Gomez – “Bring It On” (Virgin Records, 1998).

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Se dici Anni 90 dici sicuro Gran Bretagna e brit-pop: sono gli anni di maturazione, di crescita, di paura; gli anni delle lamentele (vere o presunte) dei fratelli Gallagher, della scena fervente di Manchester che diventa per l’occasione “Madchester”, la pazza albione! E ancora, le menate di Damon Albarn e dei Blur di Graham Coxon, ma anche la resa resofonica del dobro degli Elbow, dei Doves e dei Pulp… la camminata che-fa-tanto-figo di Richard Ashcroft lungo Hoxton Street (a Nord di Londra) e la tradizione lasciata dagli Stone Roses di Ian Brown nelle scheggie impazzite di musica stereofonico-altisonante di Paul Weller e Johnny Marr. La musica sembra aver raggiunto un grado di saturazione anthem-stadium facilmente prevedibile, e gente come Ben Ottewell, Tom Gray e Ian Ball inventa un nuovo brit-pop alternativo che nel 1998 si aggiudica il Mercury Prize per il miglior album sperimentale. Nasce cosi il mito dei Gomez che, uno sguardo al jazz e al trasporto musicale d’Oltre-Oceano, mette giù 54 minuti di psichedelia pura (e strappi) nel disco sapientemente illustrato da Reggie Pedro. Quello creato dai Gomez è un equilibrio brillante tra gioventù bruciata e semplicità che commuove e fa sorridere anche a distanza di anni. Soprattutto quando parte il fruscio vinilico che anticipa le note funky di “78 Stone Wobble” (“I was always told that you had to have the balls to break down; Now I’m older, I’m not too sure”) che sfumano in quelle gentili di “Tijuana Lady” (“I’m gonna find my way back to San Diego / Baby, where’d you hide?”) prima che si alzi il vento di “Here Comes the Breeze” (“Come on blow me up”). Questo disco è per voi,… ma non toglietemi il piacere di ascoltare (da solo!) gli oltre 8 minuti di “Rie’s Wagon”: un comeback sporco di tutto quel brit-pop (di cui sopra) che abbiamo tanto criticato.

Gomez – “Bring It On” (Virgin Records, 1998).ultima modifica: 2018-12-30T09:27:09+01:00da clfanzine

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