Natural jeans

  Il primo denim compostabile al mondo è frutto della ricerca dell’azienda italiana Candiani che ha sede nel Parco del Ticino; in realtà i tessuti elastici riciclati erano già presenti sul mercato, ma la tecnologia Coreva è diversa perché l’elasticità del filato è tutta vegetale in quanto ricavata dalla gomma naturale. Come spiega il global marketing director Simon Giuliani: “La vera sfida era ottenere un denim biodegradabile stretch senza compromettere performance, estetica e durabilità. Ogni anno, circa 25 miliardi di capi inutilizzati vengono mandati in discarica o inceneriti e la maggior parte sono realizzati con elastomeri sintetici a base di petrolio. Si tratta di fibre che possono richiedere fino a centinaia di anni per decomporsi”. Per un paio di jeans Candiani occorrono 33 litri d’acqua anziché 2660 e 6 mesi per sciogliersi nel terreno, quindi, a giusta ragione fiero di questa piccola grande rivoluzione, Simon Giuliani fa sapere che per il momento l’azienda ha deciso di condividere i risultati solo con 15 brand selezionati tra cui Stella McCartney e Dondup. Ora, plaudendo a questi prodigi diversamente stretch, cosa vogliamo di più? Solo duecento euro circa per poterli comprare. E se l’ambiente non ne beneficerà in maniera significativa, be’, è solo un dettaglio. Candiani non è il padreterno.

La casa di carta

  A livello di serialità, quello che terrò di questo lockdown è senza dubbio La casa di carta, ora giunta alla quarta e probabilmente ultima stagione. Avendo rinunciato a seguirla per tempo per via di alcune recensioni che la stroncavano, due settimane fa, dopo essere incappata nei primissimi minuti del primo episodio della prima stagione, non l’ho più lasciata. Da quel momento binge-watching à gogò perché al di là di alcuni aspetti parossistici della narrazione e dei personaggi stessi, la banda di rapinatori in tuta e cappuccio rosso e maschera di Salvador Dalì sa come tenerti incollato allo schermo tra colpi di scena, perdite e nuovi adepti. Tuttavia se dovessi esprimere un giudizio critico, consiglierei soltanto le prime due stagioni, davvero perfette, ma in linea generale è interessante seguire l’attacco al sistema finanziario spagnolo, a partire dall’assalto alla Zecca di Stato per arrivare all’irruzione nella Banca di Spagna.

  Fiore all’occhiello della serialità latina La casa di carta, che propone banditi buoni ovvero vendicatori dell’uomo comune, condensa la sua essenza in una frase del professore: “Immaginate una partita di calcio del Mondiale, Brasile contro Camerun. Chi vorreste vincesse? Camerun. Per istinto l’essere umano prende sempre le parti dei più deboli, dei perdenti. Se noi mostreremo al mondo le nostre debolezze, le nostre ferite, susciteremo una grande commozione”. Ed è così che va, perché in fondo Tokyo, Nairobi, Rio, Denver sono dei populisti che invitano a ribellarsi al potere. Quanto a Berlino, ormai è il mio eroe d’elezione: psicopatico, narcisista, esteta, è altresì dotato di grande fascino nonché di cuore nel momento in cui decide di sacrificarsi per salvare i compagni. Memorabili tutte le scene in cui i banditi cantano Bella ciao: da quella a due voci del professore e di Berlino, a quelle corali. E per finire segnalerei ancora Berlino che al suo matrimonio canta Ti amo. Ma che ne parlo a fare? È tutto da vedere.

SPOILER LETTERARIO

“Vi abbiamo portato in biblioteca perché come recita quel vecchio e famoso detto: il sapere non occupa spazio, però in questo caso può anche salvarvi la vita. Alla ricerca del tempo perduto, per esempio, di Marcel Proust: monumentale splendido romanzo. Io sono convinto che chiunque lo trovi e se lo stringa forte contro il petto sarà in grado di deviare le pallottole di un M16. Sto scherzando, sto scherzando”. Così Palermo rivolgendosi agli ostaggi. Stagione 4 episodio 5.

Per sopravvivere il branco deve restare unito

  Forti dell’ufficialità di una data che sancisce la fine del lockdown, i buontemponi già programmano sfracelli e baldorie a risarcimento della clausura che ha stravolto l’ordine manierato della vita. Sarebbe preferibile, invece, provare ad uscirne arricchiti, perlomeno della consapevolezza che non ci riapproprieremo in tempi brevi delle consuetudini con cui ci schiudevamo al mondo. L’insensatezza è materia per giovani e in quelli si condensa: avere in animo di proporsi come tali quando il ricordo dei trent’anni ti trafigge e si dissipa prima ancora che venga messo a fuoco, equivale a dichiarare di essere dei mentecatti. Ora, senza stare a glorificare chi si trincera nell’astrazione (vettore di depressione nelle menti meno strutturate) o chi, legittimato dai tempi, sentenzia che tutto è male, possiamo fare una cosa: i più forti incoraggino i più deboli, ricordando loro che prima della resa esiste per tutti una possibilità che, con un po’ di fortuna, ci traghetterà in un pacificato domani.

Nick Brandt: un grido per l'Africa - Grandi Fotografi - Articoli ...

foto di Nick Brandt

Ian Tattersall, uno sguardo trasversale sulla pandemia

  Il paleontologo Ian Tattersall vive e lavora a New York. Non ha molta fiducia sulla lungimiranza umana e a Telmo Pievani, che lo ha intervistato, spiega il suo punto di vista sull’argomento che interessa il pianeta: coronavirus e futuro. A proposito della disoccupazione negli Stati Uniti dice: “Questa è una crisi occupazionale imposta da un virus, non da una caratteristica del ciclo economico. Il Congresso ha optato per la liberalizzazione delle indennità di disoccupazione, inducendo i datori di lavoro a licenziare i dipendenti, senza garanzie di reimpiego dopo la crisi. I licenziati hanno inondato di domande gli uffici statali, generando un’ansia diffusa. Sono stati incoraggiati a trovare occupazioni alternative nel settore dei servizi essenziali, temporaneamente fiorente. Il virus di per sé può infettare a caso, ma si sta abbattendo di più su coloro che non hanno modo di mantenere le distanze di sicurezza, che sono costretti dalle circostanze a vivere stipati insieme e a fare lavori pericolosi”.

   Su come ci comporteremo in futuro non ha dubbi: “La morale di questa vicenda è che noi umani impariamo raramente dalla storia. Guardi a come abbiamo disimparato presto la lezione della crisi finanziaria del 2008. Il problema è che siamo culturalmente guidati, quindi riluttanti ad abbandonare i modi in cui abbiamo imparato a credere o a comportarci. Gli scienziati ci avevano avvertito da tempo del problema dei salti di specie dei virus e dei mercati con animali vivi, ma i politici sono molto restii a inimicarsi la gente vietando pratiche tenaci, per quanto autodistruttive. Nella mente umana, il calcolo a breve termine supera sempre il vantaggio a lungo termine”.

  Sugli agenti patogeni chiarisce: “Noi abbiamo sempre dovuto convivere con i patogeni. Ma nell’ultimo secolo o giù di lì, i successi della ricerca avevano alzato le nostre aspettative circa il grado di protezione che la scienza poteva garantirci da simili disastri. Il problema specifico al momento attuale è la densità senza precedenti in cui viviamo. Con quasi otto miliardi di abitanti sul pianeta, per lo più stipati guancia a guancia in città superaffollate, per non dire di quando voliamo da una città all’altra chiusi dentro tubi con le ali, offriamo ai patogeni un serbatoio mondiale incomparabile in cui prosperare. E questo è un fatto di cui dovremo essere ben consapevoli quando qualcosa di ancora peggiore di Covid-19 ci colpirà. Ci sono infatti molti altri virus che potrebbero fare il salto di specie”.

foto: un’opera di Luke Jerram

Covid-19: I nativi americani soffrono di più. Chiedete a Trump

  Tommy Orange, scrittore appartenente alla tribù dei Cheyenne del Sud, è molto preoccupato per i cinque milioni di nativi americani particolarmente provati dal Covid-19: nelle riserve non c’è abbastanza acqua corrente per tutti, alcune aree sono prive di elettricità e gli spazi in cui convivono famiglie multigenerazionali sono troppo esigui, quindi ottimo veicolo di contagio. Orange, che si definisce fortunato perché vive vicino al parco nazionale di Yosemite, zona non colpita in modo serio dal virus, a proposito di Trump, in un’intervista telefonica a Marco Bruna, dice: “Trump odia i nativi americani e non ha mai perso occasione per dimostrarlo. Pensi che il presidente che più ammira è Andrew Jackson, che in lingua creek, ai primi dell’Ottocento, era soprannominato Sharp Knife per la sua crudeltà. Jackson fu un incubo per la nostra gente. Approfittando di questo momento, dell’attenzione di tutti verso il coronavirus, Trump prova a sottrarci le nostre terre sacre per sfruttarne le risorse naturali. Ai Mashpee Wampanoag del Massachusets ha già portato via oltre 120 ettari a fine marzo, mettendo a rischio la loro sovranità su quegli antichi territori. Purtroppo abbiamo a che fare con un presidente che non ama essere contraddetto e che non è capace di ascoltare. Chiunque lo abbia ostacolato politicamente non ha fatto una bella fine”.

  Come da copione, sono sempre i più deboli a pagare il prezzo più alto.

Piazze vuote in attesa di un senso nuovo

 

  Le piazze fotografate da Armando Rotoletti sono vuote ma non a causa del lockdown: il progetto Sicilia in piazza è antecedente alla pandemia e nasce dalla volontà del fotografo di immortalare ottantadue piazze senza la presenza dell’uomo. È lo stesso Rotoletti a spiegare perché ha voluto restituire alle piazze la loro primaria funzione scenografica: “Ovunque regnava un senso di colpevole abbandono: auto parcheggiate in modo selvaggio, sedie, tavolini e ombrelloni dei bar che riempivano lo spazio, per non parlare delle strutture provvisorie montate per eventi occasionali e poi lasciate lì nell’incuria più totale. Dopo aver scelto le piazze mi sono accorto che a vederle così, invase com’erano da tutto ciò che ne stravolgeva la fisionomia, non solo erano praticamente infotografabili, ma perdevano la stessa funzione per la quale erano state pensate”. E se è vero che una piazza vuota evoca un senso di desolazione, Rotoletti chiarisce: “Le mie piazza sono vuote sì, ma per essere riempite di nuovo senso. Ho voluto che contenessero solo l’idea originaria di chi le aveva pensate e costruite. Sono lì che aspettano le persone. Non ammettono auto, né cartelli, né corti di ombrelloni che nascondono alla vista la loro eloquente nudità”. Per quanto riguarda il futuro, Rotoletti ha le idee chiare: “Il messaggio che ho voluto dare svuotando le piazze è quello che allo stesso modo il coronavirus ci sta mettendo davanti agli occhi in questo momento: questi spazi comuni hanno bisogno di attenzione e cura da parte di tutti noi. Quando l’emergenza sarà finita mi piacerebbe che tutti insieme potessimo ripartire da qui”.

(Il virgolettato  è tratto da un articolo di Ilaria Zaffino)

ALTRI PUNTI DI VISTA

JC: Adoro questi post(i) …

Mario_000: Una piazza nasce come luogo di incontro,senza persone è un luogo che inquieta perché è troppo ampia per il sapore di una persona o due. E quando ci sono le persone queste si portano appresso il proprio argomentare di ombrelloni bancarelle tavoli e schiamazzi che le rende quel che sono nate per essere. Se gli assessori al traffico sono inconcludenti si portano appresso troppi mezzi a motore fa parte del mondo anche questo. Mi piacciono comunque sempre le piazze piene di gente così come mi piacciono i sentieri solitari e quando si riempiranno ancora non ci sarà distanziamento che valga o alcun nuovo senso da trovare. Ci si vede in piazza ovviamente, per la ora va bene anche di notte tanto se non c’è gente ne rimane l’odore.

Arien: Poi ci sono anche le piazze realizzate apposta per fare da specchio alla chiesa che vi troneggia, e nelle foto ci sono più chiese che piazze. Quelle per accogliere o fedeli e i sacramenti: funzioni, processioni, matrimoni, battesimi, cresime. Tutta roba sulla quale i fotografi ci campano. Se poi il risultato è una bruttura, come ha detto Mario, c’è da prendersela con la cultura dell’assessore al traffico o all’arredo urbano.
Fra quelle nelle foto, mi piace quella di Leonfonte con le sue fontane ed il suo selciato. Immagino sia di epoca romana. Quando i Romani ci sapevano fare sia con l’acqua che con il vino.

Mario_000: Ci sono anche le piazze di sfogo urbanistico create per i mezzi a motore, come le grandi piazze parigine, o quelle fatte solo per le parate militari come insegnano molte piazze socialiste.. Per dire che certe piazze paiono proprio pensate per uno scopo ma mai per rimanere vuote.

Surfinia60: Le piazze sono belle a prescindere e, in quanto orsa, le amo poco popolate. L’ultimo Natale, in occasione di una mia visita a Milano, dopo molti anni ho voluto rivedere piazza duomo. Ma era talmente intasata che il mio piacere è stato compromesso dalla troppa carne che c’era in giro e da altri problemi logistici che non sto a dirti. Ho sprecato un’uscita, cosa che suona amara adesso, sapendo che chissà quando si potrà ripetere.

dall’alto:

Siracusa, Piazza Duomo

Ispica, Basilica di S. Maria Maggiore con porticato

Siracusa, Piazza Garibaldi

Leonfonte, Piazza della Granfonte

Covid-19 fase due

  Eviterò di addentrarmi in analisi economico-politiche perché richiedono molta competenza e mi limiterò a una semplice riflessione sullo scenario drammatico che si è già  profilato all’orizzonte e che ci costringerà a prendere atto del fatto che “al fondo delle cose non c’è nient’altro che l’assenza di senso e quindi l’orrore“. Sono parole che appartengono a Conrad e che stigmatizzano una condizione umana di cui solo gli stolti non hanno cognizione, e che molti si ostinano a non voler vedere perché quell’orrore costituisce un estremo di indicibile angoscia. Ovviamente non sto qui a giudicare chi è privo della lucidità necessaria per provare a oltrepassare il limite della conoscenza; piuttosto mi preme ricordare che all’indomani dell’ufficializzazione della pandemia fummo sollecitati ad aiutare i più deboli nella misura in cui le precauzioni per il contenimento del virus consentivano di farlo; così, alcuni si diedero da fare portando la spesa a casa di chi non poteva muoversi, i più restarono rintanati, una minoranza insignificante giudicò che era tempo di fare silenzio. Ora siamo alle raccolte fondi che, per carità, sono appelli legittimi alla solidarietà ma probabilmente non riscuoteranno il  successo sperato perché l’italiano medio è già vessato da una instabilità emotiva e finanziaria che gli fa presentire la fine del mondo e, sebbene consapevole d’essere strutturato per essere con gli altri, suppongo che in questa occasione tirerà i remi un barca. Ora, posto che sarebbe comunque preferibile fare delle donazioni, resta il fatto che è lo Stato che deve occuparsi dell’emergenza economica ma poiché finora si è mostrato poco incisivo, neanche avessimo tutto il tempo del mondo, farebbe meglio a dire: siete fottuti, per poi eclissarsi definitivamente. Del resto quel “siete fottuti” è già stato indirizzato, pur senza il supporto vocale, ai vecchi che sono morti di stenti nelle case di riposo, privati persino, stando alle cronache, di un gesto compassionevole. Quelle sono morti violente che raccontano che il limite è stato superato e richiamano, per certi versi, il portato simbolico del corteo di bare sui carri dell’Esercito. Quindi, alla riapertura delle gabbie, è così che andrà: ognuno per sé e Dio per tutti.

ALTRI PUNTI DI VISTA

Arienpassant: Ecco, per non prendere troppo spazio, piuttosto che virgolettarle, incornicerei quelle tue righe finali dal “Ora, posto che…”. Intanto nel loro contenuto sono a tutti gli effetti un’analisi economico-sociale che generalizzerei non solo all’Italia ma a tutto il mondo, perché il covid ha rimesso in ginocchio il sistema e stavolta colpendo prima la salute e poi l’economia. Ormai è chiaro quasi a tutti che nessun dopoguerra abbia mai avuto le conseguenze che, invece, avrà questo dopoguerra. Il ricorso alla solidarietà ed alle donazioni sarà ovviamente fondamentale ma, come dici, “alla riapertura delle gabbie, è così che andrà: ognuno per sé” e, molto più realisticamente, più che “Dio per tutti” sarà “tasse per tutti”. Questo, più di ogni dopoguerra, comporterà una distanza ancora più violenta fra il Grande dio dei ricchi e il Piccolo dio dei poveri. Alla fine della fiera non si coglierà la realtà di un fallimento e quindi di un cambiamento del sistema, ma si spererà nella benevolenza di nuovi padroni e di nuovi politici che si spartiranno la grande torta della ricostruzione. Come se non bastasse, l’aspetto più negativo sarà che la gente ne uscirà ancora più spaventata e, soprattutto, anziché più forte, ancora più indebolita nel rapporto con le istituzioni. Lo abbiamo visto, ad esempio, nelle immagini di quel funerale eseguito in dispregio di tutte le regole che vengono invece imposte ai cittadini. Nessun intervento delle forze dell’ordine o dell’elicottero che insegue il bagnante delinquente. Al contrario, una grande partecipazione.

Mario_ooo: Al fondo delle cose c’è a assenza di capacità e di responsabilità. Da sempre sappiamo di vivere in uno stato di inefficienza strutturàle e moltissimi ci hanno marciato ottenendone vantaggi,miseri a volte, ma ingiusti. Oggi che questa inefficienza di tutti appare lampante e senza rimedio ci rifugiamo nello sgomento,ancora incapaci di guardare i fatti e impossibilitati a muovere un passo perché impediti nel farlo. E non impareremo nemmeno stavolta, vede bene in questo Arien quando dice della benevolenza dei nuovi padroni, che saranno gli stessi che sappiamo. Vedo molta rabbia in giro, rabbia comunque buona che farà in modo che non ci si arrende ma per guarire dal male del popolo italiano il covid ancora non basta. Bel post, da condividere.

Surfinia60: Ho letto la rabbia e lo sgomento che grondano dalle tue parole. Hai descritto con maestria il sentire di ogni persone con un briciolo di raziocinio. Il resto non è altro che un inutile starnazzare di galline.

Indoor gardening

  I professionisti del giardinaggio indoor non sono giardinieri né decoratori d’interni ma esperti in grado di progettare all’interno di un’abitazione spazi verdi in sintonia con chi quegli ambienti li abita. Prima della progettazione vera e propria l’indoor plant stylist (detto in inglese è più cool) effettua un sopralluogo per capire i gusti del cliente e la sua capacità di prendersi cura di piante che, a differenza dei fiori recisi, sono esseri viventi; poi propone il cosiddetto moodboard, ovvero un insieme di piante, materiale d’arredo e palette in base a quello che l’ambiente racconta. L’esperto green-oriented è altresì in grado di consigliare le piante giuste in base alle stanze che andranno ad occupare e quindi in camera da letto la lavanda e in cucina le piante aromatiche, mentre in bagno le felci perché amano l’umidità.

  Ma per entrare nello specifico Marco Nieri, bioricercatore ed eco-designer, dice: “Utilizzare il verde nella progettazione di un luogo chiuso aiuta a cambiare la nostra percezione dello spazio. Infatti, la riproduzione del paesaggio soddisfa la biofilia, cioè appaga la nostra necessità neurologica di essere a contatto con la natura, senza dimenticare che le piante purificano l’ambiente introducendo ossigeno, e negli spazi di lavoro aumentano produttività, creatività e felicità abbattendo lo stress. Si può ipotizzare un minimo di tre piante di medie dimensioni per ogni persona presente in una stanza di circa 20 mq. Meglio scegliere specie diverse perché ognuna agisce sull’ambiente con modalità differenti. Opportuno evitare le fioriture, soprattutto negli spazi comuni, a causa del polline che può procurare allergie. Inoltre occorre privilegiare la stratificazione e la diversità cromatica di steli e foglie per aumentare la percezione di natura”.

P.S. In un ambiente come quello della foto dev’essere molto facile sentirsi in paradiso.

Incontriamoci su Zoom

  Zoom, la società californiana che ha cominciato a diffondersi in Cina a gennaio, è diventata una piattaforma social imprescindibile per milioni di persone: prova ne sia che dalla fine di marzo è in cima alla classifica dei download gratuiti nell’App Store di Apple. Però c’è chi sottolinea falle per quanto concerne i contenuti e la privacy, e non immotivatamente: l’anno scorso un tribunale della Pennsylvania ha dimostrato che Zoom era servito da veicolo per distribuire pornografia minorile, ma i vertici aziendali fanno sapere che: “Zoom è stato progettato per un uso professionale e le nostre politiche vietano esplicitamente qualsiasi attività o contenuto illegale o offensivo sulla piattaforma, comprese tutte quelle attività che minacciano, sfruttano o danneggiano in altro modo i bambini“.

  Ovviamente la Gen-Z si è buttata a capofitto nelle videoconferenze trasformando Zoom in un fenomeno culturale, usato per feste, concerti e compleanni, tuttavia confidando che in futuro siano messi a disposizione più filtri per fare facce buffe e funzioni di fotomontaggio come quelle di TikTok. Ok, Zoom è così perfetto da risultare strabiliante, ma a emergenza conclusa faremo meglio a tenere a mente che ciò di cui abbiamo bisogno è tutto in un abbraccio. Copyright Baglioni.

La scimmia egoista. Perché l’essere umano deve estinguersi

La scimmia egoista | Il Saggiatore

  Nicholas P. Money non ha dubbi: gli esseri umani sono scimmie egoiste che distruggono l’ambiente, autocondannandosi all’estinzione. Questo, in estrema sintesi, il punto di vista che il biologo americano ha affidato al suo ultimo saggio di cui ha parlato in un’intervista rilasciata a Federica Colonna per il Corriere della sera. A proposito della definizione di homo sapiens ha detto: “Significa uomo saggio, intelligente. Ma se analizziamo il comportamento umano con obiettività è abbastanza chiaro che meriteremmo un altro nome: Homo narcissus, scimmia egoista, perché ci comportiamo in modo estremamente egocentrico. Forse siamo anche saggi, ma certo non abbastanza da impedirci di distruggere il resto della natura. L’evoluzione ci ha modellati così: è stata l’avidità a portarci al successo. Siamo stati capaci di sviluppare tecnologie senza eguali. Questo ci ha permesso di acquisire potere sulla natura e ha incoraggiato l’idea che siamo noi i re e le regine della giungla. Ma abbiamo compromesso il mondo naturale, danneggiando così, rovinosamente, la nostra stessa casa. Lo pagheremo con l’estinzione“. Non si è risparmiato neppure sull’arroganza umana: “Guardiamoci in faccia, ci sopravvalutiamo. Siamo le vittime di un ragionamento circolare: diciamo di essere così intelligenti e saggi perché siamo gli unici ad aver sviluppato, ad esempio, sistemi politici o fedi religiose. Ma siamo anche gli unici ad attribuire importanza alla politica e alla religione. Siamo migliori di un bradipo nella foresta pluviale? Forse il fatto che quell’animale sia capace di camminare lungo i rami degli alberi appeso a testa in giù è tanto più ammirevole quanto qualunque altra umana attività. proviamo a considerarci per quello che davvero siamo: parte della natura, circondati dalla natura, immersi nella natura“. E in relazione all’emergenza coronavirus ha concluso: “La pandemia ha pienamente rivelato la nostra vulnerabilità. Negli Stati Uniti si sta generando un maggiore rispetto per la scienza, le persone sono più sospettose verso le fake news e vogliono sapere cosa hanno da dire biologi ed epidemiologi.

  Per coloro che trovano conforto in slogan del tipo andrà tutto bene, siano di buon auspicio le parole dell’etologa Jane Goodall che si dice fiduciosa riguardo al futuro del pianeta perché da un lato c’è l’energia dei giovani attivisti e dall’altro “la resilienza della natura; dandole tempo anche i luoghi che abbiamo reso sterili torneranno a essere verdi e a sostenere la vita. Infine, credo nell’indomabile spirito umano: le persone che affrontano ciò che sembra impossibile avranno successo“.