Persiane lillà e cunei d’ombra

Diana dihaze fotografía / manipulación de la foto / arte digital

Luglio era agli sgoccioli e noi avevamo accumulato ritardi; la casa al mare, che aveva sonnecchiato per mesi, lanciò un ultimatum: non avrebbe più tollerato tentennamenti. Partimmo di venerdì. Raggiunta la costa, gli occhi divorati d’azzurro, la individuammo, superba, a un chilometro dal porticciolo a macchiare di rosso il verde. La singolarità dello scenario era dovuto al colore degli infissi che a più riprese avevo proposto di sostituire con persiane lillà, ma la controparte, che considerava la mia proposta di restyling un prosieguo di distonico accanimento, non sentiva ragioni, per cui il sogno di dare agli esterni un tocco di Provenza restava disatteso.

Neppure il tempo di varcare il cancello che il giardino, inselvatichito da intrecci di rami ed erbacce, sgranò il proprio disappunto: dapprima si produsse in fruscii sinistri, poi incitò gli aghi di pino a scricchiolare al nostro passaggio. Ignorandolo, guadagnammo la porta d’ingresso e, una volta arieggiata a dovere, la casa restituì l’atmosfera un po’ fané degli interni odorosi di lavanda; la sera stessa non mancò di irretirmi col suono della risacca contaminato da sussurri di aldilà.

Congedato agosto e i suoi eccessi pacchiani, salutammo con sollievo l’arrivo di settembre, la spiaggia vuota di vacanzieri ma ricca di conchiglie sottratte all’alta marea; tutto molto romantico a patto di negligere le meduse appiattite sugli scogli. Di sera, a cena, si era in due o tutt’al più in quattro: la convivialità agostana, che tra una portata e l’altra compulsava selfie, già archiviata. Solo Giovanna, la vicina sentimentale cui non faceva difetto una buona dose di stucchevolezza, rotolava parole di scontento per la partenza di questo e quello, mentre io, intenta a decapitare gelsomini per arricchire il centrotavola, la invitavo a non darsi pena, che tempo un anno tutto sarebbe tornato al proprio posto. Mentivo, perché si sa che la vita è suscettibile di infinite variazioni, ma tanto le bastava per sospirare di speranza prima di congedarsi nel primo fresco della sera. A quel punto, deserto il giardino, approfittavo della bolla temporale che mi precipitava in uno stato di ibrida inappartenenza al mondo, e tra le altre cose programmavo le passeggiate in solitaria. Quello della passeggiata era un piacere che tenevo solo per me, perché se volevo davvero che la pineta fosse mia, dovevo fare in modo che nessuno mi camminasse davanti; e inoltre, poniamo che avessi avuto voglia di accarezzare il cuneo d’ombra tra le gambe, avrei potuto farlo con tutta la voluttà del caso su un tappeto di aghi scricchiolanti. (sin pensar sin pensar)

Persiane lillà e cunei d’ombraultima modifica: 2020-08-18T15:37:16+02:00da RunaLudmilla

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