Venerdì Della IV Settimana Di Pasqua anno A San Giuseppe Lavoratore

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Venerdì Della IV Settimana Di Pasqua anno A San Giuseppe

Venerdì Della IV Settimana Di Pasqua anno A San Giuseppe

Venerdì Della IV Settimana Di Pasqua anno A San Giuseppe

Venerdì Della IV Settimana Di Pasqua anno A
San Giuseppe Lavoratore

Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 13,54-58)
Un profeta è disprezzato
nella sua patria e in casa sua.
1 Maggio 2026

TSTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 13,54-58)

Venerdì Della IV Settimana Di Pasqua anno A San Giuseppe

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. Parola del Signore. 

RIFLESSIONI

Venerdì Della IV Settimana Di Pasqua anno A San Giuseppe

Cerchiamo le meraviglie sempre lontano: in paesi remoti, in luoghi sconosciuti. Quanto è vicino a noi ci appare sempre banale, ovvio, perfino deludente e un poco irritante.
E, invece, c’è di che stupirsi anche guardando dalla finestra. O perfino dentro casa.
Pure le persone – quelle che accostiamo ogni giorno – ci si rivelano scialbe, insignificanti, perfino urtanti.
E, invece, a saperle guardare con attenzione, nascondono drammi, sofferenze, lembi di poesia. Possiamo vivere accanto a uomini e donne la cui esistenza non si sorregge senza la fede, e non accorgerci di nulla: nemmeno sospettare.
E per il Signore?
Lo vorremmo sempre vedere nelle grandi opere, nei fenomeni strabilianti, nelle vicende maestose e magari un poco eccentriche.
E invece egli si è rivelato in un uomo come noi. Straordinarissimo, poiché era il Verbo di Dio, ma come noi, fuorché nel peccato.
E ci è prossimo nella selva di segni che ci sta attorno, nella sua parola, nei suoi sacramenti, nelle persone più comuni, e sicuramente in quelle più povere.
L’importante è saper intuire il mistero dentro il più ovvio quotidiano.
Ci sta cercando. Ci sta sollecitando a rispondere.
Occorrono semplicemente gli occhi della fede.

Venerdì Della IV Settimana Di Pasqua anno A San Giuseppe

Martedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A. (Gv 10,22-30)

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Martedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A. (Gv 10,22-30)

Martedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A. (Gv 10,22-30)

Martedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A. (Gv 10,22-30)Martedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A. (Gv 10,22-30)

A Cristo che era, che è e che viene,
lode perenne nei secoli

Martedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,22-30)
Le mie pecore ascoltano la mia voce.
28 Aprile 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,22-30)

Martedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A. (Gv 10,22-30)
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Parola del Signore.

Martedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A. (Gv 10,22-30)

RIFLESSIONI
Segno che contraddistingue il pastore è il richiamo. L’impostore può tentare di imitarlo, ma le pecore non si lasciano ingannare. È il richiamo del vero Pastore che provoca la loro reazione in risposta. Esse sentono, seguono e hanno fiducia.
Le parole e le azioni di Cristo non arrivano a farlo conoscere come Messia: manca un elemento essenziale, cioè la fede. Questa risposta è riservata a chi appartiene al Buon Pastore. Egli conosce le sue pecore ed esse conoscono lui. I Giudei possono servirsi della persuasione o della persecuzione, ma non attireranno a sé i discepoli del Signore. Qual è il fondamento di questa certezza? È molto semplice: il Padre. Egli è più grande di tutti. L’espressione di Cristo “io e il Padre” indica un’unica persona. Agli occhi dei Giudei, un’affermazione del genere è una bestemmia, mentre per i discepoli riassume tutto l’insegnamento di Gesù.
Tale affermazione è apportatrice di conflitto: i Giudei devono annientare Gesù e disperderne i discepoli. La questione è grave. Gesù è davvero il Figlio di Dio? I Giudei l’accusano di proclamarsi Dio. La verità è però un’altra. La verità è che in Gesù, Dio si fa uomo.

Martedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A. (Gv 10,22-30)

Lunedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A

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Lunedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A

Lunedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A

 

Lunedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A

Dell’amore del Signore è piena la terra.
Ti ringraziamo Signore.

Lunedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,11-18)
Gesù disse: Io sono il buon pastore.
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
27 Aprile 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,11-18)

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,11-18)
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». Parola del Signore.


In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Lunedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A
“Le pecore affamate alzano la testa e non vengono nutrite”. Questa è la critica di Milton ai pastori del suo tempo.
Uno dei salmi più belli, scritto con estrema raffinatezza formale, è quello che enumera le virtù del Buon Pastore. È una poesia “universale”, che parla a tutti: consola gli afflitti nella loro disperazione, e incoraggia le persone sole nel loro isolamento.
Il Vangelo suggerisce che il Buon Pastore è raro. La sua vocazione è pericolosa. La sicurezza delle pecore è la sua sola preoccupazione ed egli darà la vita per salvarle. Ciò ridefinisce il ruolo di ogni guida: a questa prova molti risultano incapaci.
Il nostro secolo è il secolo del “cattivo pastore”: conserviamo ancora le pietre carbonizzate dei campi in cui milioni di uomini furono asfissiati.
Cristo parla sempre del suo ruolo di pastore: non è venuto per essere servito, non è venuto per trattare le persone con arroganza; è venuto per salvare le sue pecorelle e, se è necessario, per morire per loro.
Io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo

Lunedì Della IV Settimana Di Pasqua Anno A

IV DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Gv 10.1-10). 26 APRILE 2026

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IV DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Gv 10.1-10).

IV DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Gv 10.1-10).

IV DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Gv 10.1-10).

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,1-10)
IV DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Gv 10.1-10).
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

IV DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Gv 10.1-10).
Gesù si presenta come il Mediatore tra Dio e gli uomini. Egli è “la porta” dell’ovile.
Non ci è dato di incontrare Dio in modo immediato. Non possiamo stabilire noi il modo in cui comunicare con lui.
Dio si rivela e si dona a noi attraverso il Cristo che vive nella Chiesa. Raggiungiamo la comunione con lui mediante la strumentalità della Chiesa in cui è presente e opera Cristo.
Gesù non è soltanto il Mediatore del disvelarsi e dell’offrirsi di Dio a noi. È la realtà stessa del Verbo divino che ci raggiunge, ci illumina con la fede, ci trasforma con la grazia, ci guida con la sua parola, i suoi sacramenti e la sua autorità.
Egli è la “porta” e il “Pastore” che “cammina innanzi” alle pecore.
Gesù, come Buon Pastore, ci conosce per nome, ci ama e per noi offre la propria vita in una dilezione che si spinge sino alla fine.
Noi credenti siamo chiamati ad “ascoltare la sua voce” e a “seguirlo” senza porre condizioni.
Egli ci reca al “pascolo”. È la croce, dopo la quale, però, giunge la gioia senza limiti e senza fine: una gioia che ha le sue anticipazioni anche nell’esistenza terrena.

IV DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Gv 10.1-10).

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35). 19 APRILE 2026

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III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

Gesù Risorto Gloria aTe

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 24,13-35)
Stolti e lenti di cuore
a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!
19 Aprile 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 24,13-35)

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Parola del Signore.

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

RIFLESSIONI

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

La scena di Emmaus è un capolavoro di catechesi liturgica e missionaria. Vi è descritto l’itinerario di due discepoli che lasciano Gerusalemme illusi e delusi e vi ritornano per ripartire gioiosi e fiduciosi verso la testimonianza, perché sono stati incontrati dal Crocifisso-Risorto, spiegazione di tutta la Scrittura e presenza perenne tra i suoi nel sacramento del “pane spezzato”.
L’inizio del cammino è un allontanarsi dal Crocifisso. La crisi della croce sembra aver seppellito ogni speranza. Colui che l’ha fatta nascere, l’ha portata con sé nella tomba. Non bastano voci di donne per farla rinascere. Gesù raggiunge i due subito a questo inizio e chiede di spartire con loro domande e scandalo.
Ecco la prima tappa, quella del problema posto ad ogni persona dall’evento Gesù, il Crocifisso.
L’appello di Cristo ci raggiunge sulla strada della nostra fede incompiuta e della sua domanda.
Gesù non arriva di faccia, ma da dietro, come dice il testo greco, e cammina a fianco, da forestiero.
Il passaggio al riconoscimento ha bisogno della spiegazione delle Scritture. Solo il Risorto ne è l’interprete adeguato.
Il cuore riscaldato e riaperto dal segno della Parola spiegata implora il viatico di un segno più intimo, quello del pane spezzato. Gesù, però, sparisce.
La Chiesa non può trattenere Gesù nella visibilità storica di prima. Deve sapere e credere che egli è vivo con lei e la vivifica nell’Eucaristia. I discepoli capiscono e tornano a Gerusalemme per condividere con gli apostoli la testimonianza.
Emmaus è un capolavoro di dialogo confortante. Emmaus assicura tutti che, quando ascoltano la Scrittura nella liturgia della Parola e partecipano allo spezzare del pane nella liturgia eucaristica, sono realmente incontrati da Cristo e ritrovano fede e speranza.

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

III DOMENICA DI PASQUA ANNO A (Lc 24.13-35).

Lunedì della II settimana di Pasqua Anno A. (Gv 3,1-8). 13 Aprile 2026

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Lunedì della II settimana di Pasqua Anno A. (Gv 3,1-8).

Lunedì della II settimana di Pasqua Anno A. (Gv 3,1-8).

Lunedì della II settimana di Pasqua Anno A. (Gv 3,1-8).

«Mio Signore e mio Dio!»
Ti ADoriamo

Lunedì della II settimana di Pasqua Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 3,1-8)
Se uno non nasce dall’alto,
non può vedere il regno di Dio.
13 Aprile 2026

TSTO:-

Lunedì della II settimana di Pasqua Anno A. (Gv 3,1-8).
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 3,1-8)

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Lunedì della II settimana di Pasqua Anno A. (Gv 3,1-8).

Nicodemo, uno dei notabili ebrei, si reca una notte da Gesù; vuole parlare con lui della salvezza. Bisogna quindi supporre che Gesù abbia anche dei simpatizzanti tra i farisei. In fondo, qualsiasi uomo è toccato dalla questione della salvezza; tutti si pongono delle domande sul senso ultimo della vita. Gesù va oltre la domanda fatta; l’offerta di Dio è posta a tutt’altro livello della sola aspirazione umana, che resta in definitiva nel campo dell’effimero e del terrestre. La salvezza dell’uomo riguarda la sua partecipazione alla vita del mondo che verrà. Bisogna per questo nascere “di nuovo”.
Chiaramente, il notabile ebreo conosce anche religioni non ebree, dove si può spesso riscontrare un’idea di rinascita. In altri scritti del Nuovo Testamento, si qualifica chiaramente come rinascita il battesimo cristiano (per esempio nella lettera a Tito o nella prima lettera di Pietro). Gesù mette in rilievo che questa nascita non è più nell’ambito delle possibilità umane: nascere “di nuovo”, è nascere “dall’acqua e dallo Spirito”. Lo Spirito è il dono che il Signore resuscitato fa alla sua comunità.

Lunedì della II settimana di Pasqua Anno A. (Gv 3,1-8).

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA. ANNO A (Gv 20.19-31) 12 APRILE 2026

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II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

“GESÙ, CONFIDO IN TE”

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA ANNO A
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 20,19-31)
Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi!
E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
12 Aprile 2026

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

TestoDal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre le porte del luogo dove si trovavano i discepoli erano chiuse per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mia mano nel suo fianco, non crederò».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché si creda che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, si abbia la vita nel suo nome.

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

II Domenica di Pasqua, Festa della Divina Misericordia

La II Domenica di Pasqua, chiamata anche Domenica della Divina Misericordia, ci fa rimanere nel cuore del mistero pasquale. Non è una semplice “chiusura” della Pasqua, ma un invito a contemplare più a fondo il volto di Gesù Risorto, che si manifesta come Misericordia del Padre. Le letture di questa domenica ci mostrano una comunità che rinasce dalla fede nel Risorto, dalla forza dello Spirito e dalla condivisione fraterna: è l’immagine di una Chiesa che vive di perdono ricevuto e donato.

Questa festa è legata in modo particolare alle rivelazioni ricevute da Santa Faustina Kowalska, umile suora polacca, alla quale Gesù si è manifestato come “Re di Misericordia”. A lei ha chiesto di diffondere nel mondo la fiducia nella sua misericordia, e la diffusione dell’immagine di Gesù Misericordioso, la recita della Coroncina e la celebrazione solenne di questa domenica. Nel Vangelo vediamo Gesù che appare ai discepoli nel Cenacolo, mostra le sue piaghe e dona il perdono dei peccati: è la stessa sorgente di misericordia che Santa Faustina ha contemplato nei raggi che escono dal cuore di Cristo.

Il centro di questa giornata è la misericordia di Dio, che non è un’idea astratta, ma un amore concreto che ci raggiunge nelle nostre ferite, nelle nostre paure, nei nostri peccati. La misericordia è il modo in cui Dio ci guarda, ci rialza e ci ridona fiducia. Per questo Gesù chiede a Santa Faustina una risposta semplice e profonda: la fiducia. “Gesù, confido in Te” non è solo una bella invocazione, ma uno stile di vita: significa consegnare a Lui il nostro passato, il presente che viviamo e il futuro che temiamo, credendo che nulla è perduto nelle sue mani trafitte.

Celebrando la Domenica della Divina Misericordia, siamo invitati a lasciarci raggiungere da questo amore che perdona e ricrea, soprattutto attraverso i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Ma siamo anche chiamati a diventare testimoni di misericordia nelle relazioni quotidiane: in famiglia, sul lavoro, nella comunità. Accogliere la misericordia di Dio significa imparare a guardare gli altri con più pazienza, a non chiudere il cuore davanti alle ferite altrui, a ricominciare dopo ogni caduta. In questa luce, la festa non è solo un momento devoto, ma un cammino: giorno dopo giorno, imparare a vivere di fiducia in Gesù Misericordioso, lasciando che la sua Pasqua trasformi il nostro modo di pensare, di amare e di sperare.

 II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

Fede, incontro e misericordia nella II Domenica di Pasqua

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

Le letture della II Domenica di Pasqua (Anno A) ci conducono al cuore della fede cristiana: l’incontro personale con il Risorto. Nel Vangelo di Giovanni, Tommaso rappresenta le nostre fatiche a credere: chiede segni concreti, vuole toccare le piaghe. Gesù non lo rimprovera duramente, ma si lascia avvicinare, mostra le ferite, si china sulla sua incredulità. È un gesto di profonda misericordia: il Signore non scarta la fragilità, la assume e la trasforma in occasione di incontro.

Dal contatto con le piaghe nasce il passaggio decisivo: dall’incredulità alla professione di fede. Tommaso non si limita a riconoscere un maestro ritrovato, ma proclama: “Mio Signore e mio Dio”. In queste parole c’è tutta la maturazione della fede: non un’idea su Gesù, ma un affidamento personale, un “mio” che indica relazione, appartenenza, consegna di sé. La fede pasquale non è solo accettare che Gesù è risorto, ma riconoscere che il Risorto è il Signore della mia vita, presente nelle mie paure, nei miei dubbi, nelle mie ferite.

La misericordia di Cristo si manifesta proprio così: non pretendendo una fede perfetta, ma incontrandoci là dove siamo. Come con Tommaso, Gesù entra nelle stanze chiuse dei discepoli, attraversa le nostre porte serrate dalla paura, dalla delusione, dal senso di colpa. Non forza, ma si offre: “Metti qui il tuo dito… non essere incredulo, ma credente”. È un invito paziente, che rispetta i tempi di ciascuno e trasforma la diffidenza in fiducia. Le sue piaghe, segno di dolore, diventano luogo di guarigione.

Questo cammino tocca profondamente la vita di oggi. Pensiamo a chi fatica a credere dopo una malattia improvvisa, un lutto, una crisi familiare: come Tommaso, spesso diciamo: “Se non vedo, non credo”. La Pasqua ci annuncia che il Risorto non è lontano da queste notti, ma le abita. Possiamo sperimentare la sua misericordia quando qualcuno ci ascolta senza giudicare, quando una comunità si fa vicina nella prova, quando riceviamo il perdono nel sacramento della riconciliazione e sentiamo che il nostro passato non ci definisce più.

Allo stesso tempo, siamo chiamati a donare misericordia. Nelle relazioni quotidiane questo significa, ad esempio, non chiudere il cuore davanti a un familiare che ha sbagliato, ma offrirgli una possibilità di ricominciare; sul lavoro, scegliere il dialogo invece del pettegolezzo e della condanna; nella vita di comunità, accogliere chi arriva con un cammino di fede fragile, senza pretendere subito risposte chiare. Ogni volta che ci chiniamo sulle ferite degli altri con rispetto e tenerezza, rendiamo visibile il volto del Risorto.

La beatitudine che Gesù pronuncia – “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” – non è un rimprovero a Tommaso, ma una promessa per noi. Anche senza vedere fisicamente il Signore, possiamo incontrarlo nella Parola, nei sacramenti, nei poveri, nelle storie di riconciliazione e di perdono che fioriscono attorno a noi. La fede che nasce dall’incontro con il Risorto è un cammino: parte spesso dal dubbio, attraversa le ferite, ma approda alla gioia di poter dire, con Tommaso, nella concretezza della nostra vita: “Mio Signore e mio Dio”.

 II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

Preghiera e Devozione alla Divina Misericordia

La Coroncina alla Divina Misericordia è una semplice ma profonda preghiera, recitata con la corona del Rosario, nella quale offriamo al Padre il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità di Gesù per la salvezza nostra e del mondo intero. È una supplica fiduciosa che ci invita a contemplare l’amore sconfinato di Cristo, specialmente nell’ora della sua Passione.

L’immagine di Gesù Misericordioso, ispirata alle rivelazioni a Santa Faustina Kowalska, mostra Cristo che avanza verso di noi, con la mano destra benedicente e la sinistra sul petto, da cui scaturiscono due raggi: uno pallido, simbolo dell’Acqua che purifica, e uno rosso, simbolo del Sangue che dona la vita. Il volto di Gesù è mite e accogliente, segno di un cuore sempre aperto al perdono.

L’iscrizione “Gesù, confido in Te” è un atto di abbandono totale: riconosciamo i nostri limiti, le nostre ferite e paure, e le deponiamo nel Cuore di Cristo. Non è una formula magica, ma una scelta quotidiana di fidarsi di Dio anche quando non comprendiamo, credendo che la sua Misericordia possa trarre il bene da ogni situazione.

Nella settimana che viene, siamo invitati a vivere gesti concreti di misericordia. Tra le opere di misericordia spirituali, possiamo: consolare chi è afflitto con una telefonata o un ascolto sincero; perdonare un torto ricevuto; pregare per chi è lontano dalla fede; offrire un consiglio buono e rispettoso a chi è nel dubbio. Tra le opere di misericordia corporali, possiamo: condividere un pasto o un aiuto economico con chi è nel bisogno; visitare o contattare una persona sola o malata; donare tempo in un servizio di volontariato; sostenere con discrezione una famiglia in difficoltà.

Lasciamoci guidare dalla Misericordia in piccoli gesti quotidiani: un sorriso, una parola gentile, un silenzio che evita il pettegolezzo, un atto di pazienza in famiglia o sul lavoro. Ogni gesto, anche nascosto, diventa una luce che riflette il volto di Gesù Misericordioso nel mondo.

Preghiera alla Divina Misericordia
Gesù, Fonte inesauribile di Misericordia, entro nel Tuo Cuore trafitto e mi affido a Te. Lava nel Tuo Sangue ogni mia paura, ogni peccato e ogni sfiducia. Insegnami a guardare me stesso e gli altri con i Tuoi occhi, a perdonare come Tu perdoni, ad amare senza misura. Nelle prove, quando tutto sembra buio, ricordami che la Tua Misericordia è più forte di ogni male. O Gesù, in Te ripongo oggi e sempre la mia vita, il mio presente e il mio futuro. Amen.

II DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA.

DOMENICA DI PASQUA ANNO A

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DOMENICA DI PASQUA ANNO A

DOMENICA DI PASQUA ANNO A

DOMENICA DI PASQUA ANNO A

DOMENICA DI PASQUA ANNO A

«Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci e in esso esultiamo».

«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?». «La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto?»

DOMENICA DI PASQUA ANNO A

Padre, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna,
Ti Adoriamo 

DOMENICA DI PASQUA ANNO A RISURREZIONE DEL SIGNORE
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 20,1-9)
Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!
5 Aprile 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 20,1-9)

DOMENICA DI PASQUA ANNO A

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. Parola del Signore.

La luce nuova della Domenica di Pasqua

La Domenica di Pasqua nasce dall’alba di un sepolcro vuoto. È il cuore della fede cristiana, il giorno in cui il silenzio del Venerdì Santo si apre al canto della vita. Nella memoria della Chiesa, è il mattino in cui Cristo risorto spezza per sempre il potere della morte e accende nel mondo una fiamma di speranza che non si spegne.

La liturgia si veste di luce. Le campane tornano a suonare, l’Alleluia risuona dopo il lungo silenzio della Quaresima, i canti si fanno gioiosi e limpidi. Durante la Messa di Pasqua, le letture raccontano il passaggio dalle tenebre alla luce, dalla paura alla fiducia, dal pianto alla consolazione. L’acqua benedetta ricorda il Battesimo, sorgente di una vita nuova che scorre silenziosa nel cuore di ogni credente.

Pasqua è resurrezione, ma anche promessa. È il segno che ogni notte ha un mattino, che ogni ferita può diventare feritoia di luce. Nel volto del Risorto, la Chiesa contempla un amore che non si arrende, che scende nelle nostre tombe interiori per rialzarci, per dirci che nessuna caduta è definitiva, nessun buio è eterno.

È anche rinascita spirituale. La Domenica di Pasqua invita a lasciare alle spalle il peso del passato, a deporre nel sepolcro le paure, i rancori, le colpe che ci imprigionano. Nel silenzio della preghiera, il cuore si apre a un rinnovamento interiore: uno sguardo più limpido, una fede più fiduciosa, una carità più concreta verso chi ci vive accanto.

La Messa di Pasqua è un respiro di pace. L’incenso sale come una preghiera sottile, le luci dell’altare brillano come piccole stelle, i fiori primaverili raccontano con i loro colori la gioia della terra che rifiorisce. Nel segno della pace scambiato tra i fedeli, si fa vicino il desiderio di un mondo riconciliato, di famiglie che si ritrovano, di popoli che imparano a parlarsi senza paura.

Il messaggio di questa Domenica è semplice e immenso: la vita vince. La croce non è l’ultima parola, ma la porta che si apre su un orizzonte più grande. Ogni gesto di perdono, ogni mano tesa, ogni sorriso donato diventa eco della Pasqua, piccola resurrezione quotidiana che trasforma le nostre strade in cammini di luce.

Così, nella quiete del mattino pasquale, la Chiesa si riempie di volti, di voci, di attese. Ognuno porta con sé le proprie notti, i propri desideri, le proprie domande. E in quell’incontro di canti, di silenzi e di preghiere, la Domenica di Pasqua sussurra a ciascuno: rialzati, riprendi il cammino, la luce ti precede. La gioia del Risorto è per te, oggi e per sempre.

DOMENICA DI PASQUA ANNO A

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La Domenica di Pasqua in famiglia

La Domenica di Pasqua in Italia è un intreccio di profumi, voci e piccoli rituali che si ripetono di generazione in generazione. Il cuore della giornata è il pranzo in famiglia: una tavola imbandita, spesso preparata con cura fin dal mattino, dove si ritrovano nonni, genitori, bambini e amici stretti. Tra chi sistema i posti, chi assaggia i piatti in cucina e chi arriva con un vassoio di dolci, l’atmosfera è quella di una festa calorosa e condivisa.

Al centro della tavola non mancano mai le uova di cioccolato, grandi e colorate, pronte per essere aperte tra risate e curiosità. I bambini aspettano con impazienza il momento della sorpresa, mentre gli adulti si scambiano auguri sinceri, brindando alla serenità e alla rinascita che questa festa rappresenta. Accanto alle uova, la colomba pasquale diffonde il suo profumo delicato di agrumi e mandorle, tagliata a fette generose da condividere con tutti.

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In molte case si organizzano piccoli giochi per i più piccoli: cacce alle uova in giardino o in casa, gare per trovare il cioccolatino nascosto meglio, momenti di creatività con decorazioni e lavoretti pasquali. Le risate dei bambini si mescolano alle chiacchiere dei grandi, creando un sottofondo allegro che accompagna tutta la giornata.

Le usanze cambiano da regione a regione: ci sono chi porta in tavola l’agnello al forno, chi preferisce torte salate e formaggi, chi non rinuncia alle ricette tradizionali tramandate dalle nonne. In alcune zone si benedicono i cesti con pane, uova e dolci, in altre si passeggia in paese per salutare amici e vicini. Ovunque, però, la Domenica di Pasqua resta un momento di incontro, di affetto e di condivisione, come una grande festa di famiglia che ogni anno si rinnova.

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Buona Pasqua di serenità e speranza

In questa Domenica di Pasqua desideriamo augurarti un tempo di vera serenità, da vivere accanto alle persone che ami. Che la luce della Risurrezione rinnovi la tua fede, porti pace nella tua famiglia e apra il cuore a una nuova speranza. Lasciamo alle spalle le fatiche di ogni giorno e accogliamo con gratitudine il dono di una vita che ricomincia, più fiduciosa e luminosa.

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