Vegas Jones – “La Bella Musica” (Sony Music, 2019).

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Un corpo nudo e crudo, e lungo la giugulare sinistra svetta solenne in uniposca, l’ego di Vegas Jones con l’album “La Bella Musica”, “debutto” trap italiano segnato dalla produzione di Boston George e Joe Vain (dopo le 13 traccie in mixtape di “Bellaria” del 2018) del giovane Matteo Privitera di Garbagnatese Milanese che ci tiene a specificare, sulla quarta di copertina: “28633 caratteri, per 5568 parole e più di 1085 versi” sono la grande fortuna per i bro del suo flow. Un fulgere e rifulgere continuo, il suo, della magia della periferia, degli amori romantici e della passione per la black music che ne fa (in samples, quanto in vocals) un nuovo Jay-z a cavallo tra la boombastica portoricana di Luis Fonsi e il concetto di mood elettronico alla francese di Kavinski (nella geniale “Supercar”). La realtà non astrae mai dai contenuti del quotidiano: l’antropocene maschio vs. la sfiga chiamata “donna”, la droga, i personali tunnel della dipendenza, l’annullamento, la solitudine e poi la rinascita (in musica e parole), il personale risorgimento, le belle giornate e la fede nel futuro. In “Presidenziale” uno sguardo tutto sincero al predominio della razza e al rirmacopie ironico con i fans, targato fortunatamente featuring by Fabri Fibra. “La Bella Musica” è semplicemente, la musica di cui ti accorgi ogni giorno e che ringrazi perchè ti fa capire di essere nato.

Backyard Babies – “Silver and Gold” (Victor Entertainment, 2019).

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Sono passati quasi quattro anni da “Four By Four”, ultima uscita discografica targata Backyard Babies che ne aveva sancito il come back dopo un prolungato periodo di pausa servito loro per ricaricare le energie e dedicarsi a dei progetti solisti. Ora li ritroviamo con un nuovo album di zecca, l’ottavo della loro lunga carriera che celebra il trentennale della nascita della formazione svedese e lo fa con dieci composizioni coinvolgenti e anthemiche al punto giusto infarcite di sleaze ed energia. Forse rispetto al passato i brani sono meno ruvidi e grezzi e si lascia più spazio alle melodie e all’immediatezza, ma le composizioni risultano coinvolgenti e ficcanti dall’inizio alla fine e ci si ritrova a cantare i ritornelli dopo pochi ascolti. Il groove di “Good Morning Midnight” è letale come il morso di un serpente ed entra subito in circolo, mentre con “Simple Being Sold” si ha voglia di premere il piede sull’acceleratore e lasciarsi trasportare dall’immediatezza del brano. “Shovin’ Rocks” è stato scelto come primo singolo e non stentiamo a capirne il motivo in quanto la canzone è di facile presa, catchy e orecchiabile al punto giusto, sicuramente ha tutto il potenziale di diventare il loro nuovo tormentone a cui segue la più ruffiana e viziosa “Ragged Flag”. Con “Yes To All No” si rallenta un po’ il ritmo prima di lasciarci travolgere sia dall’anthemica “Bad Seeds”, composizione cadenzata e sbarazzina, sia da “44 Undead” che vede il chitarrista Dregen anche dietro al microfono, entrambi i pezzi sono di chiara matrice old school che ci riportano ai fasti del passato della band e sono anche quelli che convincono di più. La title track ha un approccio rock’n’roll più viscerale, ma non per questo priva di spunti orecchiabili e melodici seguita dalla trascinante “A Day Late In My Dollar Shorts” che profuma dell’ultima produzione di Monroe e che in sede live sicuramente farà la sua bella figura. A chiudere questo “Silver & Gold” ci pensa l’intensa ballad al piano “Laugh Now Cry Later” che ci riconsegna una band in ottima forma e che a dispetto del passare del tempo sa ancora creare canzoni rock’n’roll che riescono a mantenere intatto il loro fascino, oggi come trenta anni fa.

 

Paul McCartney – “Egypt Station” (Capitol Records, 2018).

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Deluxe double 180gm vinyl LP pressing housed in tri-gatefold jacket. 2018 release from the rock icon. Paul McCartney invites you on a musical journey to Egypt Station. Sharing a title with one of Paul’s own paintings, Egypt Station is the first full album of all-new McCartney music since 2013’s international chart-topping album New. Egypt Station was recorded between Los Angeles, London and Sussex, and produced (with the exception of one Ryan Tedder track) by Greg Kurstin (Adele, Beck, Foo Fighters). Of the album’s enigmatic title, Paul says, “I liked the words ‘Egypt Station.’ It reminded me of the ‘album’ albums we used to make.., Egypt Station starts off at the station on the first song and then each song is like a different station. So, it gave us some idea to base all the songs around that. I think of it as a dream location that the music emanates from.” True to the inspiration behind it’s title, Egypt Station’s songs combine to convey a unique travelogue vibe. Between the opening and closing instrumentals “Station I” and “Station II,” each song finds Paul capturing a place or moment before transporting the listener seamlessly to the next destination. Stops along the way include an acoustic meditation on present day contentedness (“Happy With You”), a timeless anthem that would fit on virtually any album of any McCartney era (“People Want Peace”), and an epic multi-movement closer clocking in at seven minutes with a song suite structure harkening back to the days of Paul’s previous combos (“Despite Repeated Warnings”). The result is a kaleidoscopic journey through myriad musical locales and eras, yet firmly rooted in the here and now-with Paul’s singular unmistakable melodic and lyrical sensibility serving as a guide. The deluxe LP is 180 gram, tri-gatefold packaging (which is the extra panels that contain more of the artwork for which the album is named).

 

Alberto Urso – “Il Sole ad Est” (Universal, 2019).

«Ed è solo con te/ Che mi perdo nei ritagli di felicità/ Ed è solo con te/ Che riuscirei a cambiare il mondo» – Alberto Urso.

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Stella, astro nascente della scena tenorile, il giovane vincitore della 18esima edizione di Amici di Maria de Filippi, Alberto Urso racconta l’amore in tutte le sue sfaccettature più emozionanti e polistrumentali. Prodotto dalla Polydor Music di Celso Valli, e interpretando brani di Kekko Silvestre e Briga, Alberto Urso raggiunge più di 300.000 copie vendute in pochi mesi dal debutto di “Solo”, con brani verità come “Non sono più lo stesso” e “Se fossi aria”, in cui reinventa il pop più classico della tradizione operistica nella musica leggera italiana (che negli anni avevamo ormai perso). Appena 27 minuti di ascolto,  un viaggio a ritroso nei ricordi e alla conquista della giusta “bussola”: come il sole, amore-anima-allegria sono le 3 “a” con cui colori come giallo (giorno) e nero (notte) si interscambiano e si congiungono teneramente e interamente nell’eterna lotta quotidiana tra bene e male. Il suo 2019, di certo, un anno al volgere, ricco di emozioni intense. Poco, ma sicuro.

Mark Ronson – “Late Night Feelings” (Sony Music, 2019).

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Il quinto album prodotto dal giovane con le bretelle, il britannico Mark Ronson, dà fiato ad una minimal tech house tutta incentrata al femminile: 13 tracce tra il sognante e il lisergico, il pop e l’hip-hop, con una stellare comparsata di voci femminili (come quelle di Lykke Li, Camilla Cabello, Miley Cyrus) che al centro della pista, danno fiato ai sospiri più intimi e delicati dell’animo umano, e a tutto quello che “piove intorno” quando un cuore è spezzato. Non ci sono, credo, ricette precise per essere degli abili letterati, se non quelle dell’osservazione costante della realtà: luci basse, pali alti della luce, silenzio e strade illuminate solo dalla nebbia, sono il dipinto straordinario di una giornata ancora “da venire”, tra il dormiveglia di una notte che lascia spazio ad un alba ancora, molto uggiosa e… sognante. Midnight feelings e Late Nite Tales per un pubblico di soli adulti.