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Cari Lettori, ancora una volta ci troviamo di fronte a gravissime violazioni della privacy a totale insaputa dei diretti interessati. Accanto ai nostri dati sanitari, in questo caso un’altra redditizia miniera di informazioni è costituita dai dati biometrici e vocali degli ignari utenti di Google, insieme ai dati di geolocalizzazione immagazzinati malgrado l’utente abbia disattivato la funzionalità predisposta sul proprio dispositivo.
La Bestia con le sue numerose teste, ora celata sotto le sembianze di Google, ora sotto quelle di Meta, continua a fagocitare dati su dati, allo scopo di trasformare le sue vittime ignare in numeri.
Numeri tanto redditizi quanto più facilmente sorvegliabili e ricattabili: negli Stati Uniti è già accaduto che Meta sia stata condannata per aver usato dati personali raccolti senza consenso su app che monitoravano il ciclo mestruale.
La maggior parte della gente non si rende conto infatti di quanto possa essere pericoloso lasciare i propri dati, nel momento in cui essi finiscono in mani sbagliate. Discriminazioni sul lavoro, limitazioni nell’accesso all’assicurazione sanitaria, cyberstalking, sono solo alcune delle possibili conseguenze.
L’altro grande spettro che si agita per il futuro, è proprio il caso di dirlo, è quello dell’identità digitale per tutti: con l’adozione del “Patto per il Futuro” al Summit delle Nazioni Unite sul futuro nel settembre 2024, 193 Stati membri si sono impegnati, in modo non vincolante, a implementare sistemi di identificazione digitale come parte di un piano più ampio per l’infrastruttura pubblica digitale (DPI).
Identità digitale, sistemi di pagamento rapidi [ad esempio sistemi di valuta digitale della banca centrale (CBDC) programmabili, stablecoin, app di online banking, ecc.], scambi massicci di dati tra enti pubblici e privati: sono queste le tre componenti principali del DPI.
Ma secondo il World Economic Forum, l’identità digitale non solo “determina a quali prodotti, servizi e informazioni possiamo accedere”, ma anche “ciò che ci è precluso”.
Le Nazioni Unite, la Fondazione Bill e Melinda Gates, la Fondazione Rockefeller, la Banca Mondiale, il Tony Blair Institute for Global Change, il G20, il World Economic Forum (WEF) e molte altre organizzazioni globaliste hanno collaborato fra loro in vari modi per assicurarsi che nessuno possa sfuggire al programma di identità digitale.
Un sistema, ben orchestrato, dove qualunque servizio è ottenibile solo attraverso l’identità digitale e dove non sia più possibile vivere senza di essa. Per cui l’identità digitale diviene uno strumento per il totale controllo di una persona, a base di incentivi o costrizioni nel momento in cui si dovesse opporre un rifiuto.
Un sistema di sorveglianza globale, e forse è ancora meglio definirlo “di coercizione globale”, dove tutti ne divengono schiavi. Piccole pedine manipolate e sorvegliate nelle mani dei potenti della Terra.
Ed è negli States che adesso ci spostiamo, dove il procuratore Paxton si sta muovendo invece controcorrente: verso la resa dei conti contro le grandi Big Tech per i loro innumerevoli e ripetuti abusi nei confronti dei texani.
Ne parla per noi LifeSiteNews in un recentissimo articolo.
Buona lettura.

Il Procuratore Generale del Texas Ken Paxton
Lo Stato del Texas ha ottenuto uno “storico” accordo di conciliazione da 1,375 miliardi di dollari con Google
L’annuncio del 31 ottobre da parte dell’ufficio del Procuratore Generale del Texas, Ken Paxton, ha segnato la conclusione di due delle più grandi azioni legali per la tutela della privacy dei dati mai intraprese da un singolo Stato contro il gigante della tecnologia. Paxton ha citato in giudizio Google per aver tracciato e raccolto illegalmente i dati privati degli utenti relativi a geolocalizzazione, ricerche in incognito e dati biometrici nel 2022.
“Questo storico prezzo da 1,375 miliardi di dollari per la cattiva condotta di Google è un chiaro avvertimento a tutte le Big Tech: intraprenderò azioni aggressive contro qualsiasi azienda che utilizzi impropriamente i dati dei texani e violi la loro privacy”, ha dichiarato Paxton in un comunicato stampa. “Se le Big Tech pensano di poterla fare franca abusando dei dati degli utenti e spiando illegalmente i texani senza conseguenze, mi assicurerò che venga dimostrato che si sbagliano. Questo monumentale accordo è una testimonianza dell’impegno del mio ufficio nell’affrontare le più grandi aziende del mondo e garantire la vittoria per conto dei texani”.
“L’accordo ottenuto dal Procuratore Generale Paxton per questi abusi combinati eclissa di gran lunga quello di qualsiasi altro accordo statale contro Google per rivendicazioni simili, con il più grande accordo statale mai raggiunto al di fuori del Texas, pari a 93 milioni di dollari”, ha dichiarato l’ufficio del Procuratore Generale. “Inoltre, una coalizione di quaranta Stati ha ottenuto 391 milioni di dollari nel suo caso di privacy contro Google, quasi un miliardo di dollari in meno di quanto ottenuto dal Procuratore Generale Paxton per il solo Texas”.
Si presume che Google abbia utilizzato i dati ottenuti illecitamente per scopi commerciali, tra cui il miglioramento dei suoi algoritmi di intelligenza artificiale.
Ai sensi del Capture or Use of Biometric Identifier Act, previsto dalla Costituzione del Texas, è illegale raccogliere e condividere dati biometrici senza consenso.
“Google ha trascorso anni a catturare illegalmente i volti e le voci di utenti non consenzienti e non utenti in tutto il Texas, compresi i nostri figli e nonni, che semplicemente non hanno idea che le loro informazioni biometriche vengono sfruttate a scopo di lucro da una multinazionale”, si legge nella denuncia del 2022.
“Ciò che Google ha fatto dovrebbe sconvolgere tutti”, ha affermato l’account di vigilanza online MJTruthUltra su X. L’utente di X ha affermato che Google ha utilizzato un “monitoraggio illegale della posizione: anche dopo che gli utenti hanno disattivato le funzionalità di cronologia della posizione sui loro dispositivi Android o iOS, Google ha continuato a raccogliere e memorizzare dati di geolocalizzazione SENZA CONSENSO”.
“La funzione di navigazione in incognito o privata di Google su Chrome è stata pubblicizzata come se non tracciasse la cronologia delle ricerche o l’attività sulla posizione. Google ha COMUNQUE raccolto e utilizzato questi dati per scopi pubblicitari e altri scopi”, ha osservato l’account di vigilanza.
Google ha anche raccolto dati biometrici non autorizzati.
“Google ha acquisito e archiviato identificatori biometrici sensibili, come impronte vocali (da ricerche vocali o interazioni con l’Assistente) e geometrie facciali (dall’analisi delle foto in servizi come Google Foto), senza ottenere il consenso informato”, si legge ancora nell’account.
“Google può ancora conservare i dati biometrici che ha raccolto ILLEGALMENTE?” si è chiesto MJTruthUltra.

Questo accordo segue quello da 1,4 miliardi di dollari stipulato da Paxton con Meta (ex Facebook) per la raccolta illegale di dati biometrici e quello da 700 milioni di dollari e 8 milioni di dollari stipulato con Google per pratiche commerciali ingannevoli e anticoncorrenziali.