The Cure -“Pornography” (Epic Records, 1982).

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Per molti, il capolavoro dei The Cure. Sicuramente un disco da cui non si ritorna. La fine, necessaria, di un ciclo, come ha dimostrato la carriera della band “sopravvissuta” a quel album ma soltanto a costo di cambiare direzione in maniera repentina e disorientante. Auguri a Robert Smith, il leader dei The Cure, che ieri ha compiuto 61 anni.

Dua Lipa – “Future Nostalgia” (Warner Music, 2020).

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Dua Lipa riscrive le regole della dance pop con “Future Nostalgia”: è esattamente quello che il titolo promette, uno sguardo al passato, con un occhio al futuro, e viceversa. Effetto wow sulle canzoni (tiratissime in sala da ballo!), l’albanese di successo che punta alla superclassifica dei dischi, si traveste da eroina per salvarci dallo stravante spopolare della hypernaturalezza pop umana. Si,… ma si dice anche che: Donne e motori, gioie e dolori. E così mentre alcuni brani brillano di luce propria (sembra sentire la chitarra funky di Nile Rodgers e delle Chic in alcuni pezzi come “Cool”, “Levitating”, “Hallucinate” e nella più intensa “Break My Heart”), un’incidente fortuito lungo la via della luna (specchietto di ordinanza e trucco impeccabile) fanno letteralmente crashare “Pretty Please” e “Boys Will Be Boys”.  One-hit-single le due mirabolanti “Don’t Start Me Now” e “Physical”, questo è il disco giusto per quelli che vogliono fare almeno un giro su una cabriolet di successo.

Fiona Apple – “Fetch The Bolt Cutters” (Epic Records, 2020).

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Il suono è costruito con pochi colori primari ben scelti: un pianoforte che picchia e che ti sembra di stare lì, attaccato a martelletti e corde; un basso che senti vibrare; una bella serie di suoni percussivi imprevedibili, vividi e metallici, ottenuti a volte picchiando su oggetti d’uso quotidiano (bisognerà studiarsela bene questa Amy Aileen Wood); un piccolo armamentario di altri strumenti scelti per le qualità timbriche. Si sente persino l’influenza di certe orchestre di percussioni haitiane e del gospel americano. L’album è stato mixato con Tchad Blake, un produttore specializzato nel trasmettere a chi ascolta la sensazione della presenza fisica, quasi tattile degli strumenti. Il risultato è un sound primitivo e avventuroso, pieno di gesti musicali di cui l’avanzamento della tecnologia digitale ci ha in parte privati.