Donne e Serpenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stanza era annebbiata da un incenso velenoso: zafferano,   muschio e mirra, la purezza dell’ultimo ingrediente una maledizione di bestemmia, il ghigno finale; come un degenerato potrebbe insultare un Raffaello mettendolo in una stanza dedicata alla dissolutezza. La ragazza era alta e di corporatura raffinata, agile come una cacciatrice. Il suo vestito, aderente, era di una seta marrone dorato che si intonava, ma non poteva competere, con le spire che le legavano la fronte, scintillando e sibilando come serpenti. “

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