Ghali – “DNA” (Warner Music, 2020).

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Ghali è il più sincero specchio della società odierna. Nel suo ultimo lavoro, continua il percorso di rivoluzione sonora già intrapreso nell’album precedente, “DNA” si distanzia dal sound che ne aveva connotato gli esordi trap senza mai dimenticarsi delle origini “geografiche”, a partire dai featuring: l’algerino Soolking e l’mc nigeriano Mr. Eazi. Ghali non è il più famoso esponente delle seconde generazioni in Italia quanto il più importante portavoce di un intero continente nello Stivale. Ghali canta dell’”apartheid” senza urlare allo scandalo, evitando attacchi diretti al politico di turno, rimanendo in quella bolla catchy e politically correct che lo immola ad icona pop. Che tu provenga dall’Egitto o dal Sudan, se cresci a Milano, giocherai a Pokemon e berrai estathé come tutti gli altri ragazzini. Urban è la descrizione giusta per descrivere l’impostazione sonora dell’album, della trap rimangono poche reticenze, se non la sporadica presenza dell’autotune, “DNA”, uscito -non a caso- in piena fashion week, si sviluppa tra hit radiofoniche (“Good Times”), tracce romantiche (“22:22”), pezzi da club (“Extasy” e “Boogieman”), featuring ad effetto (“Marymango” con tha Supreme) e ballate rap dal sound 90’ (“Scooby”) elaborando una nuova forma di cantautorato ballerino a metà strada tra Stromae e Pharrell Williams. Combattendo una battaglia importante a colpi di swag; una boccata d’ossigeno per la scena italiana, Ghali è l’unica vera nostra pop star internazionale.