Previsioni meteo-Trombetta

Mi sento un meteorologo!
“Continua il clima di instabilità e incertezza a causa della depressione temporalesca in Ucraina e Medio Oriente…” o roba del genere!

Il meteo-Trump infatti sembra sempre più imprevedibile: io la mia ipotesi su come interpretare il comportamento del presidente statunitense l’ho spiegata nei pezzi precedenti. Ma si tratta di una teoria che verrà confermata nei prossimi mesi o smentita nei prossimi giorni.

In breve: Trump vuole effettivamente la pace e ricucire lo strappo con la Russia soprattutto in funzione anti-cinese ma…
1. Le lobbi israeliane vogliono la guerra contro l’Iran.
2. I neo-con repubblicani, ma trasversalmente anche i neo-lib democratici, vogliono una guerra: si sono abituati al “foraggio” delle industrie delle armi e l’appetito vien mangiando…

La mia ipotesi è che Trump stia cercando di barattare la guerra contro l’Iran col proseguimento dei finanziamenti per la guerra in Ucraina: questo per tenere buoni i neo-XXX.
Una volta però firmata la pace con l’Iran, a sua volta disponibile a trattare sul nucleare, ipotizzo che Trump cercherà quindi anche di fare la pace con la Russia abbandonando l’Ucraina e i babbei europei che la sostengono: nel pezzo precedente ho infatti spiegato che Trump è consapevole che i governi europei (intendo Francia, Germania e UK) sono tutti contro di lui (e Trump, per bocca di Vance, gli ha anche fatto sapere che li considera poco democratici) e quindi facendogli fare la figura dei cogli### aiuterebbe le opposizioni democratiche in quei paesi.
Ipotizzo anche che la Russia ai massimi livelli (Putin) sia stata informata di questo piano e che, proprio per questo, Trump si permetta di fare la voce grossa contro la Russia.

Ovviamente è solo una mia ipotesi che si basa su speranza (!!), che Trump non sia un cretino, la qualità di alcuni collaboratori che ha scelto (la Gabbard, Vance, Musk e Kennedy). Inoltre ho considerato la psicologia del presidente che vedo come un affarista, nel senso che è sempre alla ricerca magari nel breve-medio termine del profitto, e che ama bleffare ovvero confondere le acque e i propri avversari.
In questo caso sarebbe d’accordo con Putin e starebbe prendendo per il naso gli “alleati” europei e Netanyahu (*1).

Per smentire questa mia teoria basterà che nei prossimi giorni/settimane/mesi attacchi militarmente l’Iran o che dalle parole (minacciose ma di per sé irrilevanti) passi ai fatti contro la Russia.
Per confermarla dovremo vedere cosa accadrà dopo un eventuale accordo con l’Iran: fino a quel momento mi aspetto che anche la pace in Ucraina resti in sospeso. Una volta relativamente sicuro che i suoi “facinorosi” neo-con non scatenino una guerra contro l’Iran potrà raggiungere anche un accordo con la Russia.

Questa è la mia lettura attuale della situazione geopolitica.

Aggiungo:
– guerra contro lo Yemen → errore di calcolo.
– guerra dei dazi → errore di calcolo.
– sulla Groenlandia penso invece che vorrà andare avanti.

Nota (*1): Alcune “mie” fonti dicono che l’antipatia (reciproca) di Trump per Netanyahu sia reale ma che comunque il presidente abbia veramente a cuore gli interessi di Israele. Questo non sarebbe in contrasto con il NON voler scatenare una guerra contro l’Iran (ovvero essa non sarebbe nell’interesse di Israele ma solo di Netanyahu).

La virgola della situazione

La novità di queste ore/giorni è l’“ultimatum” dell’Europa alla Russia che richiede a Mosca una tregua incondizionata di 30 giorni. Perché proprio ora? Perché Trump, dopo il breve colloquio con Zelensky ai funerali di Francesco, sembra orientato sulla linea dura contro Putin.

Però, stranamente, nell’“ultimatum” gli USA non sono coinvolti direttamente. C’è, sembra, il loro assenso al piano ma senza la partecipazione diretta di Washington.

Scrivo poi “ultimatum” fra virgolette perché è curioso che sia la parte perdente a lanciarlo: se infatti avesse la forza per imporre la propria volontà non sarebbe la parte perdente. Vabbè ma dalla banda dei rallentati europei che ci guidano non mi stupisco più di niente.

In uno dei pezzi precedenti avevo ipotizzato (propriamente mia ipotesi, non basata sulle ipotesi/teorie delle mie fonti) che Trump avesse fatto uno scambio con i neo-con del partito repubblicano: niente guerra con l’Iran (che dopo la fallimentare prova contro lo Yemen è ancora meno attraente di prima) ma, per saziare l’avidità di chi ci guadagna con la guerra, sia politici che finanziatori dei politici, si continuerà a buttare denaro nella guerra in Ucraina.

Mi sembrava una spiegazione ragionevole e negli ultimi giorni sono uscite più voci di come Trump abbia improvvisamente preso le distanze da Netanyahu ma anche dallo stesso Israele: per esempio oggi circola la notizia che che gli USA sarebbero pronti a riconoscere lo stato palestinese.

Io, per prudenza, fino a quando non ho una bella dichiarazione inequivocabile di Trump (non un cinguettio ma almeno un’intervista) non prenderò per vera, definitiva e assodata la cosa.

Intendiamoci: già nella versione dell’Epitome di marzo avevo scritto che per quanto Trump sembrasse vicino a Israele e pronto a scatenare la guerra contro l’Iran io nutrivo ancora speranze e che si trattasse di una sua manovra per confondere le acque (soprattutto contro gli uomini del suo partito).

Concludevo infatti la mia analisi sulla politica di Trump nel Medio Oriente con queste parole: «Comunque in questo ambito, sebbene le parole [a favore di Israele/Netanyahu] siano state piuttosto inequivocabili, ancora è prematuro dare un giudizio definitivo sulla politica di Trump: per quanto improbabili non me la sento di escludere del tutto sorprese anche nei futuri rapporti fra USA e Israele.»

Basta questa idea dello “scambio” fra mancata guerra contro l’Iran e il proseguimento della guerra contro l’Ucraina a spiegare l’improvviso cambiamento di strategia geopolitica di Trump?

Inizio ad avere dei dubbi: certo i media ci presentano Trump come un mezzo matto, innamorato di se stesso, che dice una cosa al mattino e cambia idea alla sera. Questa rappresentazione di Trump, chiaramente falsata per ragioni ideologiche, non deve però alterare la nostra oggettività nell’analizzare la situazione. Trump non è matto, come ho spiegato altrove (v. La logica dell’accordo che scontenta tutti), ama depistare i suoi avversari e stupire con clamorosi colpi di scena: certo a volte ha preso degli abbagli e altri ne prenderà in futuro ma c’erano sempre delle ragioni logiche ai suoi errori.

Sapete quindi che cosa sospetto? Di nuovo una “mia” idea, non delle “mie” fonti…

Penso che stia preparando una trappola agli alleati europei che del resto, tranne poche eccezioni, sono suoi avversari politici e alleati dei globalisti democratici e trasversali. Vance ha detto chiaramente quello che pensa dell’Europa ed è difficile credere che anche Trump non sia sulla stessa linea di pensiero.

E allora che fare? Collaborare con questi rallentati o cercare di metterli in difficoltà per favorire le opposizioni nei rispettivi paesi?

Io credo che l’amministrazione Trump possa aver optato per questa trappola: ha convinto l’Europa ad andare avanti con il loro ultimatum, che ovviamente Putin ha già respinto al mittente, e adesso le minacce implicite in esso andranno messe in atto. I rallentati europei probabilmente credono di avere le spalle protette dagli USA: ma cosa succede se cercheranno di fare il passo più lungo della gamba e, contemporaneamente, Washington si tirasse indietro sul più bello?

Io credo che farebbero una bella figura da idioti: figuraccia che penalizzerà i rispettivi governi europei che si sono così baldanzosamente esposti guidati dal galletto Macron. Non escludo poi, come scrissi tempo fa, che ci siano già degli accordi segreti fra Mosca e Washington (Witkoff, l’inviato di Trump a Mosca per gestire la crisi, non è un politico di professione ma è amico del presidente: secondo me è possibilissimo che si sia accordato con Putin)

Sui dettagli di come gli USA possano fregare l’Europa non ho dettagli sufficienti: mi aspetto o minacce che non possano mantenere, decisioni autolesionistiche e controproducenti fino, magari, all’invio di truppe sul suolo ucraino e che Mosca farà prontamente tornare indietro: sì quest’ultima possibilità credo che metterebbe davvero in crisi i governi europei coinvolti.

Il risultato sarebbe comunque quello di far rimanere l’Europa col cerino in mano mentre Russia e USA siglano accordi e fanno affari insieme…

Da questo punto di vista un piccolo plauso alla Meloni che non si è accodata (come avvenuto in passato con Draghi) a questa scampagnata a Kiev di rallentati. Come ho scritto in passato il più furbo degli imbecilli è sempre un imbecille.

Avrebbe potuto (sarebbe stato politicamente possibile cioè) prendere una posizione più netta: io, che sono una persona di principi e che sarei un pessimo politico, l’avrei fatto. Capisco però anche che politicamente (v. Il mio “loro” punto sulla tregua etc.) forse non aveva sufficiente autonomia per denunciare la demenza delle decisioni dei colleghi europei…

Come sempre: vedremo. Io, oggi come oggi, la mano sul fuoco non la metterei su niente…

Aggiunta 13-5: Poche ore dopo vi è stata la controproposta di Putin di un incontro in Turchia e Trump mi sembra abbia preso la palla al balzo dicendo di volervi prendere parte: potrebbe essere questo il pretesto con cui Trump lascerà i rallentati europei con la pagliuzza corta in mano? Tipo “La proposta di Putin era ottima, ora noi USA ce ne tiriamo fuori, voi europei fate quello che volete…”

 

Trombetta e la Russia

La mia “ultima” lettura del rapporto fra Trump e Russia era che il presidente americano, dopo aver capito la situazione militare, ovvero che la Russia stava vincendo, aveva deciso di lasciar affondare il “peso morto” Ucraina al suo destino, ormai segnato e di riavvicinarsi diplomaticamente ed economicamente a Mosca in funzione anticinese.

Negli ultimi giorni le cose stanno però prendendo una nuova direzione, ovvero di un inasprimento della posizione statunitense contro la Russia. Di nuovo si parla di sanzioni “spezza ossa” (detto da quel genio di Lindsey Graham) e oggi sono stati lanciati dei missili a lunga gittata contro la Crimea (cosa che fa pensare al ritorno del coinvolgimento degli USA per l’identificazione dei bersagli e la guida dei missili).

In verità sapevo che nella sua squadra di governo Trombetta aveva infilato anche diversi neo-con guerrafondai: però mi immaginavo/speravo che fosse il prezzo da pagare a quella importante parte del partito repubblicano ma che comunque non si sarebbe fatto influenzare troppo da essi.

Invece negli ultimi giorni sembra che i suoi neo-con, Rubio per primo, stiano cercando di forzare la mano al presidente: sui media si dice già che le nuove sanzioni sono già pronte e che manca solo l’autorizzazione del presidente che si spera, scrivono, non si dimostri debole contro come in passato contro la Russia. Insomma i neo-con del suo governo, e ovviamente i media, stanno facendo una grande pressione su Trombetta in queste ore…

Apparentemente la giustificazione di questo giro di vite sarebbe stata il rifiuto da parte di Mosca di accettare la proposta di tregua statunitense (come se gli USA fossero un arbitro imparziale e non parte direttamente coinvolta nel conflitto!).

Dietro questa scusa banalotta vi sarebbe la “solita” (già vista durante la presidenza Biden) illusione che la Russia stia per crollare e che basti un’ultima spallata per mandarla a gambe all’aria: allora sì, Putin correrebbe ad accettare la tregua con la coda tra le gambe…

Ovviamente questo scenario è una scemenza completa ma ormai ho i miei dubbi sulla razionalità di Trump: le “mie” fonti scherzano sul fatto che il presidente sembra prendere le parti dell’ultima persona con cui parla. In questo caso Zelensky/Macron al funerale del Papa. Sicuramente esagerano ma in effetti, vedi la questione dei dazi e relativa retromarcia, il presidente non sembra sempre valutare in profondità le proprie decisioni.

Personalmente (cioè è un’idea mia e non delle “mie” fonti) credo poi che la guerra in Ucraina vada sempre messa in relazione con la possibile guerra contro l’Iran.

I neo-con (e i neo-lib se è per questo) vogliono la guerra perché così hanno la scusa per foraggiare il complesso militare industriale che a sua volta foraggia i politici. Si potrebbe pensare che con tutti i miliardi già ottenuti grazie alla guerra in Ucraina questi bravi e onesti politici si siano riempiti la pancina: ma sfortunatamente l’appetito vien mangiando e l’avidità non viene placata ma è sempre più eccitata dal profitto già ottenuto.

La guerra con l’Iran pare (al momento!) allontanarsi ed ecco allora che, come “risarcimento” per la mancata occasione di profitto, si torna a buttare palate di miliardi nel pozzo senza fondo di Kiev.

Insomma una parte consistente dei parlamentari USA vuole una guerra: non importa troppo contro di chi, l’importante è che i soldi continuino ad alimentare l’industria bellica statunitense.

Vedremo nei prossimi giorni/ore cosa deciderà Trump: magari si sentirà per telefono con Putin/Lavrov e cambierà di nuovo idea!

Certo che se Trombetta cascasse in questa evidente trappola dei neo-con sarebbe molto più tonto di quanto non pensassi…

Sono incerto nel mio giudizio perché, come ho scritto altrove, sono ormai consapevole della volontà di stupire e di bleffare di Trump: può quindi anche darsi che all’ultimo momento si riavvicini a Mosca. Vedremo…

La logica dell’accordo che scontenta tutti

Qualche riflessione sparsa per chiarirmi le idee…

Nel precedente pezzo Trombetta e il Papa, alla fine del punto 2, avevo scritto: «Ora ha presentato una proposta di tregua chiaramente irricevibile da Mosca: io l’interpreto con la volontà di ottenere un “no” secco dopo di che se ne laverà le mani lasciando la patata bollente agli incapaci “alleati” europei. Trump invece con la Russia vuole farci affari non la guerra, mica è fesso.»
Ma a dire il vero non ne ero troppo convinto.

Nella proposta di tregua preparata da Washington (un’altra delle contraddizioni degli USA di Trump dove una parte in causa del conflitto si vuole presentare come imparziale e sopra le parti!) c’è qualcosa di strano: e ogni apparente stranezza nasconde un significato recondito che la spiega. Il fatto che tale significato sia nascosto è poi indicativo della sua importanza: quando vi è una significativa differenza fra la narrativa dei media e le vere intenzioni del potere c’è un qualcosa di molto importante per la democratastenia, ovvero per la popolazione in generale.

Dove è la stranezza di questa proposta di pace?
Sta nel fatto che Washington sa perfettamente che essa è irricevibile sia per la Russia che per l’Ucraina. Che senso ha quindi fare una proposta che si sa già non verrà apprezzata né da una parte né dall’altra?

Prima di addentrarmi nelle mie elucubrazioni credo sia bene partire dalla situazione reale sul campo.
Credo che ormai si opinione condivisa dalla maggior parte degli osservatori che la Russia sta vincendo sul piano militare. Semmai l’incertezza è quanto questa vittoria stia costando a Mosca sia militarmente (ovvero come prezzo di sangue) che economicamente. Per i media occidentali la vittoria russa è estremamente costosa sia in termini umani che economici: le perdite militari sarebbero di un ordine di grandezza superiori a quelle ucraine e l’economia sull’orlo del tracollo.

Una narrativa dei media, dato che i giornalisti finiscono per credere alle proprie bugie, era che la Russia avrebbe accettato la prima proposta di pace che le fosse offerta e che le permettesse, più o meno, di salvare la faccia con l’opinione pubblica interna. In realtà abbiamo visto come stanno andando le cose: la Russia non ha fretta di giungere a un accordo di pace che non soddisfi i propri obiettivi né è particolarmente interessata a una riduzione delle sanzioni economiche.
Da questo ne deduco, come per altro già pensavo, che Mosca sta vincendo e sta vincendo bene.

Altri due punti su cui c’è certezza: 1. La volontà di prolungare la guerra da parte dell’UE e di Zelensky; 2. L’impossibilità dell’Europa di sostituirsi agli USA nel fornire armi/denaro a Kiev in caso Washington si tiri indietro.

Altra certezza: gli USA, geopoliticamente, vorrebbero separare la Russia dalla Cina la cui alleanza, come scrissi a suo tempo, era forse il risultato peggiore che gli USA di Biden potessero ottenere. La Cina ha sete di energia e adesso la Russia gliene fornisce in abbondanza e a basso costo. Quindi Trombetta vorrebbe fare accordi con la Russia e tirarla dalla propria parte: chiaro che adesso, “grazie” alla guerra in Ucraina, non è facile. Gli USA hanno perso molta credibilità: hanno tradito gli alleati (sabotaggio North Stream), vogliono fare accordi economici con Mosca ma forniscono armi che uccidono russi a Kiev e simili.

Altro elemento. All’interno degli USA, e della stessa amministrazione Trump, vi sono elementi a favore del proseguimento della guerra e su cui puntano, suppongo, i geni microcefali europei e Zelensky.

Torniamo quindi alla “nostra” proposta di pace irricevibile da ambo le parti, ovvero Russia e Ucraina. Credo che a essa sarebbero state possibili tre alternative di cui due facili da realizzare e una terza forse non fattibile.
1. Proposta favorevole all’Ucraina accettabile da Kiev ma non da Mosca.
Questa alternativa avrebbe peggiorato i rapporti fra Mosca e Washington e, come detto, Trump vorrebbe mettersi questa guerra alle spalle e fare accordi economici con la Russia. Dell’amicizia con l’Ucraina e con l’Europa a Washington importa molto meno. Questo avrebbe implicato nuove spese che avrebbero esacerbato i rapporti con Mosca senza però cambiare l’esito finale del conflitto.

2. Proposta favorevole alla Russia accettabile da Mosca ma non da Kiev.
Anche questa possibilità sarebbe stata facilmente ottenibile. Onestamente a me sembrerebbe la più logica ma proviamo a considerarne i pro e i contro.
PRO:
– Avrebbe migliorato i rapporti fra Mosca e Washington
– Avrebbe posto effettivamente fine alla guerra perché l’Ucraina, data l’impossibilità dell’Europa di sostituirsi agli USA, sarebbe stata costretta ad accettarla obtorto collo.
CONTRO:
– L’UE sarebbe stata scontenta e avrebbe fatto le “bizze”.
– Zelensky sarebbe stato scontento.
– In patria i media tradizionali, legati alla precedente amministrazione, avrebbero attaccato Trump trasformando la sconfitta dell’Ucraina in una sconfitta per gli USA e per il suo attuale presidente.

Bo… a me, come detto, i pro mi sembrano molto più forti dei contro…

3. Proposta accettabile sia da Mosca che da Kiev.
Idealmente questa sarebbe stata la soluzione preferibile ma temo che non sarebbe stata possibile data la posizione, ostruzionistica quanto irrealistica, di Zelensky evidentemente persuaso dai suoi alleati europei di poter dire “no” alla pace. Credo insomma che anche proposte ragionevoli che riconoscessero però la vittoria russa non sarebbero state accettate dall’Ucraina a prescindere.

Cosa sta invece avvenendo con la proposta non accettabile da ambo le parti?
Beh, l’Ucraina ha fatto chiaramente sapere che questa proposta di tregua è inaccettabile mentre la posizione della Russia mi è invece parsa molto più defilata. Situazione fastidiosa per i media occidentali (soprattutto europei) che vorrebbero attribuire il fallimento dell’accordo alla volontà di guerra del “folle” Putin. Ve li immaginate i titoloni a tutta pagina dei nostri giornali? “Putin non vuole la pace” e sottotitolo per impaurire/educare i lettori “Non si fermerà se non raggiungerà Lisbona o non verrà sconfitto. Quindi più soldi ai produttori di armi, meno servizi, meno pensioni etc.”

Ma gli USA hanno anche fatto sapere che, in ogni caso, anche cioè in mancanza di ratificazione dell’accordo, cesseranno di gettare denaro nel “pozzo” Ucraina. Questo significa comunque porre fine alla guerra con la vittoria della Russia.
In pratica questo è il risultato che si sarebbe ottenuto anche con l’opzione due precedentemente elencata. Con il vantaggio di non dare il pretesto ai media americani di dare addosso a Trump e lo svantaggio di non migliorare però i rapporti con Mosca… a meno che….
A meno che questa proposta di pace non fosse stata precedentemente concordata proprio con Mosca puntando sul fatto che, comunque, sarebbe stata rigettata da Kiev.
A me pare plausibile.

E le dichiarazioni di Trump dopo il colloquio con Zelensky avvenuto per i funerali di papa Francesco?
Io credo che sia il solito spirito da giocatore di poker di Trump che ama bleffare e intorbidire le acque: adesso fa la voce grossa ma in realtà non darà seguito alle sue minacce… e Mosca è stata avvertita di non preoccuparsi: che si tratta cioè di una pantomima per i media occidentali.

Certo che quando l’Ucraina sarà costretta alla pace allora di nuovo i media occidentali/americani avranno l’occasione di attaccare Trump ma, suppongo, dato che vi sarà la pace, alla fine le loro armi saranno più spuntate soprattutto in confronto all’ipotesi numero due in cui invece ci sarebbe stato, nero su bianco, una proposta di accordo chiaramente favorevole alla Russia.

Quindi da tutto questo cosa ne ricavo?
Beh credo che si possa concludere che Washington e Mosca sono già d’accordo sulla fine della guerra in Ucraina: hanno preso atto delle resistenze europee e di Zelensky e hanno deciso di girarci intorno, di ignorarle senza però contrastarle attivamente. Il risultato finale tanto non cambierà.

PS: in questo pezzo ho sempre scritto “Zelensky” non vuole la pace e non l’“Ucraina” perché è la verità: oramai anche gli ucraini si sono resi conto di non poter vincere la guerra e, secondo recenti sondaggi, sarebbero favorevoli alla pace anche a costo di significative concessioni territoriali.
Questo oltretutto la dice lunga sulla bellicosità dei microcefali politici europei che vorrebbero il proseguimento della guerra a oltranza fatta però con il sangue degli altri.
A questo proposito da sottolineare la fuga dall’esercito del Regno Unito dei suoi militari: là dove sembra che la volontà di guerra sia più forte i soldati non hanno molta voglia di essere sacrificati per gli interessi politici ed economici di pochi. Sarebbe interessante sapere come vanno le cose in Francia da questo punto di vista: di sicuro la legione straniera non farà scappare i propri legionari ma il resto dell’esercito?

Perché da qualche anno seguo solo la politica statunitense?

Da qualche anno seguo solo la politica statunitense.

In parte sono stufo delle pantomime inconcludenti dei nostri politici di “destra” e “sinistra” (*1) ma soprattutto che le decisioni importanti, quelle più fondamentali, non sono prese a Roma ma a Bruxelles e Washington. Allora perché perdere tempo a guardare un teatrino che non mi diverte ma che anzi trovo stomachevole?
Per conoscere i dettagli del nuovo codice della strada? Perché ormai la libertà d’azione del nostro governo è limitata a problematiche di questa portata…

Nell’Epitome spiego che eventuali novità politiche nate in singoli stati europei che non avessero l’approvazione di Washington e Bruxelles non avrebbero avuto la possibilità di crescere e diffondersi ma sarebbero state ostacolate, più o meno apertamente, fino a un inevitabile cambio di governo che avrebbe poi riportato indietro, annullato cioè, tutte le eventuali riforme più o meno significative.

Abbiamo visto cosa è accaduto a Orban e a Fico trattati come appestati solo perché avrebbero voluto una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina mentre a Washington e Bruxelles si voleva la guerra a oltranza per foraggiare l’apparato militare industriale e, senza ritegno per gli inutili morti provocati, indebolire la Russia. Non starò qui a ripetere quanto miope ed errata fosse ed è questa strategia.
Il punto è che, per esempio, l’eventuale successore di Orban supportato da Bruxelles ne avrebbe accettato tutti i diktat e, anzi avrebbe fatto ancora di più di quanto gli fosse stato richiesto.

Fin qui tutta mia teoria che però era impossibile da dimostrare: non era una teoria basata su prove ma era invece la spiegazione più semplice conforme alle leggi e regole che ho elaborato nella mia Epitome.

L’elezione di Trump però potrebbe essere la riprova della correttezza delle mie supposizioni.

In breve nella sua precedente presidenza Trump fu tradito, letteralmente, da quei politici repubblicani vicini ai rappresentanti dell’oligarchia economica che, con l’incapacità mentale del presidente Biden, ha in pratica preso il potere a Washington e dettato le strategie di Bruxelles.
Trump avrà molti difetti ma non è uno stupido e per questa presidenza si è circondato di persone di fiducia su cui può contare: chiaramente non lo può dire apertamente ma è chiaro che, se ne avrà l’opportunità, si prenderà le proprie rivincite.

Ci stiamo quindi avviando a passare da una dinamica in cui Washington e Bruxelles andavano a braccetto, in cui gli USA ordinavano e l’Europa eseguiva con entusiasmo e buona volontà, a una dove Washington e Bruxelles sono in contrasto: ma anche qui, quando gli USA ordinano l’Europa dovrà eseguire…

E gli effetti si iniziano già a farsi sentire: nonostante tutti i disastri provocati dalla UE gli unici paesi dove dei populismi reali ([E] 13.3) erano riusciti a giungere al potere erano sostanzialmente periferici: l’Ungheria e la Slovacchia.
Adesso Musk, chiaramente con l’approvazione di Trump, ha apertamente criticato il primo ministro inglese Starmer e ha detto che l’unica speranza per la Germania è il partito di destra AfD, Macron da anni traballa ma riesce a stare a galla ma è probabile che alle prossime elezioni presidenziali gli USA spingano per l’attuale opposizione…

La nostra Meloni ha invece già cambiato schieramento e giurato fedeltà a Trump e Musk: per gli osservatori attenti infatti ha sempre seguito sì le indicazioni di Bruxelles ma in maniera recalcitrante e, per il poco possibile, ha cercato di smarcarsi. Questo lo so tramite le fonti non italiane che seguo e che periodicamente hanno sottolineato le posizioni non sempre pienamente nell’ortodossia europazzoide della nostra primo ministro.

Ora vedremo come andranno le cose in Germania, Regno Unito e in seguito Francia, ma se vi saranno dei cambiamenti importanti sarà la riprova che la politica europea dipende fortemente da quella americana. L’oligarchia economica che fa ballare i burattini europei è nel panico: oggi si accusa Twitter di cospirare contro la “democrazia” europea o comunque di voler favorire alcuni partiti a discapito di altri.
È il solito ribaltamento della verità: fino a qualche anno fa Twitter, insieme a tutte le altre grandi piattaforme informatiche, era al servizio delle oligarchie globali: la censura, spacciata per lotta alle bufale, sopprimeva tutte le voci che anche solo mettevano in dubbio la narrativa dominante stabilita dal potere. Adesso almeno Twitter è più libero (sebbene vi sia ancora censura) e chi non è d’accordo col potere ha la possibilità di esprimere la propria opinione. Sembra poca cosa una singola voce libera contro tutte le altre in cui invece spadroneggia la disinformazione ma la verità ha un grande vantaggio sulle bugie: la verità riesce a dimostrarsi tale facilmente mentre la bugia si deve sostenere su altre bugie e quando queste vengono inevitabilmente smentite dai fatti fanno crollare l’intero castello. Questo sta succedendo con la guerra in Ucraina che secondo la narrativa dominante Kiev stava vincendo e, presto, Zelinsky sarebbe arrivato a Mosca e avrebbe tagliato la testa a Putin: invece le cose non stavano proprio così e ora (credo!) sia evidente a tutti…

Magari scriverò un altro pezzo sulla crisi dell’ipnobatismo (v. Sonno della ragione sul mio vecchio blog) evidenziata dal trionfo di Trump ma iniziata già prima del suo successo.

Nota (*1): fra virgolette perché secondo la mia teoria si tratta sempre di partiti sistemici ([E] 11.4) ovvero che non hanno minimamente a cuore il benessere dei propri cittadini ma sono solo impegnati a mantenere lo status quo e il proprio potere.