Dan Deacon – “Mystic Familiar” (Domino, 2020).

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Se il frastuono nell’acufene non mi confonde, questo è un disco emozionale, fitto di trame e trascendentale: insomma, un disco che chiede soltanto di farsi ascoltare. Naturalista q.b., il compositore statunitense, ha una spiccata ansia comunicativa che non si fa tradire dall’Artwork di copertina ma si traduce in smania di musica contemplativa, esplosiva e divertente. Improvvisazioni che stanno a metà strada tra una piano session dei Badbadnotgood, e la disco-trance anni 70 di Giorgio Moroder – piccoli camei di vita raccontati manco fosse Disneyland alla caccia di un luogo intimo e familiare – questo e molto di più nella musica “d’eccezione” di Baltimora. Vagamente ipnagogico (prima) e catatonico (poi) è questo un piccolo mondo antico trasformato in saga fantasy degli anni 2000.

Danko Jones – “Live at Wacken” (UDR, 2016).

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Canadian rocker, Danko Jones, is set to release “Live At Wacken”, which captures the band playing at the infamous Wacken Open Air Festival in 2015. “Live At Wacken” will be available on CD & DVD, Blu-Ray & CD, 2LP & download card, 2LP Special Edition incl. download card & hand signed 7” photo card, and Digital audio / digital video on January 29, 2016.

Tosca – “Morabeza” (Leave Music, 2019).

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Questo album completa il lungo viaggio che l’artista ha intrapreso più di due anni fa: al termine del tour mondiale, in occasione del quale ha ideato anche il documentario “Il Suono della Voce”, Tosca ha scelto di raccogliere le esperienze musicali più significative avute con alcuni degli artisti che ha incontrato nel suo cammino, attraverso la creazione di un disco intimo, contaminato e molto contemporaneo. Al suo interno brani della tradizione e rivisitazioni in chiave attuale di grandi classici della musica da tutto il mondo, permettono a Tosca di giocare con la sua voce in 4 lingue molto distanti tra loro, e di intrecciarla con quella di grandi artisti che ha avuto il piacere di conoscere o di ritrovare in questo lungo viaggio. La voce di Tosca s’incontra infatti con quella di ospiti internazionali del calibro di Arnaldo Antunes (Tribalistas), Ivan Lins, Luisa Sobral, Cyrille Aiméee, Awa Ly, Lenine, Lotfi Bouchnak e in alcuni brani viene accompagnata dal violoncello di Vincent Ségal, dal sax di Gabriele Mirabassi e dal piano di Nicola Stino. Il disco uscirà in concomitanza con il documentario, e saranno presentati insieme in anteprima nell’ambito della Festa Internazionale del Cinema di Roma a fine ottobre.

Shannon Lay – “August” (Sub Pop, 2019).

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La differenza tra un album di successo e un prodotto puramente complicato sta tutta qua. Capelli color del sole, voce melliflua e scudetto degli Stati Uniti d’America sul petto, Shannon Lay è una 30enne a caccia di novità e successo. Qua, per chi ci conosce ormai di tanto tempo, non si seguono le mode, i trend di una sola stagione. Non aspettatevi señorite o despaciti; noi siamo già proiettati ad agosto. E questa, già lo so, sarà un’altra estate difficile. Ad un folk locale che non si avvale solo di chitarra e batteria ma anche fiati e ritmi tropicali sincopati, riconosciamo il tentativo di un accompagnamento alle tastiere non sempre riuscito (purtroppo). E il bello di tutta questa (apparente) “tristezza a palate” sta nel fatto che la celebre Sub Pop ha investito la sua celebre fama di etichetta alternativa in un album che facesse il botto al primo colpo. Ansia, ritrosia, follia e un pizzico di magia sono il segreto del successo di queste apparenti laudi amorose. Senza nemmeno perdersi in altre chiacchiere, tuffiamoci perciò con piacere nell’ascolto di “Sea Came To Shore”. Per la serie: “Chi mi ama mi segua”: …e fu cosi che rimase solo…

Garbage – “No Gods No Masters” (Stun Volume, 2021).

«È la fusione fra il primo e il secondo paradiso. Il primo è quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana, fino alle dimensioni globali raggiunte oggi con la scienza e la tecnologia» – Michelangelo Pistoletto.

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Ecco io credo nel terzo paradiso. E anche nel rock alternativo dei Garbage. Adoro questa copertina cosi vintage e sfacciata; trovo assolutamente straordinaria Shirley Manson che ancora una volta (col suo personaggio) riesce ad incarnare bene l’idea di un prodotto “estremo”: il trucco c’è ma non si vede. O meglio c’è tutto, nello splatter movie dei videoclip che accompagnano l’uscita dell’album, nell’after-party cosi “Rocky Horror Picture Show” che a mezzanotte in tutto il mondo ha tenuto incollato milioni di fan della band di Butch Vig & Co., nel pestaggio invasato della batteria, e nella produzione di suoni distorti e alienanti del mitico “sceriffo” Duke Erickson alle prese dietro consolle e chitarre. E Steve Marker fesso è? Da buon gregario fa come sempre la sua porca figura dietro al basso elettrico. Parlare di rock politico non è facile, specie se si è cresciuti a  base di “Milk” e “You Look So Fine”: nell’attesa che arrivi Dio… (o “Godot” come affermava l’altro teatrante storico del Novecento Beckett) , questo album parla di sesso, morte, e religione. Spazzatura, come sempre spazzatura (= garbage). Due album in uno: edizione deluxe con tanto di b-sides e viaggio nella musica elettronica degli anni Duemila. Forse un buon modo per trascorrere l’ascolto di un album in pace, forse tanta roba. Pure troppa, direi.