Algiers – “The Underside Of Power” (Matador Records, 2017).

“Album of the year” per il The Guardian: concetto banale, ricorrente per le band rock’n’roll ma non è cosi. Concentrazione del potere e retro-futurismo anni ’60: il secondo lavoro degli Algiers (il London/Atlanta project di Franklin James Fisher e Lee Tesche) canta come una collezione di canti da lavoro; un vedo/non vedo di work-songs miste a proto-rock e trip-hop, uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie (…”da spettinare le bambole” persino dei Massive Attack!). Mormorii, silenzi, sogni, segni: le canzoni arrivano. Tutto il dolore nelle introduttive “Walk Like A Panther” (il pezzo migliore del disco!) e “Cry of The Martyrs”, black music e “M.me Rieux” nella passione dell’omonima titletrack. Quando si cambia subito registro musicale con la marcetta “Death March”, dici subito Simple Minds, Interpol, Bloc Party. No. Quattro, dico 4/quarti al top, per la new-wave anni 80 di questo vinile pubblicato in contemporanea negli Usa e Europa lo scorso 23 Giugno 2017. Fresco di stampa, con questo caldo… è caldo morbido political soul-synth-punk che agita tutti i fantasmi nell’ombra del produttore Adrian Utley dei Portishead. Memorabilia afrobeat e discojazz in conclusione. Basta? Must have.

Algiers – “The Underside Of Power” (Matador Records, 2017).ultima modifica: 2017-06-29T08:23:10+02:00da clfanzine

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