Balthazar – “Fever” (PIAS, 2019).

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Le phénomène rock venu de Belgique revient avec l’album le plus abouti de sa carrière. Les belges de Balthazar reviennent trois ans après “Thin Walls” avec “Fever”. Balthazar explore de nouveaux territoires avec ce quatrième album, les deux compositeurs Maarten Devoldere et Jinte Deprez s’abandonnent à une écriture enjouée et honnête et démontrent une nouvelle fois leur talent. Ils s’adonnent à une vision moins sérieuse pour redonner un souffle à leur son, moins mélancolique tout en gardant ce qui a fait le succès de leur précédent projet.

Vasco Rossi – “Nessun Pericolo… Per Te” (EMI, 1996).

«Credi che….. ci si arrivi mai… basta solo tendere… più che si può…. l’arco che hai non importa…. fare sempre centro basta solo…. fare del tuo meglio…è abbastanza sai!» – Vasco Rossi.

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Gli anni ’90 sono anni difficili, anni materici, anni di paura: sono gli anni degli “Gli Spari Sopra” rock micidiale della EMI, 1993 a cui nessuno mai avrebbe fatto seguito un altro album, nero e incazzato come l’undicesimo “Nessun Pericolo… Per Te”, pietra miliare del rocker di Zocca in quanto a proclami e indipendenza dalla indifferenza generale. E se è vero (come è vero!) che la vita un senso non ce l’ha, è anche vero che il Willhelm Meinster di apprendistato al lavoro della rockstar si apre con due brani quasi sussurrati e confidenziali come “Un Gran Bel Film” e la intensa preghiera di padre-in figlio di “Benvenuto” che richiamano al salutismo, al perbenismo e al politicamente scorretto del volemose-tutti-bene! Si cresce, si matura, si sbaglia e si fa esperienza: ma la violenza hard-boiled del singolo di apertura di “Mi Si Escludeva” resta lì a scorrere tranquillamente nelle vene, cosi come la testimonianza tutta sex-drug & rock’n’roll della self titletrack! L’album non è commerciale, non è rassicurante e non è neanche delicato. E’ un album nero come la sua copertina, duro, spietato, maledetto e indiavolato. Vuole solo essere vero, libero e sincero. E ci riesce dal primo all’ultimo secondo. Questo è il disco de “Gli Angeli”… ma anche di “Sally” e di una forte libido chiamata beat anni ’90 (che si rifà al trip-hop quanto alla forte hype di basso-e-chitarra dei principali masterpiece rock dell’epoca grunge). E’ il cd di “Io Perderò”: brano eroico, appassionato, innamorato. 47 minuti di grandissima musica, prodotta da: Floriano Fini, Guido Elmi e Celso Valli.

Yann Tiersen – “ALL” (Mute Records, 2019).

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Un nouveau voyage conté par le maitre pianiste Yann Tiersen. Après le succès d'”Eusa” (+35k albums fusionnés), Yann Tiersen revient avec “All”, premier album à être enregistré dans son nouveau studio et salle de concert Eskal de l’île de Ouessant. L’album est mixé et co-produit par Gareth Jones (Depeche Mode, Earsure, Interpol). Dans la lignée d'”Eusa” il continue d’explorer les thèmes de l’environnement et de la connexion avec la nature. Loin des rues de Montmartre on retrouve sur cet album des sons captés partout dans le monde entre la Redwood Forest de Californie ou l’ancien aéroport de Tempelhof à Berlin.

TOY – “Happy In The Hollow” (Tough Love Records, 2019).

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Era il 2012 e usciva il loro self-album di debutto, “Toy” e si parlava del giocattolo come dei nuovi The Horrors: una miscela di psych-rock e synth-wave sognanti… o poco più. Il quintetto londinese, dopo escursioni più o meno riuscite nel campo dell’indie-gaze, sfornano uno dei dischi più interessanti di questo 2019: un concentrato di krautrock teutonico stile anni ’70 (à la Can e Neu) che si mescola sapientemente ad una vena meno marziale ma più pop, più romantica in perfetto periodo di pazzia consapevole… come quella di Syd Barrett nei Pink Floyd o Nick Drake (cantautore “da solo”) de la “pink moon”. “The Willo” e “Mechanism” da una parte, “Sequence One” dall’altra (con quel breakbeat alla batteria che ricorda tanto la Berlino di “Achtung Baby” degli U2 dei ’90) vi invita a dare sfogo agli istinti rock più nascosti: l’hype di questi fine anni ’10 è tutto concentrato nel dar voce all’atmosfera mutevole di un pensiero.