Perché le provocazioni di Achille Lauro sono usa e getta

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La vera dissacrazione non attiene ai quadri di scena di Achille Lauro. Se solo chi ha mostrato riprovazione per le performance pacchiane del cantautore romano, avesse letto Querelle de Brest (1947) o Diario del ladro (1949) di Jean Genet, avrebbe ben chiaro cosa sia la narrazione di fatti realmente in grado di inorridire; nei libri succitati i temi trattati attengono alla pederastia, alla prostituzione maschile e femminile, all’omosessualità, e a una neppure tanto velata fascinazione per il nazismo.

Ovviamente chi ha un briciolo di cultura sa che Genet è in buona compagnia, e volendo spostare il discorso in ambito cinematografico, oltre a pellicole notoriamente forti come Ultimo tango a Parigi (versione uncensored) o Arancia meccanica, è utile ricordare il regista spagnolo Luis Buñuel, dichiaratamente ateo, che per gran parte della vita lottò per respingere pensieri inconfessabili, se non addirittura incestuosi, come quello di andare a letto con la madre.

In breve. Quella di Achille Lauro è dissacrazione usa e getta perché, nel tentativo di stupire le folle, di fatto sorprende e indigna vecchi bigotti animati da pregiudizi d’ordine morale e religioso.

L’esorcista contro Achille Lauro:”Un improvvisato imitatore di rockstar sataniste”

   Francesco Bamonte, Presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti, ha avuto parole durissime a proposito del video di Achille Lauro Me ne frego. Cito:

  “Si permette di raffigurare la Vergine Maria come un’invasata discinta che sembra presiedere a condotte orgiastiche in un mucchio di corpi nudi e allucinati come in una messa nera. Il vero problema non sono i corpi nudi – ce ne sono ovunque nell’arte più sublime – bensì l’uso satanico di simboli religiosi per farsi notare“.

   E rincarando la dose:

   “In un momento critico per la nostra collettività è fondamentale poter contare su radici e valori granitici. Mentre la salute pubblica è messa a repentaglio da un virus ancora sconosciuto e quindi temibile, addolora dover registrare una grave legittimazione di condotte blasfeme e distruttive per l’identità religiosa e la dignità culturale di una bimillenaria civiltà cristiana come l’Italia. Il problema non è un ‘improvvisato imitatore di rockstar sataniste e neppure il successo commerciale che incontra ma l’incredibile e scandaloso avallo ottenuto a sorpresa da chi istituzionalmente è tenuto a difendere e tramandare il ‘depositum fidei’. Viene da chiedersi quale sia la finalità di un’azione di sistematico elogio e di strumentale protezione nei confronti di un’operazione di marketing che ridicolizza, sporca e banalizza la caratura salvifica del sacrificio di un Figlio pianto da una Madre che da sola è rimasta ai piedi della Croce”.

   Ora, se solo la smettessimo di dare importanza a questo fantoccio frutto dell’ennesima operazione di marketing, potremmo affidare il suo video all’oblìo etichettandolo con la dicitura “di imbarazzante banalità”; tralasciando le proteste di Francesco Bamonte che aprono a orizzonti troppo ampi, dico solo che bisogna essere davvero miopi per non ravvisare nella baracconata di Achille Lauro un pacchiano compiacimento per il sovrannaturale che lascia lo spettatore a godere di una performance misticheggiante e kitsch di cui presto non avrà memoria.