I babbei della guerra

Ultimamente sto seguendo meno le “mie” fonti: semplicemente sono stufo di avere cattive notizie, sono stanco di sentire le scemenze che combinano i cialtroni incompetenti che ci guidano in Europa e negli USA (Trump, cioè il Cazzaro Arancione).
Sfortunatamente notizie mi arrivano e non sono mai buone.

Sembra che l’improbabile tregua fra USA e Iran stia per terminare: è durata molto più di quanto pensassi e questo dà la misura della debolezza di Washington non che si cerchi davvero una pace duratura. Del resto Israele vuole la guerra e la distruzione dell’Iran e il Cazzaro Arancione obbedisce.

Peccato che in questo mese l’Iran si sia rafforzato: adesso ha il sostegno ufficiale di Russia e Cina. Non mi stupirei se avesse più lancia missili adesso rispetto all’inizio della guerra. E chissà quanto altro materiale bellico avrà ricevuto. Poi ovviamente c’è tutto il supporto dei servizi segreti di Cina e Russia: del resto Mosca deve avere una gran voglia di aiutare l’Iran a colpire obiettivi statunitensi proprio come Washington ha fatto e sta facendo con l’Ucraina.

Passando all’Ucraina si dice, da più parti, che l’Europa si sta preparando alla guerra con la Russia!!
E io mi chiedo: e chi la combatterebbe questa guerra? chi sarebbe disposto a sacrificare la vita per la Baronessa Tedesca? Per l’Europa della burocrazia, della censura, dei guerrafondai, delle banche?
Io credo che sarebbero pochi, molto pochi gli idioti che credono alle stupidaggini che ci raccontano i media. Si certo i vecchietti seguono ancora il telegiornale: ma i vecchietti non combattano. E gli adulti non sono cosi fessi…
Rimangano i giovani: loro non seguono la tivvù ma in (s)compenso si fanno infinocchiare dalle reti sociali. Ma, come ho ipotizzato anni fa, la manipolazione spudorata della tivvù dovrebbe aver in parte vaccinato anche i più giovani a fidarsi meno anche dei nuovi media. Insomma, in caso di vera guerra, la capacità persuasiva delle reti sociali dovrebbe evaporare molto rapidamente.
Ah, ho capito: i geni dal cervello piccino piccino che guidano l’UE forse puntano sugli immigrati!
Ma figuriamoci se questi: che in teoria scappano da guerre immaginarie hanno voglia di combatterne (e perderne) una reale!

Sì, perché l’Europa perderebbe rapidamente: non riuscirebbe minimamente a resistere una frazione del tempo che l’Ucraina sta resistendo: in Ucraina abbiamo infatti il fanatismo antirusso che, evidentemente è talmente forte da convincere una parte sostanziale degli ucraini a farsi massacrare. In Europa di certo qualche grullo, convinto di combattere il male, ci sarebbe di sicuro ma si tratterebbe di una sparuta minoranza…

Che altro? Volevo scrivere anche di altri argomenti ma al momento non ricordo più di cosa. Ne approfitto per chiudere prima del solito questo pezzo…

Varie dall’Ucraina

Dall’Ucraina la notizia principale che arriva è che sempre più numerose sono le fonti “autorevoli” (che significa “di solito allineate con la narrativa dominante”) che ammettono la sconfitta totale di Kiev.

Sì, lo so: già da un paio di anni scrivevo che l’Ucraina aveva perso e che nel prossimo inverno/primavera/estate sarebbe arrivata una nuova grande offensiva russa che avrebbe dato il definitivo colpo di grazia all’esercito ucraino mettendo così fine alla guerra.

Poi questa offensiva non si è mai verificata e, a dire il vero, io avevo già da anni ipotizzato che la ragione era che la Russia non aveva ragione di affrettare i tempi: meglio vincere dopo un anno o due in più che vincere subito ma perdendo molti più uomini. Gli unici parametri di incertezza erano: 1. quanto avrebbe potuto rinforzarsi l’esercito ucraino nel frattempo: per questo non avevo né dati né conoscenze affidabili per valutarlo; 2. la situazione economica russa che alle mie fonti appariva florida ma che i soliti media definivano “disperata”.

Poi ci fu il periodo di attesa per le elezioni USA, con la possibilità irrealistica ma speranzosa, che vincendo Trump avrebbe portato la pace in “tre giorni”. Saltiamo all’incontro a quattrocchi fra Trump e Putin in Alaska (estate 2025) organizzato non da Rubio, il ministro degli esteri (segretario di Stato) USA guerrafondaio e neoconservatore, ma da Witkoff, “inviato speciale” di Trump e soprattutto suo amico.

Un po’ dopo quell’incontro arrivai a una nuova colonna della mia teoria: i governi europei controllati dai parapoteri economici sono nemici dichiarati sia di Putin che di Trump. Se la guerra fosse finita un anno o due fa questi sarebbero ancora in carica a tramare contro Trump e Putin (dato che la finta democrazia europea non permette di cambiare l’attuale regime eurocentrico). Perché quindi non cercare di farli saltare? E come sarebbe possibile riuscirci?

Con il loro totale fallimento economico e militare. Secondo me il punto di non ritorno per questi governi sarebbe l’invio di truppe in Ucraina e il ritorno di bare.

Ecco, secondo me, a cosa mirano, Trump e Putin: a uno scontro limitato fra UE e Russia senza il coinvolgimento degli USA. Chiaro che Bruxelles dovrebbe essere convinta a tirare la prima pietra in maniera che Washington possa subito dire “noi non c’entriamo niente” facendo un passo indietro e dando carta bianca alla reazione russa.

Chiaro che i microcefali europei non sono così stupidi da attaccare la Russia a testa bassa osservando quello che stanno facendo gli USA e il buon rapporto, almeno umano, fra Putin e Trump: sono sicuro che Trump starà dicendo ai suoi infidi alleati europei “faccio finta di essere amicone di Putin, ma sono dalla vostra parte: però dovrete fare voi la prima possa perché altrimenti XXX” dove XXX è una scusa che non conosco e comunque non ha senso tentare di immaginare.

Le vere notizie quindi giungono da Bruxelles, dal covo di burocrati eurinomani guerrafondai al soldo delle lobbi. Tutti i maggiori governi (Francia, Germania e UK) traballano e stanno in piedi solo perché non vi sono elezioni. In giro per l’Europa poi si sabotano come si può le elezioni per non far vincere chi vorrebbe la pace (vedi Romania). Si ricattano gli altri governi per costringerli all’obbedienza. Si censura chi è contro la guerra.

Sì, proprio bella la vostra democrazia e libertà.

Al momento gli USA hanno chiuso i rubinetti del denaro a Kiev (e questo la dice lunga sui reali interessi di Washington) e i fessi europei hanno deciso che pagheranno loro (cioè noi cittadini europei). Chiaramente una guerra costa cara e i soldi non ci sono. Gli USA possono inventarseli dal nulla, l’Europa no. Quindi o si aumentano le tasse e parecchio (facendo però incazzare i propri cittadini) oppure si rubano. Ecco quindi tutta la polemica intorno ai soldi russi congelati in Europa.

La UE li vorrebbe rubare per finanziare (per un anno, non durerebbero di più e poi si sarebbe punto e a capo) il regime di Kiev ma Bruxelles (stavolta inteso come Belgio, dove la maggior parte del denaro è depositato) è ben consapevole che se una banca ruba i soldi a un cliente con una scusa evidentemente fasulla allora gli altri clienti se ne vanno e la banca/Belgio (ma Europa in generale) fallisce. La “democratica” UE è quindi passata alla sua usuale strategia mafiosa di ricattare il governo di Bruxelles/Belgio e contemporaneamente di inventarsi nuove regole per aggirare il veto dell’Ungheria e della Slovacchia (mi sembra).

L’altra riflessione maturata non troppe settimane fa è che se i politici europei non sono troppo svegli per capire i disastri che stanno combinando, per non capire che l’Ucraina ha perso la guerra, che non si sa solo quando i soldati getteranno le armi per scappare via dal fronte, che quindi rubare i soldi russi non serve assolutamente a niente, se sono troppo ignoranti per rendersi conto di queste elementari verità c’è però da dire che le lobbi che li comandano sanno come andrà a finire questa vicenda. E allora perché insistono?

Perché evidentemente hanno un modo, sfruttando i meccanismi della grande finanza, per arricchirsi notevolmente dal fallimento economico dell’Europa: non dovremmo stupirci quindi quando questa bolla di pus marcio, che sta crescendo sul corpo putrefatto dell’UE, esploderà i media ci verranno a raccontare quanto siano stati intelligenti e previdenti alcuni grandi finanzieri globalisti ad aver investito in XXX ad approfittarsi della legge YYY per aver guadagnato centinaia di miliardi mentre noi (cittadini comuni, avremo perso tutto).

Insomma l’esercito ucraino adesso è sull’orlo del tracollo e, secondo me, la Russia invece di chiudere la guerra sta bene attenta a non spingere troppo per non farlo crollare: si vuole appunto che l’Europa dei governi nemici a Putin e Trump affondi con Kiev.

Le “provocazioni” russe

Stasera il TG7 è isterico perché dei MIG russi hanno sconfinato nello spazio aereo estone e un paio di F35 italiani li hanno “intercettati”.

Beh, non credo sia un caso: voglio dire che la provocazione era effettivamente voluta, dubito si sia trattato di un errore…

La domanda quindi diviene: perché? Qual è l’obiettivo di Putin?

Personalmente rimango della mia idea: la Russia vuole provocare i non capenti europei affinché nel loro disperato tentativo di sostenere Kiev si svenino e si autodistruggano: il processo è già ben avviato nel Regno Unito e in Germania, forse anche in Francia, e se saltano questi paesi salta l’intera UE.

I non capenti europei fanno la voce grossa, felici di poter giustificare nuove spese militari al posto di servizi, pensioni, sviluppo etc.

Questi “statisti” credono/sperano che ora Trump rompa con Putin ma, come ho già scritto, sono piuttosto sicuro che Trump e Putin siano d’accordo per far fuori (politicamente) i disagiati mentali alla guida dell’Europa che, del resto, sono nemici di entrambi.

Il risultato? L’Europa avrà la scusa per spendere di più, per indebitarsi e magari fallire. Ma, in verità, credo che la Russia speri in un qualche passo falso di altro tipo, ancora non saprei quale.

Proprio azzardando potrei ipotizzare l’invio di truppe europee in Ucraina che, al momento opportuno, sarebbero prontamente eliminate: la ragione di questa mia ipotesi è che la morte totalmente inutile di soldati occidentali darebbe probabilmente il colpo di grazia finale ai governi europei pseudo-democratici ma, in realtà, al servizio delle lobbi. Ma, come detto, è la prima ipotesi che mi è venuta in mente, non so quanto realistica.

E gli USA? Se le cose stanno come penso io allora Trump farà la voce grossa per invogliare gli europei a sbilanciarsi e fare il passo più lungo della gamba (qualunque esso sia) ma in realtà non ha intenzione di far nulla: insomma si tratta di un gioco fra Putin e Trump per fregare i pollastri europei.

Oppure non ho capito niente io e fra qualche giorno Trump imporrà sanzioni a destra e manca contro Mosca, gli attuali governi europei ne usciranno rafforzati, l’Ucraina vincerà la guerra, Putin verrà defenestrato, l’Occidente si impadronirà delle risorse energetiche russe e poi manderà a gambe all’aria l’economia cinese…

Gli aeroplanini telecomandati

Normalmente non avrei scritto dei droni russi che hanno “invaso” la Polonia ma sono da mio padre e quindi vengo rimbecillito da telegiornali che invece di informare cercano di causare allarme ingiustificato con un episodio di scarsa o nulla rilevanza militare.

Non è neppure chiaro infatti se si sia trattato di un errore, di un malfunzionamento (dovuto alla guerra elettronica) o una “falsa bandiera”. Ma in verità anche l’ipotesi di una provocazione russa è plausibile.

Qui è forse interessante sottolineare come per i media occidentali le continue provocazioni, quando non vere e proprie escalation, siano normali e giustificate quando compiute contro Mosca però quando qualcosa di analogo ma in scala molto minore, forse addirittura un semplice errore, colpisce l’Occidente ecco che allora diviene un caso montato come panna che va a guarnire riempiendoli tutti i telegiornali. Ecco che se gli aeroplanini radiocomandati russi, di quelli senza esplosivo ma usati solo come bersagli per attirare il fuoco della contraerea, svolazzano oltre il confine polacco allora è giustificata la folle corsa al riarmo della UE e rilanciata la narrativa sgangherata di Putin che vuole conquistare l’intera Europa.

Proprio la risposta isterica dei nostri media, ovviamente voluta e sostenuta dal potere politico, mi fa pensare che si sia effettivamente trattata di una provocazione russa: se fosse corretta la mia teoria (v. Riflessioni estemporanee, Addendum e Piccolo mistero o indizio?) che Mosca voglia usare la guerra in Ucraina, magari anche prolungandola artificialmente, per far svenare e fallire gli stati europei che sostengono Kiev, allora questa provocazione avrebbe proprio lo scopo di spingere Francia, UK e Germania a compiere altri passi falsi che, quando inevitabilmente falliranno, renderanno ancora più probabile un crollo dei rispettivi governi guerrafondai. Intanto Trump, che sempre secondo la mia ipotesi, è d’accordo con Putin e favorevole a cambi di regime in tutta Europa (che del resto sono suoi nemici), se la ride e, ovviamente, da una parte incita i pollastri europei a correre in su e giù per il pollaio e a chiocciare minacciosi ma dall’altra lui si guarda bene da impegnarsi in azioni concrete verso la Russia.

Piccolo mistero o indizio?

Praticamente dall’inizio della guerra c’è un piccolo mistero: ogni tanto se ne accenna ma poi viene dimenticato e/o passa in secondo o terzo piano.

Se si guarda una mappa dell’Ucraina si nota subito l’importanza del fiume Dnepr che rappresenta un confine naturale fra il Donbass e il resto del paese.

Chiaramente tutti i rifornimenti per il fronte devono attraversare i suoi ponti che non sono numerosissimi.

Ecco quindi il mistero di cui da almeno un paio di anni sento parlare: perché la Russia non li distrugge rendendo così molto più difficoltoso il rifornimento delle truppe ucraine sul fronte?

La capacità militare ci sarebbe: probabilmente già i missili kinzal potrebbero farcela ma, in caso contrario, potrebbe essere usato il missile oreshnik…

Quindi?

La “spiegazione” tradizionale è che i russi non vogliono distruggerli perché vogliono usarli loro per invadere il resto dell’Ucraina. Il problema è che in casi analoghi, quando l’esercito ucraino è stato costretto a ritirarsi, ha sempre minato e fatto saltare i ponti alle proprie spalle: difficile quindi pensare che, in caso di necessità, non farebbero lo stesso con i ponti sul Dnepr.

Ma ecco le MIE ipotesi.

La prima è militare: l’obiettivo della Russia non è solo quello di occupare il territorio delle nuove repubbliche unitesi alla federazione ma anche quello di demilitarizzare l’Ucraina. Probabilmente il distruggere questi ponti strategici avrebbe facilitato la conquista militare ma reso più ardua la demilitarizzazione: se infatti il fronte fosse spostato sul Dnepr i problemi logistici sarebbero tutti dei russi: difficile infatti avanzare senza il rischio che le teste di ponte sull’altra riva del fiume non vengano accerchiate e ricacciate indietro con grandi perdite.

Non so, non essendo un militare non so quanto questa mia ipotesi sia credibile: a me pare comunque ragionevole e migliore di quella “ufficiale” (dei russi che vogliono conservare i ponti per usarli loro in futuro).

La seconda ipotesi potrebbe invece essere un indizio alla mia teoria dell’interesse di Mosca a prolungare la guerra in maniera che i governi europei fortemente ostili si autodistruggano economicamente/finanziariamente (v. ) con il loro scellerato sostegno all’Ucraina. Il fenomeno è già evidente in Germania e nel Regno Unito e in misura minore in Francia (ciò che accade negli altri paesi è molto meno importante).

In questa ipotesi la Russia non avrebbe distrutto i ponti perché non ha interesse a terminare la guerra in tempi rapidi.

Se così fosse allora bisognerebbe ammettere che la visione strategica/geopolitica di Putin sarebbe stata estremamente lungimirante perché avrebbe capito con un paio di anni di anticipo cosa sta avvenendo adesso in Europa.

Addendum

Ho continuato a pensare alla mia teoria di cui ho scritto in Riflessioni estemporanee e mi sto sempre più convincendo che sia corretta.

Essenzialmente perché spiega in maniera logica (nonostante gli evidenti errori di calcolo politico) i comportamenti di USA, Russia ed UE.

Il succo della mia idea è la seguente: proprio la Russia non è interessata a una rapida fine del conflitto in Ucraina perché la UE, ostile a Mosca, si sta dissanguando (finanziariamente ed economicamente) nel suo cieco sostegno a Kiev. In questa maniera i partiti che hanno governato in Europa hanno perso legittimità agli occhi degli elettori che hanno capito che partiti al governo e presunta opposizione tradizionale sono la “stessa roba” perché hanno perseguito la stessa identica politica.

Questo è stato evidente nel Regno Unito e in Germania e, in misura minore in Francia (dove però l’opposizione a Macron già da anni era in crescita). Adesso sia in UK con Reform di Farage che in Germania con AfD dei partiti alternativi sono in testa alle preferenze degli elettori.

Soprattutto più la guerra continua e più i governi al potere nella maggioranza degli stati europei perdono consenso.

Detto questo si capisce quindi quale sia l’interesse della Russia a prolungare la guerra: vi è la possibilità concreta che, continuando la guerra, vari governi ostili nella UE (comprese le rispettive opposizioni farlocche) vengano ribaltate e che invece con governi diversi possa tornare a cooperare.

Non solo.

Qual è l’interesse di Trump: aiutare i governi a lui ostili in Europa a sopravvivere alla sconfitta inevitabile dell’Ucraina o, invece, sperare in governi totalmente diversi e potenzialmente non asserviti alle lobbi economiche globali?

Mi rispondo da solo: anche a Trump converrebbe che gli attuali governi della UE (o almeno molti di essi) venissero ribaltati.

Chiaramente questa è solo una mia ipotesi (che oltretutto NON ho sentito formulare a nessuna delle mie fonti) e sarà difficile, praticamente impossibile, ottenerne a breve conferma: magari fra 20-30 anni, non so… dipende anche dall’evoluzione storica futura e dall’utilità per il potere del tempo che la verità venga palesata…

Comunque qualche giorno fa ho scoperto un nuovo elemento che mi pare molto indicativo: lo scorso 20 luglio la Gabbard, a capo delle agenzie della sicurezza, ha tolto la condivisione di qualsiasi informazione relativa ai negoziati di pace tra Russia e Ucraina con i “five eyes”.

Per chi non lo sapesse i “five eyes” sono Canada, UK, Nuova Zelanda, Australia e USA le cui agenzie di solito condividono fra loro tutte le notizie di intelligence.

Chiaramente quando si decide che qualcosa non venga condiviso significa che vi è una differenza di obiettivi strategici: in questo caso fra quelli degli USA e quelli degli altri quattro paesi (in particolare UK e Canada).

Curiosamente chatGPT (statunitense), a cui avevo chiesto per avere conferma dell’informazione, non mi ha saputo suggerire nessun elemento concreto di possibile divergenza fra obiettivi USA e UK/Canada. Invece Deepseek (cinese) mi ha correttamente risposto:

Posizione degli USA: L’amministrazione Trump ha mostrato una volontà di avvicinamento alla Russia, sospendendo l’aiuto militare e l’intelligence all’Ucraina e esprimendo fiducia in Putin . Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sospeso le operazioni informatiche contro la Russia .

  • Preoccupazioni degli altri Five Eyes: Gli alleati vedono la Russia come una minaccia strategica e temono che la condivisione di intelligence con gli USA possa essere compromessa se i dati finissero nelle mani russe. Regno Unito e Francia hanno già annunciato che continueranno a fornire intelligence all’Ucraina indipendentemente dalle decisioni USA.

Personalmente io leggo invece in maniera leggermente diversa la notizia: gli USA vogliono ricercare la pace e accordi economici con la Russia (magari in funzione anti-cinese) mentre l’Europa (che avrebbe più da guadagnarci da buoni rapporti ma i cui governi non fanno gli interessi dei propri cittadini) ne vorrebbe la sconfitta.

Evidentemente vi era il timore di Washington che UK/Canada usassero le informazioni riservate per sabotare le eventuali trattative di pace.

Come ho spesso scritto Trump ha abbaiato spesso contro la Russia ma di concreto ha fatto il minimo possibile di concreto, ovvero solo quel tanto che basta per tenere a bada, placandole, le frange più guerrafondaie sia fra i democratici ma anche nelle fila dei repubblicani. Ovvero che segretamente gli USA si accordano con la Russia ma “ufficialmente” sostengono con convinzione la guerra.

Io credo che questa mia ipotesi spieghi bene la situazione: da una parte Trump fa credere ai gonzi europei che vuole continuare a supportare l’Ucraina e arrivare alla vittoria finale; magari sono proprio gli USA che forniscono informazioni fuorvianti sull’andamento della guerra e dell’economia russa proprio per incoraggiare i fessi a continuare ad affondare i propri rispettivi paesi… da un’altra sia Mosca che Washington sarebbero contenti se diversi governi europei ostili venissero ribaltati.

Perché, forse è bene ribadirlo, Macron, Starmer e Mercz sono espressione delle oligarchie economiche occidentali ostili a Russia e Trump (mentre Biden e la Harris erano loro burattini negli USA).

Che l’interesse della Russia a prolungare la guerra sia superiore a quello di finirla vittoriosamente? Probabilmente no ma di sicuro Mosca non si strappa i capelli se la vittoria arriverà un po’ meno rapidamente del previsto.

Dall’Alaska con torpore

Ieri sera (o stanotte) ho aspettato la conferenza stampa dell’incontro in Alaska fra Trump e Putin.
I due presidenti non hanno detto molto e, proprio per questo, credo di averci indovinato con quanto scrissi in Chiacchiere in Alaska.

La Russia sta vincendo sul campo di battaglia e gli USA (anche allargandoli al resto dell’Occidente) non possono farci niente: le armi da dare all’Ucraina sono finite (adesso arrivano col contagocce e pagate dai fessi della UE) e le sanzioni sono inefficaci (inoltre India e Cina, i maggiori acquirenti del petrolio russo, avevano fatto sapere che avrebbero continuato ad acquistarlo).

Chiaramente Trump aveva bisogno di qualcosa di positivo da dire alla conferenza stampa per far passare l’incontro come una vittoria o, almeno, provarci. E allora ecco che, con la condiscendenza di Putin, si è parlato dei grandi accordi commerciali che aspettano Mosca e Washington insieme se solo, come ha precisato Putin, i guerrafondai europei non faranno affondare questo accordo.

Dal non detto è chiaro che, come previsto, la Russia non sia disposta a fare nessuna concessione fra gli obiettivi che si era data: liberare interamente le repubbliche annesse qualche anno fa (il Donbass per capirci), la demilitarizzazione dell’Ucraina, la denazificazione, il NO perpetuo alla NATO e, insomma, tutto ciò che Putin andava ripetendo dall’inizio del conflitto.

La faccia di Trump, sebbene sia rimasto educato e rispettoso nei confronti di Putin, mi è parsa cupa e stanca: probabilmente sperava di ottenere qualcosa di più, anche pochissimo di concreto, ma non gli è stato concesso niente.

Ora Trump si troverà a un bivio: chiaramente gli idioti guerrafondai della UE continueranno a berciare “guerra! guerra!” ma a questo punto Trump si è creato la scusa buona per rispondergli: “benissimo ma arrangiatevi da soli” e allora la guerra finirà rapidamente perché l’Europa non ha i mezzi degli USA neppure per riuscire a prolungarla di poco.

Chiaramente i media al servizio delle grandi lobbi a favore della guerra daranno tutta la colpa a Trump: “l’Ucraina aveva quasi vinto, sarebbe bastata una sanzioncina in più, e invece così è costretta alla resa e il «folle» Putin è premiato…”
Ma magari se l’accordo, come ipotizzo, prevede lo sfruttamento da parte statunitense delle risorse naturali del Donbass (dove vi sono le famigerate terre rare, il litio etc.) allora magari le stesse lobbi economiche che ne profitterebbero e che controllano i media gli diranno di andarci leggeri: “è vero Trump così facendo ha causato la sconfitta dell’Ucraina MA contemporaneamente ha anche salvato molte vite e poi Kiev NON poteva vincere, era solo questione di tempo etc.”
Lo vedremo da come la stampa statunitense, non quella europea, presenterà l’accordo fra Trump e Putin e il successivo eventuale disimpegno totale degli USA.

Vedremo: come scrissi ormai diversi anni fa, in questo caso, a differenza della scellerata gestione della pandemia di COVID, la verità militare non può essere tenuta nascosta come ancora viene invece fatto con quella scientifica/medica. Speriamo che una discreta percentuale di popolazione si renda conto di essere stata presa in giro per tre anni sulla guerra in Ucraina e che sappia fare 2+2 e capisca che, allo stesso modo, sta venendo presa in giro su tutte le altre notizie meno, forse, che quelle sportive (!)…

Segreti e ricatti

Cosa va a fare Witcoff a Mosca?

Cioè tutte le “mie” fonti concordano che la sua missione, più o meno, in concomitanza con l’ultimatum di 50 prima, poi 12 e infine 5 giorni, è completamente inutile dato che la Russia sta vincendo sempre più chiaramente e non ha interesse in un cessate il fuoco il cui unico scopo sarebbe quello di riarmare l’Ucraina per far proseguire ancora la guerra.

Ebbene, secondo la “mia” teoria (v. [E] 16.6), Witcoff è il vero “mezzo” non il Segretario di Stato, per comunicare in maniera fidata il proprio pensiero. La mia teoria era quindi che quando Trump, a parole, gettava benzina sul fuoco Witcoff aveva nel frattempo spiegato che non si trattava di benzina ma di… bo… Coca Cola.

Una commedia insomma a uso interno, per gli USA e per gli “alleati” più tonti (cioè l’UE), ma di cui il supposto bersaglio, in questo caso Putin e la Russia, sarebbe invece informato della totale finzione.

A che scopo quindi la visita di Witcoff? Io ipotizzo quindi che sia per informare la Russia che Trump abbaierà ancora di più ma che non ha nessuna intenzione di mordere. Probabilmente dando anche qualche prova di buona fede: questo perché dopo il vero e proprio tradimento dei colloqui con l’Iran sia Trump che il suo inviato speciale hanno perso molta credibilità.

Ormai, per spiegare il cambiamento di strategia di Trump, anche molte delle “mie” fonti ipotizzano apertamente un ricatto basato sui famosi archivi Epstein. Altri ancora ci aggiungono un improvviso decadimento cognitivo sebbene meno appariscente ed evidente di quello del suo predecessore.

Entrambe le teorie mi sembrano credibili: quella del ricatto io stesso l’ipotizzai poche ore dopo l’attacco all’Iran e anche al calo cognitivo avevo già pensato sebbene, mi pare, senza metterlo nero su bianco. Spesso ho la sensazione che Trump non ricordi cosa aveva detto il mese prima…

Da notare anche il basso, anzi bassissimo profilo di Jack Vance che pochi mesi fa si era permesso di “sculacciare” (dicendo parole sacrosante) la politica europea. Kennedy prosegue a testa bassa nel suo lavoro mentre la Gabbard ha confermato il suo sostegno al presidente e gli ha fornito le basi per cercare di distogliere l’opinione pubblica con gli intrighi di Obama e le chiacchiere sulla Clinton.

Io credo che nell’amministrazione Trump sia in corso una guerra interna: adesso i neo-xxx hanno preso il sopravvento ma non hanno vinto. Non mi stupirei se fra qualche mese, o magari molti mesi, ci fosse un contrattacco dalla parte sana della squadra di Trump: soprattutto la Gabbard se riesce a prendere veramente il controllo delle agenzie avrebbe un grande potere di scoprire gli effettivi rapporti di forza e alleanze, probabilmente spesso illegali, fra politica, economia e governi esteri che influenzano la presidenza Trump (e le precedenti ovviamente!). Da questa conoscenza può dipendere molto.

È difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi mesi: se infatti Trump è veramente ricattato dall’esterno non possiamo stabilire cosa sia pronto a fare di quanto gli chiede il suo ricattatore.

Il governo Netanyahu è adesso in minoranza e quindi a settembre, quando riapre il parlamento israeliano, sarà cruciale per il suo destino politico: nei momenti di crisi Netanyahu è sempre ricorso a un inasprimento dei conflitti per risollevare il proprio sostegno interno. Non è quindi da escludersi che, magari verso fine agosto, chieda/ricatti Trump di riaccendere il conflitto con l’Iran.

E comunque già adesso parla di una nuova fase, di “occupazione totale”, della striscia di Gaza mentre la pressione internazionale di sdegno per il genocidio palestinese inizia a farsi sentire.

Sì, credo che ad agosto/settembre si aprirà in Medi oriente un nuovo capitolo: speriamo che Trump, sebbene a suo modo, sappia spegnere l’incendio prima che divampi in tutto il mondo.

Perché in effetti, col senno di poi, si deve anche ammettere che col suo intervento diretto in Iran Trump ha impedito a Israele di usare l’atomica contro l’Iran e a Teheran di bloccare lo stretto di Hormuz con crisi economica globale (soprattutto occidentale) per l’aumento esponenziale del costo del greggio.

Ah! poi ci sarebbero i dazi minacciati ai paesi che continueranno a fare affari (comprandone il petrolio essenzialmente) con la Russia. Non so: forse Trump pensava che alle sue parole almeno l’India facesse un passo indietro accettando, almeno formalmente, di non comprare il petrolio russo ma in realtà è successo il contrario: l’India ha formalmente confermato che continuerà a farlo.

A questo punto i dazi minacciati da Trump potrebbero risolversi in un pericoloso boomerang proprio per l’economia USA.

In effetti, per adesso, gli unici tonti a credere alle minacce economiche di Trump sono stati gli idioti alla guida della UE (v. Cretini allo sbaraglio).

Leoni e promesse

Un aggiornamento sulla guerra Israele-Iran.

Iran ha reagito la notte scorsa: io pensavo che avrebbe aspettato più a lunga ma in effetti il mio ragionamento era superficiale: dato che Israele ha affermato che i suoi attacchi continueranno non aveva senso aspettare e subire altri danni senza reagire.

L’Iran non ha attaccato le basi americane che “era” la linea rossa e che avrebbe automaticamente fatto entrare gli USA in guerra: che è l’obiettivo di Israele.

L’attacco iraniano “a occhio”, basandomi quindi solo sui video disponibili, mi è sembrato meno massiccio del precedente (quello dell’anno scorso intendo). Però i danni sono stati di sicuro maggiori quindi probabilmente è solo “un’illusione ottica” provocata dal sottoinsieme di immagini che ho potuto vedere.

Sembra che Putin abbia avuto una dura telefonata con Nethayahu e la Cina ha usato insolite parole dure: ma queste sono chiacchiere diplomatiche. Bisognerà vedere cosa verrà fatto di concreto (oppure sapere cosa effettivamente è stato detto).

Ieri sera si parlava di due F-35 israeliani abbattuti ma non è chiaro se sia una bufala.

Poi è stato spiegato il motivo per cui i caccia israeliani hanno potuto attaccare l’Iran senza problemi: un attacco informatico aveva disabilitato le difesi antiaeree: il problema però sembra essere stato risolto e già ieri notte le difese iraniani sembravano funzionare bene.
Ah! e con il cambio di regime in Siria adesso gli aerei israeliani hanno un tragitto più breve per raggiungere l’Iran: anche questo di sicuro ha aiutato l’attacco.

Riflettevo però su un “insegnamento” della guerra in Ucraina: gli attacchi missilistici o di aerei da soli non vincono le guerre. E da questo punto di vista né Israele né l’Iran hanno la possibilità pratica di invadere il reciproco avversario. E allora quando finirà questa guerra?
1. Una possibile fine, e probabilmente era quella auspicata da Israele-USA, era che il governo iraniano cascasse e venisse sostituito da uno filo-occidentale.
2. Oppure un lungo scambio di attacchi missilistici: certo Israele riceverà missili dagli USA ma sono convinto che anche la Russia e la Cina non faranno mancare il loro sostegno. E ormai sappiamo, ammissione NATO, che la Russia produce in tre mesi quello che i paesi NATO producono in tre mesi (figuriamoci poi la Cina!).
Poi Israele è più piccola, territorialmente, dell’Iran: da una parte la si protegge meglio ma da un’altra i bersagli sono più fitti e non c’è posto dove nascondersi. Soprattutto la popolazione civile israeliana, isolata dalle guerre provocate dal proprio paese, si troverà in una situazione molto difficile e a cui non è abituata. Alcuni mie fonti ipotizzano già un esodo verso i paesi occidentali.
3. Intervento diretto degli USA:
3A. Intervento diretto Russia e Cina → guerra nucleare: fine di questo blog e dell’umanità.
3B. Potranno gli aerei USA avere la meglio sulle difese antiaeree iraniane (probabilmente rifornite da Russia e Cina)? Non lo so: io credo che se non ce la facessero a sfondare nei primi giorni di attacco poi si metterebbe male per gli USA. Soprattutto le portaerei mi sembrano vulnerabili se attaccate da missili ipersonici: vedi gli yemeniti che con i loro mezzi, sicuramente inferiori a quelli iraniani, ci sono andati vicini a danneggiarne una…

A che ne sappia Trump non ha rinnegato il messaggio pubblicato a suo nome (ne sono convinto!) su True Social: da un punto di vista politico quindi è come se fossero effettivamente parole sue. Secondo me è semplicemente e banalmente ricattato (vedi le accuse di Musk e, comunque, la maggioranza di senatori filo guerra pro Israele che lo potrebbe mettere di sicuro in difficoltà e, forse, anche in stato di accusa).
Una prima conseguenza è che adesso anche la Russia non ha più alcun motivo per credere a Trump nei suoi negoziati sulla guerra in Ucraina.
Ah! e un’altra conseguenza della guerra fra Israele e Iran è che ora a Kiev toccheranno solo le briciole degli armamenti già scarsi disponibili in occidente.
Dovrei guardare Asmongold per cercare di capire quale sia l’umore dei suoi sostenitori: ma da quello che ho capito Trump perderà sostegno in patria se si fa coinvolgere nella guerra, lui che si era presentato agli elettori statunitensi come il presidente della “pace”.
A proposito di guerra nucleare bello il discorso della Gabbard sui suoi pericoli: non ho voglio di cercare il collegamento al video su YouTube ma per chi fosse interessato non dovrebbe essere difficile trovarlo.

Infine New Atlas di Berletic, che da tempo seguo solo saltuariamente, afferma che non è Israele a volere la guerra con l’Iran ma gli USA che vogliono usare Israele come proxy così come hanno fatto con l’Ucraina.
La “prova” di Berletic è documento, liberamente scaricabile, pubblicato ormai dieci anni fa da un Think Tank (mi sembra Radeon o qualcosa del genere) in cui si affermava che la guerra sarebbe stata iniziata da Israele in maniera che questa si prendesse tutta la colpa e, contemporaneamente, che l’Iran facesse saltare le trattative per regolamentare il suo nucleare. La prima condizione si è verificata ma la seconda no.
Ma, secondo me, la teoria di Berletic non regge perché gli USA non hanno interesse a una guerra contro l’Iran mentre Israele sì.

Infine c’è la spada di Damocle dei pozzi petroliferi: al momento Israele non li ha bombardati e l’Iran non ha colpito quelli dei paesi vicini né ha bloccato lo stretto di Hormuz.
Che prima o poi accada temo sia inevitabile e allora ecco che il costo del petrolio schizzerà alle stelle. Da questo punto di vista Putin sarà contento ma per l’occidente e, soprattutto, per l’Europa sarà un disastro.

Ah! mi manca di sapere cosa hanno starnazzato le oche di Bruxelles. Forse stanno ancora aspettando gli ordini su cosa dire, non so…
La mia è solo una curiosità per farmi quattro risate e per capire dove soffia la propaganda: di certo sarebbe stupido aspettarsi dichiarazioni minimamente significative o intelligenti dai pennuti microcefali.

Infine aggiungo solo che i video delle “mie” fonti vengono in genere pubblicati nel tardo pomeriggio e trattano gli eventi della mattinata quindi solo staserà avrò i commenti sulla risposta iraniana di stanotte. Io seguirò questa guerra al mio ritmo senza farmi condizionare troppo dal susseguirsi degli eventi…

La virgola della situazione

La novità di queste ore/giorni è l’“ultimatum” dell’Europa alla Russia che richiede a Mosca una tregua incondizionata di 30 giorni. Perché proprio ora? Perché Trump, dopo il breve colloquio con Zelensky ai funerali di Francesco, sembra orientato sulla linea dura contro Putin.

Però, stranamente, nell’“ultimatum” gli USA non sono coinvolti direttamente. C’è, sembra, il loro assenso al piano ma senza la partecipazione diretta di Washington.

Scrivo poi “ultimatum” fra virgolette perché è curioso che sia la parte perdente a lanciarlo: se infatti avesse la forza per imporre la propria volontà non sarebbe la parte perdente. Vabbè ma dalla banda dei rallentati europei che ci guidano non mi stupisco più di niente.

In uno dei pezzi precedenti avevo ipotizzato (propriamente mia ipotesi, non basata sulle ipotesi/teorie delle mie fonti) che Trump avesse fatto uno scambio con i neo-con del partito repubblicano: niente guerra con l’Iran (che dopo la fallimentare prova contro lo Yemen è ancora meno attraente di prima) ma, per saziare l’avidità di chi ci guadagna con la guerra, sia politici che finanziatori dei politici, si continuerà a buttare denaro nella guerra in Ucraina.

Mi sembrava una spiegazione ragionevole e negli ultimi giorni sono uscite più voci di come Trump abbia improvvisamente preso le distanze da Netanyahu ma anche dallo stesso Israele: per esempio oggi circola la notizia che che gli USA sarebbero pronti a riconoscere lo stato palestinese.

Io, per prudenza, fino a quando non ho una bella dichiarazione inequivocabile di Trump (non un cinguettio ma almeno un’intervista) non prenderò per vera, definitiva e assodata la cosa.

Intendiamoci: già nella versione dell’Epitome di marzo avevo scritto che per quanto Trump sembrasse vicino a Israele e pronto a scatenare la guerra contro l’Iran io nutrivo ancora speranze e che si trattasse di una sua manovra per confondere le acque (soprattutto contro gli uomini del suo partito).

Concludevo infatti la mia analisi sulla politica di Trump nel Medio Oriente con queste parole: «Comunque in questo ambito, sebbene le parole [a favore di Israele/Netanyahu] siano state piuttosto inequivocabili, ancora è prematuro dare un giudizio definitivo sulla politica di Trump: per quanto improbabili non me la sento di escludere del tutto sorprese anche nei futuri rapporti fra USA e Israele.»

Basta questa idea dello “scambio” fra mancata guerra contro l’Iran e il proseguimento della guerra contro l’Ucraina a spiegare l’improvviso cambiamento di strategia geopolitica di Trump?

Inizio ad avere dei dubbi: certo i media ci presentano Trump come un mezzo matto, innamorato di se stesso, che dice una cosa al mattino e cambia idea alla sera. Questa rappresentazione di Trump, chiaramente falsata per ragioni ideologiche, non deve però alterare la nostra oggettività nell’analizzare la situazione. Trump non è matto, come ho spiegato altrove (v. La logica dell’accordo che scontenta tutti), ama depistare i suoi avversari e stupire con clamorosi colpi di scena: certo a volte ha preso degli abbagli e altri ne prenderà in futuro ma c’erano sempre delle ragioni logiche ai suoi errori.

Sapete quindi che cosa sospetto? Di nuovo una “mia” idea, non delle “mie” fonti…

Penso che stia preparando una trappola agli alleati europei che del resto, tranne poche eccezioni, sono suoi avversari politici e alleati dei globalisti democratici e trasversali. Vance ha detto chiaramente quello che pensa dell’Europa ed è difficile credere che anche Trump non sia sulla stessa linea di pensiero.

E allora che fare? Collaborare con questi rallentati o cercare di metterli in difficoltà per favorire le opposizioni nei rispettivi paesi?

Io credo che l’amministrazione Trump possa aver optato per questa trappola: ha convinto l’Europa ad andare avanti con il loro ultimatum, che ovviamente Putin ha già respinto al mittente, e adesso le minacce implicite in esso andranno messe in atto. I rallentati europei probabilmente credono di avere le spalle protette dagli USA: ma cosa succede se cercheranno di fare il passo più lungo della gamba e, contemporaneamente, Washington si tirasse indietro sul più bello?

Io credo che farebbero una bella figura da idioti: figuraccia che penalizzerà i rispettivi governi europei che si sono così baldanzosamente esposti guidati dal galletto Macron. Non escludo poi, come scrissi tempo fa, che ci siano già degli accordi segreti fra Mosca e Washington (Witkoff, l’inviato di Trump a Mosca per gestire la crisi, non è un politico di professione ma è amico del presidente: secondo me è possibilissimo che si sia accordato con Putin)

Sui dettagli di come gli USA possano fregare l’Europa non ho dettagli sufficienti: mi aspetto o minacce che non possano mantenere, decisioni autolesionistiche e controproducenti fino, magari, all’invio di truppe sul suolo ucraino e che Mosca farà prontamente tornare indietro: sì quest’ultima possibilità credo che metterebbe davvero in crisi i governi europei coinvolti.

Il risultato sarebbe comunque quello di far rimanere l’Europa col cerino in mano mentre Russia e USA siglano accordi e fanno affari insieme…

Da questo punto di vista un piccolo plauso alla Meloni che non si è accodata (come avvenuto in passato con Draghi) a questa scampagnata a Kiev di rallentati. Come ho scritto in passato il più furbo degli imbecilli è sempre un imbecille.

Avrebbe potuto (sarebbe stato politicamente possibile cioè) prendere una posizione più netta: io, che sono una persona di principi e che sarei un pessimo politico, l’avrei fatto. Capisco però anche che politicamente (v. Il mio “loro” punto sulla tregua etc.) forse non aveva sufficiente autonomia per denunciare la demenza delle decisioni dei colleghi europei…

Come sempre: vedremo. Io, oggi come oggi, la mano sul fuoco non la metterei su niente…

Aggiunta 13-5: Poche ore dopo vi è stata la controproposta di Putin di un incontro in Turchia e Trump mi sembra abbia preso la palla al balzo dicendo di volervi prendere parte: potrebbe essere questo il pretesto con cui Trump lascerà i rallentati europei con la pagliuzza corta in mano? Tipo “La proposta di Putin era ottima, ora noi USA ce ne tiriamo fuori, voi europei fate quello che volete…”