“Un azzurro sguardo da monello”

Giorgia Meloni presidente del Consiglio dei ministri…l'opinione di Rita Faletti | Radio RTM Modica

Brava e intellettualmente onesta Lidia Ravera quando nell’incipit di un articolo scrive: “Da quando l’Italia è governata da una donna, da quando nelle foto di gruppo del governo spicca una testa bionda, più bassa delle giacche scure che l’accerchiano, coi capelli stirati e un azzurro sguardo da monello, tutti sembrano essersi accorti che esistiamo. Esistiamo come persone che possono raggiungere posizioni apicali e non soltanto come amanti di, mogli di, quadri intermedi, impiegate della politica, al massimo ‘portavoci’, specie protetta di portaborse parlanti che si incaricano di megafonare posizioni concordate“.

L’articolo continua con Ravera che accenna a grandi linee al suo passato di scrittrice di successo, e con un focus sul rapporto tra donne e potere (“E il potere, a noi donne, non dà gusto). Ma mi è piaciuta soprattutto nella chiusa: “Chissà se ‘il’ presidente Meloni ce la farà. Magari prendendosi il suo articolo: ‘la’ presidente. E onorandolo“.

Dal mio punto di vista, finora Giorgia Meloni ha commesso un solo grosso errore: rinunciare al femminile. Ammettendo implicitamente che maschio è meglio.

Sei brutta e ti tirano le pietre

Armine e le altre: che cos'è la bellezza? - Il Mio Giornale

Un articolo molto interessante di Lidia Ravera dal titolo “A chi importa un bel cervello” si conclude così:

“Tutte abbiamo sofferto o soffriamo tuttora di body shame e compriamo creme e calcoliamo calorie e consultiamo specialisti in bellezza artificiale…Insomma, reagiamo attivamente. (…) Mentre inseguiamo il corpo impossibile delle modelle (per me, delle ex fotomodelle), la nostra mente si svuota, ma nessuno ci fa caso. Si legge meno, si pensa meno, si studia meno, senza che nessuno ci perseguiti per questo. Senza che ce ne facciamo noi stesse un problema. Vi immaginate una banda di giovinastri che molesta una ragazza dalle misure perfette, brandendo due grossi volumi rilegati al grido di “Ma tu l’hai letto Guerra e pace?”. La ragazza arrossirebbe di vergogna per essersi fermata a pagina 55, poi, ripreso coraggio, urlerebbe di rimando: “E tu, Gita al faro? Non penserai che Tolstoj sia meglio di Virginia Woolf, vero?”. Poi se ne andrebbe, sculettando col cervello”.

Ovviamente il  ragionare di Ravera non incontrerà mai il favore degli uomini, per natura inclini a vedere nella coincidenza fortunata delle misure la bellezza. Così la Bruttina, pur se con un cervello da Nobel, resta ai margini del campo visivo del maschio – o non vi entra affatto – destinata a soffrire fino a quando non accetta che lo sguardo predatorio neandertaliano non sarà mai in asse col suo.

Foto: Armine Harutyunyan, modella 23enne di origini armene, scelta da Gucci per la sua bellezza non convenzionale, fu  subissata di insulti. Come se la bruttezza fosse una colpa.