Non c’è pace per Mr. Big

Chris Noth è stato accusato di abusi sessuali da due donne

A seguito delle accuse di molestie che tre donne hanno rivolto nei confronti di Chris Noth (il Mr. Big di Sex and the City e del sequel And just like that), le attrici protagoniste Sarah Jessica Parker, Cynthia Nixon e Kristin Davis hanno rilasciato un comunicato congiunto che recita: “Siamo profondamente addolorate di apprendere le accuse contro Chris Noth. Sosteniamo le donne che si sono fatte avanti e hanno condiviso le loro esperienze dolorose. Pensiamo debba essere stato davvero difficile da fare e le ammiriamo per questo“. Noth invece si difende così: “Le accuse contro di me, fatte da individui che ho incontrato anni, se non decenni fa, sono categoricamente false. Queste storie potrebbero essere di 30 anni o 30 giorni fa – no significa sempre no – ma è un confine che non ho oltrepassato. Non so perché stanno rivangando tutto questo ora, ma una cosa la so: non ho aggredito queste donne“. I presunti mis-fatti risalirebbero ad anni diversi (2004, 2010, 2015) ma io, pur non sapendo spiegare il perché, non credo nella buona fede delle denunce in questione. Ovviamente Noth non farà più parte della serie crime The Equalizer, e dovrà trovarsi una nuova agenzia perché la sua l’ha subito scaricato. (Per far finta di appoggiare la battaglia del #MeToo, bisogna dare il ben servito a un attore ancor prima che un giudice si pronunci).

P.S. La produzione di And just like that può dormire sonni tranquilli: Mr. Big muore d’infarto alla fine del primo episodio. Imbarazzi scongiurati per tutti.

Anche i Re Magi hanno il green pass

Damiano dei Maneskin e gli altri. L'attualità passa dal presepe | Il Foglio

Sulle bancarelle di San Gregorio Armeno anche i Re Magi hanno il green pass, e lo esibiscono con fierezza. Del resto è tradizione dei presepi napoletani essere al passo con i tempi, e quindi di fianco al sacro non poteva mancare il profano:

Lina Wertmuller, San Gregorio Armeno le dedica una statuetta: "Amava Napoli e il presepe" - Cronaca

Maradona e Lina Wertmuller

I Maneskin finiscono anche nel presepe - Radio 105

Damiano dei Måneskin

Liberato fa la sua comparsa nel presepe di San Gregorio Armeno

Liberato, il cantautore dall’identità sconosciuta

Greta Thunberg, personaggio dell'anno sul presepe di Napoli / FOTO - Cronaca - quotidiano.net

Greta Thunberg

napoli statuine-personaggi-famosi-presepe-san-gregorio-armeno-napoli - Weekend Premium

Una bella foto di gruppo

E ancora i Magi vaccinati

San Gregorio Armeno, Re Magi col Green Pass: è polemica

Anche Babbo Natale è un clandestino

Tvboy, all’anagrafe Salvatore Benitende, 42 anni, palermitano, ma ormai di casa a Barcellona, è uno dei principali esponenti della street art italiana; ora è protagonista al Mudec di Milano con l’esposizione Tvboy. La mostra. Le tele sono più di 70, i filoni quattro: i baci, l’arte, il potere, gli eroi.

Tvboy, lo street artist palermitano e l'arte di dipingere la verità sui muri in mostra a Milano - FOTO - Gazzetta del Sud

Babbo Natale clandestino (2019)

Poiché San Nicola ha origini turche, Tvboy ha immaginato che sia incappato nei normali controlli di routine mentre distribuiva doni.

Pagella all'Europa 2019nbsp

Pagella all’Europa (2019)

Quando a parlare è la voce dell’innocenza.

Le opere di Tvboy e la mostra gratuita al Mudec di Milano - The Millennial

Amor populi (2018)

Salvini e Di Maio, gli opposti che si attraggono. Lampante l’ispirazione al Muro di Berlino e a DmitriVrubel che nel 1990 ritrasse Erich Honecker, leader della Ddr e Leonid Bréžnev.

Tvboy - The fast supper - Pezzo unico - 100x200 cm

The fast supper (2020)

Nell’esegesi ironicamente blasfema dell’artista, poiché Gesù aveva sempre tante cose da fare, probabilmente oggi mangerebbe al McDonald’s.

Enissa Amani: 40 giorni di carcere per un “bastardo” di troppo

Comedian Enissa Amani – Sie holt die Talkshow ins 21. Jahrhundert | Berner Zeitung

Scontro storico tra Enissa Amani, stand up comedian tedesca di origini iraniane, e Andreas Winhart offesosi per essere stato definito “bastardo” e “idiota” da Amani la quale, lungi dall’essere impazzita, nel 2018 esternò, evidentemente con troppa veemenza, la propria costernazione a seguito di un comizio elettorale in cui Winhart definiva “ladri” gli albanesi e “malati” i neri (peraltro apostrofati come negri). Querelata, Amani è stata condannata a pagare una multa di 1.800 euro, ma ha preferito convertirla in 40 giorni di carcere; accettata come giusta la risoluzione del tribunale, ha detto soltanto: “Trovo molto triste che Winhart non sia stato perseguito per incitamento all’odio e dichiarazioni razziste“.

Un grazie a Roberto Saviano che con un articolo sul Corriere della Sera ha fatto conoscere agli italiani questa donna coraggiosa.

Il razzismo spiegato agli europei

Reni Eddo Lodge - Alchetron, The Free Social Encyclopedia

Perché non parlo più di razzismo con le persone bianche è un saggio-manifesto che fa il punto su questioni quali privilegio bianco e razzismo strutturale; l’ha scritto la 32enne giornalista britannica di origini nigeriane Reni Eddo-Lodge, basandosi su esperienze vissute sulla propria pelle, una per tutte l’interiezione con i bianchi che minimizzano o negano la discriminazione cui sono soggette le persone non razzializzate. Nel libro la scrittrice si sofferma sui concetti di diversity e inclusione, e in un’intervista ha squarciato il velo d’ipocrisia dietro dietro cui si celano media e grandi aziende. Testuale:

I posti di comando continuano a essere occupati da persone bianche che, quindi, si impegnano su certi temi non perché ci credono, ma perché conviene alla loro immagine. Questo è un problema, perché se oggi la causa da sposare è questa, tra cinque anni potrebbe essere un’altra. E noi non possiamo dipendere da questa volubilità. Occorre un ricambio: si può parlare quanto si vuole di diversity, ma se l’identità razziale e le priorità di chi decide non mutano, non si andrà da nessuna parte. Devo essere sincera: non ho fiducia nei bianchi che siedono nei posti di potere. Sono più interessata all’autodeterminazione, alla possibilità di stabilire i termini della discussione“.

Dunque, stando alla disanima di Eddo-Lodge, le discriminazioni sistemiche sono una realtà ben radicata nelle società europee, Italia inclusa, con buona pace di quella minoranza che, almeno in teoria, propugna il “siamo tutti uguali” – più cool se reso con l’inglese color-blindness – che tuttavia non sempre è un valore aggiunto giacché, non comprendendo fino in fondo, seppure in buona fede, le tematiche dei neri, si rischia di incappare in una visione idealizzata del mondo.

Dalla prefazione del libro:

“Il 22 febbraio 2014 ho pubblicato un post sul mio blog. L’ho intitolato Perché non parlo più di razzismo con le persone bianche. Diceva:

 

Ho smesso di affrontare l’argomento “razza” con le persone bianche. Non con tutte, solo con la stragrande maggioranza che rifiuta di ammettere l’esistenza del razzismo strutturale e dei suoi sintomi. Non posso più affrontare l’abisso di dissociazione emotiva che si spalanca sui loro volti quando una persona di colore – di qualsiasi colore – racconta la sua esperienza. Vedo i bianchi chiudere gli occhi, lo sguardo farsi duro, freddo. È come se nelle loro orecchie venisse versata melassa, ostruendone i canali uditivi. È come se non riuscissero più a sentirci.

Questa dissociazione emotiva è il risultato di una vita vissuta senza avere consapevolezza che il colore della loro pelle è la norma e ogni altro una deviazione. Nella migliore delle ipotesi, le persone bianche sono state educate a non dire che quelle di colore sono “diverse” – caso mai questa parola rischi di offenderci. Sono davvero convinte che l’esperienza del loro vissuto, conseguenza dell’avere la pelle bianca, possa e debba essere universale. E io non riesco più a sostenere il loro sconcerto, il loro mettersi sulla difensiva, mentre tentano di scendere a patti col fatto che non tutti sperimentano il mondo esattamente come loro. Non hanno mai dovuto riflettere su ciò che significhi, in termini di potere, essere bianchi, e ogni volta che qualcuno glielo ricorda, anche solo in maniera vaga, lo prendono come un insulto. Sgranano gli occhi per l’indignazione o lo sguardo gli si vela di noia. Iniziano a contrarre la bocca in modalità di difesa. Strepitano tentando di interromperti, smaniosi di farti cambiare idea ma senza ascoltarti davvero, perché hanno bisogno di convincerti che ti sbagli, hai capito male.

Ancora oggi, il percorso verso la comprensione del razzismo strutturale richiede alle persone di colore di dare priorità ai sentimenti dei bianchi. Ma anche se possono sentirti, le persone bianche non ti ascoltano. È come se, nel momento in cui le parole ci escono di bocca per arrivare alle loro orecchie, succedesse qualcosa. Le parole cozzano contro un muro di negazione, senza riuscire ad andare oltre. È la dissociazione emotiva”.

Il coraggio epico di un ragazzo che scappò di casa con un paio di zoccoli

Alex Katz ritratto di Louis Vuitton

 Louis Vuitton, l’audacieux è la biografia scritta da Caroline Bongrand per i 200 anni dalla nascita del fondatore della Maison. Il memoir traccia la parabola, piuttosto avventurosa, di Vuitton (nel dialetto dello Jura “caparbio”) che, vessato dalla matrigna, a 14 anni abbandona casa e mulino di famiglia ad Anchay per andare a Parigi. Ai piedi solo un paio di zoccoli e un bagaglio di esperienza come apprendista presso il noto produttore di bauli Romain Maréchal. Nel 1854 aprirà la sua prima boutique nell’ormai celebre Rue Neuve-des-Capucines, la stessa che a distanza di secoli ha dato il nome a un’iconica borsa della Maison. Bongrand racconta: “La moglie Emilie lo ha incoraggiato molto ed è stata anche sua musa. Era una storia d’amore genuina, insolita in un’epoca di matrimoni combinati. Dopo la nascita del figlio Georges, si rese conto che tutto ciò che stava costruendo poteva essere trasmesso alla generazione successiva“. Aveva ragione.

La storia della vita di Vuitton, che raggiunge Parigi dopo due anni di cammino, ora è anche un videogioco e un documentario.

 Baule guardaroba Louis Vuitton

Una pubblicità del 1010 per il baule-guardaroba

Pubblicità per il baule da campeggio Louis Vuitton con o senza materasso. Questo annuncio include gli indirizzi dei...

Pubblicità per il baule da campeggio Louis Vuitton con o senza materasso.

Louis Vuitton 1854

Louis Vuitton Emballeur, etichetta interna da baule, 1860 circa. Si menzionano gli indirizzi dei negozi al 4 di  rue Neuve-des-Capucines e della succursale al 65 di avenue des Champs-Elysees, a Parigi.

Autisti e corrieri Louis Vuitton nel cortile dei laboratori di AsnieressurSeine intorno al 1903.

Autisti e corrieri Louis Vuitton nel cortile dei laboratori di Asnieres-sur-Seine, intorno al 1903.

Bauli vintage Louis Vuitton

Bauli Vuitton

Star di ieri e di oggi con le borse più iconiche

Film star Audrey Hepburn pictured at Heathrow Airport before leaving for her home in Switzerland, 5th November 1966. (Photo by Staff/Mirrorpix/Getty Images)

Audrey Hepburn

La storia di Louis Vuitton, maestro del lusso

Anna Magnani

LONDON, UNITED KINGDOM - APRIL 30: Dita Von Teese seen arriving from Paris on April 30, 2012 in London, England. (Photo by Alex Moss/FilmMagic)

Dita von Teese

LONDON, UNITED KINGDOM - SEPTEMBER 10: Lady Gaga is sighted at the Dorchester Hotel on September 10, 2012 in London, England. (Photo by Alex Moss/FilmMagic)

Lady Gaga

In alto: Louis Vuitton in un ritratto di Alex Katz

Mamme a 50 anni, poi si vedrà

Skin è diventata mamma: è nata Lev Lilah | Vanity Fair Italia

Per i passatisti, ovvero per coloro che guardano al passato tra nostalgia e rimpianto, e vanno ripetendo che quelli sì erano tempi, le donne che affrontano la maternità a 50 anni sono delle pazze, delle egoiste. Forse ignorano che siamo protagonisti e spettatori di una nuova era, quella della cosiddetta new longevity, e che diventare madri a un’età che fino a qualche decennio fa era quella delle nonne, è ormai un sogno alla portata di tutte. Quando la cantante londinese Skin, voce degli Skunk Anansie, è diventata mamma a 54 anni, su Instagram ha scritto:

Sono felice di annunciare che alle 5.55 del giorno del Ringraziamento è nata la nostra piccola Lev Lilah, di 2 chili e 800 grammi. Sono dannatamente felice di aver passato la più importante settimana della mia intera vita a occuparmi di questa fantastica nuova anima con la mia stupenda compagna Ladyfag, che è rimasta straordinariamente calma (per lo più) chiacchierando fino a un’ora prima del parto. Questa piccola meravigliosa creatura ci ha sciolto il cuore. Nessuno può prepararti per un’amore così grande e incondizionato come quello che noi ora proviamo per lei. Lei è incredibile ed entrambe le mamme stanno bene e sono super felici! Grazie alle nostre famiglie per l’aiuto e il supporto, e benvenuta al mondo Lev Lylah“.

Ma volendo restare in Italia gli esempi non mancano; l’attrice Emanuela Grimalda, etero, madre di un bambino di 6, racconta così la sua storia:

Esiste una foto di me, sul set, mentre allatto Giaime con un’inverosimile parrucca rosso fuoco. Ero appena diventata mamma, a 51 anni. Quanto di più improbabile: la parrucca rossa e l’età della puerpera. Eppure mi sento una mamma molto normale. Le scelte sono personali, non sono bandiere: per me realizzarmi è stato tanto importante che non avrei potuto avere un figlio prima, non ne sarei stata capace. La maternità ti mette di fronte a questioni enormi, ma io la vivo con allegria e leggerezza. E spero di dare a Giaime tutti gli strumenti di cui ha bisogno, di farne una persona attrezzata per affrontare la vita. Anche senza di me“.

Tutto è possibile, basta non restare ancorati alle certezze del passato. Think positive.

Pietro Castellitto: chi è cresciuto a Roma Nord ha fatto il Vietnam

Chi è Pietro, il figlio di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini

Pietro Castellitto – figlio maggiore dell’attore Sergio Castellitto e della scrittrice Margaret Mazzantini – nel corso di un’intervista a Teresa Ciabatti ha parlato di come è stato crescere e vivere a Roma Nord durante l’adolescenza, e il succo è tutto in queste parole: “Non credo esista un posto più feroce di Roma Nord. Chi è cresciuto a Roma Nord, ha fatto il Vietnam”, parole che gli sono valse il dileggio social, giacché paragonare la tragedia di chi ha combattuto in Vietnam alle dinamiche non proprio virtuose, e ci può stare, di chi cresce in contesti comunque di benessere come quelli di Roma Nord, è davvero troppo. Ora, se è vero, come ha scritto la buonista di parte Daria Bignardi, che “crescere e diventare se stessi, ovunque accada, è un’avventura estrema“, è altresì vero che Pietro Castellitto, a metà tra indolenza metafisica e vittimismo narcisista, si è mostrato per quello che è: un figlio di papà che non ha ancora imparato a parlare per sottrazione.

P.S. La foto del nostro eroe con i genitori è stata una scelta obbligata perché, se ha vinto  il Premio Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2020 per la sua opera prima, e poi ha esordito per Bompiani con Gli iperborei, deve tutto al cognome di chi l’ha messo al mondo. Almeno per ora, poi si vedrà.

Dall’incipit de Gli iperborei:

Chi non sa controllare le proprie emozioni può essere spesso pericoloso, chi sa controllarle lo è sempre. Penso questo e intanto l’ombra elettrica di una grossa palma reale mi rinfresca. Eccomi. Sono sdraiato su un lettino da mare a strisce gialle e bianche circa a metà dei venti metri di piscina che colorano il giardino di Guenda. Prima di sdraiarmi ho posato sul tavolino basso accanto a me una copia rilegata dell’AnticristoL’ho comprato quindici anni fa e non so più quante volte l’ho letto, ma da un po’ di giorni mi è presa l’idea di impararlo a memoria e allora me lo porto appresso. Ho dormito trentatré minuti e ho anche sognato fin quando il robottino, che per pulire l’ultimo centimetro di parete ha cominciato a gorgogliare non pescando più acqua, mi ha svegliato. Adesso comprendo: il libro è troppo lontano. Vorrei prenderlo ma dovrei alzarmi e non mi va. Il tavolo basso ha macchie di caffè che si confondono nel palissandro“.

Ne vogliamo parlare di questo incipit, dobbiamo proprio? Mi ripeterò: qui su Libero, nel corso degli anni, ho letto pagine bellissime di blogger che, tranne in un caso, non credo abbiano pubblicato con editori di peso. E ancora insistiamo col dire che il cognome non c’entra…

Howard Stern: Trump esagerato? so fare di meglio. E lo batterò

Howard Stern thinks he would beat Trump for presidency | The Independent

Scorretto oltre ogni limite, Howard Stern, autore comico e conduttore radiofonico di The Howard Stern Show, programma seguitissimo anche (o soprattutto?) per rubriche come Indovina chi è ebreo, ha un sogno: sfidare, battere e prendere a calci Donald Trump, lo stesso Trump che eletto presidente lo invitò alla convention repubblicana, e rimediò un bel “No, grazie. Volevo vincesse Hillary”. La sua vita, ha 67 anni, è sempre stata uno show, fin da quando ancora bambino veniva buttato fuori da tutte le feste perché improvvisava spettacolini di marionette dai contenuti espliciti; il resto è cosa nota e basterebbe citare gli Mtv Music Awards del ’92 sul cui palco, nei panni di Fart Man, (Uomo Peto), a natiche nude dava le spalle a una platea divertita ma sotto shock. Per la cronaca: Stern è laureato con lode alla Boston University, per molti è un genio, e c’è da scommettere che non sono pochi quelli che lo guardano con nostalgia ricordando i tempi in cui i maschi cis si incontravano al bar e si lasciavano andare a discorsi politicamente scorretti senza sentirsi costretti ad abbassare la voce.

Azzolina: La vita insegna (anche a difendersi dagli insulti sessisti)

Lucia Azzolina «Quando ero ministra mi hanno trattata come una strega»- Corriere.it

La vita insegna. Dalla Sicilia al ministero, il viaggio di una donna che alla scuola deve tutto è il titolo del libro in cui l’ex ministro dell’istruzione Lucia Azzolina intreccia storia personale e vicenda politica per “raccontare il primo anno di pandemia, che ha messo a nudo le debolezze del nostro sistema scolastico e mostrato la follia dei tagli che per anni sono stati fatti. Fino a poco tempo fa la scuola era usata dalla politica come un bancomat. Sotto il mio mandato da ministra è finalmente tornata al centro del dibattito e lì deve restare. C’è anche la parte biografica, perché parlare della mia infanzia è parlare di come la scuola possa essere un ascensore sociale. Una condizione umile di partenza non mi ha impedito di costruirmi un futuro“. Aggredita dai soliti caproni da tastiera, a proposito degli insulti sessisti dice: “Ho subito attacchi sin dal principio solo per il colore del mio rossetto e da quel giorno ho deciso di non toglierlo più. C’è una proposta di legge a cui ho lavorato sull’educazione all’affettività nelle scuole, ma le leggi da sole non bastano, serve un rinnovamento culturale che parta proprio dalla scuola. E poi c’è solo una cosa da fare di fronte a un insulto e a un’aggressione: denunciare“. A me non interessa la signora Azzolina in veste politica, mi interessa in quanto donna. E l’ammiro per il piglio con cui ha tenuto testa agli attacchi di cui è stata oggetto a vario titolo.

La prefazione di Liliana Segre:

Questo libro di Lucia Azzolina è una sorta di autobiografia personale e politica. La storia di una giovane donna che prima in Parlamento e poi come ministro dell’Istruzione, per altro in uno degli anni più drammatici della nostra storia recente, si è trovata a fare quasi un corso accelerato di vita politica, con le sue responsabilità, difficoltà, spesso asprezze.

Ho conosciuto di persona Lucia quando, appena nominata ministro, volle venirmi a trovare a casa a Milano. Mi colpì, oltre che per la sensibilità e la preparazione, per il fatto che venne da me con i mezzi pubblici, in metropolitana, senza macchine di servizio e di scorta. Di sicuro un modo inusuale di presentarsi per una esponente politica di governo.

Ho poi seguito con sincera partecipazione il suo intenso anno da ministro, il suo sforzo di governare e provare a cambiare il mondo della scuola. Condividiamo l’idea che la scuola è il fattore in ogni senso decisivo per il futuro di ragazzi e ragazze, ma in fin dei conti del Paese nel suo insieme. Tanto più dopo un’emergenza come quella da cui stiamo tentando di uscire, esperienza di morte e distruzione di vite, risorse, speranze.

Naturalmente, come quasi tutti, rimasi basita per i reiterati attacchi soprattutto di natura sessista che in quel periodo la ministra Azzolina dovette subire, non solo sui social media, ma addirittura anche nelle aule parlamentari. Il libro riporta alcuni di questi attacchi che offrono lo spaccato di un mondo di ignoranza, volgarità e misoginia assai esteso, e lasciano un senso di sgomento e di vergogna per il livello di certi settori della nostra società.

Ma Lucia non si è mai persa d’animo e il libro ricorda anche i passaggi più significativi della sua attività al ministero, svolta con la passione e la serena coscienza di chi del mondo della scuola aveva una perfetta conoscenza maturata sul campo.

Non c’è dubbio che la migliore risposta ai detrattori è quella della serietà, dell’impegno, della competenza, dello spirito di servizio e di riforma.

C’è una formula che nel libro ritorna più volte: lo studente al centro.

È così: i ragazzi devono essere al centro della scuola, delle attenzioni e delle preoccupazioni certo del corpo docente e del personale scolastico, ma soprattutto di una classe politica che voglia tornare credibile e utile alla democrazia.

Se siamo convinti che «la bellezza salverà il mondo», nostra responsabilità, in primis di uomini e donne della politica, è immaginare la via perché la bellezza possa tornare ad avere la meglio”.