
“Andare” e “Amor Puro”: si apre con un parlato in italiano il viaggio nelle viscere più profonde del disco del compositore texano Alejandro Escovedo composto da 17 tracce e prodotto da Brian Deck (famoso per Modest Mouse, Gomez, Iron & Wine): un albero genealogico di musica immarcescibile, romanticismo e tragicità… che ha le proprie radici nella riflessività tipica degli italiani. Da una parte il segreto mutismo di “Silver City” e “Something Blue”; dall’altra il rock tex-mex in “Rio Navidad”, “la voce scarnificata in “Waiting For Me” di Peter Perrett (The Only Ones) e la ballatona che si fa epopea nella conclusiva titletrack “The Crossing”. Se il folk dovesse sembrarvi troppa roba, e la strada difficile da prendere, 50enni o figli di immigrati giù di lì, sappiate che la parola è fatta di improvvisi arresti, riverberi… e poi ripartenze. E che questo è uno dei dischi più maturi dell’anno che ci ha appena lasciato.













