Marcus Miller – “Laid Black” (Blue Note, 2018).

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Marcus Miller, il nero del basso, anni 55, una vita spesa per il jazz di Brooklyn – New York (Stati Uniti). Altre curve, altre note: 9 brani suonati con gli amici di sempre, un assolo di trombone e poi un’altro, per un funk che si rinnova, album dopo album (da solista e da stakanovista). Senza eccedere (particolarmente) nei virtuosismi fini a se stessi, anche in questo disco dimostra di essere un musicista completo e, forse, rispetto a qualche album pubblicato tempo addietro, ha ritrovato una migliore vena compositiva. Un piglio rap (quasi un raptus), un up-tempo che si fa musica mainstream ma anche cimelio dello slap che rende un artista del contemporaneo una autentica superstar dal leggendario repertorio. Il suo disco del 2018 è candidato ai prossimi Grammy Awards 2019 (del 10 febbraio), per la categoria “Miglior Album Pop Strumentale”.

 

Simone Felice – “Strangers” (Dual Tone, 2014).

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Simone Felice (42 anni), il bianco di Palenville (New York), espressione massima della fusion pop-folk di un genere ormai praticamente in disuso nell’America dei songwriters che contano (Bob Dylan, Nick Woody Guthrie). 10 brani per un ascolto intenso e melodioso di una musica ieratica e devozionale – straniero e mito nascosto tra le curve affascinanti di una donna disegnata, qui, con carboncino – a metà strada tra  l’Elton John di “Don’t Shoot Me I’m Only A Piano Player” e il Bill Fay di “Life Is People” (ma anche il Don McLean di “American Pie”). Ballads le sue, sempre più ballabili, lunghe digressioni ambient (come “Running Through My Head”), sempre più fluide e avvolgenti… sono gli episodi più felici, di un Felice (Simone) non solo di nome ma anche di fatto!

Jessie Ware – “Glasshouse” (Island Records, 2017).

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Si potrebbero dire tante cose belle a proposito di questa III prova solista dell’artista nu soul e r’n’b di origine britannica: che assomiglia molto a Sade, ma anche ad Adele e che quando prendi tra le mani un suo album non sai bene se immedesimarti nello struggimento iniziale femminile di “Midnight” (tipico di Florence+The Machine) o ballare al ritmo dance di “Domino” (in perfetto stile Rihanna). Ancora: una tracklist semplice ed efficace dalla durata limitata ma essenziale di 46 min., e una booklet rosa da collezione, con poesie di Edward Thomas (1878-1917) a corredo delle lyrics ufficiali, fanno di questo oggetto fisico un memorabilia con i controfiocchi. Abbiamo parlato di Edward Thomas – poeta decadente e della guerra dei primi anni 1o del Novecento – e la domanda è da sempre rimasta la stessa: meglio da soli o male accompagnati? Su un’isola o in mezzo agli altri, è l’immaginazione quel che conta. E Jessie Ware ce la mette davvero tutta!