Between The Buried and Me – “Automata II” (Sumerian Records, 2018).

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Quanto può, ancora oggi, meravigliare e far discutere il metallo nella storia del rock? Può la musica progressive, unita al grime innovarsi nei giorni nostri senza “far gridare” (per forza) allo scandalo? Non so, ma il gruppo statunitense di Greensboro, nella Carolina del Nord, unisce swing e jazz anni 40-50 alla sequenza più morbida, delicata e easy-listening di Steve Wilson e Porcupine Tree e ci regala estro a non finire, voci occulte e 30 minuti suddivisi in 4 parti di autenticità assoluta e frenesia metalcore. Brillano di splendore proprio le centralissime “Glide” e “Voice of Trespass”. Non un disco di condanna, solo un grande e piacevole disco di presa di coscienza.

Bon Iver – “I_I” (Jagjaguwar, 2019).

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Vinyl LP pressing. 2019 release, Bon Iver’s most expansive, joyful and generous album to date. If For Emma, Forever Ago was the crisp, heart-strung isolation of a northern Winter; Bon Iver the rise and whirr of burgeoning Spring; and 22, A Million, a blistering, “crazy energy” Summer record, i, i completes the cycle: a fall record; Autumn-colored, ruminative, steeped. The autumn of Bon Iver is a celebration of self-acceptance and gratitude, bolstered by community and delivering the bounty of an infinite American music. The sales and accolades are well-known – multiple Gold albums, multiple Grammys, chart-topping collaborations and festival headlines. But even more significantly, with each release Bon Iver quietly shifts the state of modern music. From the boundaries of folk, to the rules of autotune, to production work for others, Bon Iver’s fingerprint finds it’s way across the mainstream every time. Vernon has always been a master collaborator, and on i, i that desire becomes maximal, with guests ranging from Moses Sumney and Bruce Hornsby to Wye Oak’s Jenn Wasner and the Brooklyn Youth Chorus. Here, the music – and band, and themes, and creative space – are bigger than ever.

Quattro Quarti/ Live Session

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Carla Dal Forno – “Look Up Sharp” (Kallista Records, 2019).

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«I sogni e l’inerzia delle piccole città trattati nel primo disco si sono dissolti nella caotica vita di una città dall’identità mutevole – leggiamo nella nota – Il disco racconta la storia di una vita in evoluzione, desiderosa di intimità, alle prese con la propria inadeguatezza, che abbraccia il non familiare per trovar rifugio in vicoli bui e giardini segreti». L’album è anticipato dal singolo “So Much Better” e da “Took a Long Time” (anche videoclip), brano quest’ultimo che la vede tornare su quel misto di pop, folk, dream e post-punk per il quale è nota. «Parla della difficoltà di incontrare qualcuno che ti piace – spiega lei nella nota – ma di non essere in grado di chiedere se il sentimento è corrisposto».

FKA Twigs – “Magdalene” (Young Turks, 2019).

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Alla chiusura di un decennio vissuto da assoluta protagonista, Tahliah Barnett conferma la caratura e l’autorevolezza di un’arte sempre più viva, bruciante, la cui intensità esce soltanto rafforzata dalle tante (troppe!) traversie vissute in questo quadriennio. Un vero alieno, caduto sulla Terra da chissà dove, ma pronto a condividere la forza della sua testimonianza. Future dietro la consolle, e una voglia (tanta!) di reinventarsi di volta in volta, fanno di “Magdalene” un capolavoro assoluto di questo 2019 che ormai volge al termine, piano piano.