John Maus – “Screen Memories” (Ribbon Music, 2017).

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Attenti a quelle forme psicologiche di “ricordo schermo” che vi fan sembrare l’irrealtà, qualcosa di davvero raggiungibile. Così non è: è un moto balistico straordinario tra le rocce emerse della Terra, qualcosa di granitico e inscalfibile, nonostante la caparbietà teutonica del vostro tentativo. Cosi appare il quarto album solista dell’artista del Minnesota che tanto ci ricorda il protagonista di un romanzo a fumetti di Art Spiegelman, sfortunatamente ambientato durante le tragedie della Seconda Guerra Mondiale: spavaldo, intrepido come l’incoscienza giovanile, mestierante e sperimentale come il manierismo tipico della dance elettronica di fine anni 70-80 europea: rimandiamo alla mente ai fasti d’oro di Kraftwerk, alla psicopatia di Devo e ai fantasmi gobbi di The Cure e Bauhaus, mentre John Maus si diverte a costruire database, tastiere e synth dream-pop insieme a quell’altro visionario della musica punk-modulare che risponde al nome di Ariel Pink. Un disco forte, danzereccio e ricco di tormentoni tosti come solo la pietra sà essere.

Mercury Rev – “The Light In You” (Bella Union, 2015).

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Mercury Rev’s ninth studio effort, “The Light In You” is filled with wondrous and voluminous kaleidoscopic detail, but also intimate moments of calm, and altogether stands up to the very best that this notable band of maverick explorers has ever created. It’s ecstatic highs and shivery comedowns also reflect a particularly turbulent era in the lives of Grasshopper and fellow co-founder Jonathan Donahue, of calamities both personal and physical, but also rebirths and real births. The light is reflected both by the album’s brilliantine colors and imagery drawn largely from the elements and the seasons, creating a world as only Mercury Rev know how from the opening slow-build cascade of “The Queen Of Swans”, through the epic lonely beauty of “Central Park East” and the album’s half-way peak between “Emotional Freefall” and “Are You Ready” before the closing sequence, with the exhilarating pop beacons of “Sunflower” and “Rainy Day Record” sandwiching the more tranquil “Moth Light.”

Blake Mills – “Look” (Caroline Records, 2018).

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Un eponymous in 5 atti per uno dei chitarristi più estrosi e creativi in circolazione alla continua ricerca della bellezza, espressa in musica. Per il 32enne compositore dei Band of Horses (di Santa Monica), una prova superlativa di field recordings e sperimentazioni vintage alla Vangelis: un documento o un preludio a qualcosa di ancora non ben definito, ma carico di febbrile curiosità.