L’isola ungherese

Ieri Trump e Putin hanno, a sorpresa, concordato un nuovo incontro fra un due settimane circa a Budapest, la capitale dell’Ungheria sede del “terribile” Orban. Orban infatti non è allineato alla UE e invece di essere un guerrafondaio cerca di favorire la pace.

Sull’incontro niente di speciale da dire: nei giorni scorsi abbiamo visto come Trump sembrasse deciso a concedere i missili Tomahawk all’Ucraina e i leoncini europei avevano preso a ruggire minacciosi. Come però da mia ipotesi Trump, dopo il colloquio con Putin (almeno due ore e mezzo), ha cambiato idea: “I Tomahawk sono potentissimi, precisissimi e ne abbiamo in abbondanza: ma ci servono e non possiamo darli all’Ucraina”.

Ecco semmai la mia teoria dell’accordo segreto anti-europei guerrafondai viene un po’ messa in difficoltà dal fatto che Trump fa sempre la figura del fesso che cambia continuamente idea: nessun politico vuole fare volutamente la figura dello stupido, anche se fa parte di un piano più complesso.

C’è da dire che questa sua inconsistenza politica viene particolarmente esaltata in Europa dove i media si affrettano a rilanciare e amplificare ogni affermazione vagamente a favore/contro l’Ucraina/Russia nell’interpretazione più bellicosa possibile. Credo che negli USA, e soprattutto nei media più favorevoli ai repubblicani (una minoranza in realtà ma sono quelli seguiti dalla base di Trump), questa sua inconsistenza sia meno avvertita.

Magari c’è da mettere in conto anche una certa dose di rincoglionimento senile e una particolare leggerezza nel fare affermazioni avventate: non l’ideale per un politico di cui ogni singola parola viene ascoltata e analizzata al microscopio…

Comunque l’argomento di oggi più che politico è semplicemente logistico.

Come farà Putin a raggiungere l’isola di pace ungherese circondata dal mare bellicoso della UE?

Dubito che volerà sopra l’Ucraina e la Romania, a occhio il tragitto più breve, ma anche passare dal nord, sopra la Polonia, non mi pare l’idea migliore…

Allora la mia previsione è un giro di visite (necessarie per giustificare un tragitto arzigogolato visto che il legittimo timore di attentati verrebbe letto come paura e debolezza): prima una bella visita in Turchia da Erdogan, poi volo sul Mediterraneo per raggiungere l’Italia con incontro col Papa (e inevitabilmente Meloni) e, infine, o volo diretto sopra la teoricamente neutrale Austria o magari visita anche in Serbia…

Vedremo: comunque un viaggio rischioso per Putin. UE e Ucraina sono abbastanza disperati da tentare azioni folli e un aereo non militare che passa sopra le loro teste è un bersaglio piuttosto appetitoso…

Riflessioni estemporanee

Da tempo pensavo a come potesse finire la guerra in Ucraina ed ero giunto alla conclusione che gli ucraini per primi dovrebbero rendersi conto che non ha senso combattere una guerra persa di cui, oltretutto, i promotori e beneficiari sono solo i produttori di armi occidentali.
Chiaro che la propaganda moderna, che sfrutta tutta la potenza tecnologica, sembra se possibile ancora più efficace di quella che permise le due guerre mondiali (*1).
Cosa fare per riuscire a far sentire agli ucraini la verità della situazione sopra lo strepitio rintronante della propaganda di regime?
Io pensavo che sarebbe stato efficace e istruttivo usare i missili Oreshnik su Kiev: ovviamente il loro scopo non avrebbe dovuto essere quello di provocare vittime civili (questo sarebbe stato addirittura controproducente) ma di dare una vera e propria dimostrazione di forza. La Russia (pensavo) avrebbe dovuto, dando ampio preavviso (diciamo una settimana) informare la popolazione di Kiev che avrebbe distrutto la sede del parlamento ucraino o qualche altro edificio altamente simbolico; avrebbe dovuto anche consigliare di evacuare i quartieri limitrofi perché essendo armi sperimentali vi è sempre un certo margine di errore.
Poi avrebbe dovuto colpire a un’ora prestabilita, magari qualche ora dopo il tramonto del sole dato che i lampi provocati da questi missili mi sembrano più impressionanti la notte, in maniera che tutti a Kiev vedessero l’effetto di queste armi e l’impotenza di Kiev (e dell’occidente) di fermarle.

Io credo che una dimostrazione di questo genere avrebbe avuto un effetto devastante sul morale degli ucraini e neppure i media bugiardi avrebbero potuto negare l’evidenza dei crateri là dove prima vi erano degli edifici.
Qualche giorno fa ho però scoperto che un generale russo aveva in effetti suggerito di usare gli Oreshnik su Kiev ma che lo stesso Putin aveva posto il veto. Come mai?

Una ragione può essere che questi missili siano, magari solo potenzialmente, poco precisi: non so, magari l’80% delle volte colpiscono il bersaglio esattamente ma nel 20% dei casi vanno fuori traiettoria di un chilometro: chiaro che in questo caso si sarebbe rischiata la strage di civili innocenti con un effetto estremamente controproducente sia per l’immagine internazionale della Russia che per il morale degli ucraini dato che la sete di vendetta gli avrebbe dato coraggio.

Ma proprio oggi mi sono reso conto che vi potrebbe essere un motivo ben diverso e apparentemente paradossale: Putin potrebbe non avere alcuna fretta di terminare la guerra.
Al momento le vittime militari russe sono pochissime: ovvio che è difficile esserne sicuri ma a me pare attendibile. L’economia, nonostante quello che blaterano i media occidentali, va bene. Quindi non ci sono fattori negativi pressanti che spingono a una conclusione rapida del conflitto.
E la pace cosa porterebbe di vantaggio alla Russia? certo il prestigio internazionale della vittoria sull’Occidente non sarebbe male ma poi Mosca si ritroverebbe con un vicino, alleato sì al momento, ma sempre più forte a sud, ovvero la Cina, mentre a ovest, invece del potenziale alleato che avevo ipotizzato io stesso qualche anno fa prima della guerra, un Europa ostile e decisa a ottenere una rivincita.
D’altra parte se continua la guerra cosa succederà all’Europa?
Lo iniziamo a vedere nel Regno Unito, in Germania e in misura minore in Francia: nei paesi i cui governi hanno maggiormente tradito i propri cittadini sostenendo una guerra non solo inutile ma addirittura controproducente e che ha reso tutti (a parte i ricchissimi) più poveri si è visto il tentativo della popolazione di cambiare democraticamente la direzione della politica estera: non guerra ma pace, pace e prosperità per la gente comune: questo è ciò che, non sorprendentemente, vorrebbe la maggioranza del popolo.
E allora in Germania gli elettori hanno votato contro “zerbino” Scholz, socialdemocratico finendo dalla padella nella brace ottenendo “Blackrock” Merz, cristiano democratico: non è cambiato un fico secco perché entrambi i cancellieri se ne infischiano dei tedeschi e seguono pedissequamente gli interessi delle oligarchie che vogliono la guerra.
Nel Regno Unito c’è stata la sequenza di buffoni conservatori: “Mastrociliegia” Johnson, la “Triglia” (non ricordo neppure il nome) poi il miliardario Sunak. E allora gli elettori inglesi hanno provato a eleggere un laburista e si sono ritrovai col buffone (oltretutto fascistoide) Starmer. Non è cambiato nulla perché laburisti e conservatori sono due facce della stessa moneta nel salvadanaio delle oligarchie economiche.
Bruciate le proprie marionette ora queste democrazie sono alla ricerca di alternative ovviamente spacciate per pericolosi estremismi dai media corrotti.
E in Italia ci è andata bene che avevamo la Meloni che si è sì piegata ai diktat della UE guerrafondaia della Baronessa Tedesca ma facendo il minimo possibile di quello che le veniva richiesto: avessimo avuto la Schlein, ennesima marionetta delle oligarchie economiche internazionali, adesso saremmo nelle condizioni di Germania o Regno Unito se non peggio!

Ma torniamo a Putin: con la pace si ritroverebbe una UE col dente avvelenato contro la Russia e la sua persona…
Ma se la guerra continua e questi fessi dei nostri leader europei proseguono a buttare denaro nel pozzo senza fondo della guerra, a indebitarsi, a ridurre i diritti e i servizi ai cittadini del proprio paese (emblematica la Germania) si rischia il vero e proprio collasso di questa UE marcia.

E se al posto degli attuali governi europei che, lo ripeto, sono schierati dalla parte dei poteri economici e contro i propri cittadini, ci fossero dei nuovi governi indipendenti e onesti ecco che con questi Putin potrebbe effettivamente instaurare dei buoni rapporti.
Insomma alla Russia converrebbe aspettare ancora qualche anno in maniera che l’Europa si autodistrugga nella speranza che dalle sue ceneri possa nascere un qualcosa di diverso, non completamente asservito agli interessi dei fautori della guerra.

Al momento non ho alcun elemento che suggerisca che Putin voglia prolungare “artificialmente” la guerra invece di arrivare rapidamente alla sua vittoriosa conclusione ma non mi stupirei di notare, prima o poi, qualcosa di questo genere…

Nota (*1): e non sono il solo a pensarla così: «Come dice Ernst Posse? La guerra ha rivelato quale potere abbia in mano il giornalista moderno. Si provi a immaginare, se si può, dice Ernst Posse, che i giornali non esistano in questo subbuglio internazionale degli spiriti; senza di loro sarebbe stata possibile la guerra, nelle sue cause non meno che nel suo svolgimento?» tratto da “Gli ultimi giorni dell’umanità” di Karl Kraus, (E.) Adelphi, 2022, a cura di Ernesto Braun e Mario Carpitella, pag. 416-417. Oppure di sicuro lo pensava Einstein: «I giornali di un paese possono, in due settimane, portare la folla cieca e ignorante a uno stato di esasperazione e di eccitazione da indurre gli uomini a indossare l’abito militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani.» “Come io vedo il mondo” di Albert Einstein, (E.) Newton, 1975, trad. R. Valori, pag. 16.

Che pace arriverà?

Non seguendo i media tradizionali italiani non ho un’idea precisa del loro livello di disinformazione sulle diverse tematiche: per esempio, sui vaccini mRNA sta uscendo fuori la verità? Non ne ho idee. E sull’andamento della guerra in Ucraina? Idem.

Ma, come scrissi ormai anni fa sul mio vecchio blog (v. Da qui), mentre è facile nascondere la verità delle ricerche scientifiche (basta non parlarne) non è possibile fare altrettanto con i risultati di una guerra.
Ormai dalla fine dell’estate i media occidentali (e ho in mente quelli statunitensi e inglesi) hanno iniziato a ventilare l’idea che Kiev non stesse vincendo ma perdendo. Suppongo che anche i media italiani, con un paio di mesi di ritardo necessario per capire il nuovo andazzo, si siano adeguati alla  narrativa più “realistica” ma, come detto, non seguendoli non posso esserne sicuro.

Quindi, a beneficio del lettore che per sbaglio si è imbattuto in questo blog, confermo che la guerra sta andando molto male per Kiev e per l’Occidente e soprattutto per l’UE, che aveva puntato forte sulla vittoria del goblin verde (v. La maledizione del goblin verde).

Ora Trump in campagna elettorale, ma anche più recentemente, ha più volte detto di essere in grado di fermare la guerra fra Ucraina e Russia in 48 ore. È possibile?

Gli agenti in gioco sono gli USA e la Russia: Zelensky conta poco o nulla, l’UE idem.
Se gli USA chiudessero il rubinetto di aiuti economici e militari Kiev sarebbe costretta alla resa nel giro di due settimane. È evidente però che nonostante la guerra sia stata voluta da Washington e sostanzialmente persa da Washington, Washington vorrebbe far sembrare al resto del mondo se non di averla vinta di averla almeno “pareggiata”. Insomma la resa incondizionata di Kiev non è accettabile: chiara quindi la necessità di negoziare un accordo con Putin per salvare la faccia.

Già mesi fa predissi che i media occidentali avrebbero strombazzato la “sconfitta” di un Putin, che secondo loro voleva conquistare l’Europa, fermato invece ai confini di uno stato nettamente più piccolo e debole capace “da solo” di tenergli testa per tre anni e passa.
Immagino già i caroselli dei lettori di Repubblica, del Corriere della Sera, dei seguaci di Mentana e simili, che a questa notizia farebbero i caroselli con le auto, con bandiera della UE, USA e Ucraina fuori dai finestrini, a strombazzare fino a notte fonda.
Ah, no! Queste persone sono tutte ultra settantenni: probabilmente alle 21:00 sarebbero già tutte a letto o, nel migliore dei casi, addormentate alla TV…

A parte questi “divertenti” quadretti il punto serio della questione è: che condizioni sarà disposto ad accettare Putin se, come detto, sta vincendo oramai inequivocabilmente?
Per prima cosa dobbiamo ripartire dalle ragioni della guerra: Putin voleva evitare che l’Ucraina entrasse nella NATO, proteggere la minoranza/maggioranza (in base al luogo) russa, disarmare le milizie neonaziste. Nel corso della guerra (l’anno scorso?) poi tre (mi pare, il numero potrebbe essere diverso) nuove repubbliche sono state ammesse nella federazione russa e parte dei loro territori sono ancora sotto il controllo di Kiev.

Se Putin sta vincendo è quindi facilmente ipotizzabile che voglia:
1. Garanzie che l’Ucraina non entri nella NATO e non per 10 o 20 anni ma almeno 50 o più (per allora la NATO non esisterà più secondo me).
2. L’interità dei territori delle nuove repubbliche compresi quindi quelli ancora sotto il controllo di Kiev.
3. Garanzie di sicurezza e libertà per la minoranza russa.
4. Disarmo dei reparti militari neonazisti (o di quello che è rimasto di essi).

Questi quattro punti fanno emergere un altro grosso problema: l’Occidente non è credibile e perciò non può dare garanzie.
Nel 2014 (+ o – un anno, non ricordo) c’erano stati gli accordi di Minsk che avrebbero dovuto realizzare i precedenti punti 1, 3 e 4: garanti l’Europa e in particolare Francia e Germania. Ebbene la Merkel e Holland hanno entrambi confermato in interviste (nel mio vecchio blog ho fornito a suo tempo i relativi collegamenti) ufficiali che l’accordo serviva solo a prendere tempo e che non c’era la reale intenzione di rispettarlo: il suo obiettivo era semplicemente quello di armare per bene Kiev e poi procedere all’ingresso nella NATO sicuri che la Russia non avrebbe potuto fare niente per impedirlo.
L’Europa quindi non è un garante credibile; ma gli USA che sono il cervello che ha voluto e portato avanti questa guerra lo sono ancora di meno. La distruzione del gasdotto North Stream ha dimostrato come trattano gli “alleati”, figuriamoci quindi i possibili rivali.
Questo significa che la Russia non accetterà nessuna promessa di futuri “faremo questo e quello” e vorrà invece ottenere immediatamente tutti i propri obiettivi.

Altri “esperti” concordano che la Russia sta vincendo ed è quindi difficile che Putin accetti una pace che offra meno dei 4 punti sopra elencati. Secondo essi quindi l’Occidente dovrebbe alzare la posta facendo così in modo che il costo per raggiungerli militarmente aumenti troppo per la Russia.
In teoria è un’argomentazione logica ma sulla carta che cosa può fare l’Occidente per “alzare il costo” per la Russia?
– Le armi disponibili sono già state tutte già mandate all’Ucraina: tutti i nuovi miliardi di aiuti di cui si sente parlare sono per armi ancora non prodotte: in pratica si tratta di miliardi per il complesso militare industriale statunitense che però non incidono sulla situazione sul campo.
– Ulteriori sanzioni economiche sono impossibili dato che si è già sanzionato tutto il sanzionabile e, comunque, l’economia russa è in ottima forma.
– Soldati occidentali sul terreno in Ucraina? Va bene che la popolazione europea è composta da greggi di ovini che non capiscono cosa accade intorno a loro ma credo che non tollererebbe di far morire i propri giovani in una guerra inutile. Gli USA idem: c’è l’ipotesi di dare la nazionalità agli stranieri che combattono nell’esercito ma i numeri non tornano.
Questo senza parlare del pericolo concreto di guerra nucleare che nessuno, credo, vuole.

Insomma non mi pare che l’Occidente abbia la possibilità di “alzare la posta” dato che non può risolvere i due problemi principali dell’Ucraina: mancanza di armi/munizioni e, soprattutto, di uomini.

MA

A tutto questo c’è da aggiungere un “ma”. Ne scrissi già nella primavera del 2024 nel mio vecchio blog, forse anche prima.
Il “ma” riguarda l’entità delle perdite di vite umane russe: mentre USA ed Europa non si curano del numero di morti ucraini, la Russia e Putin hanno sempre cercato di minimizzare il numero dei propri morti (*1). Al momento è impossibile sapere le cifre reali delle perdite ucraine e russe ma data la disparità di mezzi in campo credo che le “mie” fonti siano nel giusto nel supporre che quelle ucraine siano sulle cinque volte maggiori di quelle russe.
Se però le perdite russe fossero sostanzialmente più alte allora Putin potrebbe accontentarsi di qualcosa di meno delle quattro condizioni precedentemente elencate.
Questa è l’unica grande incertezza che potrebbe spiegare una Russia che non si accontenta di tutto ciò che si era ripromessa di ottenere.

Vedremo. Se Capitan Babbeo non scatena una guerra nucleare prima di essere rinchiuso in una casa di cura scopriremo presto cosa Trump ha effettivamente intenzione di fare…

Nota (*1): con l’eccezione di Bakhmut dove si usarono gli ex detenuti divenuti mercenari nella compagnia Wagner per conquistare la cittadina: il periodo di servizio di un anno stava per finire per molti di questi ed evidentemente pochi avrebbero rinnovato il contratto. Ecco quindi la cinica decisione. Probabile poi che Putin fosse già stato informato del possibile tradimento di Prigozin e che quindi avesse deciso di indebolire preventivamente l’esercito mercenario…
Ah! e anche all’inizio della guerra, probabilmente per errori di calcolo nella strategia adottata, le perdite russe sono state elevate.