Laura Veirs – “The Lookout” (Raven Marching Band, 2018).

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A prolific songwriter for over 20 years now, Laura Veirs proves the depth of her musical skill on her tenth solo album, The Lookout. Here is a batch of inimitable, churning, exquisite folk-pop songs; a conceptual album about the fragility of precious things. Produced by Grammy-nominated Tucker Martine, Veirs’ longtime collaborator, The Lookout is a soundtrack for turbulent times, full of allusions to protectors: the camper stoking a watch fire, a mother tending her children, a sailor in a crows nest and a lightning rod channeling energy. The Lookout draws on the talents of a time-tested crew of musicians: Karl Blau, Steve Moore, Eli Moore, Eyvind Kang and Martine. Says Veirs, “These guys are a good hang, ego-free and wonderful players who just want to serve the songs.” Sufjan Stevens and Jim James provide guest vocals. For Martine, who fell, almost two decades ago, for Veirs’ unique sound after listening to a tape cassette she’d sent him in the mail, this album reflects a bar that keeps getting raised. Both familiar and strange, The Lookout gets better with repeated listens, warming to the skin like a cherished saddlebag, critical for the journey ahead.

Converge – “When Forever Comes Crashing” (Equal Vision Records, 1998).

«La terra è in delirio. Strade come vene, treni nelle arterie, è una trama, il nero nei polmoni è di un cielo che si dilania e tossisce, la terra mangia merda ed il fegato impazzisce» – Mezzosangue.

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Metalcore come la pece, i demoni del metalcore infuriano con un growl distruttivo e lancinante. E dalle viscere della terra, sotto i colpi del carbon fossile urlante, si rigenerano nuovi mostri. Nelle mani un paio di chitarre e nella testa un paio di cesoie affilate per recidere ogni “schema della vita”.

Cheer-Accident – “Putting Off Death” (Cuneiform Records, 2017).

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Disco vietato ai minori: non capirebbero. Un giorno il vecchio saggio mi disse: testardo è l’uomo che sotto il sole segue il somaro. A rimanerci, soltanto un bambino a guardarlo fermo dentro un recinto; da qui, viene il detto: “attacca il somaro dove vuole il padrone!”.  La quintessenza dell’art-pop di Chicago suona in maniera eversiva un album di 38 minuti di strazio e tormento interiore. Può la musica al pianoforte essere più rock di qualsiasi cosa comunemente chiamata rock? Io dico che può, forse anche il vecchio saggio lo direbbe! A tutto questo si aggiungono l’esoterismo nero della morte e una forte dose di analisi nichilista post-moderna. Lo stile da musica da camera, c’è tutto: anche gli strumenti ci sono. Moog, noise, tastiere, chitarre elettriche, trombe, flauti, violini, french horn, sasso e tuba (come un tempo si diceva nelle migliori delle tradizioni “orchestra”). Teria Galerors e Sacha Mullin, quelle voci in più che evocano un misterioso aldilà.

https://www.youtube.com/watch?v=ZYCYnHN4BxA