Come sedurre una donna senza neppure sfiorarla

Per le donne i migliori afrodisiaci sono le parole. Il.. | BESTI.it - immagini divertenti, foto, barzellette, video

Non posso che convenire con quanto scrive Roberto D’Agostino sul numero 14 di Vanity Fair, a proposito della pratica che definisce “rimorchio culturale” e che a suo dire risalirebbe agli anni Settanta. Nell’ironica disanima d’agostiniana, il campione indiscusso del rimorchio culturale è Alain Elkann, legittimo consorte della figlia dell’avvocato Agnelli. Cito:

Il vero grimaldello per l’incanto è cerebrale: contano più le sinapsi che l’appariscenza. Lo capii bene tanti anni fa durante una festa in casa tampinando, come uno 007, il bel tenebroso Alain alle prese con una fascinosa signora.

“Approfittando della calca, mi attaccai alle spalle di Alain e captai la prima regola: parlare con un filo di voce, un volume bassissimo che costringe il volto di lei ad avvicinarsi agli occhi del conquistador. Bannato qualsiasi apprezzamento fisico, Alain accende il fuoco sospirando frasi del tipo: «Volevo dirti che hai un talento naturale… un’emotività lontana… devi trasformare la tua fragilità…». E qui sussurra la prima citazione assassina. «Per Hölderlin, l’uomo è un dio quando sogna e un pezzente quando riflette. Ecco: hai una Moleskine sul comodino? Al mattino trascrivi i tuoi sogni, le fantasticherie del dormiveglia, gli incubi che attanagliano la tua anima… e poi mi scrivi una lettera. Io ti risponderò. Perché sento la tua anima… la tua anima è forte…perché l’amore non guarda con gli occhi ma con l’anima…“.

Nessun prosaico appuntamento carnale ma «anima, anima, anima», fino al colpo finale, by Nietzsche: «Nell’amore vero è l’anima che abbraccia il corpo». E l’impegno a intrecciare una corrispondenza di amorosi sensi. Ecco: per le donne abituate a sentirsi dire «quando se magna?, che stai a fa’, lo yoga?, sabato, scopiamo?», il «rimorchio culturale», anche il più fasullo, è il più irresistibile afrodisiaco. E gli Alain vinceranno sempre perché sanno che il punto G è nelle orecchie. Chi lo cerca più in basso sta sprecando il suo tempo“.

Ora, è ovvio che D’Agostino c’ha calcato un po’ la mano, ma sostanzialmente è così. Più del pane, le rose.

D’Agostino, io ti amo

  Con la solita ironia irriverente, Roberto D’Agostino ha scritto un articolo sui vip che, durante il lockdown, hanno dispensato consigli e intrattenimenti vari con piglio da filantropi. Spero che i diretti interessati lo leggano. E si vergognino.

  “Dicono che una crisi faccia emergere il meglio e il peggio delle persone e mai affermazione è stata più pertinente. Mentre è sotto gli occhi di tutti lo straordinario lavoro degli operatori sanitari, le stupidaggini di alcuni personaggi emergono in maniera ancora più dirompente. Eccoli che brillano raggianti su quotidiani e social, ricordandoci di «rimanere positivi», perché «siamo tutti insieme». Non avendo uno stipendio bloccato da maledire, hanno iniziato a consigliare serie tv, ricette ed esercizi di yoga, quasi che l’epidemia fosse una leggera variazione sul tema della vacanza.

  Cinguettano: «Stare a casa è la mia superpotenza…». Mica tutti hanno le loro case. Ci sono famiglie di 6 persone in 80 metri quadrati, ci saranno eserciti di disoccupati e sottoccupati. Ma Lor Signori si chiedono cosa accadrà se questa situazione andrà avanti?

  Quando Jennifer Lopez ha pubblicato un video al riparo della sua villona di Miami trafficata di servitori, il vaffa è scattato in modalità «urlo di Tarzan». In questa tragedia, poteva mancare «l’idea geniale» di Oliviero Toscani basata, pensate un po’, sugli autoscatti dei soliti morti di fama per «lasciare testimonianza» della quarantena? La Repubblica ha dato notizia in prima pagina della strabiliante trovata: «Un selfie per Oliviero Toscani. Diventiamo reporter di noi stessi». La risposta popolare si può riassumere in una parola non proprio francesizzante: esticazzi?

 Ecco La Stampa che dedica una pagina a Monica Bellucci spaparanzata in una villa del Sud-ovest francese. Il suo dramma? «Da qui vedo l’oceano, ma in spiaggia non si può andare. In giardino, piove ed è verdissimo. Manteniamo un rapporto con la natura». (Meno male, ora siamo più tranquilli: la natura c’è). Intervista che ha fatto incazzare pure Sonia Bruganelli. Su Instagram, la vispa moglie di Paolo Bonolis scrive: «Io resto a casa lo voglio scritto da chi vive in 50 mq con tre figli e senza tata».

  Poi c’è Madonna che ha elevato la tragedia a una sorta di performance art. In una serie di video su Instagram stranamente professionali che suggeriscono una concentrazione pericolosa di membri dello staff nella sua casa da 20 milioni di dollari, può essere vista nuda in una vasca disseminata di petali mentre pontifica sugli effetti sociali del virus. Completamente disconnessa dalla realtà, ha sentenziato che Covid-19 è «il grande livellatore». Il miliardario americano David Geffen voleva che il mondo conoscesse la sua lotta al virus, pubblicando una foto dal suo yacht: «Isolato nelle Grenadine per evitare il virus. Spero che tutti stiano al sicuro». Ci stiamo provando, Dave, ma sfortunatamente non abbiamo uno yacht da 590 milioni di dollari.

  Lo spettacolo più scoppiettante, tuttavia, l’ha offerto su twitter Elettra Lamborghini in versione poetessa. «Quando la playstation supera la figa, ti devono portare via il pene con la biga» ha verseggiato, inondata di ironie: «Elsa Morante scansate proprio».

 Tra gli impatti sociali del coronavirus c’è anche il rapido smantellamento del culto delle celebrità. I famosi sono i rappresentanti vicari della meritocrazia; incarnano il sogno della ricchezza attraverso talento, fascino e duro lavoro. Ma il sogno si dissipa quando la società si blocca, l’economia va a ramengo e il futuro è congelato nel loro palazzo signorile. La differenza tra i «celebro-lesi» addivanati nei loro appartamenti e le masse, traumatizzate dallo spettro della morte, non è mai stata più evidente. Così, mentre gli scaffali dei supermercati diventano vuoti, alcuni hanno suggerito che forse si dovrebbero mangiare i ricchi e famosi”.