L’APPUNTAMENTO

Anna non credeva sarebbe venuto. L’aveva provocato sfidandolo, ma era quasi certa che Gio’ non sarebbe venuto. C’era però quel “quasi” che lasciava uno spiraglio aperto, una piccolissima speranza…

Situazione complicata come tante. Era cominciata come un gioco, ma la chimica che si era scatenata era stata imprevista ed era diventata difficile da gestire. La tensione era salita inconsapevolmente, almeno all’inizio, poi entrambi ci avevano giocato ben sapendo cosa stavano rischiando e avevano alzato pian piano il livello emozionale, sempre attenti a restare sul filo del rasoio per non farsi troppo male quando tutto sarebbe finito, inevitabilmente.

Le favole del “e vissero felici e contenti” non esistono, lo sappiamo bene noi adulti, e di tanto in tanto anche in queste fughe, bisogna ricordarsi di mettere i piedi ben piantati a terra per riprendere il contatto con la realtà ed evitare di precipitare rovinosamente dalle nuvole senza preavviso e soprattutto senza un materasso a raccoglierci.

Con questo tumulto di sensazioni e sentimenti Anna si avvicinava timorosa al luogo dell’appuntamento…

GIALLO

E adesso? Adesso siamo gialli, eh sì. Aspettavamo il colore del sole come si aspetta Babbo Natale e adesso il timore che finisca presto un’altra volta inquieta, lascia scettici, incerti se fidarsi o no di questo inizio di libertà.

Durerà? Quanto a lungo? Sarà abbastanza per incontrare chi abbiamo conosciuto virtualmente in in questo anno e mezzo?

E come saranno dal vivo queste persone di cui conosciamo i pensieri, i desideri, i dolori, le incertezze, i sentimenti? Corrisponderanno all’idea che ci siamo fatti di loro?

E gli amori resisteranno alla realtà?

Già gli amori… strani gli amori virtuali della pandemia. Sono quelli che ci hanno tenuto compagnia, che ci hanno sostenuto, che ci hanno dato un motivo per resistere, che ci hanno fatto sentire vivi perchè desiderati. Di loro conosciamo tanto, ma non l’odore, il tocco, l’abbraccio, la stretta, il respiro, il battito del cuore.

Li incontreremo o resteranno solo un bel ricordo? E come sarà incontrarli? Saremo impacciati? A nostro agio? E soprattutto, ci riconosceremo? Chi lo sa! Incognita da sfidare, poi si vedrà…

GIALLO COME IL SOLE |

 

LO SPECCHIO

Ci sono momenti, periodi della nostra vita in cui non ci riconosciamo più, o meglio, ci scopriamo diversi da come avevamo la certezza di essere. E questo ci stupisce, a volte addirittura ci sconvolge, perché ci si mette tanto per arrivare a capire chi siamo, cosa vogliamo, a costruire la nostra personalità, a guadagnare un equilibrio e poi un evento improvviso butta tutto all’aria.

Ci guardiamo allo specchio cercando i segni di questa trasformazione e ci chiediamo perché, senza tuttavia venirne a capo. Chi siamo veramente? Cosa ci ha cambiati? Cosa o chi ha fatto emergere l’altra parte di noi, quella che adesso ha preso il sopravvento? E perché proprio ora?

E’ sempre un incontro che scompiglia le carte della nostra vita, quello che non avevamo preventivato e che arriva quando meno ce l’aspettiamo. Forse perché avevamo abbassato le difese sentendoci sereni, sicuri, o forse perché avevamo accettato di non essere più sorpresi. Invece la vita ci dà una scossa e ci obbliga a rimetterci in gioco in modo differente, perché non é più il tempo di prima e non possiamo perdere questa occasione.

“E’ uno strano dolore. Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai” (A. Baricco)

E allora ci facciamo coraggio e accettiamo il cambiamento, cercando di farci i conti e di trarne il meglio per noi. 

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MUSIC

Amo la musica, un po’ tutta quella che si può cantare e/o ballare. La mattina quando mi sveglio, accendo la radio, che mi fa compagnia mentre mi lavo, mi vesto e faccio colazione e anche in auto mentre vado al lavoro. Mi piace cantare e probabilmente chi capita vicino a me quando guido, pensa che io sia matta, perchè oltre a cantare, mi agito battendo il tempo sul volante e ballando, per quanto si possa ballare seduta in auto con la cintura di sicurezza allacciata (matta ma non incosciente).

La stessa cosa la faccio a casa. Quando c’è una musica che mi piace e mi prende, mi metto a ballare e a cantare. Quanto mi piace! Mi rallegra e faccio movimento, l’unica nota negativa è che non ho mai avuto un compagno che ballasse, quindi faccio sempre tutto da sola, ma non m’importa, mi piace troppo e non ci rinuncio. E così stasera dopo la doccia, mentre mettevo la crema sulle gambe, alla radio è partita una canzone di cui non conoscevo nè il titolo nè l’interprete, ma che era troppo coinvolgente e così mi sono ritrovata a ballare in camicia da notte davanti allo specchio e non ho smesso fino alla fine del brano. Che soddisfazione! 

Matta? Può darsi, ma non rinuncio a quello che mi fa star bene, anzi, vi consiglio di provare, vi farà scoprire un mondo!

Scuola secondaria 1° grado Archimede » Indirizzo musicale

TENTAZIONE

Mara era immersa nella visione del film. Aveva visto solo con la coda dell’occhio la persona che era venuta a sedersi nella poltrona accanto alla sua durante la pubblicità iniziale. Che effetto poter avere nuovamente un vicino di poltrona al cinema! Curiosa, cercò di cogliere qualche dettaglio dello sconosciuto senza perdere il filo della proiezione: capelli brizzolati, barba curata, gli occhiali, tipo intellettuale. 

Sentendosi osservato, Luca si era girato verso la donna che gli sedeva di fianco e le aveva sorriso. Mara, un po’ imbarazzata, aveva ricambiato il sorriso e aveva finto di concentrarsi nuovamente sul film, ma non ci riusciva. La tentazione di tornare a guardarlo era troppo forte, c’era qualcosa che l’attirava in lui, ma non avrebbe saputo dire cosa. Non le era mai successo, ma quell’uomo le faceva venire voglia di toccarlo… ma cosa stava pensando? Riprese la visione ma presto si distrasse nuovamente e scostò il braccio fino a sfiorare quello di lui…

Luca si sorprese, ma riuscì a non darlo a vedere. Quella donna dai capelli corti sale e pepe lo aveva colpito e istintivamente attratto, ma non avrebbe certo voluto beccarsi uno schiaffo per avere allungato una mano, cosa che aveva un gran desiderio di fare da quando l’aveva notata. Adesso però era lei che cercava un contatto, o era stato un errore? No, l’aveva fatto apposta e si capiva da come tratteneva il respiro cercando di dargli una regolarità che evidentemente aveva perso. Un dubbio s’insinuò nella sua mente, “Se provassi…” e senza rendersene conto, il suo braccio aderì a quello di lei, che sussultò leggermente ma non si scostò. Pian piano le temperature dei loro corpi si coordinarono e i due arti sembrarono diventare uno. Le dita delle mani di entrambi si mossero lievemente e si accarezzarono e dopo un po’ Luca azzardò a far scivolare la mano sulla gamba di lei. Mara pensò che era esattamente quello che aveva desiderato e appoggiò con falsa nocuranza la sua mano sulla coscia di lui. Quasi contemporaneamente cominciarono ad accarezzarsi delicatamente e poi sempre più insistenti fino a decidere di alzarsi nello stesso momento e uscire dalla sala tenendosi per mano per poi cominciare a correre e fermarsi solo nel primo portone aperto, dietro al quale cominciarono a baciarsi accarezzandosi per poi frugarsi sopra e sotto gli abiti fino ad arrivare a perdere la cognizione di spazio e tempo…

mani intrecciate |

ATTESA

Rosso, arancione, giallo… giallo? sicuri? naaa, non è possibile, si devono essere sbagliati. Non me l’aspettavo, non sono pronta… aiuto, e adesso cosa faccio? da dove ricomincio? 

Dopo un anno e mezzo di divieti, di reclusione, di apri e chiudi, paura. Paura di non essere capace di affrontare la realtà, quella vera, non quella virtuale che ci ha accolti e coccolati in questa lunga attesa. Una lunga gravidanza che non finiva mai… ma siamo arrivati al parto, che è sempre un momento sospeso, quell’attimo in cui aspetti di vedere chi spunta.

E adesso è così, aspetto di vedere cosa succede e incrocio le dita…

Come nacque l'arcobaleno | Sogni d'Oro

 

PENSIERI

Urgenza di scrivere, di urlare tutto quello che ho dentro che altrimenti mi farebbe esplodere. Folla di pensieri confusi che vagano alla ricerca di un senso che forse non c’è.

Desiderio di non pensare, di lasciar scorrere tutto come l’acqua, sensazioni e sentimenti che si liberano e si rincorrono come le onde del mare, ma che come loro vanno e tornano a rintanarsi nel profondo.

Paura di lasciarsi andare e sentire, come quando in un tango avvicini il petto al tuo ballerino e senti battere il suo cuore e di quel cuore prendi il ritmo per seguirlo ad occhi chiusi nella danza.

Esplosione al termine di un rapporto cercato, sofferto, sudato, ansimato, sussurrato, gridato… ancora…….

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BACI

Questa mattina mi sono svegliata con un forte desiderio, quello di essere baciata. Un bacio di buongiorno, di quei baci soffiati, leggeri, che trasmettono un messaggio “Che bello che tu sia qui!”

Uno di quei baci che partono timidamente, perché il risveglio non sia traumatico, che si ripete uguale e poi un po’ più intimo, un po’ più insistente, più profondo, un bacio alla francese, che fa da preliminare a qualcosa di più…

Ecco, un risveglio così è quello che avrei voluto oggi, di cui sento la mancanza dopo più di un anno di distanze obbligate, e che a volte sogno come irrealizzabile.

Un bacio per il cuore…

https://youtu.be/PBXTNUKVeoY

corander gallery - pagina 3

I FANTASMI DEL WEEK-END

I fantasmi del week-end… così li chiamava lei gli uomini che la contattavano sul social, giocavano a corteggiarla e anche qualcosa di più, ma sempre durante la settimana, mai nel week-end. Eh già, perché il week-end è sacro, è il tempo della famiglia, della moglie, della fidanzata, che non si possono trascurare… Che sensibilità! Come se non fossero trascurate tutta la settimana, relegate buone buone nel fine settimana, così da non potersi lamentare.

Quello che la faceva più ridere, o meglio piangere, era che tutti questi fenomeni si proclamavano ammiratori delle donne, che sono sempre così avanti, più mature dei loro compagni, e che devono essere rispettate e non maltrattate, ecc… E per rispettarle cosa facevano? Si nascondevano come i bambini e il rispetto era quello che le rispettive donne “ufficiali” non venissero a saperlo per non soffrire… Ma dico io, se ti nascondi bene è come se non fosse successo niente? e non ti viene il dubbio che a volte lei lo sappia e faccia finta di niente perché “Cosa ci vuoi fare? gli uomini sono fatti così”…, come dire “Mica puoi pretendere un altro livello, non ce la possono fare”… Fossi negli uomini, invece di bearsi di questa libertà, mi sentirei offeso. 

In fondo però, in questo mondo dove tutto ormai si fonda sull’apparenza, la strana sono io, che continuo a sperare in rapporti sinceri, onesti basati sulla fiducia e il rispetto reciproci, quelli veri…

Leggende e racconti di fantasmi a Venezia

VOCI

Le voci erano la sua fissa, più che l’aspetto fisico, le voci l’affascinavano.

A Lucia piaceva sentire le voci al telefono e figurarsi le persone, immaginarsele esteticamente, indovinare i loro gesti, i modi. Attraverso la voce ricostruiva la persona, il suo stile, il modo di camminare, di gesticolare e gli sguardi… voce, poi occhi, bocca e mani…  gli elementi principali per lei, quelli su cui puntava l’attenzione, quelli che a volte le smuovevano qualcosa dentro e, quando succedeva, erano guai. Sì, perché all’inizio faceva finta di niente, ma poi finiva per doversi arrendere alla curiosità che la portava a conoscere meglio la persona. E non facciamo finta di niente, le voci più interessanti erano quelle maschili… 

A quel punto doveva stare bene attenta, perché innamorarsi di una voce non significava automaticamente innamorarsi della persona, o almeno non sempre, anche se le voci che la colpivano di solito corrispondevano a personaggi quanto meno intriganti…

Ma la voce che aveva sentito quel giorno l’aveva scombussolata a tal punto che continuava a risentirla e le sembrava che l’avvolgesse, l’abbracciasse, la frugasse… Lucia rabbrividiva al solo pensiero e si girava e rigirava nel letto senza riuscire a prendere sonno…

Tutto quello che c'è da sapere sull'utilizzo delle “voci digitali”