Tom Petty – “Wildflowers” (Warner Music, 1994).

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Tom Petty (1950-2017) lascia un grande vuoto dietro di sé: il racconto spassionato di una vita sempre tirata al massimo, giacca corta e frange come la tradizione folk/country vuole da sempre, con canzoni calde, intense, appassionate e allo stesso tempo senza pretese, come quelle di questo piccolo grande capolavoro testamentario prodotto da Rick Rubin e Mike Campbell. Canzoni in fiore, fiori selvatici e succulenti; un raccolto campestre dettato dal grande amore del compositore anni 80-90 per “la vita giovane” degli Heartbreakers e dei Mudcrutch, di cui è stato il fondatore e il libero pensatore. L’arpeggiare alla chitarra è un mestiere facile per il cantautore statunitense che in questo album si fa accompagnare dalla Yard Dog Orchestra Ensamble per le parti “più complicate” al pianoforte e agli archi. “You don’t know how it feels“, “You wreck me“, “Honey Bee“, “Cabin down below” (in posizione strategica) sono i pezzi più rock’n’roll dell’album; “To find a friend“, “House in the woods” i pezzi in stile Simon & Garfunkel e forse, quelli meno riusciti: basta conoscere un po’ di inglese elementare, avere arguzia per l’ascolto complessivo (di un album che forse non merita una semplice recensione) per esplorare i territori della lontana frontiera west americana. “Wake Up Time” amici!, è tempo di risveglio finale: gli anni 90 sono anni di tribolazione, di grunge culture e vesti sdrucite: i versi declamati da Tom Petty nel brano conclusivo di questi 62 minuti di vision e “division”, ammoniscono dalla trance di sogni quotidiani che si sono fatti, ormai, abitudine. Ed è subito poesia.

Tom Petty – “Wildflowers” (Warner Music, 1994).ultima modifica: 2018-12-29T09:11:02+01:00da clfanzine

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