Laura Mvula – “Sing To The Moon” (RCA, 2013).

« I don’t know what the weather will be/ Whether we’ll see on tomorrow/ But if today is all I have to believe, I give to you/ Do what you want to» – Laura Mvula.

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A nominee for the 2013 BRITs Critics’ Choice Award and included in the coveted BBC Sound of 2013 longlist, this is Laura Mvula’s debut album. Described as “The voice of 2013” by the Evening Standard, the classically trained, singer-songwriter’s music fuses orchestral soul with velvety harmonies and emotional vocals giving nods to Nina Simone, George Gershwin and Björk amongst others. A graduate from the Birmingham Conservatoire with a degree in composition, Laura is a unique collison of her Caribbean background and formal music. Laura’s debut single “She”, produced by Steve Brown (Rumer) and mixed by Tom Elmhirst (Adele) is a track so lyrically poetic that it took on a life of it’s own. Laura started writing songs on her laptop while working as a supply teacher in a Birmingham secondary school. Clash magazine say, “Beautiful in voice and soul, lift your eyes skyward and watch this girl soar”.

Franz Ferdinand – “You Could Have It So Much Better” (Domino, 2005).

«Dicono che il dolore e le disgrazie dell’umanità addolciscano l’anima. Possono anche indurire lo spirito liberandolo da ogni speranza, ogni illusione» – Ludwig Lewisohn.

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Nel corso del 2018, sulle pagine de La Fanzine, abbiamo a lungo parlato del diavolo… ed ecco spuntargli le corna! Il gruppo indie-rock scozzese dei Franz Ferdinand si costituisce nel 2002 in quel di Glasgow e nel 2004 pubblica l’omonimo “Franz Ferdinand” che è subito un successone di critica e di pubblico, perché l’unico in grado di far rivivere i fasti del punk degli anni 70 ed interpreta la Storia (quella con la esse maiuscola) come redcross di sangue ed azione: l’arciduca di Asburgo Francesco Ferdinando è assassinato a Sarajevo nel 1914 e dà vita ad una serie di eventi che porteranno allo scoppio della I Guerra Mondiale; ok, si, facciamola breve ma nel 1922, a Mosca si costituisce “anche” l’USSR, unione delle repubbliche socialiste sovietiche, perciò… Perciò i Franz Ferdinand sono la nuova big thing. E se le chitarrine di Nick McCarthy dettano il tempo marziale del revival sonoro dei Franz Ferdinand, in giro (“ach ause”) nel corso degli ultimi due secoli, c’è solo la Propaganda (con la pi maiuscola) a dar voce ai reietti: movimento, azione… non si fa che di questo! “Get Up, Stand Up” cantava Bob Marley,… sembra che quasi tutti si siano un po’ ispirati a lui, no? E se sei brava e poi sai usare una cartellonistica tutta speciale che rivive nella musica dei compagni comunisti di Alex Kapranos,… il gioco è fatto: avete presente il video di “Take Me Out”? Bene. Ma non è tutto qui. Sebbene “You Could Have It So Much Better” sembri meno sontuoso del suo precedente milestone, meno aggressivo (a tratti anche meno abrasivo, con l’introduzione di strumenti a coda e un cantato non più cosi demoniaco) non bastano “Eleanor Put Your Boots On” e “Fade Together” a resettare le menti dei giovani o a sviluppare nuove tesi sulla percezione dell’etica morale. “You Could Have It So Much Better” è solo un po’ più lungo: è quello che meriti di avere, in fondo una lunga pressione rock che comincia con “The Fallen” attraversa “Evil and a Heathen” (consigliatissima) e trasuda brutalità con la massiccia dose di batteria che fa della conclusiva “Outsiders” capolavoro/scandalo dei sudatissimi festival estivi di mezzo mondo del 2006. Cos’altro resta? Resta tutto quello che non è stato detto, e che è ancora tanto: una dichiarazione dream-pop tra sesso e pop-art (“Do You Want To”) e la confessione di un killer (“Walk Away”) sul delitto perfetto. Incipit (perfetto) di “Tonight” (Sony Music, 2009): ma questa è tutta un’altra storia.

Soulwax – “Essential” (PIAS, 2018).

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Una cover insolita, un packaging semplice, pronto per il check-in: 12 tracce che non hanno un nome ma una matricola di imbarco, per 60 minuti di mixtape commissionato dalla BBC per la serie “Essential Mix”. Chi compra un album dei Soulwax sa già cosa aspettarsi e non ne rimarrà deluso. C’è un’ottima varietà di tracce, alcune più tranquille quasi ambient, altre delle vere bombe da club con sonorità potenti. Solita ironia del duo: dalla prima traccia si percepisce un’aria di sfida o di critica nei confronti della scena musicale odierna in cui i produtturi cercano di guadagnare sempre più senza il minimo sforzo; i Soulwax apparentemente fanno lo stesso basando un intero album su una parola, ma un po’ come facevano i Daft Punk agli esordi (canzoni basate interamente su pochissime parole, come “Around The World”) il gioco sta tutto nella loro perizia tecnica con gli strumenti suonati e registrati in studio. “L’essenziale”, parola e modo di declinazione della micro-tech house targata anni ’10, è quello che per noi è essenziale: nessuna patacca dinamitarda ma club-music che fa muovere i culi in discoteca con la stessa influenza con cui il guru muove le masse. Vive la Belgique!

Nils Frahm – “All Melody” (Erased Tapes, 2018).

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“All Melody” è il nuovo album del producer e compositore Nils Frahm che torna a un anno di distanza dall’EP “Solo-Remains” e a due da “Solo”, lavoro nato in occasione del piano day. Il nuovo disco – racconta la press release – è stato ideato nello studio che il producer si è costruito a Berlino: «Sin dal giorno in cui Nils mise piede nello studio di registrazione di un caro amico – si legge nel comunicato stampa – ebbe la visione di crearne uno tutto suo ed oggi è orgoglioso di presentare Saal 3, una sala all’interno dello storico edificio Funkhaus costruito nel 1950. Ed è qui che l’artista ha passato gli ultimi due anni, distruggendo e ricostruendo interamente l’intero spazio, dalle mura alla parte elettrica, fino, ovviamente, alla parte strumentale, dove ha persino realizzato un pipe organ. Mentre i suoi precedenti lavori erano dei concept album, da “Felt” (2011), registrato in una chiesa riverberante che gli ha permesso di captare il suono del suo respiro, a “Screws” (2012), suonato con sole 9 dita, il nuovo lavoro nasce dalla totale sensazione di libertà ed assenza di restrizioni che Nils si è imposto di avere nella scrittura, riproducendo così tutte le melodie».