Di nuovo?

È mai possibile che quello che voglio io conti meno del due da picche?

Possibile che sia sempre io a rimetterci? A farmi da parte? A prendermela nel culo?

Evidentemente si, è possibile.

Perché poi tanto mi rialzo sempre, no? Tanto prima o poi passa.

La misura è colma…che è una maniera edulcorata per dire che stavolta ne ho davvero le palle piene.

Storia di un’amicizia finita

Se c’è una cosa che mi riesce bene è far finta di niente. Apparire sempre tranquilla, serena, imperturbabile.

Non oggi.

Oggi mi sono trovata a un bivio, davanti a una decisione che non ero pronta a prendere.

Ho dovuto scrivere la parola fine ad una bella storia di amicizia. In nome della cosa giusta.

E sto di merda.

Scegliere se star male prima o male dopo, magari di più… beh, è una decisione che non dà speranza.

Tu c’eri.

C’eri quando la mia vita andava in vacca, c’eri quando mi sono risollevata.

C’eri quando mi incazzavo con la mangiatrice di semi, c’eri quando ho trovato un lavoro migliore.

C’eri quando avevo gli occhi a cuoricino e tu mi dicevi “stai attenta che ti farà soffrire”. Avevi ragione, è successo.

C’eri quando ti ho detto “sai che c’è? Mi butto in un opera titanica” e tu mi hai incoraggiata invece di darmi della pazza.

C’eri.

E ora non ci sei più, non ci siamo più. L’esserci e non esserci è reciproco.

Oggi ti ho mostrato un lato di me che non avevi mai visto. Il mio lato duro, quello capace di mostrare i denti. La capacità di prendere una decisione secca, nonostante il tuo chiedermi di non farlo, il mio essere fredda e distaccata.

Lo sai, lo sappiamo che è giusto.

 

P.

Non avrei pensato di scrivere di te qui, non così quantomeno.

È successo; le cose finiscono, anche quelle belle.

E mi rendo conto di quanto, a volte, sia doloroso fare la cosa giusta.

Ciao dottore.

Galaxy Express 999

Correva l’anno 84 o 85… abbiate pazienza ma è passato parecchio tempo. 

Ero una bimba alta e paffuta, musona e già all’epoca mi facevo dei bei film mentali. 

In quella che era la mia cameretta mio papà teneva in bella mostra tutta la collezione completa di Urania.

Non sapevo leggere (ho imparato nell 86) e mi limitavo a guardare le copertine dei libri. Pianeti sconosciuti, astronavi.

In quegli anni ero già dedita alla visione di anime, che però chiamavo cartoni animati. Nella fattispecie guardavo, tra i tanti, Galaxy Express 999.

La storia di sto bambino bruttino che affronta un lunghissimo viaggio alla ricerca del corpo meccanico. La trama mi aveva coinvolta parecchio. Il tutto, sommato alla collana completa di Urania aveva fatto si che io mi immaginassi un mondo pieno di cyborg umanoidi. 

Finché mia mamma decise di mandarmi all’asilo proprio in quel periodo. 

Io, una specie di versione di Heidi di città, che ero libera di giocare in cortile, di arrampicarmi sulle pedane (che ora di chiamano Epal) accatastate. Io, rinchiusa di colpo all’asilo. 

Con lui.

Lui che mi terrorizzava, senza nemmeno parlarmi. 

Questo lui non era nient’altro che un bimbo, un mio coetaneo, compagno di asilo, che sedeva di fronte a me alla mensa.

Lui, di cui non ricordo il nome, aveva l’impianto cocleare. 

Ma nessuno si era premurato di spiegarmi cosa fosse e a cosa servisse. 

Quindi per me era un cyborg. 

Non so se per timidezza, se per timore io non avevo chiesto niente a nessuno. 

Probabilmente già all’epoca ero conscia della follia dei miei trip mentali quindi avevo optato per il silenzio.

Ma sto bimbo mi faceva davvero paura, perché nella mia testolina lui sto corpo meccanico lo aveva trovato. 

E poi son cresciuta.

Ho capito che non era un crudele androide in missione segreta alla scuola materna.

Ho capito che era un bambino con dei problemi di udito.

E provo una certa vergogna. 

Per aver pensato così male di lui, per aver avuto così tanta paura.

La me stessa adulta condanna la me stessa bambina. 

Ma non sarebbe stato più facile se qualcuno mi avesse spiegato?

O se io avessi chiesto? 

Forse Galaxy Express 999 non è un cartone adatto a bimbi troppi piccoli. 

Ma è pur sempre meglio di Peppa Pig.

S-decorazioni

Questa mattina ho preso il coraggio a due mani… il coraggio insieme alla mia perenne pigrizia e ho tolto le decorazioni natalizie da casa. 

Che dire… è un’attività che detesto. 

Fossi abbastanza ricca da avere dei soldi che mi avanzano pagherei qualcuno per farlo al mio posto. 

Perché già addobbare casa non mi piace ma dis-addobbare è peggio. 

Quest’anno (lo scorso anno) per di più mi sono davvero complicata la vita.

Ero stanca del mio solito alberello verde e chiaramente essendo una povera tirchia non avevo nemmeno intenzione di comprarne uno nuovo. 

Così con 6 euro di bombolette di neve spray ho imbiancato il malcapitato pinetto.

Perché volevo l’albero bianco, con palline bianche e argento. È cosi è stato. Di già che non sono un amante delle feste, almeno dovevo soddisfare il mio gusto estetico.

Avevo anche rivoluzionato il salotto/cucina per poter finalmente tenerlo in casa. 

Macchè. La neve spray puzza. In maniera invereconda. Così più che piazzarlo fuori al grido di “cari vicini il mio alberello è piccolo ma ha talmente tante luci che i vostri giganti sfigurano”… questo Natale è finito in quarantena sul terrazzo.

E dopo un mese la puzza è rimasta inalterata, tra l’altro.

Sta di fatto che oggi l’ho smontato. Alzando un polverone. Proprio nel senso letterale del termine. La neve posticcia volava ovunque. In parte a terra, in parte addosso a me che avevo scelto un outfit total black, in parte l’ho inalata. Ma come diceva Pollon “sembra talco ma non è serve a darti l’allegria”. Forse lei si riferiva a sostanze stupefacenti. 

Alla fine della faccenda ho riempito mezzo sacco del folletto aspirando neve finta, glitter e aghi di pino sintetici, ho dovuto mettere a lavare tutto quello che avevo addosso e fare una doccia ad alta temperatura. 

E niente… ora l’ho portato in cantina, dentro la sua bella scatola rattoppata. Così ha 11 mesi per impregnarsi di quel buon odore di muffa, che si sommerà a quel fetore di neve finta. 

Il primo dicembre 2019 vi farò sapere. Se non ci resto secca aprendo la scatola!

Si ricomincia

Ci siamo. L’Epifania si porta via Anche queste vacanze natalizie.

Da domani si ricomincia. Solita routine, solite corse.

Sono state vacanze tutto sommato buone. Poi paragonate a quelle dello scorso anno sono state una passeggiata.

Continuo a non essere una grande amante della gioia, della gente  festante, del dover fare i regali.

Ma sono sopravvissuta e per di più con scatto felino ed abile mossa sono riuscita ad evitare i classiconi natalizi in tv.

Ho rivisto Nightmare Before Christmas, per mia volontà. In fondo il titolo contiene la parola Christmas ma anche Nightmare che compensa. E poi Jack è sempre Jack.

Mi sono dedicata a mia figlia, quando era con me. Non abbiamo passato una sola giornata in casa. Quando invece lei era col papà sono riuscita a riposare, adedicarmi alle mie cose.

Ho un progetto, un lavoro, un opera… insomma una roba che per finirla mi ci vorranno secoli, diottrie e pazienza a vagonate.

Sotto sotto mi piace dedicarmi ad opere titaniche, vederle formarsi  tra le mie mani.

Sono le 22 passate. È ora di riposare. Domani si riprende.

Considerazioni

Ho passato una bella giornata.

Incredibilmente.

Sono stata lontana da casa, ho macinato parecchi chilometri ma sono stata bene.

Ho trascorso del tempo con persone piacevoli, con persone che non vedevo da tanto per i soliti problemi ..impegni/lavoro/figli.

È stata una di quelle giornate che ti allegeriscono il cuore. In cui hai la percezione che il tempo di possa congelare. Perché oggettivamente non vedi un amico da secoli ma l’impressione è quella di riprendere un discorso interrotto giusto ieri.

Ed è stata una bella giornata per mia figlia. Si è divertita, ha riso a crepapelle.

Dovremmo avere più spesso giornate così. Dovrò impegnarmi perché accada.

31 dicembre

Ci siamo. Il 2018 sta finendo.

Dovrebbe essere un momento di riflessione sul passato, l’occasione per fare i classici buoni propositi per l’anno nuovo.

Non per me.

Il 2018 è stato un anno bislacco. Ho conosciuto persone stupende, alcune le ho perse.

Mi sono arrabbiata tanto, ho pianto.

Ho domito poco, ho mangiato da schifo.

Sono cambiata. In meglio o in peggio, non so. Ma sono cambiata.

Ho perso chili, ho tagliato i capelli.

Ho iniziato progetti titanici.

E sapete cosa? Non mi aspetto nulla dal 2019.

Perche i buoni propositi e le aspettative vanno puntualmente a farsi friggere. E sono stata delicata nell’espressione.

Prenderò quello che verrà, cercando di restare in piedi.

Ora vi salutò, vi auguro di spassarvela sta sera. O anche no. Se avete voglia di starvene per i fatti vostri fatelo.

Ho dei salatini da preparare, nella speranza di non causare avvelenamenti vari.

Ciao