Wire – “Silver/Lead” (Pink Flag, 2017).

I Wire sono perennemente in bilico tra art-punk e rock alternativo. Non hanno mai smesso di farci rockeggiare (dal lontano 1976), seppur nascosti alle spalle di ben più blasonati “perenni gruppi emergenti” del Regno Unito (Elbow, Doves, The Frames… sono i primi a venirmi in mente). Nel 2013 con l’abbandono di Bruce Gilbert alla co-fondazione (per Matthew Simms) hanno assunto una dimensione più privata, direi intima e romantica che li ha portati a comporre brani passionali come la recente “Forever & a Day” (molto carina, sfasata alla Morrisey…) e in a “Short Eleveted Period” hanno tirato giù il cielo con capolavori irripetibili come “Change Become Us” (Pink Flag, 2013) e “Nocturnal Koreans” (Pink Flag, 2016) album art-pop dal design e dalle movenze proto-rock che ancora ci ricordiamo! In “Silver/Lead”, da marzo, siamo fuori dalla rudebox di allora: indie-eye, parole smascicate e un certo gusto per l’insofferenza giovanile degli anni ’90 (come nella bellissima accoppiata “Sonic Lens” e “This Time”) fanno del 40ennale della nascita dei Wire, un album fortemente autoreferenziale e dalla dialettica slowcore. Come sempre: luci basse e comfort zone.

Godspeed You! Black Emperor – “Luciferian Towers” (Constellation Rec., 2017).

L’album convoque l’approche philharmonique que les canadiens chérissent de manière obsessionnelle depuis plusieurs années. Devenus maîtres d’un espace temps qu’ils étirent volontairement à l’infini, ils installent l’inconfort tout en s’appuyant sur le chaos pour en faire jaillir une figure d’embrasement. Chaque chapitre du disque prend alors source dans des cris de guitares et des grincements de cordes qui, enfin réunis, se transportent mutuellement en audaces musicales saisissantes. En émergent des mélodies répétitives et introspectives, ouvertes sur des horizons sans frontières et qui, telles de longues complaintes inconsolables, s’imposent avec force et beauté dans des ajustements judicieux. Tous ces remous incessants finissent par submerger l’auditoire qui, fragilisé et frissonnant, se retrouve sans l’avoir vu venir, plongé sous hypnose dans les eaux troubles des compositions. – reviewée par Mowno.com*

*Su Mowno.com l’ascolto integrale dell’album

Fink – “Resurgam” (Ninja Tune, 2017).

Alla monotona “messa cantata” del musicista di Brighton ci sono tutti, proprio tutti gli strumenti più gravi: bassi e batterie, groove e folk-meaning vario. E’ lapalissiano come un “saggio” della tecnologia (e della musica più di tendenza dei 90/00) come Flood/Mark Ellis (già U2/Depeche Mode/ Nick Cave and the Bad Seeds) abbia messo a piene mani la reperibilità e la disponibilità a produrre un disco che è memory, history, past, present and future. A dire il vero, da Fink ci si aspetta sempre qualcosa di particolare: la pubblicazione di ogni suo nuovo album (dal nuovo mondo, quello della sperimentazione!) è un piccolo evento: il sesto “Resurgam” è pensiero, mind, riflessione, “supplemento dell’anima”. In un album che non osa particolarmente è difficile dire se abbia risposto a tutte le attese; comunque gli episodi più risciti sono quelli di “Word To The Wise”, “This Isn’t A Mistake” e “Covering Your Tracks”.