Vampire Weekend – “Father of the Bride” (Sony Music, 2019).

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Diverso, simpaticissimo e semplicemente nuovo. Ariafresca. Il disco che i Vampire Weekend realizzano in questo 2019 intorno alla più grande bugia dell’universo, quella del matrimonio più intrigante del secolo e delle testimonianze del padre della sposa. Se è vero come è vero che nasciamo col gene del suicidio e che a innestarlo (in alcuni) ci pensano soltanto gli altri, è anche vero che noi (maschietti) siamo un po’ narcisisti (per questo “Sympathy” vista allo specchio della cumbia-folk che più o meno in maniera rutilante caratterizza i cromosomi hard di buona parte di queste 18 tracce) e ci perdiamo in un bicchier d’acqua facilmente, piuttosto che arrivare a quel benedetto traguardo, con il vento in poppa e con la polvere nelle scarpe (scene da far-west che ritroviamo in buona parte del disco e specialmente in “Mamed in a Gold Rush”). It’s a matter of boy, ci ricordano in “2021”, ahi-ahi-ahia. La” synth-pop di “Contra” (XL Recordings, 2010) ormai è passato… il futuro si chiama “Father of the Bride”, un disco solare, samplicio, suonato californiano e stralunato. In un’epoca di canzoni-meme, Ezra Koenig dimostra d’essere un melodista pieno di fantasia e talenti; e lo sono anche le dolci e fragili voci di Danielle Haim e Steve Lacy, con il loro apporto backinward femminile al matrimonio del secolo.