Varie ed eventuali

Scusatemi il titolo del pezzo assolutamente non ispirato ma ogni tanto anche io non ho idee…

Sono da mio padre e quindi mi sta toccando di ascoltare una dose abnorme dei programmi politici e di “informazione” della 7: che poi, suppongo, la 7 non sarà peggio di RAI o Mediaset ma io sento praticamente solo essa. Per mio padre (87 anni e con un principio di demenza) un balsamo di verità, per me una specie di diarrea di disinformazione. A me Mentana non piace ma in confronto a certi suoi colleghi che ho avuto la sfortuna di ascoltare finisce per sembrare quasi bravo.

Già Mentana: circa 40 anni fa mio padre stabilì che Mentana fosse affidabile perché dava una visione delle cose spesso contraria a quella del suo editore Berlusconi. Insomma Mentana bravo perché contrario a Berlusconi senza considerare quanto fosse bravo Berlusconi a tenere un direttore contrario alla sua politica. Vabbè: inutile spiegargli che Mentana, se licenziato da Berlusconi, non sarebbe finito a dormire sotto un ponte ma sarebbe caduto in piedi e che quindi il suo “coraggio” gli era utile e funzionale al prepararsi un CV che avrebbe poi facilmente rivenduto.

Vabbè dovrei ormai essermi abituato alla mancanza di logica delle persone: a come l’odio (anche quello instillato artificialmente e immotivato) possa essere forte e avere la meglio sulla razionalità. Eppure è sconcertante quando accade a mio padre: vabbè, ora pensa al 50% delle sue passate capacità, ma anche quando stava bene…

Altro passo nella comprensione della guerra in Ucraina come spiegare il comportamento dei parapoteri economici, soprattutto di quelli europei, che spingono i politici europei (e Trump ma con molto meno successo) a continuare una guerra persa?

Sicuramente non per ragioni di principio, non perché sia la cosa giusta da fare (argomento che ho sentito ventilare in questi giorni dalla tivvù), non perché vi sia la speranza di vincere. E allora non rimane altra possibilità che questi signori, che manovrano la politica da dietro le quinte, abbiano da guadagnarci  che dal tonfo economico/sociale dell’UE . Un po’ come fece il filantropo Soros quando l’Italia fu costretta a uscire dallo SME e svalutare la lira: ovviamente stavolta il meccanismo economico sarà un altro ma sospetto che mentre il 99,999% degli europei andranno a stare peggio, lor signori troveranno il modo di arricchirsi (e molto) dal fallimento della UE.

Dichiarazioni all’ONU di Trump. Sembra abbia fatto una capriola all’indietro di 180 gradi, vero? Adesso sembra di nuovo pro guerra, anti Russia e anti Putin.

I casi sono due: o Trump è effettivamente di mente labile, incapace di mantenere una qualsiasi linea politica con fermezza ma direi pure una sorta di demenza senile o no (i suoi cambiamenti di direzioni politica sono troppo bruschi per poter essere spiegati in maniera logica) oppure la mia teoria (vedi i pezzi precedenti) è corretta.

Qual è la mia teoria (rimando ai pezzi precedenti per un maggior approfondimento)?

Gli USA e la Russia, quindi Trump d’accordo con Putin, vogliono che gli stati europei a loro (a Putin e a Trump) ostili finiscano a gambe all’aria nel tentativo destinato a fallire di aiutare l’Ucraina con la speranza che, al posto degli attuali governi venduti ai poteri economici, ne arrivino altri più favorevoli agli interessi della popolazione.

Ecco quindi che (a differenza di molte delle “mie” fonti) sospetto che le provocazioni che i media oggi attribuiscano a Mosca siano veramente tali e non mi stupisco che Trump inciti gli stati europei a reagire con la forza fingendo di essere dalla loro parte, ovvero che avranno il sostegno militare degli USA. Trump lo fa apparire implicito con le sue dichiarazioni ma, guarda caso, non lo dice mai apertamente…

E perché Russia e USA vorrebbero un intervento militare diretto e ufficiale dell’Europa? Perché far tornare dall’Ucraina molte bare piene di giovani europei sarebbe la maniera più sicura per mandare a casa gli attuali governi.

Poi, ovviamente, questa è una mia ipotesi “esclusiva”: ancora non la ho sentita altrove. Eppure l’alternativa a questa mia teoria è che, in pratica, Trump sia un debole di mente.

Decida il lettore cosa creda sia più probabile.

Ah, in un prossimo pezzo, lo scrivo adesso per cercare di non dimenticarmelo, voglio buttare giù delle idee sul perché spesso i grandi “capi” si scelgano degli eredi non all’altezza: anzi, o il vuoto o la persona sbagliata.

Addendum

Ho continuato a pensare alla mia teoria di cui ho scritto in Riflessioni estemporanee e mi sto sempre più convincendo che sia corretta.

Essenzialmente perché spiega in maniera logica (nonostante gli evidenti errori di calcolo politico) i comportamenti di USA, Russia ed UE.

Il succo della mia idea è la seguente: proprio la Russia non è interessata a una rapida fine del conflitto in Ucraina perché la UE, ostile a Mosca, si sta dissanguando (finanziariamente ed economicamente) nel suo cieco sostegno a Kiev. In questa maniera i partiti che hanno governato in Europa hanno perso legittimità agli occhi degli elettori che hanno capito che partiti al governo e presunta opposizione tradizionale sono la “stessa roba” perché hanno perseguito la stessa identica politica.

Questo è stato evidente nel Regno Unito e in Germania e, in misura minore in Francia (dove però l’opposizione a Macron già da anni era in crescita). Adesso sia in UK con Reform di Farage che in Germania con AfD dei partiti alternativi sono in testa alle preferenze degli elettori.

Soprattutto più la guerra continua e più i governi al potere nella maggioranza degli stati europei perdono consenso.

Detto questo si capisce quindi quale sia l’interesse della Russia a prolungare la guerra: vi è la possibilità concreta che, continuando la guerra, vari governi ostili nella UE (comprese le rispettive opposizioni farlocche) vengano ribaltate e che invece con governi diversi possa tornare a cooperare.

Non solo.

Qual è l’interesse di Trump: aiutare i governi a lui ostili in Europa a sopravvivere alla sconfitta inevitabile dell’Ucraina o, invece, sperare in governi totalmente diversi e potenzialmente non asserviti alle lobbi economiche globali?

Mi rispondo da solo: anche a Trump converrebbe che gli attuali governi della UE (o almeno molti di essi) venissero ribaltati.

Chiaramente questa è solo una mia ipotesi (che oltretutto NON ho sentito formulare a nessuna delle mie fonti) e sarà difficile, praticamente impossibile, ottenerne a breve conferma: magari fra 20-30 anni, non so… dipende anche dall’evoluzione storica futura e dall’utilità per il potere del tempo che la verità venga palesata…

Comunque qualche giorno fa ho scoperto un nuovo elemento che mi pare molto indicativo: lo scorso 20 luglio la Gabbard, a capo delle agenzie della sicurezza, ha tolto la condivisione di qualsiasi informazione relativa ai negoziati di pace tra Russia e Ucraina con i “five eyes”.

Per chi non lo sapesse i “five eyes” sono Canada, UK, Nuova Zelanda, Australia e USA le cui agenzie di solito condividono fra loro tutte le notizie di intelligence.

Chiaramente quando si decide che qualcosa non venga condiviso significa che vi è una differenza di obiettivi strategici: in questo caso fra quelli degli USA e quelli degli altri quattro paesi (in particolare UK e Canada).

Curiosamente chatGPT (statunitense), a cui avevo chiesto per avere conferma dell’informazione, non mi ha saputo suggerire nessun elemento concreto di possibile divergenza fra obiettivi USA e UK/Canada. Invece Deepseek (cinese) mi ha correttamente risposto:

Posizione degli USA: L’amministrazione Trump ha mostrato una volontà di avvicinamento alla Russia, sospendendo l’aiuto militare e l’intelligence all’Ucraina e esprimendo fiducia in Putin . Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sospeso le operazioni informatiche contro la Russia .

  • Preoccupazioni degli altri Five Eyes: Gli alleati vedono la Russia come una minaccia strategica e temono che la condivisione di intelligence con gli USA possa essere compromessa se i dati finissero nelle mani russe. Regno Unito e Francia hanno già annunciato che continueranno a fornire intelligence all’Ucraina indipendentemente dalle decisioni USA.

Personalmente io leggo invece in maniera leggermente diversa la notizia: gli USA vogliono ricercare la pace e accordi economici con la Russia (magari in funzione anti-cinese) mentre l’Europa (che avrebbe più da guadagnarci da buoni rapporti ma i cui governi non fanno gli interessi dei propri cittadini) ne vorrebbe la sconfitta.

Evidentemente vi era il timore di Washington che UK/Canada usassero le informazioni riservate per sabotare le eventuali trattative di pace.

Come ho spesso scritto Trump ha abbaiato spesso contro la Russia ma di concreto ha fatto il minimo possibile di concreto, ovvero solo quel tanto che basta per tenere a bada, placandole, le frange più guerrafondaie sia fra i democratici ma anche nelle fila dei repubblicani. Ovvero che segretamente gli USA si accordano con la Russia ma “ufficialmente” sostengono con convinzione la guerra.

Io credo che questa mia ipotesi spieghi bene la situazione: da una parte Trump fa credere ai gonzi europei che vuole continuare a supportare l’Ucraina e arrivare alla vittoria finale; magari sono proprio gli USA che forniscono informazioni fuorvianti sull’andamento della guerra e dell’economia russa proprio per incoraggiare i fessi a continuare ad affondare i propri rispettivi paesi… da un’altra sia Mosca che Washington sarebbero contenti se diversi governi europei ostili venissero ribaltati.

Perché, forse è bene ribadirlo, Macron, Starmer e Mercz sono espressione delle oligarchie economiche occidentali ostili a Russia e Trump (mentre Biden e la Harris erano loro burattini negli USA).

Che l’interesse della Russia a prolungare la guerra sia superiore a quello di finirla vittoriosamente? Probabilmente no ma di sicuro Mosca non si strappa i capelli se la vittoria arriverà un po’ meno rapidamente del previsto.

Ma la Meloni perché?

Come sapete ormai non perdo più tempo a seguire la politica italiana: tutte le decisioni importanti che ci riguardano non vengono più prese a Roma ma a Bruxelles o Washington.

Di conseguenza della politica italiana mi arrivano solo degli echi, ovvero ciò quello che sento dalle “mie” fonti internazionali.

Ebbene oggi ho scoperto che la Meloni farà parte dell’armata Brancaleone che accompagnerà Zelensky da Trump. Una pagliacciata inutile che non potrà cambiare la decisione già presa dal presidente statunitense. [credo almeno!]]

Perché quindi mettersi in una delegazioni di perdenti e/o rintronati? Cosa ha da guadagnarci?

Niente, assolutamente niente, se non una brutta figura da ripartirsi fra tutti i membri della spedizione: se lei, come credo, terrà un bassissimo profilo gliene toccherà un po’ meno ma comunque gliene toccherà…

Non seguendo il teatrino della politica nostrana non ho idea di quali siano i pesi e i contrappesi su cui deve bilanciarsi il governo quindi rimango ancora dell’idea che la nostra Fotomodella Svedese abbia un po’ di cervello politico, sicuramente più delle nullità che sono le altre triste figure della spedizione.

E allora come mai? Che ci va a fare?

In mancanza di altri elementi io posso pensare solo al ricatto: al ricatto esterno della UE (Baronessa Tedesca) che può mettere ogni sorta di bastone fra le ruote a qualsiasi iniziativa del governo e, soprattutto, ai suoi piani economici e fiscali; al ricatto interno degli alleati di governo ovvero del geloso Capitano e del leader di Forza Israele che non aspetta altro di tradire il mandato dei propri elettori e saltare sul carrozzone del PD per un bel ribaltone.

Se questo è veramente il caso allora spero che si sia premunita di telefonare all’ambasciatore USA in Italia per spiegargli che in questa delegazione di disperati lei c’è stata trascinata “a forza” ma che vuole avere il meno possibile a che fare con Zelensky e la guerra contro la Russia, che è d’accordo con tutto ciò che Trump ha detto etc.

Almeno ha il vantaggio che i media italiani non l’attaccheranno per questa sua partecipazione dato che, come tutti i media europei, sono al servizio dei guerrafondai…

Comunque vedremo: magari potremo cercare di interpretare le sue eventuali “faccine” durante le riunioni, o forse se ne starà ben nascosta per farsi riprendere il meno possibile…

Non so: magari qualcuno che ne sa più di me di politica italiana (ci vuole poco!) mi potrà fornire lumi nei commenti…

Chiacchiere in Alaska

Witcoff è stato in Russia e, come avevo ipotizzato, portava nel becco un ramoscello di olivo.

Da una parte quindi Trump mostra al mondo, e soprattutto al pubblico americano, di essere un presidente forte, capace di ventilare minacce e spostare sottomarini nucleari; dall’altra il suo inviato sussurra parole di pace a Putin.

Di nuovo si ha la netta sensazione che Trump voglia la pace ma non abbia le mani completamente libere e che l’opposizione guerrafondaia interna al partito repubblicano lo spinga in direzione opposta. Tutta per la guerra c’è poi anche l’UE ma questa, grazie a una classe politica che definire mediocre è un esaltarne meriti e capacità, riesce solo a ridicolizzarsi (penalizzando indirettamente la propria popolazione).

Ecco quindi l’incontro, programmato per la prossima settimana (il 15 agosto mi sembra di ricordare), fra Trump e Putin in Alaska, lontano dalle interferenze uggiose dell’Europa e del goblin verde…

A cosa porterà tale vertice?

Principalmente a una scusa per Trump per evitare le sanzioni da lui stesso minacciate contro i paesi che acquistano il petrolio russo e che, complessivamente, sarebbero molto dannose per gli USA.

La Russia ha vinto e non ha interesse ad accettare una tregua, per non dire una pace, che NON raggiunga tutti gli obiettivi che si era ripromessa. Ma perché irritare Trump se è possibile tenerlo buono con un incontro?

Ci penserà la propaganda occidentale a trasformare un nulla di fatto in una piccola o perfino grande vittoria per Trump.

Chiaramente i guerrafondai americani lo sanno ma, visto che anche loro non possono ammettere di volere la guerra perché ci guadagnano sopra, sono costretti a fare buon viso a cattiva sorte. Pure Zelensky lo ha capito ma non può farci niente. Probabilmente solo la Baronessa Tedesca, che ancora pensa di essere stata brava a trovare l’accordo (punitivo per l’Europa) con Trump, non ha capito niente se non glielo hanno spiegato con dei disegnini.

In cosa consisterà la pseudo vittoria di Trump?

Non ne ho idea: il punto è che si dovrà leggere il risultato di questo incontro internazionale alla luce della politica interna americana: guerrafondai contro Trump. I guerrafondai diranno che è una resa, un tradimento dell’Ucraina, che il goblin verde avrebbe dovuto partecipare; Trump dirà che è un risultato eccezionale, che era “la guerra di Biden” e che lui, da grande mercanteggiatore (“avete visto con quei fessi di europei, no?”), ha ottenuto il massimo e che Zelensky sarebbe folle a non accettare. Questa sarà la diatriba sui media americani ripresa poi, dalla parte dei guerrafondai ovviamente, anche in Europa.

Segreti e ricatti

Cosa va a fare Witcoff a Mosca?

Cioè tutte le “mie” fonti concordano che la sua missione, più o meno, in concomitanza con l’ultimatum di 50 prima, poi 12 e infine 5 giorni, è completamente inutile dato che la Russia sta vincendo sempre più chiaramente e non ha interesse in un cessate il fuoco il cui unico scopo sarebbe quello di riarmare l’Ucraina per far proseguire ancora la guerra.

Ebbene, secondo la “mia” teoria (v. [E] 16.6), Witcoff è il vero “mezzo” non il Segretario di Stato, per comunicare in maniera fidata il proprio pensiero. La mia teoria era quindi che quando Trump, a parole, gettava benzina sul fuoco Witcoff aveva nel frattempo spiegato che non si trattava di benzina ma di… bo… Coca Cola.

Una commedia insomma a uso interno, per gli USA e per gli “alleati” più tonti (cioè l’UE), ma di cui il supposto bersaglio, in questo caso Putin e la Russia, sarebbe invece informato della totale finzione.

A che scopo quindi la visita di Witcoff? Io ipotizzo quindi che sia per informare la Russia che Trump abbaierà ancora di più ma che non ha nessuna intenzione di mordere. Probabilmente dando anche qualche prova di buona fede: questo perché dopo il vero e proprio tradimento dei colloqui con l’Iran sia Trump che il suo inviato speciale hanno perso molta credibilità.

Ormai, per spiegare il cambiamento di strategia di Trump, anche molte delle “mie” fonti ipotizzano apertamente un ricatto basato sui famosi archivi Epstein. Altri ancora ci aggiungono un improvviso decadimento cognitivo sebbene meno appariscente ed evidente di quello del suo predecessore.

Entrambe le teorie mi sembrano credibili: quella del ricatto io stesso l’ipotizzai poche ore dopo l’attacco all’Iran e anche al calo cognitivo avevo già pensato sebbene, mi pare, senza metterlo nero su bianco. Spesso ho la sensazione che Trump non ricordi cosa aveva detto il mese prima…

Da notare anche il basso, anzi bassissimo profilo di Jack Vance che pochi mesi fa si era permesso di “sculacciare” (dicendo parole sacrosante) la politica europea. Kennedy prosegue a testa bassa nel suo lavoro mentre la Gabbard ha confermato il suo sostegno al presidente e gli ha fornito le basi per cercare di distogliere l’opinione pubblica con gli intrighi di Obama e le chiacchiere sulla Clinton.

Io credo che nell’amministrazione Trump sia in corso una guerra interna: adesso i neo-xxx hanno preso il sopravvento ma non hanno vinto. Non mi stupirei se fra qualche mese, o magari molti mesi, ci fosse un contrattacco dalla parte sana della squadra di Trump: soprattutto la Gabbard se riesce a prendere veramente il controllo delle agenzie avrebbe un grande potere di scoprire gli effettivi rapporti di forza e alleanze, probabilmente spesso illegali, fra politica, economia e governi esteri che influenzano la presidenza Trump (e le precedenti ovviamente!). Da questa conoscenza può dipendere molto.

È difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi mesi: se infatti Trump è veramente ricattato dall’esterno non possiamo stabilire cosa sia pronto a fare di quanto gli chiede il suo ricattatore.

Il governo Netanyahu è adesso in minoranza e quindi a settembre, quando riapre il parlamento israeliano, sarà cruciale per il suo destino politico: nei momenti di crisi Netanyahu è sempre ricorso a un inasprimento dei conflitti per risollevare il proprio sostegno interno. Non è quindi da escludersi che, magari verso fine agosto, chieda/ricatti Trump di riaccendere il conflitto con l’Iran.

E comunque già adesso parla di una nuova fase, di “occupazione totale”, della striscia di Gaza mentre la pressione internazionale di sdegno per il genocidio palestinese inizia a farsi sentire.

Sì, credo che ad agosto/settembre si aprirà in Medi oriente un nuovo capitolo: speriamo che Trump, sebbene a suo modo, sappia spegnere l’incendio prima che divampi in tutto il mondo.

Perché in effetti, col senno di poi, si deve anche ammettere che col suo intervento diretto in Iran Trump ha impedito a Israele di usare l’atomica contro l’Iran e a Teheran di bloccare lo stretto di Hormuz con crisi economica globale (soprattutto occidentale) per l’aumento esponenziale del costo del greggio.

Ah! poi ci sarebbero i dazi minacciati ai paesi che continueranno a fare affari (comprandone il petrolio essenzialmente) con la Russia. Non so: forse Trump pensava che alle sue parole almeno l’India facesse un passo indietro accettando, almeno formalmente, di non comprare il petrolio russo ma in realtà è successo il contrario: l’India ha formalmente confermato che continuerà a farlo.

A questo punto i dazi minacciati da Trump potrebbero risolversi in un pericoloso boomerang proprio per l’economia USA.

In effetti, per adesso, gli unici tonti a credere alle minacce economiche di Trump sono stati gli idioti alla guida della UE (v. Cretini allo sbaraglio).

Cretini allo sbaraglio

Ai vertici della UE abbiamo dei burattini: non so chi li abbia voluti esattamente, diciamo genericamente i “globalisti”, ma di certo non sono stati votati dalla popolazione. Come burattini si limitano a eseguire gli ordini e a fare capriole. “Guerra! guerra! guerra!” sanno solo dire.

E chi sono i migliori burattini? I cretini: persone dalle scarse capacità intellettuali (e spesso morali) incapaci di rendersi propriamente conto delle conseguenze di ciò che fanno ma sicuri comunque di ottenere la propria ricompensa se obbediscono senza fiatare.

Questi individui mi ricordano delle parrucchiere: ma non le parrucchiere che mandano avanti il negozio, che devono far quadrare i conti e lottare contro la burocrazia. Piuttosto delle shampiste capaci solo di lavare le teste e di tramortire di chiacchiere la cliente di turno. Del resto con i media fanno la stessa cosa: mentono e friggono aria, il tutto condito da sorrisi e moine di circostanza oppure da un’aria di sussiego serioso per fingere una competenza di cui sono totalmente privi.

Passando ad altro: la Baronessa tedesca qualche giorno fa ha firmato un accordo disastroso (per l’Europa) con Trump. Non me ne stupisco però: se vuoi un lavoro ben fatto devi affidarlo a una persona che lo sa fare…

In realtà qui poi si prende due/tre volte in giro l’opinione pubblica occidentale.

1) Si finge sia un buon accordo per l’Europa.

2) Trump finge di non sapere che l’Europa non può mantenere le promesse fatte ma, intanto, si prende la “vittoria”.

3) Si nasconde il vero scopo dell’accordo che, in realtà, è uno scambio.

Che scambio?

La solita cretineria e presunzione di chi guida l’Europa (i “globalisti” non i nostri polticastri da quattro soldi): come il ludopatico che non accetta la sconfitta e vende la propria casa per continuare a giocare senza alcuna speranza di vittoria, così l’Europa insiste con le sanzioni autolesionistiche.

Non sapendo che altro fare l’UE, cioè “chi ne fa le veci”, spera ancora che Putin possa non accontentarsi di una vittoria completa e, non avendo altro a propria disposizione, finge, si illude e magari crede davvero, che le sanzioni economiche possano fermare la Russia.

Ecco quindi lo “scambio”: Trump accorcia l’ultimatum alla Russia a una decina di giorni e la UE gli permette di aggiudicarsi sul palcoscenico domestico una “vittoria” economica sull’Europa: poi sia Trump che i burattinai sanno  benissimo che alcune condizioni sono semplicemente irrealizzabili (investimenti e spesa per l’energia) ma chi se ne frega: i media, che comunque obbediscono agli stessi padroni, ammesso che se ne rendano conto, sono ben felici di chiudere un occhio o anche entrambi.

Ecco quindi che Trump ha accettato di anticipare la scadenza di un ultimatum inutile in cambio di promesse vuote che non potranno essere mantenute. Chi ha preso in giro chi?

La tragedia dell’occidente si trasforma in una commedia da quattro soldi anzi nell’equivalente di un cinepanettone natalizio.

Che farà Trump?

Ieri sono stato tutto il giorno fuori casa e quando a sera sono rientrato non ho avuto voglia di scrivere niente.

Come al solito mi limito a considerazioni sparse e in ordine casuale.

Cosa fa Trombetta? Ha fatto sapere tramite il proprio portavoce che deciderà entro due settimane se portare gli USA in guerra contro l’Iran o no. Il Washington Post e il New York Times (mi pare!) invece avevano scritto che avrebbe deciso nel giro di 24 ore. Io sapendo ormai a chi rispondono tali quotidiani non avevo neppure dato risalto alla notizia: e infatti proprio Trump ha detto, pure piuttosto irritato, che tali media non hanno minimamente idea di cosa lui abbia in mente.

La base repubblicana è sempre più contraria all’intervento statunitense e in un paese democratico (a differenze che in Europa) ciò ha un suo peso: assolutamente non decisivo ma comunque importante. Anzi credo che sia il vero motivo dell’esitazione di Trump.

L’Iran, dato ormai per inerme due giorni fa, ha reagito con forza ieri: i missili lanciati non erano molti ma più moderni.

Ieri poi sono stato tutto il giorno senza Internet e quindi mi sono visto un po’ di telegiornali RAI e Sky: difficile dire quale mi sia piaciuto meno, forse quello di Sky, ma è un po’ un confronto fra straccio e cencio…
Come del resto mi aspettavo la loro prospettiva degli eventi (e che proponevano quindi agli spettatori) era tutta pro-Israele: accentuazione di certe notizie e silenzio totale o quasi su altre. Poi fatti riportati male talvolta in maniera fuorviante ma spesso anche errata (ovvero erano vere e proprie bugie spacciate per verità) (*1). Insomma dopo i primi servizi del mattino l’attacco iraniano è stato trasformato nel solo danneggiamento di un ospedale…

A questo riguardo continuo ad avere difficoltà a capire come va la guerra perché al momento sto seguendo sia la propaganda pro-Israele che la propaganda pro-Iran ed è difficile mediare fra due narrazioni così contrapposte.
I commentatori di cui invece mi fido vanno, giustamente, con i piedi di piombo e sostanzialmente riassumono il conflitto come ho fatto io: attacco iniziale di Israele di gran successo (informatico per disabilitare contraerea e di conseguenza subito dopo militare) ma con l’Iran che si è ripreso molto più velocemente del previsto. Sia Iran che Israele con pochi missili. Fattore tempo a favore dell’Iran, segnali di coinvolgimento sia di Russia che Cina che Pakistan (soprattutto per la disponibilità a fornire testate nucleari all’Iran se questo venisse attaccato con armi nucleari).

A proposito di coinvolgimento, secondo una fonte relativamente affidabile, sarebbero stati proprio i russi ad aiutare l’Iran ha risistemare da un punto di vista informatico le proprie difese in un tempo di circa 10 ore comunque molto più breve del paio di giorni probabilmente previsto da Israele.

Ah! questo è importante!
Qual è lo scopo della guerra dal punto di vista israeliano?
Ufficialmente è quello di evitare che l’Iran sviluppi l’arma atomica ma, ancora a marzo 2025, la Gabbard (a capo dei servizi segreti statunitensi) diceva apertamente che non risultava che l’Iran stesse cercando di ottenere tale arma.
Contemporaneamente circolano in Rete i video dove Netanyahu spiega che l’Iran è a pochi mesi/settimane dall’ottenere l’arma nucleare: il primo è del 1996 mi pare ma poi ce ne sono molti altri per tutto il corso del nuovo millennio!
Insomma quello dell’impedire che Teheran acquisisca l’atomica è solo una scusa: per eliminazione non rimane altro di sensato che il cambiamento di regime: ovvero rimuovere l’attuale teocrazia e sostituirla con una democrazia filo-occidentale.
Questo darebbe all’occidente il controllo del petrolio iraniano che è un’importante risorsa venduta proprio alla Cina, il vero rivale degli USA.
E poi, diciamolo, le democrazie in medio oriente sono corrotte e corruttibili e questo è un vantaggio anche per Israele che ha così più libertà d’azione (vedo il genocidio dei palestinesi).

Paradossalmente se il regime iraniano dovesse sopravvivere alla guerra allora diventerebbe in effetti più probabile che cercasse effettivamente di ottenere l’arma nucleare: evidentemente l’unico deterrente in grado di evitare di essere attaccati arbitrariamente da Israele &C.
Sarebbe la fine del mondo? Non credo: la Corea del Nord ha l’atomica ma non ha scatenato guerre e, contemporaneamente, nessuno pensa ad attaccarla direttamente.
Certo il Medio Oriente è più instabile che l’Asia orientale soprattutto “grazie” a Israele e all’ingiustizia che impone, col supporto statunitense, a tutti i paesi vicini e alla popolazione palestinese…
No, io credo che complessivamente il Medio Oriente diverrebbe più pacifico e che, forse, si arriverebbe veramente a una soluzione accettabile del problema palestinese e della coesistenza con Israele.

Ah! poi ci sarebbe il problema della “false flag” ovvero, in questo caso di un attacco agli Usa (per esempio a una delle tante basi sparse in Medio Oriente) erroneamente attribuito all’Iran, in maniera da giustificare un attacco americano a Teheran.
In genere la “falsa bandiera” serve a giustificarsi presso l’opinione pubblica perché è chiaro che i servizi segreti riescano a identificare la provenienza, per esempio, di un missile o il suo tipo e a comunicarlo al potere politico: in altre parole avremo la falsa bandiera non per convincere Trump ad attaccare ma se Trump avrà deciso di attaccare: in questo caso avrà infatti bisogno di una scusa più o meno credibile per giustificarsi di fronte alla propria base elettorale a cui aveva promesso di evitare nuovi conflitti.

Sintesi: come detto dal giorno 1 con i missili soltanto non si vincono le guerre soprattutto poi se le parti belligeranti sono rifornite e aiutate dall’esterno con nuovi armamenti. Quindi né l’Iran né Israele sembrano in grado di prevalere militarmente l’uno sull’altro. Entrambe le parti probabilmente puntano a un cambio di regime: riguardo la volontà di Israele/Usa ho già scritto ma anche la caduta del governo Netanyahu (e qualche promessa) potrebbe essere un obiettivo sufficiente all’Iran per proclamare la propria vittoria.
Molto poi è in ballo con l’eventuale coinvolgimento diretto statunitense soprattutto perché potrebbe provocare reazioni da Russia e/o Cina e/o Pakistan con effetti a catena difficilmente prevedibili.
Poi l’Iran si sta ancora riservando la minaccia di non bloccare il flusso di petrolio dal Golfo Persico (a proposito: affondare qualche petroliera potrebbe essere un’altra falsa bandiera) che avrebbe esiti disastrosi soprattutto per la già sofferente economia europea che, guidata da incapaci, ha già rinunciato all’energia a basso costo russa.
Il tempo poi gioca a favore dell’Iran: questo anche perché l’Occidente non ha poi tante armi di riserva con cui rifornire Israele mentre da questo punto di vista la capacità cinese è enorme: certo che per utilizzare in maniera significativa un aiuto militare occorre tempo, almeno per andare a regime ma anche di questo ho già scritto. In altre parole col passaggio del tempo l’Iran andrà a rafforzarsi mentre Israele no.

Nota (*1): Mi ha colpito un servizio dove era mostrato Putin che diceva una cosa (ovvero che egli non avrebbe problemi a trattare con Zelensky ma che però, da un punto di vista legale, il valore della sua firma su eventuali trattati sarebbe discutibile dato che per la costituzione ucraina un presidente non può rimanere al potere oltre il suo mandato di 5 anni neppure in caso di guerra) e che veniva riassunta, non so bene con quale logica, con “Putin disposto a incontrare Zelensky solo per finalizzare la trattativa”: e questo nello stesso servizio, cioè ti facevano sentire Putin e poi riassumevano malamente ciò che aveva detto!
Forse in Italia non c’è solo analfabetismo funzionale ma anche “incapacità di comprensione funzionale” (ovvero imbecillismo)! Evidentemente, come avevo del resto già intuito confrontando gli spettatori di “Sport Italia” e gli ascoltatori di “Radio Sportiva”, chi segue la televisione ha un livello culturale particolarmente basso.

Avevo ragione?

Non troppo tempo fa, ma la cronaca corre veloce in questi giorni, scrissi il pezzo (Previsioni meteo-Trombetta  e precedenti). Appena 19 giorni fa ma sembra un secolo!

A fine maggio ricontrollai e aggiornai questi concetti per l’ultima stesura della mia Epitome (finalizzata il 2 giugno e resa disponibile il 4!). Ecco cosa scrissi in [E] 16.6:

«A giugno 2025 il comportamento di Trump verso Russia e Iran sembra contraddittorio e caratterizzato da un particolare tira e molla con la pace che un giorno pare avvicinarsi e l’indomani allontanarsi. La quasi totalità degli osservatori, anche quelli inizialmente favorevoli a Trump, sono oggi perplessi dal suo comportamento giudicato ondivago, inefficace e addirittura controproducente.

Personalmente preferisco dargli una diversa interpretazione: credo che Trump, nonostante sia il presidente, non abbia piena autonomia ma debba giostrare le richieste dei neoconservatori che, come i colleghi neoliberali, vogliono che la spesa militare rimanga alta perché evidentemente da essa i propri interlocutori, le lobbi economiche, hanno molto da guadagnarci e, indirettamente, anche loro stessi.

Io credo che Trump voglia effettivamente la pace ma che sia costretto a cercare di raggiungerla lentamente, sempre minacciando guerra, per non perdere il sostegno di una parte importante del proprio stesso partito. Non credo che sia un caso che quando la pace sembra avvicinarsi in Ucraina vi sono subito dichiarazioni bellicose contro l’Iran e viceversa.»

In pratica scrivevo queste parole il primo giugno e, in quei giorni, la mia teoria sembrava decisamente azzardata tanto che nessuna delle “mie” fonti aveva proposto ipotesi analoghe o almeno simili.

Poi, lo stesso primo giugno, c’è stato l’attacco ucraino con i droni ai bombardieri strategici russi nelle basi siberiane (o comunque lontane dalla zona di guerra). Sul momento mi dissi che i russi erano stati un po’ fessi a lasciare così esposti in bella vista questo tipo di aereo ma poi ho scoperto che, essendo aerei atti a trasportare armi nucleari, vi è un accordo internazionale che obbliga la Russia (e i vari stati aderenti) a mantenerli sempre visibili da satellite.

Il 4 giugno c’è stata poi la telefonata diretta fra Trump e Putin.

Secondo le “mie” fonti Putin era decisamente arrabbiato: l’Ucraina non avrebbe infatti potuto organizzare un attacco così complesso da sola ma deve essere stata evidentemente aiutata dai servizi occidentali che, quindi, hanno partecipato a un atto di guerra contro la Russia particolarmente grave in quanto ha colpito dei mezzi per la dissuasione nucleare.

Sembrerebbe” che Trump abbia ammesso a Putin di non essere stato informato e di aver dato il nulla osta a una massiccia ritorsione russa (si suppone con l’uso dei missili Oreshnik).

Sorge quindi spontanea la domanda di chi sapeva cosa negli USA e all’interno della Casa Bianca.

E finalmente qui, un po’ tutte le “mie” fonti (ma non solo) con diverse sfumature, hanno fatto due più due e sono arrivate alla mia stessa conclusione.

Trump è in lotta con una forte opposizione interna (secondo me trasversale) dei neo conservatori, pure presenti nella sua amministrazione, che è fortemente determinata a volere il proseguimento della guerra.

Illuminante poi la proposta del senatore Lindsey Graham, fervente guerrafondaio neoconservatore, che ha raccolto un forte consenso (circa un’ottantina di senatori) bipartisan per un pacchetto di nuove sanzioni contro la Russia e i paesi terzi che ne comprassero le risorse energetiche: conferma infatti che neoconservatori e neoliberali sono la stessa roba.

Come al solito poi Trump deve subire tutta la pressione dei media tradizionali che invocano sanzioni e, in generale, guerra. Inutile ripetere per l’ennesima volta che i media tradizionali sono nelle mani delle oligarchie economiche con cui collaborano i diversi neocosi.

Idem per l’UE che ormai è controllata dalle stesse lobbi economiche guerrafondaie che hanno in totale dispregio ideali come democrazia, giustizia e libertà.

Questa ammucchiata politica/economica vuole la guerra e fa pressione in ogni maniera su Trump affinché, come minimo, aumenti la tensione con nuove iniziative militari o economiche.

Insomma ciò che fino a un mese fa era solo una mia audace intuizione adesso è praticamente divenuta conoscenza comune: ovvero che Trump deve lottare contro una forte volontà di guerra presente proprio nel suo stesso partito (e in quello democratico).

Ecco, da questo punto di vista non so bene come interpretare il “divorzio” fra Trump e Musk.

Sempre nella mia epitome scrissi (prima del 2 giugno):

«A giugno 2025 Musk ha abbandonato il progetto DOGE per tornare a dedicarsi a tempo pieno alle proprie aziende: credo però che il vero motivo non detto è che Musk si è reso conto di non poter incidere veramente nei tagli per la crescente ostilità bipartisan. Questo sia perché gli sprechi pubblici sono fonte di guadagno per i politici (di entrambi gli schieramenti) sia perché, come spiegato, organizzazioni come USAID avevano anche la funzione di facilitare, con mezzi più o meno leciti, le interferenze politiche statunitensi in vari paesi del mondo.»

Quanto scritto è sicuramente vero: l’iniziativa di pulizia di Musk dava noia non solo ai democratici ma a tutto il sistema politico. Non potendo andare fino in fondo era logico che abbandonasse l’iniziativa senza aspettare di “affondare” con essa.

Qualche giorno fa (ieri?) sono poi perfino volati gli stracci con varie accuse reciproche fra Trump e Musk.

La mia attuale ipotesi è che Musk avesse previsto questa eventualità fin dall’inizio, da quando ciò era entrato nell’amministrazione Trump con il progetto DOGE.

Sapeva cioè che non avrebbe potuto fare più di tanto ma aveva bisogno di dimostrare agli statunitensi che, volendo, si sarebbe potuto fare: che lui aveva la volontà e la capacità di fare ma che gli è stato impedito di farlo.

Tutto questo come necessaria precondizione alla fondazione di un terzo partito indipendentemente non compromesso con le oligarchie economiche come i democratici e i repubblicani.

E, chi seguiva il mio vecchio blog, forse ricorderà che quando Musk acquistò Twitter subito ipotizzai che il suo vero scopo era quello di entrare in politica per divenire presidente degli USA: solo pochi giorni dopo mi ricordai/verificai che Musk, anche se cittadino statunitense, è nato in Sudafrica e non può quindi essere eletto presidente. Ma già ai tempi di Schwarzenegger governatore della California si era parlato di abrogare quell’articolo della costituzione quindi…

Poi ovviamente Musk avrebbe bisogno di alleati per il suo nuovo partito: l’ideale è che convincesse Vance a entrarvi. Con Vance presidente ecco che si potrebbe abolire il sullodato articolo costituzionale aprendo la strada a una possibile candidatura Musk.

Occhio quindi a verificare i rapporti/dichiarazioni che Vance e Musk faranno l’uno sull’altro: secondo me dovrebbero ignorarsi il più possibile fino al momento “giusto”, ovvero a ridosso delle prossime elezioni presidenziali.

Al momento questa è solo una mia ipotesi: vedremo nei prossimi anni se è realistica oppure no.

Teorie e realtà

Come INTP in genere non mi accontento di una semplice risposta: voglio una teoria che spieghi tutta una vasta categorie di problemi non il singolo caso…

Poi, sempre per forma mentale, mi viene naturale generalizzare: cioè non è che mi sforzo di inventarmi teorie!

Ultimamente sto cercando di dare un senso logico al comportamento politico di Trump: in essenza spiego la usa politica ondivaga su Ucraina e Iran con il barcamenarsi di chi non vuole la guerra ma cerca di dare la sensazione ai propri “alleati” (Israele e neo-xxx) di volerci arrivare ma alla propria velocità mentre, in realtà, mira all’accordo sia con Russia che con Iran. Da notare infatti come ai progressi verso la pace ottenuti su un fronte seguono immediatamente dichiarazioni bellicose verso l’altro.

Che io sappia sono l’unico ad aver dato questa lettura di Trombetta: le “mie” fonti, con diverse gradazioni di giudizio, lo ritengono un debole che ama atteggiarsi a forte ma che si fa persuadere facilmente dall’ultimo consigliere/politico che incontra. A me però un Trump così intellettualmente modesto non convince.

Il problema della mia teoria (che potrebbe venire smentita immediatamente da un coinvolgimento maggiore in Ucraina o da un effettivo attacco militare all’Iran da parte degli USA) è che Trump fa la figura dell’idiota e i politici (ma credo anche i miliardari!) tengono molto alla propria immagine.

Quindi non so: è possibile che Trump si preoccupi soltanto dell’immagine che dà alla propria base elettorale ma anche questa possibilità non mi convince molto.

L’altro fattore da tenere presente è dove vorrebbe arrivare, ovvero fino a quando, Trombetta porterà avanti questa strategia ambivalente.

Riguardo l’Iran, suppongo, fino a quando non verrà firmato un accordo per il nucleare che permetta a Trump di dire a Israele: “problema risolto, non c’è più bisogno di una guerra preventiva”.

Riguardo l’Ucraina, suppongo, fino a quando non sia evidente la vittoria militare di Mosca sul campo. Qui infatti la propaganda occidentale può ancora elaborare le proprie fantasiose bugie sfruttando il fatto che i progressi russi su tutto il fronte sono molto lenti e i guadagni territoriali minuscoli. Però questa estate la situazione potrebbe cambiare: i problemi strutturali di Kiev (mancanza di uomini e armi) non sono stati risolti e il punto di rottura sembra si stia avvicinando. Questa indicazione proviene dall’accelerazione dei guadagni territoriali ottenuti da Mosca.

Più volte avevo dato notizia di grandi forze militari russe pronte a entrare in azione mentre poi non è successo niente (sono cioè state usate essenzialmente per rotazioni di personale) ma stavolta potrebbe essere diverso. Vedremo.

Per quanto riguarda l’Iran invece è molto più difficile prevedere i tempi per un possibile accordo: non escludo provocazioni e falsi attacchi ideati da Israele per far saltare o ritardare l’accordo.

Poi ci sarebbe anche la variabile Gaza, che è un fronte tutto a se stante ma che può comunque influenzare le dinamiche politiche con l’Iran…

Insomma tutto questo per dire che anch’io non sono convinto al 100% della mia ipotesi sul comportamento di Trump che però, almeno a oggi 28 maggio 2025, mi pare tenere.

Che poi, appunto, nonostante tutti i limiti della mia teoria la sua principale alternativa, ovvero un Trump dalla mente labile e manipolabile, mi sembra ancora meno credibile…

Il balletto e il coraggio di dire no

Scusate il titolo: semplicemente voglio scrivere due pezzi in uno…

In Previsioni meteo-Trombetta ho spiegato la mia teoria sulla geopolitica di Trump. In brevissimo egli sta cercando di giostrare la propria politica estera tenendo a bada le componenti politiche sia nei repubblicani che nei democratici (ma anche estere, ovvero UE e Israele) che vorrebbero ulteriore guerra in Iran e in Ucraina.
La UE, che vorrebbe il proseguimento della guerra in Ucraina, è anche politicamente nemica di questa amministrazione Trump e il presidente statunitense ha fatto sapere, per bocca del proprio vice, che il sentimento è reciproco.
Trump non vuole né la guerra in Iran né proseguire quella contro l’Ucraina: la prima sarebbe controproducente per gli interessi USA mentre la seconda non ha senso perché rafforza la Cina.

Per non scontentare chi vuole la guerra Trump sta facendo un “balletto”. Come avevo supposto io (nel pezzo precedentemente citato) Trombetta, dopo la telefonata con Putin, parla di nuovo di pace vicina e ha fatto molti passi indietro rispetto ai suoi “aggressivi” rappresentanti (che sono l’anima guerrafondaia del suo governo: utili per convincere i fessi europei della volontà di guerra di Washington visto che essi la vogliono effettivamente!). Guarda caso però, come ad allontanare il “pericolo” di pace generalizzata, ecco che contemporaneamente ci sono nuove dure parole contro l’Iran (per soddisfare chi una guerra la vorrebbe comunque, non importa dove, e ovviamente la lobbi israeliana).

Ci sono due possibilità: o Trump non sa quello che fa, ovvero è un coglione rimbambito (l’opinione che i media europei e non solo amano diffondere), oppure ha un piano simile a quello che ho delineato nei pezzi precedenti: minacciare guerra ma avvicinarsi alla pace, fregare i suoi avversari politici sia nel partito repubblicano che nella UE (che guarda caso, da “geniali” statisti che credono di essere, sono andati avanti con le solite autolesionistiche sanzioni mentre gli USA no).

Il coraggio di dire “no” è invece quello che manca al governo Meloni. Ieri l’Italia si è astenuta nella fondamentale votazione che concede nuovi poteri all’OMS. Un’organizzazione che si è dimostrata incapace di gestire la passata pandemia, corrotta e controllata dalle industrie del farmaco, completamente opaca e non eletta da nessuno. Ottima idea quella di cederle sovranità.
L’altro coraggio che manca alla Meloni è quello di dire “no” al genocidio dei palestinesi a Gaza e all’inutile (e ormai persa) guerra in Ucraina.
In altri pezzi ho scritto una breve “apologia” del suo comportamento essenzialmente basato sulla sua debolezza politica del suo governo: un alleato geloso (Salvini) e un altro (chi guida Forza Italia?) che aspetta solo là occasione di poterla tradire e passare dalla parte del PD (o magari sostenendo un altro pernicioso governo tecnico). Poi, ovviamente, dicendo uno o più di questi “no” la Meloni si ritroverebbe contro l’UE e tutti i media tradizionali e il suo governo cadrebbe rapidamente.
Suppongo che se mancasse un anno o poco più alle prossime elezioni allora potrebbe anche esporsi ma al momento rischia di finire nella “naftalina” politica per tre anni.
Eppure io, che in effetti non sono né sarei un buon politico, preferirei che facesse la cosa giusta piuttosto che quella politicamente utile.