Vasco Rossi concerto a Milano, una bomba che accende San Siro e trascina i 60mila

Una bomba punk rock a San Siro. Musica, luci, suoni. Uno spettacolo dall’inizio alla fine. Così Vasco piomba sul pubblico dello stadio milanese. Se lo conquista dalla prima canzone. Spacca l’orologio (20.45) quando appare sul palco, come fosse uscito da Blade Runner. Salta, canta, suona. Cori, urla, battiti di mani: sono 57.500 ad affollare lo stadio milanese. Un sold out annunciato da mesi, con biglietti introvabili.

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È la prima data ufficiale, prima delle sei previste (e dopo quella di Prova di Lignano Sabbiadoro). Inizia con “Qui si fa la storia”: “La disperazione è già qui/C’è solo un modo / che io conosco/ la disperazione la soffochi con me”. É il manifesto di questo Vasco Non stop tour 019. Chiaro dalla prima canzone, ma ancora più esplicito con il video che scorre dietro di “Mi si escludeva”: un corvo nero con la telecamere in testa, ma il riferimento va a lui stesso: «mi dicevano che ero il male, mi sputavano e le mie canzoni erano state vietate».

I temi sono l’integrazione, la diversità, la disperazione. Da qui corre tutto d’un fiato fino a Buoni o cattivi. Quando chiama San siro più volte: “Benarrivati e bentornati. E continua con “La verità”, “Quante volte”, “Cosa succede in città”, canzone che aveva dato titolo al live dell’anno scorso dopo il raduno di Modena Park. Rock. Canzoni vestite di punk rock, per buona parte delle due ore e mezza di concerto. Riporta alla ballad Vivere o niente, che non suonava dal 2011.

Sventolano striscioni (c’è ne è uno sotto palco che porta la scritta “Pane fica e Vasco”) e qualche reggiseno sul Fammi vedere di Vivere. Con lui, re della scena, c’è la band. La riconferma Beatrice Antolini, bravissima polistrumentista dal precedente concerto, che si impossessa del palco durante l’Interludio dopo “La fine del millennio” e “Portatemi Dio”. Il bassista Andrea Torresani, che era stato preso pure lui nel tour precedente a sostituire Claudio Gulinelli, detto Il Gallo, e con cui ora fa la staffetta alternandosi sul palco. E con loro, Stef Burns, spalla di Vasco sul palco. La regia dietro è di Pepsy Romanoff.

Il palco è un rettangolo lungo che si estende per tutta la lunghezza del prato con una passerella centrale che entra nel pubblico. I temi sono l’esclusione e l’emarginazione, la solitudine, il pregiudizio, 29 canzoni – tante quanti sono gli anni dal suo primo San Siro, “Fronte del Palco”, e tante quante sono le volte qui ha cantato – punk rock, con la rivisitazione di pezzi degli anni ’80 che dominano la parte centrale del concerto (“Portatemi Dio”, “Domenica lunatica”, “Ti taglio la gola”, non era in scaletta dal 1985) insieme a “Se è vero o no”, che canta per la prima volta (da Gli spari sopra, 1993), “Fegato spappolato”. E il finale, con i pezzi di rito. Dopo Sally, quelle di rito. Immancabili. “Siamo solo noi”, “Vita spericolata”, “Canzone” e “Albachiara”. Lasciando il pubblico senza parole. Compresi gli ospiti, da Valerio Mastandrea a Simona Ventura a Saturnino. É tutto un applauso. È un coro all’unisono che lo saluta. E a un solo urlo: Vasco, olè!

“Ce la farete tutti!” urla Vasco dal palco”. Il pubblico urla. Applaude. Si emoziona. Sono passate due ore e mezza. Sembra finito. E invece no. Partono le note di “Albachiara” e un diluvio di fuochi d’artificio. E sono brividi. Brividi non stop.

Vasco Rossi concerto a Milano, una bomba che accende San Siro e trascina i 60milaultima modifica: 2019-06-02T02:36:33+02:00da giorgio662015

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