Non seguendo i media tradizionali italiani non ho un’idea precisa del loro livello di disinformazione sulle diverse tematiche: per esempio, sui vaccini mRNA sta uscendo fuori la verità? Non ne ho idee. E sull’andamento della guerra in Ucraina? Idem.
Ma, come scrissi ormai anni fa sul mio vecchio blog (v. Da qui), mentre è facile nascondere la verità delle ricerche scientifiche (basta non parlarne) non è possibile fare altrettanto con i risultati di una guerra.
Ormai dalla fine dell’estate i media occidentali (e ho in mente quelli statunitensi e inglesi) hanno iniziato a ventilare l’idea che Kiev non stesse vincendo ma perdendo. Suppongo che anche i media italiani, con un paio di mesi di ritardo necessario per capire il nuovo andazzo, si siano adeguati alla narrativa più “realistica” ma, come detto, non seguendoli non posso esserne sicuro.
Quindi, a beneficio del lettore che per sbaglio si è imbattuto in questo blog, confermo che la guerra sta andando molto male per Kiev e per l’Occidente e soprattutto per l’UE, che aveva puntato forte sulla vittoria del goblin verde (v. La maledizione del goblin verde).
Ora Trump in campagna elettorale, ma anche più recentemente, ha più volte detto di essere in grado di fermare la guerra fra Ucraina e Russia in 48 ore. È possibile?
Gli agenti in gioco sono gli USA e la Russia: Zelensky conta poco o nulla, l’UE idem.
Se gli USA chiudessero il rubinetto di aiuti economici e militari Kiev sarebbe costretta alla resa nel giro di due settimane. È evidente però che nonostante la guerra sia stata voluta da Washington e sostanzialmente persa da Washington, Washington vorrebbe far sembrare al resto del mondo se non di averla vinta di averla almeno “pareggiata”. Insomma la resa incondizionata di Kiev non è accettabile: chiara quindi la necessità di negoziare un accordo con Putin per salvare la faccia.
Già mesi fa predissi che i media occidentali avrebbero strombazzato la “sconfitta” di un Putin, che secondo loro voleva conquistare l’Europa, fermato invece ai confini di uno stato nettamente più piccolo e debole capace “da solo” di tenergli testa per tre anni e passa.
Immagino già i caroselli dei lettori di Repubblica, del Corriere della Sera, dei seguaci di Mentana e simili, che a questa notizia farebbero i caroselli con le auto, con bandiera della UE, USA e Ucraina fuori dai finestrini, a strombazzare fino a notte fonda.
Ah, no! Queste persone sono tutte ultra settantenni: probabilmente alle 21:00 sarebbero già tutte a letto o, nel migliore dei casi, addormentate alla TV…
A parte questi “divertenti” quadretti il punto serio della questione è: che condizioni sarà disposto ad accettare Putin se, come detto, sta vincendo oramai inequivocabilmente?
Per prima cosa dobbiamo ripartire dalle ragioni della guerra: Putin voleva evitare che l’Ucraina entrasse nella NATO, proteggere la minoranza/maggioranza (in base al luogo) russa, disarmare le milizie neonaziste. Nel corso della guerra (l’anno scorso?) poi tre (mi pare, il numero potrebbe essere diverso) nuove repubbliche sono state ammesse nella federazione russa e parte dei loro territori sono ancora sotto il controllo di Kiev.
Se Putin sta vincendo è quindi facilmente ipotizzabile che voglia:
1. Garanzie che l’Ucraina non entri nella NATO e non per 10 o 20 anni ma almeno 50 o più (per allora la NATO non esisterà più secondo me).
2. L’interità dei territori delle nuove repubbliche compresi quindi quelli ancora sotto il controllo di Kiev.
3. Garanzie di sicurezza e libertà per la minoranza russa.
4. Disarmo dei reparti militari neonazisti (o di quello che è rimasto di essi).
Questi quattro punti fanno emergere un altro grosso problema: l’Occidente non è credibile e perciò non può dare garanzie.
Nel 2014 (+ o – un anno, non ricordo) c’erano stati gli accordi di Minsk che avrebbero dovuto realizzare i precedenti punti 1, 3 e 4: garanti l’Europa e in particolare Francia e Germania. Ebbene la Merkel e Holland hanno entrambi confermato in interviste (nel mio vecchio blog ho fornito a suo tempo i relativi collegamenti) ufficiali che l’accordo serviva solo a prendere tempo e che non c’era la reale intenzione di rispettarlo: il suo obiettivo era semplicemente quello di armare per bene Kiev e poi procedere all’ingresso nella NATO sicuri che la Russia non avrebbe potuto fare niente per impedirlo.
L’Europa quindi non è un garante credibile; ma gli USA che sono il cervello che ha voluto e portato avanti questa guerra lo sono ancora di meno. La distruzione del gasdotto North Stream ha dimostrato come trattano gli “alleati”, figuriamoci quindi i possibili rivali.
Questo significa che la Russia non accetterà nessuna promessa di futuri “faremo questo e quello” e vorrà invece ottenere immediatamente tutti i propri obiettivi.
Altri “esperti” concordano che la Russia sta vincendo ed è quindi difficile che Putin accetti una pace che offra meno dei 4 punti sopra elencati. Secondo essi quindi l’Occidente dovrebbe alzare la posta facendo così in modo che il costo per raggiungerli militarmente aumenti troppo per la Russia.
In teoria è un’argomentazione logica ma sulla carta che cosa può fare l’Occidente per “alzare il costo” per la Russia?
– Le armi disponibili sono già state tutte già mandate all’Ucraina: tutti i nuovi miliardi di aiuti di cui si sente parlare sono per armi ancora non prodotte: in pratica si tratta di miliardi per il complesso militare industriale statunitense che però non incidono sulla situazione sul campo.
– Ulteriori sanzioni economiche sono impossibili dato che si è già sanzionato tutto il sanzionabile e, comunque, l’economia russa è in ottima forma.
– Soldati occidentali sul terreno in Ucraina? Va bene che la popolazione europea è composta da greggi di ovini che non capiscono cosa accade intorno a loro ma credo che non tollererebbe di far morire i propri giovani in una guerra inutile. Gli USA idem: c’è l’ipotesi di dare la nazionalità agli stranieri che combattono nell’esercito ma i numeri non tornano.
Questo senza parlare del pericolo concreto di guerra nucleare che nessuno, credo, vuole.
Insomma non mi pare che l’Occidente abbia la possibilità di “alzare la posta” dato che non può risolvere i due problemi principali dell’Ucraina: mancanza di armi/munizioni e, soprattutto, di uomini.
MA
A tutto questo c’è da aggiungere un “ma”. Ne scrissi già nella primavera del 2024 nel mio vecchio blog, forse anche prima.
Il “ma” riguarda l’entità delle perdite di vite umane russe: mentre USA ed Europa non si curano del numero di morti ucraini, la Russia e Putin hanno sempre cercato di minimizzare il numero dei propri morti (*1). Al momento è impossibile sapere le cifre reali delle perdite ucraine e russe ma data la disparità di mezzi in campo credo che le “mie” fonti siano nel giusto nel supporre che quelle ucraine siano sulle cinque volte maggiori di quelle russe.
Se però le perdite russe fossero sostanzialmente più alte allora Putin potrebbe accontentarsi di qualcosa di meno delle quattro condizioni precedentemente elencate.
Questa è l’unica grande incertezza che potrebbe spiegare una Russia che non si accontenta di tutto ciò che si era ripromessa di ottenere.
Vedremo. Se Capitan Babbeo non scatena una guerra nucleare prima di essere rinchiuso in una casa di cura scopriremo presto cosa Trump ha effettivamente intenzione di fare…
Nota (*1): con l’eccezione di Bakhmut dove si usarono gli ex detenuti divenuti mercenari nella compagnia Wagner per conquistare la cittadina: il periodo di servizio di un anno stava per finire per molti di questi ed evidentemente pochi avrebbero rinnovato il contratto. Ecco quindi la cinica decisione. Probabile poi che Putin fosse già stato informato del possibile tradimento di Prigozin e che quindi avesse deciso di indebolire preventivamente l’esercito mercenario…
Ah! e anche all’inizio della guerra, probabilmente per errori di calcolo nella strategia adottata, le perdite russe sono state elevate.