Varie ed eventuali

Scusatemi il titolo del pezzo assolutamente non ispirato ma ogni tanto anche io non ho idee…

Sono da mio padre e quindi mi sta toccando di ascoltare una dose abnorme dei programmi politici e di “informazione” della 7: che poi, suppongo, la 7 non sarà peggio di RAI o Mediaset ma io sento praticamente solo essa. Per mio padre (87 anni e con un principio di demenza) un balsamo di verità, per me una specie di diarrea di disinformazione. A me Mentana non piace ma in confronto a certi suoi colleghi che ho avuto la sfortuna di ascoltare finisce per sembrare quasi bravo.

Già Mentana: circa 40 anni fa mio padre stabilì che Mentana fosse affidabile perché dava una visione delle cose spesso contraria a quella del suo editore Berlusconi. Insomma Mentana bravo perché contrario a Berlusconi senza considerare quanto fosse bravo Berlusconi a tenere un direttore contrario alla sua politica. Vabbè: inutile spiegargli che Mentana, se licenziato da Berlusconi, non sarebbe finito a dormire sotto un ponte ma sarebbe caduto in piedi e che quindi il suo “coraggio” gli era utile e funzionale al prepararsi un CV che avrebbe poi facilmente rivenduto.

Vabbè dovrei ormai essermi abituato alla mancanza di logica delle persone: a come l’odio (anche quello instillato artificialmente e immotivato) possa essere forte e avere la meglio sulla razionalità. Eppure è sconcertante quando accade a mio padre: vabbè, ora pensa al 50% delle sue passate capacità, ma anche quando stava bene…

Altro passo nella comprensione della guerra in Ucraina come spiegare il comportamento dei parapoteri economici, soprattutto di quelli europei, che spingono i politici europei (e Trump ma con molto meno successo) a continuare una guerra persa?

Sicuramente non per ragioni di principio, non perché sia la cosa giusta da fare (argomento che ho sentito ventilare in questi giorni dalla tivvù), non perché vi sia la speranza di vincere. E allora non rimane altra possibilità che questi signori, che manovrano la politica da dietro le quinte, abbiano da guadagnarci  che dal tonfo economico/sociale dell’UE . Un po’ come fece il filantropo Soros quando l’Italia fu costretta a uscire dallo SME e svalutare la lira: ovviamente stavolta il meccanismo economico sarà un altro ma sospetto che mentre il 99,999% degli europei andranno a stare peggio, lor signori troveranno il modo di arricchirsi (e molto) dal fallimento della UE.

Dichiarazioni all’ONU di Trump. Sembra abbia fatto una capriola all’indietro di 180 gradi, vero? Adesso sembra di nuovo pro guerra, anti Russia e anti Putin.

I casi sono due: o Trump è effettivamente di mente labile, incapace di mantenere una qualsiasi linea politica con fermezza ma direi pure una sorta di demenza senile o no (i suoi cambiamenti di direzioni politica sono troppo bruschi per poter essere spiegati in maniera logica) oppure la mia teoria (vedi i pezzi precedenti) è corretta.

Qual è la mia teoria (rimando ai pezzi precedenti per un maggior approfondimento)?

Gli USA e la Russia, quindi Trump d’accordo con Putin, vogliono che gli stati europei a loro (a Putin e a Trump) ostili finiscano a gambe all’aria nel tentativo destinato a fallire di aiutare l’Ucraina con la speranza che, al posto degli attuali governi venduti ai poteri economici, ne arrivino altri più favorevoli agli interessi della popolazione.

Ecco quindi che (a differenza di molte delle “mie” fonti) sospetto che le provocazioni che i media oggi attribuiscano a Mosca siano veramente tali e non mi stupisco che Trump inciti gli stati europei a reagire con la forza fingendo di essere dalla loro parte, ovvero che avranno il sostegno militare degli USA. Trump lo fa apparire implicito con le sue dichiarazioni ma, guarda caso, non lo dice mai apertamente…

E perché Russia e USA vorrebbero un intervento militare diretto e ufficiale dell’Europa? Perché far tornare dall’Ucraina molte bare piene di giovani europei sarebbe la maniera più sicura per mandare a casa gli attuali governi.

Poi, ovviamente, questa è una mia ipotesi “esclusiva”: ancora non la ho sentita altrove. Eppure l’alternativa a questa mia teoria è che, in pratica, Trump sia un debole di mente.

Decida il lettore cosa creda sia più probabile.

Ah, in un prossimo pezzo, lo scrivo adesso per cercare di non dimenticarmelo, voglio buttare giù delle idee sul perché spesso i grandi “capi” si scelgano degli eredi non all’altezza: anzi, o il vuoto o la persona sbagliata.

Charlie Kirk

Non pensavo di scrivere di questo omicidio e di tutte le polemiche a esso associate: il motivo è che scrissi già anni fa le mie riflessioni tuttora perfettamente valide sull’aumento dell’odio.

A un primo livello il problema è che non si affrontano più le discussioni su un piano razionale di corretto o errato ma su uno morale di buono o cattivo.

La differenza sta nell’investimento emotivo e nel rispetto della controparte.

È normale ritenere le proprie opinioni corrette ma questo, in genere, non preclude di raffinarle o correggerle dopo un confronto o semplicemente ulteriori informazioni. Quando invece riteniamo di essere i buoni ci spostiamo in una categoria morale con cui la ragione ha poco a che fare: in questo caso confrontarsi con i “cattivi” diviene inutili e nessuna nuova informazione può cambiare il nostro giudizio.

Parimenti quando rimaniamo nell’ambito del corretto e dell’errato è più facile rispettare chi la pensa diversamente da noi: ha le sue ragioni, magari alcuni suoi argomenti non ci convincono, ma riteniamo normale e accettabile che la pensi in maniera diversa da noi.

Ma se invece partiamo dall’idea che noi siamo i “buoni” allora tutti coloro che la pensano diversamente sono “cattivi” e non vi può essere rispetto per i malvagi ma solo odio.

Ma come mai la discussione su molti temi di grande importanza è passata da corretto/errato a buono/cattivo?

Anche qui la risposta non è semplice ma articolata.

Un primo fattore è la degenerazione del potere che nell’Occidente non fa più l’interesse della popolazione ma quello di svariate lobbi. La conseguenza è che quando deve giustificare le proprie decisioni non potrà usare argomenti razionali perché la loro fallacia diverrebbe facilmente evidente, piuttosto è più facile ricorrere a giustificazioni morali o psicologiche: per esempio “chi la pensa diversamente è razzista/fascista” oppure l’esperto che dice “le cose stanno così perché lo dico io”.

In pratica è quindi la propaganda che quando deve diffondere una narrativa che analizzata razionalmente si rivelerebbe essere contro l’interesse della popolazione che ricorre per prima ad argomenti irrazionali abituando così tutti i propri utenti a fare altrettanto.

Un secondo fattore è la volontà stessa del potere politico di confrontarsi non con argomenti razionali, sui programmi per intenderci, ma gettando fango sui propri avversari: è più facile e probabilmente efficace. Di nuovo vi è però un effetto di imitazione che si propaga dall’alto al basso a tutta la popolazione.

Un terzo fattore è il conformismo della popolazione che quindi è facilmente manipolabile e indirizzabile contro le minoranze che la pensano diversamente. La propaganda poi ha facile gioco a sfruttare il conformismo della popolazione per trasformarlo in odio verso chi la pensa diversamente: lo abbiamo visto durante la pandemia quando governi irresponsabili hanno aizzato la maggioranza della popolazione all’odio verso la minoranza che non si fidava dei vaccini sperimentali, tanto da far emergere il sadismo latente di buona parte della popolazione.

Il quarto fattore sono le reti sociali che con il loro semplice “mi piace” portano a una polarizzazione e quindi estremizzazione delle opinioni e, inoltre, diventano delle vere e proprie camere d’eco in cui chi la pensa in un determinato modo segue ed è esposto solo a opinioni che confermano e rafforzano il suo pensiero.

Ecco rispetto a quanto scrissi anni fa credo che l’importanza delle reti sociali sia maggiore: anche i politici e i giornalisti infatti sono esposti alle reti sociali e al loro condizionamento con la conseguenza che politica e media diventano ancor più estremisti e meno razionali di quanto non sarebbero già normalmente (vedi i punti precedenti).

La soluzione?

Banalmente le reti sociali dovrebbero mettere come possibilità di giudizio non il “mi piace”, che sottintende un giudizio potenzialmente irrazionale, ma il “sono d’accordo” e, soprattutto, il “non sono d’accordo” (quest’ultimo anonimo magari).

In questa maniera la persona che raccoglie con il suo commento estremista 10 “sono d’accordo” (giudizio razionale) e 20 “non sono d’accordo” (giudizio razionale) probabilmente avrà qualche dubbio in più nel rendersi conto che non è che tutti la pensano come lui ma che, anzi, egli rappresenta un’opinione minoritaria.