STORIA DEL JAZZ episodio 2

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In origine, gli schiavi afroamericani, durante i lavori nelle piantagioni di cotone, intonavano canti improvvisati per implorare l’aiuto del signore per la loro condizione. Così nacque il Blues.

Ad esempio il brano ” When the Saints go marchin’ in ” è proprio un invocazione al Signore

(quando i santi sfileranno in corteo, vorrei far parte di loro o Signore). Molti credevano che la libertà sarebbe arrivata solo alla fine dei loro giorni.

Spiritual, Gospel, Blues nacquero per queste ragioni: la condizione degli schiavi e la loro richiesta d’aiuto al Signore.

Il Jazz nacque come protesta degli uomini di colore e improvvisare musica e parole per loro era un modo per sentirsi liberi.

Nick

Storia del jazz-EPISODE 1

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Benché sia una delle forme musicali del XX secolo il jazz è impensabile senza i canti e i ritmi tradizionali africani, che vengono dalla notte dei tempi. Questi ritmi e canti giunsero nel nuovo mondo con i neri fatti schiavi, coi loro canti Gospel e Spirituals, e con il tempo si “fusero” con altre musiche dei neri americanizzati e con le tradizioni musicali dell’Europa e della musica popolare U.S.A., specie  quella del “Dixie”.

E proprio in Louisiana, specialmente a New Orleans nacque il Jazz.

Dapprima solo vocale, questa nuova musica divenne anche strumentale con bande e fanfare. I musicisti poi suonavano in modo libero ed improvvisato praticamente ovunque. L’età d’oro di New Orleans terminò nel 1917 quando il Governo Federale americano decise di chiudere le ” case di appuntamenti” e le bettole dove principalmente lavoravano i musicisti Jazz. Nonostante ciò questa musica si diffuse in altre città come Chicago e aggiunse nuovi strumenti: pianoforte, batteria, contrabbasso. Con gli anni ’20 anche i bianchi cominciarono ad amare il Jazz e l’industria del disco e la radio nonchè il cinema (ricordiamo il primo film sonoro ‘il cantante di Jazz’) ne segnarono un altro grande momento. Questo ebbe fine con il giovedì nero del 1929, quando una crisi economica paurosa sconquassò gli Usa e non soltanto. Appena l’economia diede segni di ripresa si profilò la Seconda Guerra Mondiale, ma ora il Jazz era più ballabile, più leggero e vari musicisti trovarono lavoro con concerti per militari al fronte, migliorando anche la “mentalità compositiva”.

Se volete farvi un’idea più precisa andate a cercare i pezzi dei seguenti artisti jazz:

– Jelly Roll Morton; Duke Ellington; Count Basie; Bix Beiderbecke; Louis Armstrong; Glenn Miller; Gene Krupa; Bennye Goodman; Telonious Monk; Charlie Parker; John Coltrane; Miles Davis. Questi però sono solo alcuni tra i più famosi perchè ce ne sono moltissimi altri (che magari citeremo di volta in volta).

Dolores O’ Riordan 1971-2018

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E’ mancata un artista mondiale, la grande voce dei Cranberries, con la tecnica vocale sua caratteristica, impossibile non ascoltarla, ideale per le storiche canzoni del suo gruppo, come le indimenticabili ‘Zombies’ e ‘Just my immagination’ che l’anno portata pure al Festival di Sanremo come ospite.

I Cranberries non saranno più gli stessi .

Apprezziamo la privacy su di lei. Rimarrà nella nostra memoria.

FRANCESCO GABBANI COLPISCE ANCORA

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immagine scaricata da internet

Anche quest’ anno ha vinto lui il Festival di San Remo. Questa volta nella sezione Big. Ci voleva una carica così esplosiva di allegria, positività e simpatia regalataci da Francesco Gabbani che, se pur col sorriso sulle labbra, parla della “meccanicità tecnologica” dei nostri giorni. (Nick)

In questa canzone Gabbani prende in giro le manie occidentali per le filosofie-teologie indù (e non solo), ma pure la superficialità e i traviamenti con cui Vengono recepite tali filosofie. Nel testo abbondano le citazioni sparse, raccogliticce, mescolate quantomeno con disinvoltura.

Giudizio finale:

OOOOHHHMMMMAMMAMIA!

Questo brano mi sembra meglio di quello del 2016 ( Amen) anche perché spiegato un po’ di più, e personalmente sono contento che finalmente il Festival di San Remo sia stato vinto da una canzone ironica. (Nack)

 

QUATTRO GIORNI DI REGGAE

Campo volo raggae festival

Finalmente inizia a fare meno freddo, e le giornate che si allungano mi hanno fatto ricordare di una bella esperienza che vorrei condividere … un ricordo degli ultimi giorni di caldo dell’estate scorsa.

Gli ultimi giorni di agosto, mi sono recato nella città di Reggio Emilia, dove nel sito di ‘’Campovolo’’ (famoso per i concerti ‘’in casa’’ di Ligabue) si è tenuto il Campovolo Reggae Festival, rassegna di musica reggae della durata di tre serate, abbinato alla festa cittadina del partito democratico.

E’ stata un’esperienza che in tre parole posso descrivere affascinante, divertente e rilassante, poiché mi ha permesso di conoscere molta gente interessante (ero partito da Casale solo con il mio cane Ciccio), e di ascoltare dal vivo la mia musica preferita.

La prima serata si è esibito Alborosie, cantante siciliano, ormai dal 2007 stabilmente in Jamaica, dove è diventato una delle star del reggae locale (canta infatti in patois, come i jamaicani chiamano il proprio dialetto inglese-jamaicano) e internazionale; il suo concerto, aperto da giovani artisti italiani, alcuni parte della crew di Alborosie, lo Schengen Clan, è stato potente ed emozionante.

La seconda notte, si sono susseguiti sul palco Max Romeo con i suoi figli, e Mykal Rose, due giganti della reggae music che non hanno deluso nonostante l’età che avanza (sono una settantina le primavere di Romeo), fornendo un mix di reggae tradizionale e più moderno, con qualche escursione dub che ha arricchito i loro più grandi successi.

La terza e ultima serata è stata appannaggio degli ottimi Mellow Mood, fratelli gemelli italiani, che si cimentano, come il precursore Alborosie, con il patois, e dei (a mio avviso) deludenti Africa Unite, dei quali ho trovato di pessimo gusto il coming out dell’abbandono della fede Rastafariana, dopo anni di sbandierata militanza nel settore.

In conclusione, auguro a tutti di poter assistere a eventi musicali come questo, che sicuramente sono da considerarsi come manifestazioni culturali di prim’ordine nel panorama della penisola.