda e diventi maggioritario.

È chiaro però che le nuove tecnologie, sia di comunicazione che di controllo, evidentemente rafforzano in maniera abnorme la capacità della propaganda dei media di manipolare la popolazione.

Partendo da questo dato era ovvio che in Ungheria un Orban isolato, con tutti i media contro, con l’UE guerrafondaia contro, con il “filantropo” Soros (e i suoi amici) contro, abbandonato dai presunti “amici” (Trump ma anche altre personalità politiche europee) perdesse le elezioni.

Non importa cosa ha fatto o perché: la sua vera colpa è stata quella di mettersi di traverso alla volontà di Bruxelles che non tollera che uno stato cerchi di rimanere sovrano facendo l’interesse della propria popolazione.

Da quello che ho saputo la sconfitta è stata schiacciante: questo significa solo che l’infodinamica della popolazione ungherese era bassissima.

Questo spiega anche il comportamento della Meloni che, obtorto collo, si piega ai ricatti di Bruxelles: sa benissimo che se l’UE le scatena contro i media, gli taglia i fondi e le mette di continuo il bastone fra le ruote (come del resto sta in parte già facendo) ecco che gli italiani la rimanderebbero subito a casa…

Signori, siamo in una dittatura democratica: [E 15.6]

PS: I riferimenti [E X.X] indicano i capitoli della mia Epitome (scaricabile gratuitamente QUI) dove approfondisco il relativo argomento.

La grande truffa

Che succede nel mondo? Difficile dirlo…

I media ci raccontano tutti la stessa versione ma poi vediamo che, almeno spesso, gli eventi si evolvono in maniera diversa da quanto anticipato. E ormai i media non si prendono più neppure la briga di spiegare cosa c’era di sbagliato in quanto avevano detto o quale sia stato l’elemento imprevisto che ha cambiato l’evoluzione dei fatti.
Vabbè, ormai la narrativa dei media non ha più niente a che fare con la realtà e i vari editori si sono resi conto che il loro pubblico, quello che gli è rimasto, è così fesso che non vale la pena ammettere di aver sbagliato in passato perché tanto la memoria degli spettatori e così debole che non si accorgono delle eventuali discrepanze. Anzi il pubblico è facile da gas lighting (che mi piace rendere col neologismo “gasbagliare”) ovvero convincerlo che la realtà non è come la vedono ogni giorno con i propri occhi ma come la raccontano alla tivvù…

Scusate la premessa, forse inutile dato che sono concetti che ripeto un articolo sì e l’altro pure, ma credo sia bene ribadire che cercare di capire la realtà attraverso la narrazione dei media è tempo perso. Anzi, probabilmente non solo descrivano i fatti in maniera inesatta ma volutamente fuorviante (*1).

Quindi a chi si vuole informare, in mancanza di fonti attendibili, suggerisco di pensare con la propria testa sui pochi fatti concreti e certi di cui viene a conoscenza.

Allora il vertice a Budapest è saltato e di nuovo Trump appare ostile alla Russia.
La mia teoria già la conoscete: Trump e Putin sono segretamente d’accordo per far fallire la UE e i principali governi che la sostengono e che sono, sostanzialmente, ostili a entrambi i presidenti. Inoltre Trump non potrebbe riappacificarsi apertamente con la Russia a causa della forte opposizione interna, trasversale al partito repubblicano e democratico, che sostiene invece la guerra e, soprattutto i vari interessi a essa annessi.
Il punto più debole di questa mia ipotesi è che Trump sta facendo la figura del mezzo scemo e del completo inaffidabile: e a nessun politico, soprattutto se chiaramente narcisistico come lui, piace fare brutte figure.
Ma Trump sta facendo davvero questa brutta figura?
Secondo me dobbiamo distinguere fra USA e resto del mondo.
Negli USA seguono con scarso interesse la politica estera e quel che conta è la politica interna: da questo punto di vista mi pare che il sostegno a Trump, soprattutto grazie alla lotta all’immigrazione illegale, sia alto (sebbene invece la mancata trasparenza sul caso Epstein l’abbia danneggiato sensibilmente).
In Europa e nel resto del mondo invece si guarda maggiormente alla sua politica estera ed è qui che appare ondivago e inaffidabile. Soprattutto i media europei, che non perdono occasione di istigare l’ostilità contro la Russia non perdono l’occasione per esaltare e amplificare ogni parola di Trump vagamente aggressiva verso Mosca. Quando poi i fatti vanno in direzione opposta ecco che i media giustificano il tutto non spiegando che probabilmente avevano frainteso Trump ma che è questo che cambia idea in base al piede con cui si alza al mattino… Questo perché i governi europei, come spiegato, sono sostanzialmente ostili a Trump e quindi sono ben felici di farlo passare per cretino.

Riassumendo quindi la mia teoria mi pare ancora credibile: da una parte a Trump interessa il giusto di ciò che si dice o crede di lui all’estero se non va a influenzare il sostegno della propria base politica statunitense. In particolare i media USA non riescono a farlo passare per un completo cretino come appare invece in Europa.
L’altro fattore decisivo sono invece i fatti: al di là delle varie minacce, che come detto sono amplificate all’eccesso dai nostri media, ancora di concretamente ostile verso la Russia Trump non ha fatto niente.

L’idea di fondo sarebbe, come ripetuto in altri articoli, quella di convincere gli stati europei a farsi coinvolgere militarmente in Ucraina: senza l’aiuto di Washington (che secondo la mia teoria sarebbe forse promesso ma poi nei fatti completamente assente) il tutto si tradurrebbe in un disastro militare e porterebbe alla caduta dei vari governi guerrafondai alla guida della UE.

“Fermo lì!” mi potreste obiettare “in altri pezzi e nella tua Epitome sostieni che a guidare le decisioni politiche della UE vi sono dei parapoteri economici o una loro associazione: perché questi parapoteri economici dovrebbero volere la guerra/sanzioni che stanno evidentemente danneggiando l’economia europea? Oramai questi parapoteri, che fessi non sono, avranno di sicuro capito che la guerra fra Ucraina e Russia è una causa persa! Perché quindi spingerebbero i vari politici che controllano a insistere con essa se è contro ai loro interessi?”

Fermo restando che i politici al momento al comando nei principali stati europei (Germania, Francia e Regno Unito) sono dei prodotti: creati per piacere al pubblico degli elettori, promossi dai media ma senza alcun spessore politico e completamente fedeli non ai propri elettori ma a coloro che hanno permesso la loro elezione. La questione dell’intelligenza e della capacità di discernimento di queste figure politiche neppure si pone: ciò che conta e li distingue è solo la loro cieca obbedienza ai propri veri padroni (*2).
Tenendo inoltre presente che i vertici di questi parapoteri economici sopravvalutano di molto le proprie capacità, bene che vada di pochissimo sopra quelle della media della popolazione, ma sono anche accecati da un hybris provocato dalla loro ricchezza e dal proprio effettivo potere (basato sulla manipolazione della democrazia al di fuori delle sue regole).
Ebbene, tenendo conto di questi due elementi, anch’io credo che ormai anche i parapoteri economici si siano resi conto che l’Ucraina, sanzioni o non sanzioni, sia destinata alla sconfitta.
Mi sono però altresì convinto che questo non andrà contro il loro interesse economico, almeno nel breve termine, ma che in qualche modo, con un qualche meccanismo finanziario, riusciranno a trarre un gigantesco beneficio dal fallimento della UE e degli stati che la compongono.
Ricordate come Soros guadagnò quando l’Italia fu costretta a svalutare la lira negli anni ‘90? Ecco mi aspetto qualcosa di questo genere ma enormemente più in grande.
Non seguo l’economia e non ne capisco niente ma sono sicuro che questi parapoteri si sono tutelati non solo per non perdere dalla sconfitta dell’Ucraina ma, addirittura, per guadagnare dal fallimento dell’UE.

Poi, magari, i soliti media che a questi parapoteri obbediscono, ci racconteranno che è giusto e normale che i super ricchi si arricchiscano ancora di più mentre il resto della popolazione si impoverisce notevolmente. Cercheranno di dar a intendere che questi parapoteri sono stati più intelligenti, che hanno colto l’occasione: non ammetteranno che l’hanno provocata fraudolentemente approfittando del proprio controllo sulla politica, che sapevano dall’inizio che la popolazione sarebbe divenuta più povera e loro più ricchi…
Questa sarà la grande truffa.

Nota (*1): almeno per le cose importanti: la cronaca sportiva, le telenovelle politiche nostrane e quella nera (se non coinvolge immigrati) è affidabile. È invece per politica estera, geopolitica, economia, UE che i telegiornali seguono una narrativa imposta altrove e sono completamente inattendibili.
Nota (*2): per esempio Macron si distingue da Starmer e Mercz a causa della sua personale ambizione che sfortunatamente (o fortunatamente?) è molto superiore alle sue effettive capacità.

Il comico sudamericano

Sono soddisfatto: ho riconosciuto a prima vista un buffone che, almeno per un paio di anni, è stato osannato dai nostri media.

Il buffone in questione è il presidente dell’Argentina Milei con le sue basette ottocentesche e la ridicola motosega: l’uomo che, da secolare squallore, avrebbe dovuto far risorgere il proprio paese.

Chiaramente non lo giudicai solo dall’aspetto insolito visto che a me perfino i senzatetto possono dare lezioni di stile e moda. I miei sospetti vennero invece proprio dai media occidentali che lo celebravano già prima che fosse riuscito a realizzare qualcosa: e chi controlla i media occidentali? Il grande capitale o, come lo chiamo io, i parapoteri economici.

Questo mi suggeriva che Milei fosse ben visto proprio da tali poteri: così ipotizzai che la sua politica avrebbe favorito ricchi e ricchissimi a discapito dei più poveri e della fascia media, insomma del 95% della popolazione.

L’altro fattore che giocò a suo sfavore nel mio giudizio fu il deciso passo indietro dall’entrare nei BRICs, ovvero nel futuro, dove l’Argentina aveva già un piede dentro. Questo mi fece capire che Milei era totalmente sottomesso agli USA e ciò era perfettamente compatibile con l’alleanza con i parapoteri economici: in altre parole vi vedevo la potenziale idea di vendere il paese, le sue risorse cioè, alle industrie statunitensi e, in misura molto minore, occidentali.

Poi non capendo niente di economia e non sapendo niente di Argentina non seguii minimamente ciò che ha fatto e tentato di fare.

Periodicamente mi arrivava notizia di un suo qualche successo economico o, meglio, in un qualche indicatore economico: ma non vi facevo troppo caso, mi aspettavo qualcosa del genere: è facile aumentare qualche indice facendo contemporaneamente impoverire la gente o, meglio, incrementando la forbice economica fra ricchi e poveri. Non dubito che dai suoi giochini fiscali (per esempio la parità artificiale fra dollaro e pesos) i ricchi e i super ricchi abbiano potuto arricchirsi ancora di più mentre il resto della popolazione abbia perso tutto. Non so, magari il PIL è perfino salito, ma sono sicuro che la distribuzione della ricchezza all’interno del paese è divenuta ancora più squilibrata.

Poi un mesetto fa circa, come dal nulla, è spuntata la notizia: Milei aveva preso una batosta elettorale a Buenos Aires. O come mai? Se questo era il mago dell’economia dipinto dai nostri media come era possibile che la gente normale fosse scontenta di lui?

Per me la risposta era semplice: gli indicatori economici saranno stati anche buoni ma probabilmente aveva reso il popolo argentino più povero.

Infine ieri/oggi una nuova notizia: l’Argentina rischia di fallire e gli USA di Trump le prestano d’urgenza 20 miliardi di dollari (e tanti altri ne aveva già avuti in precedenza). E come sappiamo Trump non regala niente: suppongo quindi che questi soldi saranno stati concessi in cambio di garanzie, ovvero delle risorse dell’Argentina venduta agli USA.

Di sicuro i nostri media si inventeranno qualche spiegazione “economica” per spiegare il fallimento del presidente Milei: non mi stupirei, anzi sono quasi certo che accadrà, se ci spiegheranno che Milei aveva iniziato a fare una “benefica” politica a favore dei parapoteri economici, e infatti inizialmente l’economia andava bene, ma poi si è fermato, non ha fatto abbastanza, ha avuto paura, si è fermato in mezzo al guado ed ecco quindi che tutto è andato a rotoli. I media ci spiegheranno quindi che Milei non ha fatto una politica sufficientemente a favore del grande capitale e che, se l’avesse arricchito un pochino di più, allora ecco che magicamente tutta la nazione ne avrebbe beneficiato: ci sarebbero stati nuovi posti di lavoro e quindi ricchezza per tutti. Insomma la stessa favolina con cui la UE giustifica le sue politiche di tagli alla spesa in Europa.

Poi ci sarebbe da fare anche un discorsetto su Banca Mondiale e FMI ma ve lo risparmio…

Altrevarie

Una breve aggiunta a quanto scritto ieri in Varie ed eventuali.

In serata ho poi ascoltato il parere delle “mie” fonti sulle dichiarazioni di Trump: le “mie” fonti non sono media giornalistici (per quanto di nicchia) ma canali su YouTube che spesso registrano il proprio programma in mattinata il quale diviene disponibile nel pomeriggio/sera: il risultato è che sulla cronaca spesso sono in ritardo di un giorno. Vabbè, solo per spiegare come mai non avevo ancora la loro opinione quando scrissi il precedente pezzo.

Mentre per i media occidentali (beh, la 7 ma presumo che la sua narrazione dei fatti sia tipica di quella dei principali media occidentali) Trump aveva fatto una nuova capriola all’indietro presentandosi di nuovo come fermo avversario di Putin e della Russia, le “mie” fonti hanno letto le sue parole in maniera molto diversa. Un “fate voi con la NATO” che equiparano a un disimpegno diretto degli USA e, magari, a preparare il campo per affibbiare all’Europa la colpa della sconfitta di Kiev. Poi, successivamente, vi è stata anche una votazione per condannare l’attacco russo all’Ucraina e i favorevoli sono stati appena una trentina (meno dei soliti 40-50 di analoghe votazioni precedenti) fra cui NON c’erano gli USA.
C’è da dire poi che i media occidentali hanno almeno altri due motivi per presentare gli eventi come hanno fatto: 1. nella loro narrativa Trump viene raccontato come uno squilibrato mentale e quindi dire che ha fatto l’ennesima capriola conferma e rafforza quanto detto in passato; 2. l’altra narrativa che i media occidentali cercano di sostenere ogni volta che ne hanno la possibilità è la necessita di aumentare la spesa militare: ecco quindi che il Trump che dice “faccia la NATO” viene usata per giustificare più spese europee in NATO (*1).

Come quindi interpretare il tutto?
Hanno ragione i media tradizionali europei o le “mie” fonti?
Secondo me bisogna un po’ mediare fra le due interpretazioni: l’interpretazione dei media è più superficiale ma coglie il tono di Trump aggressivo e polemico nei confronti della Russia; ma anche le “mie” fonti sono corrette non trovando nell’esame approfondito di quanto detto/scritto da Trump alcun accenno a un possibile coinvolgimento diretto degli USA.
Io leggo quindi il tutto come una conferma della mia personale teoria, ovvero che Russia e USA vogliono spingere l’Europa a mandare truppe in Ucraina: al momento opportuno queste verranno rapidamente eliminate dalla Russia e questo dovrebbe portare a un crollo dei principali governi europei nemici sia di Trump che di Putin.

Nota (*1): è notevole, ma anche triste, come ormai sia chiaro il totale disinteresse dei media per la verità (o, meglio, per un tentativo di interpretazione veritiera) ma si vogliano solo sostenere specifiche narrative per, evidentemente, manipolare l’opinione pubblica.

Varie ed eventuali

Scusatemi il titolo del pezzo assolutamente non ispirato ma ogni tanto anche io non ho idee…

Sono da mio padre e quindi mi sta toccando di ascoltare una dose abnorme dei programmi politici e di “informazione” della 7: che poi, suppongo, la 7 non sarà peggio di RAI o Mediaset ma io sento praticamente solo essa. Per mio padre (87 anni e con un principio di demenza) un balsamo di verità, per me una specie di diarrea di disinformazione. A me Mentana non piace ma in confronto a certi suoi colleghi che ho avuto la sfortuna di ascoltare finisce per sembrare quasi bravo.

Già Mentana: circa 40 anni fa mio padre stabilì che Mentana fosse affidabile perché dava una visione delle cose spesso contraria a quella del suo editore Berlusconi. Insomma Mentana bravo perché contrario a Berlusconi senza considerare quanto fosse bravo Berlusconi a tenere un direttore contrario alla sua politica. Vabbè: inutile spiegargli che Mentana, se licenziato da Berlusconi, non sarebbe finito a dormire sotto un ponte ma sarebbe caduto in piedi e che quindi il suo “coraggio” gli era utile e funzionale al prepararsi un CV che avrebbe poi facilmente rivenduto.

Vabbè dovrei ormai essermi abituato alla mancanza di logica delle persone: a come l’odio (anche quello instillato artificialmente e immotivato) possa essere forte e avere la meglio sulla razionalità. Eppure è sconcertante quando accade a mio padre: vabbè, ora pensa al 50% delle sue passate capacità, ma anche quando stava bene…

Altro passo nella comprensione della guerra in Ucraina come spiegare il comportamento dei parapoteri economici, soprattutto di quelli europei, che spingono i politici europei (e Trump ma con molto meno successo) a continuare una guerra persa?

Sicuramente non per ragioni di principio, non perché sia la cosa giusta da fare (argomento che ho sentito ventilare in questi giorni dalla tivvù), non perché vi sia la speranza di vincere. E allora non rimane altra possibilità che questi signori, che manovrano la politica da dietro le quinte, abbiano da guadagnarci  che dal tonfo economico/sociale dell’UE . Un po’ come fece il filantropo Soros quando l’Italia fu costretta a uscire dallo SME e svalutare la lira: ovviamente stavolta il meccanismo economico sarà un altro ma sospetto che mentre il 99,999% degli europei andranno a stare peggio, lor signori troveranno il modo di arricchirsi (e molto) dal fallimento della UE.

Dichiarazioni all’ONU di Trump. Sembra abbia fatto una capriola all’indietro di 180 gradi, vero? Adesso sembra di nuovo pro guerra, anti Russia e anti Putin.

I casi sono due: o Trump è effettivamente di mente labile, incapace di mantenere una qualsiasi linea politica con fermezza ma direi pure una sorta di demenza senile o no (i suoi cambiamenti di direzioni politica sono troppo bruschi per poter essere spiegati in maniera logica) oppure la mia teoria (vedi i pezzi precedenti) è corretta.

Qual è la mia teoria (rimando ai pezzi precedenti per un maggior approfondimento)?

Gli USA e la Russia, quindi Trump d’accordo con Putin, vogliono che gli stati europei a loro (a Putin e a Trump) ostili finiscano a gambe all’aria nel tentativo destinato a fallire di aiutare l’Ucraina con la speranza che, al posto degli attuali governi venduti ai poteri economici, ne arrivino altri più favorevoli agli interessi della popolazione.

Ecco quindi che (a differenza di molte delle “mie” fonti) sospetto che le provocazioni che i media oggi attribuiscano a Mosca siano veramente tali e non mi stupisco che Trump inciti gli stati europei a reagire con la forza fingendo di essere dalla loro parte, ovvero che avranno il sostegno militare degli USA. Trump lo fa apparire implicito con le sue dichiarazioni ma, guarda caso, non lo dice mai apertamente…

E perché Russia e USA vorrebbero un intervento militare diretto e ufficiale dell’Europa? Perché far tornare dall’Ucraina molte bare piene di giovani europei sarebbe la maniera più sicura per mandare a casa gli attuali governi.

Poi, ovviamente, questa è una mia ipotesi “esclusiva”: ancora non la ho sentita altrove. Eppure l’alternativa a questa mia teoria è che, in pratica, Trump sia un debole di mente.

Decida il lettore cosa creda sia più probabile.

Ah, in un prossimo pezzo, lo scrivo adesso per cercare di non dimenticarmelo, voglio buttare giù delle idee sul perché spesso i grandi “capi” si scelgano degli eredi non all’altezza: anzi, o il vuoto o la persona sbagliata.

Charlie Kirk

Non pensavo di scrivere di questo omicidio e di tutte le polemiche a esso associate: il motivo è che scrissi già anni fa le mie riflessioni tuttora perfettamente valide sull’aumento dell’odio.

A un primo livello il problema è che non si affrontano più le discussioni su un piano razionale di corretto o errato ma su uno morale di buono o cattivo.

La differenza sta nell’investimento emotivo e nel rispetto della controparte.

È normale ritenere le proprie opinioni corrette ma questo, in genere, non preclude di raffinarle o correggerle dopo un confronto o semplicemente ulteriori informazioni. Quando invece riteniamo di essere i buoni ci spostiamo in una categoria morale con cui la ragione ha poco a che fare: in questo caso confrontarsi con i “cattivi” diviene inutili e nessuna nuova informazione può cambiare il nostro giudizio.

Parimenti quando rimaniamo nell’ambito del corretto e dell’errato è più facile rispettare chi la pensa diversamente da noi: ha le sue ragioni, magari alcuni suoi argomenti non ci convincono, ma riteniamo normale e accettabile che la pensi in maniera diversa da noi.

Ma se invece partiamo dall’idea che noi siamo i “buoni” allora tutti coloro che la pensano diversamente sono “cattivi” e non vi può essere rispetto per i malvagi ma solo odio.

Ma come mai la discussione su molti temi di grande importanza è passata da corretto/errato a buono/cattivo?

Anche qui la risposta non è semplice ma articolata.

Un primo fattore è la degenerazione del potere che nell’Occidente non fa più l’interesse della popolazione ma quello di svariate lobbi. La conseguenza è che quando deve giustificare le proprie decisioni non potrà usare argomenti razionali perché la loro fallacia diverrebbe facilmente evidente, piuttosto è più facile ricorrere a giustificazioni morali o psicologiche: per esempio “chi la pensa diversamente è razzista/fascista” oppure l’esperto che dice “le cose stanno così perché lo dico io”.

In pratica è quindi la propaganda che quando deve diffondere una narrativa che analizzata razionalmente si rivelerebbe essere contro l’interesse della popolazione che ricorre per prima ad argomenti irrazionali abituando così tutti i propri utenti a fare altrettanto.

Un secondo fattore è la volontà stessa del potere politico di confrontarsi non con argomenti razionali, sui programmi per intenderci, ma gettando fango sui propri avversari: è più facile e probabilmente efficace. Di nuovo vi è però un effetto di imitazione che si propaga dall’alto al basso a tutta la popolazione.

Un terzo fattore è il conformismo della popolazione che quindi è facilmente manipolabile e indirizzabile contro le minoranze che la pensano diversamente. La propaganda poi ha facile gioco a sfruttare il conformismo della popolazione per trasformarlo in odio verso chi la pensa diversamente: lo abbiamo visto durante la pandemia quando governi irresponsabili hanno aizzato la maggioranza della popolazione all’odio verso la minoranza che non si fidava dei vaccini sperimentali, tanto da far emergere il sadismo latente di buona parte della popolazione.

Il quarto fattore sono le reti sociali che con il loro semplice “mi piace” portano a una polarizzazione e quindi estremizzazione delle opinioni e, inoltre, diventano delle vere e proprie camere d’eco in cui chi la pensa in un determinato modo segue ed è esposto solo a opinioni che confermano e rafforzano il suo pensiero.

Ecco rispetto a quanto scrissi anni fa credo che l’importanza delle reti sociali sia maggiore: anche i politici e i giornalisti infatti sono esposti alle reti sociali e al loro condizionamento con la conseguenza che politica e media diventano ancor più estremisti e meno razionali di quanto non sarebbero già normalmente (vedi i punti precedenti).

La soluzione?

Banalmente le reti sociali dovrebbero mettere come possibilità di giudizio non il “mi piace”, che sottintende un giudizio potenzialmente irrazionale, ma il “sono d’accordo” e, soprattutto, il “non sono d’accordo” (quest’ultimo anonimo magari).

In questa maniera la persona che raccoglie con il suo commento estremista 10 “sono d’accordo” (giudizio razionale) e 20 “non sono d’accordo” (giudizio razionale) probabilmente avrà qualche dubbio in più nel rendersi conto che non è che tutti la pensano come lui ma che, anzi, egli rappresenta un’opinione minoritaria.

Il declino dei media tradizionali

Chi guarda la televisione? Chi guarda i telegiornali? Chi legge i quotidiani?

Sarebbe interessante avere delle statistiche aggiornate al riguardo ma la mia sensazione è che il loro pubblico principale sia costituito da anziani: insomma il numero di persone che si affidano a questi media sarebbe inversamente proporzionale alla loro età.

Come detto non ho dati ma molteplici indizi che mi provengono da più fonti. Insomma potrei sbagliarmi ma non lo credo.

Come sapete quando sono in auto seguo Radio Sportiva che ha diverse trasmissioni in cui i radioascoltatori intervengono direttamente ponendo domande all’ospite di turno.
Mi è capitato di vedere una trasmissioni analoga sul canale televisivo Sport Italia: la differenza degli interventi è impressionante e, credo, indice della differenza di pubblico.
Semplificando al massimo: chi segue Radio Sportiva è gente attiva che lavora e l’ascolta durante gli spostamenti; chi segue Sport Italia sono anziani o disoccupati che non possono permettersi Sky.

Ma da cosa dipende questa crisi di pubblico?
Beh, per i quotidiani credo che, essenzialmente, il problema sia tecnologico: cercano di vendere le notizie del giorno prima quando in Rete sono disponibile gratuitamente le notizie del giorno corrente aggiornate in tempo reale. Sì, certamente, possono cercare di arricchire il loro prodotto con approfondimenti e contenuti che non hanno una scadenza temporale ma raramente questa offerta è appetibile perché, di nuovo, materiale analogo è di nuovo disponibile su Internet gratuitamente.
La televisione aveva il vantaggio delle immagini ma ormai i siti come YouTube forniscono una programmazione infinitamente più vasta e con prodotti di nicchia capaci di soddisfare ogni palato. Insomma il declino tecnologico che aveva colpito i quotidiani cartacei sta da anni iniziando a influenzare anche le televisioni.

Il vantaggio che avevano i media tradizionali sull’informazione “alternativa” che si trova su Internet era quello dell’autorevolezza. Generazioni di persone erano abituate a considerare “vero” ciò che veniva scritto e detto su quotidiani e televisioni.
Questa grande ricchezza è stata però dilapidata.
Per cercare di contrastare il declino, parzialmente inevitabile per i progressi tecnologici, gli editori hanno scelto la strada più facile: non migliorare il prodotto, concentrarsi cioè sulla qualità della notizia, sulla sua oggettività, su una lettura degli eventi critica e intelligente…
No, si è preferito invece un’altra strada: trasformare i propri utenti (lettori e telespettatori) nel prodotto. I media tradizionali hanno cioè cambiato il proprio modello economico: non più fare utili vendendo informazione di qualità ai propri utenti ma piuttosto vendendo agli inserzionisti la pubblicità per influenzare i primi. Dalla pubblicità alla manipolazione sistematica dell’opinione pubblica il passo è breve.

Oramai i media tradizionali non fanno informazione ma disinformazione che viene venduta indirettamente al potere politico dai grandi poteri economici che, ovviamente, avranno poi il loro ritorno in leggi da cui possono avvantaggiarsi a scapito della collettività.
La riprova è evidente: la crescita esponenziale della diseguaglianza con un gruppo di ricchissimi da una parte e una massa di indigenti o quasi dall’altra. Questo perché la politica non prova neppure più a fare gli interessi della popolazione ma è completamente asservita alla volontà delle lobbi.

Questa situazione ha portato l’Occidente alla paradossale decisione di rinnegare i propri presunti valori di libertà. Ecco quindi che la censura, in passato caratteristica identificativa delle dittature, sta divenendo sempre più pervasiva e pertinace anche da noi.
Non manca poi una notevole dose di ipocrisia: non è lo Stato che censura direttamente ma si passa attraverso artifici che l’affidano alle multinazionali private: non è il potere politico che censura ma sono i singoli imprenditori che, liberamente, impongono delle regole arbitrarie e vaghe grazie alle quali, con procedure totalmente opache, censurano proprio chi dà fastidio al potere politico.
Cioè non è l’UE che censura chi legittimamente scrive che certi vaccini non sono stati adeguatamente testati ma è FB che ha “liberamente” scelto e imposto ai propri utenti delle regole fra cui vi è quella di non contraddire mai quanto affermato, per esempio, dall’OMS. E lo stesso per vari argomenti geopolitici, economici o sociali: si finge che sia il privato a censurare ma la volontà di nascondere la verità e le opinioni sgradite è politica. Del resto al privato non importa niente del vero ma solo del proprio profitto: chi pensa diversamente è un ingenuo o un ipocrita.

La cosa a mio avviso interessante è che però l’efficacia manipolativa dei media tradizionali non potrà essere sostituita in toto dai nuovi mezzi di comunicazione.
L’abuso della credulità popolare ha da una parte eroso la loro autorevolezza ma, contemporaneamente, ha vaccinato i giovani rendendoli più scettici e attenti. Chi ancora si fida acriticamente dei media è un problema che, come dice spesso Asmongold, si risolverà da solo in una decina di anni: ovvero la popolazione più anziana.
Intendiamoci non è che i giovani di oggi siano più intelligenti e svegli degli adulti (ovvero dei giovani di ieri!) e, anzi, mentre i loro genitori vengono manipolati dalla tivvù essi sono ugualmente manipolati attraverso le reti sociali. Quello che voglio dire è che mentre la televisione è riuscita a fare il lavaggio del cervello ai telespettatori per, diciamo, 50 anni al contrario le reti sociali vi riusciranno per un periodo molto più breve.

I motivi sono essenzialmente due.
Da una parte le condizioni di vita occidentali, a causa delle scelte ottuse e a favore dei grandi poteri economici, stanno sensibilmente peggiorando la qualità di vita della gente comune: questo peggioramento richiede giustificazioni, ovvero bugie, sempre più grosse e, come tali, difficili da rendere credibili per lunghi periodi.
Il secondo motivo è più sottile: l’attuale coesistenza di una verità “televisiva” contrapposta alla verità che emerge dalle “fonti alternative”. Questa differenza rende evidente a chi ne sia consapevole (e i giovani lo sono) che la prima fonte cerca di manipolare il proprio pubblico molto più della seconda: questa comprensione fa sì che chi se ne rende conto acquisisca una sorta di resistenza che, mi augurò, lo aiuterà a capire, quando anche le “fonti alternative” (ormai divenute tradizionali) diverranno meno affidabili perché conquistate dal potere, che altre fonti (nuove e sul cui genere non faccio ipotesi) sono invece più attendibili.

Io credo che parte dell’isterismo attuale del potere occidentale sia dovuto proprio alla consapevolezza di non essere più in grado di controllare completamente o quasi l’opinione pubblica come in passato. Se prima il potere poteva indirizzare l’opinione del 90% della popolazione adesso siamo passati al 60% (cifre a caso basate solo sulla mia intuizione).
Sembrerebbe che controllare la maggioranza della popolazione debba essere sufficiente e, in effetti, in genere è proprio così. Il problema è che quando il potere vorrebbe prendere decisioni di per sé controverse che allora rischierebbe di perdere il consenso della maggior parte della popolazione.
Per esempio è adesso evidente che l’UE vorrebbe scatenare qualche guerra o almeno confrontarsi militarmente con la Russia (decisione folle e suicida ma l’intelligenza dei nostri politici è particolarmente scarsa) ma in questo caso vi sarebbe una perdita immediata di consenso di un buon 20%: passare dal 90% al 70% garantirebbe comunque una grande libertà d’azione ma passare dal 60% al 40% metterebbe fin da subito i vari governi europei a rischio di rivolta popolare.