XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO E Settimana ANNO C I DEFUNTI
TESTO:-
XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO E Settimana ANNO C I DEFUNTI
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 6,37-40)
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO E Settimana ANNO C I DEFUNTI
Fino a quando il Signore Gesù verrà nella gloria, e distrutta la morte gli saranno sottomesse tutte le cose, alcuni suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri che sono passati da questa vita stanno purificandosi, altri infine godono della gloria contemplando Dio. Tutti però comunichiamo nella stessa carità di Dio. L’unione quindi di coloro che sono in cammino con i fratelli morti non è minimamente spezzata, anzi è conservata dalla comunione dei beni spirituali (cfr Conc. Vat. II, Costituzione dommatica sulla Chiesa, «Lumen gentium», 49). La Chiesa fin dai primi tempi ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro i suoi suffragi (ibidem, 50). Nei riti funebri la Chiesa celebra con fede il mistero pasquale, nella certezza che quanti sono diventati con il Battesimo membri del Cristo crocifisso e risorto, attraverso la morte, passano con lui alla vita senza fine. (Cfr Rito delle esequie, 1). Si iniziò a celebrare la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, anche a Roma, dal sec. XIV.
AI NOSTRI CARI CHE CI HANNO LASCIATO
DONA LORO O SIGNORE L’ETERNO RIPOSO
PREZIOSA AGLI OCCHI DEL SIGNORE E’ LA MORTE DEI SUOI FEDELI.
SI’, IO SONO TUO SERVO, SIGNORE, IO SONO TUO SERVO, FIGLIO DELLA TUA ANCELLA HAI SPEZZATO LE MIE CATENE.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
FRATELLI, NESSUNO DI NOI VIVE PER SE STESSO E NESSUNO MUORE PER SE STESSO, PERCHE’ SE NOI VIVIAMO, VIVIAMO PER IL SIGNORE; SE NOI MORIAMO, MORIAMO PER IL SIGNORE. SIA CHE VIVIAMO, SIA CHE MORIAMO, SIAMO DUNQUE DEL SIGNORE. PER QUESTO INFATTI CRISTO E’ MORTO ED E’ TORNATO ALLA VITA: PER ESSERE IL SIGNORE DEI MORTI E DEI VIVI. TUTTI INFATTI CI PRESENTEREMO AL TRIBUNALE DI DIO, POICHE’ STA SCRITTO: “COME E’ VERO CHE IO VIVO, DICE IL SIGNORE, OGNI GINOCCHIO SI PIEGHERA’ DAVANTI A ME E OGNI LINGUA RENDERA’ GLORIA A DIO”. QUINDI CIASCUNO DI NOI RENDERA’ CONTO A DIO DI SE STESSO. PAROLA DI DIO






