Robert De Longe – Sacro cuore ferito800px-Robert_la_Longe_-_Ranjeno_srce_Jezusovo

“Ma non è caratteristica del genio andare sempre dritto al cuore?”

Questa è una delle frasi che ho sottolineato (a matita) all’interno del libro “La canzone di Achille” – di Madeline Miller , uno degli ultimi libri che sto leggendo, insieme al Giardino dei ciliegi.  Penso che proprio il libro di Madeline Miller, sui miti, abbia influenzato il mio ultimo sogno di questa notte.  Dato che nella mia onirica visione ero  una giovane e mortale sposa di un semidio. Purtroppo questo mio “amore” coniugale era funestato dall’omosessualità del mio lui. Mi aveva sposato per “accontentare” le apparenze esterne e anche me stessa, che ne ero, invece, davvero innamorata. Ad un certo punto della nostra breve relazione matrimoniale, lui parte per una missione eroica da semidio, e ritorna a casa con alcuni avvocati divorzisti. Sostiene di volere il divorzio perché innamorato di un giovane (uomo) e mi accusa, dicendomi che era colpa mia, questa fine dell’amore tra noi,  perché se avessimo “consumato” almeno qualche volta… il matrimonio non sarebbe stato annullato e forse io sarei stata anche incinta. Ora non c’era più nulla da fare. Io gli firmo le “carte” per il divorzio e lui si separa da me. In questo momento compare mia mamma, dicendomi: ti avevo detto che amava già gli uomini, e che non poteva innamorarsi di una donna, ma tu non mi hai voluto dare ascolto. Mentre, mia mamma, con aria afflitta, mi guarda: io penso che si… lei non aveva torto, e nemmeno il mio ormai ex marito..non aveva torto. Perchè non avevo voluto avere rapporti con lui? Perchè in cuor mio sapevo che non mi amava…e che non gli piacevano nemmeno le donne fisicamente, perciò non avrebbe mai potuto innamorarsi di me… A questo punto, sola e amareggiata come non mai, apro la porta di casa e corro via..

Arrivo in un giardino dove mi accorgo di un alveare pieno di api, penso di farmi mordere da tante di loro, in modo da trovare la morte, ma queste, disturbate da me alquanto, invece di avventarsi contro il mio corpo, si dispongono in modo orizzontale sul terreno davanti ai miei piedi. Mi accorgo in fretta di avere il cammino sbarrato…non posso più procedere o finirei per schiacciarle. Torno indietro, alla mia casa, e qui mi sono svegliata.

” Eccola, la felicità, eccola che viene, si fa sempre più vicina, e già io sento i suoi passi. E anche se noi non la vedremo, non la conosceremo, che cosa importa? Altri la vedranno!   (Il giardino dei ciliegi)

 

sudore e io Essere sinceri davanti alla propria immagine che ti guarda come da un riflesso di uno specchio non è cosa assai semplice, però ci proverò. Innanzitutto credo di poter dare un titolo alla fotografia qui a lato che mi rappresenta: sudore o lacrime, dato la mascherina e il caldo estivo hanno messo a dura prova l’umidità della mia fronte,  delle tempie e  degli occhi facendomi “grondare” sudore letteralmente da ogni poro dell’epidermide.. non coperta.

Tralasciando sul liquido acquoso che fuoriesce dal corpo umano, in talune circostanze,  intendo spiegare il motivo per cui ho scattato questa fotografia di me stessa e altre:  volevo inserirle all’interno di un sito d’incontri, ed è quello che ho fatto. Ero tanto annoiata e stanca già alla sola idea di dover restare nella mia solita città per i classici giorni estivi del 14..15..16 e via dicendo che ho deciso di iniziare qualche conversazione “epistolare” telematica con qualcuno (uomo) della mie vicinanze geografiche. Non è andato bene ad ogni modo questo tentativo. Forse non ci si applica mai tanto a livello mentale ed emotivo in questi siti on-line per single. Così mi sono rimaste soltanto tante fotografie di me stessa, nelle più svariate e imbarazzanti pose. Mi sentivo come una scimmia vanitosa, e mi veniva da sorridere uno scatto dopo l’altro per la mia “stupidità” (anche se era di un tipo totalmente innocuo). Mi dispiace di non essere riuscita ad incuriosire davvero qualcuno a livello mentale…forse c’è stato poco interesse (nel farlo) oppure poca sostanza in me da mostrare, non so quali delle due in maggioranza. Per quanto mi riguarda ho notato alcune immagini/foto di uomini di gradevole aspetto, ho ricevuto dei Like e ne ho a mia volta ricambiati, spesso. Ma niente seguito. In fondo pensavo sempre di più alla mia situazione lavorativa.

Come direbbe Cechov:

“La mia seconda spina è Varia. Lei è abituata ad alzarsi presto e a lavorare, e senza lavoro è come un pesce fuor d’acqua. E’ dimagrita, è pallida, e piange, poverina…”

Dunque sono rimasta la solita… poverina, senza amore, senza lavoro e forse senza più speranza di poter innamorarmi di un lavoro o di un uomo, infine della vita.

Ma si può vivere senza amore per la vita?

 

“Sempre nel tuo cammino, sempre m’avrai vicino;
e tu chi sa se mai ti sovverrai di me..
Dall’una all’altra aurora
te andrò chiamano ognora;
e tu chi sa se mai
ti sovverrai di me.” ( P. Metastasio)

DegasAssenzio [E. Degas -L’assenzio]

Ricordarsi soltanto di testi scritti, manuali, libri di poesie, antologie scolastiche, romanzi !

Perchè non faccio altro che pensare, e quando penso ricordo perlopiù
il passato che ho alle spalle, triste in certi frangenti, mentre in altri proprio il suo rovescio
: bello, spensierato.
Dovrei, quando penso ai miei ricordi andati, ricordare soltanto letture, libri, cose che ho studiato, in questo modo è più difficile per la mente avere un collegamento affettivo. Difatti i libri stessi sono, in genere, già amici che non vengono mai meno alle tue richieste di partecipazione, partono sempre con te se devi uscire per un viaggio, sono disponibili a fare brevi trasferte in luoghi differenti, oppure a rimanere per giorni insieme nello stesso posto. Non c’è separazione tra il passato e il presente, e non ti domandi nemmeno del futuro: loro saranno pronti ad essere aperti e partecipi! Certo, non possono dare l’emozione o la comprensione della presenza di un amico, in quanto essi sono cose, anche se cose del tutto speciali, ovvero (cose) dotate dell’anima e del pensiero di chi li ha scritti. Un compromesso.

“Il dolore di oggi è parte della felicità di ieri” (quando perdi qualcuno nel presente, che nel passato hai amato)

Io.. che penso al mare, pur non vivendolo..in questo agosto e leggo.
 
“-Come ha scoperto di avere questa facoltà di indovinare le intenzioni del mare? Da bambino? Da giovane? Mi racconti. Tutto quello che può dirmi mi interessa molto. ” ( Avventure della ragazza cattiva – Mario Vargas Llosa)
 
La prima poesia che ho imparato (a memoria), alle scuole elementari credo.
 
Mare (Pascoli Giovanni)
 
M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
 
Ecco sospira l’acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d’argento.
 
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?
 
(Be’, forse Dio vive nel mare)

Scimmie, chiese, e fotografie!

 

Georg_Janny_An_der_Parkstiege_1922    Dovevo parlare o scrivere…del sogno che ha composto la mia mente? Se non sbaglio…nel ricordare. Quindi, nel dubbio, narro. Nella mia visione onirica vivevo a Parigi, in un bellissimo appartamento disposto su due piani. C’era una lunga scala a chiocciola. Piccola disgressione quest’oggi nel pomeriggio sono entrata in una libreria, e qui, a proposito di animali (le chiocciole!) ho intravisto una piccola lucertola che s’introduceva furtiva sotto un angolo del mobilio del negozio, il settore era: Wicca, pozioni e incantesimi…avrà voluto visionare con i suoi piccoli occhi in quali libri di ricette per streghe moderne viene ancora citata – aveva l’aria spaventata -poveretta! Avrà letto brutte notizie.
Riprendendo il mio sogno,  in questa dimensione notturna onirica, non avevo solo uno spazioso e bellissimo appartamento, ma anche una macchina molto elegante. L’unico problema che aveva questa automobile costosa, era al suo interno: c’era  difatti un piccolo scimpanzé che si agitava e faceva versi. Qualcuno lo aveva affidato alla mia custodia per poche ore, e poi era pronto a tornare a riprenderselo. Il problema è che io avevo un appuntamento proprio in quelle poche ore, dentro una famosa chiesa di Parigi, per consegnare delle fotografie artistiche che avevo scattato. Era il mio lavoro di settimane. Ho parcheggiato l’automobile di fronte alla chiesa e con le foto in una busta, nelle mani, guardavo la piccola scimmia che si agitava nervosa, perchè voleva uscire, seguirmi. Io pensavo è simpatica e buona, ma si comporterebbe in modo troppo bizzarro e rumoroso in una chiesa- e  a questo punto mi sono svegliata.