CONTROLLO SOCIALE DIFFUSO

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Controllo Sociale Diffuso

 

CONTROLLO SOCIALE
DIFFUSO
COME È POSSIBILE FARE IN MODO CHE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SPENDA BENE LE GIGANTESCHE RISORSE IN ARRIVO CON IL PNRR? RISPONDE FRANCO MASSI, MAGISTRATO CONTABILE E SEGRETARIO GENERALE DELLA CORTE DEI CONTI DI FABIO INSENGA
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CAPIRE DOVE VANNO A FINIRE
le risorse che arrivano dalle tasse. Monitorare la spesa, comprenderla, e denunciare gli sprechi e la cattiva gestione, quando ci sono. Come? Accedendo al bilancio dello Stato con un click alla portata di tutti, entrando nel sistema informativo (quello gestito dalla Sogei per conto del ministero dell’Economia e delle finanze) per verificare quanti soldi pubblici vengono ricevuti da qualsiasi partita Iva o da qualsiasi codice fiscale. Un vero e proprio
“controllo sociale diffuso”. Non è una provocazione ma una proposta operativa, e tecnicamente praticabile da subito, quella che arriva da Franco Massi, un passato di 17 anni in Guardia di Finanza, magistrato contabile da 24 e attuale segretario generale della Corte dei conti. Le risorse in arrivo con il Pnrr sono una grande opportunità ma comportano anche la necessità di un controllo talmente ampio e capillare che non può essere ricondotto soltanto agli organi istituzionalmente preposti, cioè la Corte stessa, la Ragioneria generale dello Stato e la Guardia di finanza. Per questo è necessario che il controllo sia anche una responsabilità condivisa con l’intera platea dei contribuenti onesti. Arriva a questa conclusione l’analisi del magistrato contabile, profondo conoscitore della macchina pubblica.
SPENDERE E CONTROLLARE MEGLIO La premessa di Massi è che parla a titolo personale, senza voler impossibilità di chiedere la sospensiva in sede di giustizia amministrativa ma soltanto quella di innescare un contenzioso per pervenire a una eventuale condanna al solo risarcimento del danno”. È una norma, questa, “in termini di astratta teoria giuridica, quasi incomprensibile, perché significa accettare il rischio
LA VOGLIA DI FARE E DI RIPARTIRE DEVE ESSERE SPINTA SOPRATTUTTO DALLE NUOVE GENERAZIONI
LA PA È UNA CINGHIA DI TRASMISSIONE INDISPENSABILE
pegnare formalmente la Corte dei conti. Subito dopo, il ragionamento diventa molto concreto. `Occorre imparare a spendere meglio, cioè in maniera più efficace, più efficiente, ma anche più veloce”. Il fattore tempo ha un peso specifico significativo, soprattutto in questa fase. “Allungare le procedure per far sì che l’azione amministrativa sia perfetta da ogni punto di vista, in un’ottica, macroeconomica, non sempre premia il sistema-Paese, perché ritardare la realizzazione degli interventi pubblici spesso crea più distonie che vantaggi”. Il magistrato contabile cita la norma del decreto semplificazioni in materia di esecuzione dei contratti pubblici legati al Pnrr e spiega: “In estrema sintesi, non si concede più la
che appalti anche molto rilevanti possano andare in esecuzione senza tutti i crismi della legalità. Con tutte le conseguenze del caso anche sul piano delle possibili infiltrazioni di interessi economici illeciti”. Ovviamente quella disposizione è stata adottata dal governo, e confermata dal Parlamento, per consentire di portare a compimento progetti e opere pubbliche nei tempi richiesti dal piano complessivo, con un bilanciamento `politico’ fra due esigenze contrapposte relative all’azione amministrativa: quella della velocità e quella della legalità. A proposito di questo Massi ritiene che “la Corte dei conti, in ipotesi, potrebbe proporre al decisore politico di sottoporre questi specifici contratti almeno al controllo preventivo
della Corte medesima”, controllo che oggi è previsto per i soli lavori che superano per importo la soglia comunitaria, fissata per i lavori pubblici a 5 min di euro. “È chiaro che la Corte dei conti non può sostituirsi al Tar e al Consiglio di Stato nel valutare tutti gli interessi in gioco, compresi quelli delle parti private”, puntualizza Massi, “ma può assicurare quantomeno un vaglio di legittimità preventivo, soprattutto per cercare di evitare che l’opera pubblica si paghi due volte, una prima volta all’aggiudicatario e la seconda a chi vince, magari dopo diversi anni, il ricorso per il risarcimento dei danni”. Dall’altra parte della visuale di analisi, quella degli organi di controllo, “serve una maggiore consapevolezza che occorre stare `accanto’ alle amministrazioni e non solo svolgere un’azione interdittiva: è necessario aiutare l’amministrazione a lavorare meglio, evidenziando in via preventiva le criticità, non potendosi limitare a interpretare il solo ruolo di censore”. Massi fa un esempio concreto: `La famosa, anzi famigerata, ‘firmite’ nasce anche da questo. Una tendenza a non assumere responsabilità da parte dell’amministrazione attiva, di chi deve firmare i provvedimenti, e un atteggiamento dell’organo di controllo troppo poco proattivo. Uno sforzo da tutte e due le parti renderebbe certamente un buon servizio al Paese”.
LA GESTIONE ETICA DELLA SPESA Per parlare della qualità della spesa in relazione alle ingenti risorse in arrivo, Massi fa riferimento a un precedente storico rilevante. “Ricordiamo il Piano Marshall negli anni ’50, fu un boost determinante per la ripartenza del sistema Paese, il presupposto necessario per la realizzazione del miracolo economico degli anni ’60 e’70, grazie anche a una struttura burocratica, della pubblica amministrazione centrale allora molto forte. Oggi non viviamo una situazione di criticità postbellica come quella di allora, ma la pubblica amministrazione del 2021 è più in sofferenza, soprattutto per il blocco decennale del turnover, con la conseguente carenza strutturale degli organici e un’età media ormai molto alta”. Il magistrato contabile è convinto che “per lo sviluppo delle migliori pratiche nella Pa sia essenziale puntare sulle giovani leve” e che i piani di assunzione in corso siano “il presupposto necessario per cambiare, a livello centrale, regionale e locale”. Serve, in particolare, “la capacità di interagire con imprese e cittadini in una chiave più smart”. Al momento, `c’è ancora una scarsa interoperabilità” tra i vari sportelli unici per l’utenza, che dovrebbero invece cooperare `con un approccio interattivo”. Secondo Massi, “i presupposti di carattere organizzativo ci sono, ma serve un cambio di mentalità”.
CHI DEVE CONTROLLARE COSA Quando si torna a parlare di risorse del Pnrr, si torna anche a parlare di controlli. “Occorre intensificare quelli istituzionali, ma occorre anche integrarli con un controllo sociale diffuso”, evidenzia Massi, che guarda a `un approccio complementare”. Corte dei conti, Rgs e Gdf sono le strutture deputate ai controlli di rispettiva competenza, ma `a questi Corpi non si può chiedere un controllo capillare su tutto, cioè su ogni `rivolo’ della spesa pubblica”. La chiave potrebbe essere, innanzitutto, “un incremento dei controlli preventivi di legittimità, magari affiancato dallo sviluppo di un’attività consultiva che conforti le amministrazioni nelle loro scelte più impegnative”. Poi, però, serve anche altro. Si entra nel merito di una proposta tanto concreta quanto dirompente. “Attraverso le tasse e le imposte l’erario preleva dai cittadini
FRANCO MASSI Segretario generale della Corte dei conti, ha una lunga esperienza nella pubblica amministrazione. Prima nella Guardia di finanza e poi in diversi ministeri, con ruoli di primo piano
e dalle imprese circa, 800 mld ogni anno, che entrano nel bilancio pubblico. E, proprio perché è pubblico, tutti dovrebbero sapere che fine fanno quei soldi. Ci sono circa 35 milioni di contribuenti che, accedendo liberamente a tutte le voci del `bilancio pubblico’, potrebbero ampliare notevolmente un compito che oggi è circoscritto sostanzialmente al lavoro della stampa e degli altri organi di informazione”. La spesa pubblica, da sempre è sottoposta a quello che ogni anno, per ogni legge Finanziaria (oggi legge di Bilancio), viene definito `assalto alla diligenza’. Escono fuori puntualmente contratti, contrattini, finanziamenti a entità private che si disperdono in mille voci di spesa. `È sostanzialmente impossibile verificarli tutti e per questo serve una conoscibilità piena, totale, incondizionata da parte di tutti i contribuenti”. Come si può fare da un punto di vista pratico? “Il sistema informativo del bilancio pubblico, gestito da Sogei per conto del ministero dell’Economia, sarebbe già in grado di supportare tale attività, è uno dei più potenti in circolazione. Si potrebbe autorizzare, con tutte le cautele tecniche necessarie per l’identifica
LA SFIDA DEL PNRR
azione, l’accesso diretto al sistema a ogni contribuente in regola con il pagamento delle tasse per consentirgli di sapere, semplicemente inserendo un qualsiasi codice fiscale o una qualsiasi partita Iva, dove sono finite tutte le risorse affluite nel bilancio pubblico”. Trattandosi di soldi pubblici non dovrebbero essere opposte ragioni di privacy, mentre un’operazione del genere di trasparenza totale “fidelizzerebbe molto la platea dei cittadini onesti nei confronti dell’intera pubblica, amministrazione, rafforzando in maniera determinante il senso dello `stare insieme’ alla base della nostra Repubblica”.
UN PIANO PER I GIOVANI Massi, nella sua analisi, mostra fiducia nella possibilità concreta che il Pnrr possa determinare, come è avvenuto circa, 70 anni fa, la costruzione di un sistema Paese diverso, soprattutto guardando ai giovani. Il magistrato contabile torna a fare riferimento al secondo dopoguerra. “Il Piano Marshall ha funzionato perché il volano che si è innescato non si è fermato per molti anni”. Grazie alla risposta che è arrivata dalla macchina pubblica e grazie alle giovani generazioni che hanno scommesso sul proprio futuro. Oggi, i presupposti per una ricostruzione altrettanto strutturale ci sono. Ma devono contribuire due elementi essenziali. `La capacità che abbiamo avuto all’epoca possiamo averla anche oggi”, reputa Massi, aggiungendo che `la voglia di fare e di ripartire deve essere spinta soprattutto dalle nuove generazioni”. Serve però, e anche in questo senso il contributo delle competenze apportate dai giovani è essenziale, una pubblica amministrazione capace di aprirsi all’innovazione e di tradurre i progetti in azione. “È una cinghia di trasmissione fra il decisore politico e il sistema Paese. Solo se riusciamo a farla girare bene, centriamo l’obiettivo”. 3

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